{"id":1210,"date":"2013-06-25T15:56:05","date_gmt":"2013-06-25T15:56:05","guid":{"rendered":"http:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/?p=1210"},"modified":"2013-06-25T15:56:11","modified_gmt":"2013-06-25T15:56:11","slug":"lintelligenza-la-scuola-e-la-famiglia-di-alessandro-bertirotti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/?p=1210","title":{"rendered":"L&#8217;intelligenza, la scuola e la famiglia, di Alessandro Bertirotti"},"content":{"rendered":"<div>\n<h1 id=\"title-41\" itemprop=\"name\"><a href=\"http:\/\/www.corriereinformazione.it\/i-nostri-blog\/blogger\/elenchi\/3906-alessandro-bertirotti.html\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Alessandro Bertirotti\" src=\"http:\/\/www.corriereinformazione.it\/images\/easyblog_avatar\/165_3906.jpg\" width=\"60\" height=\"60\" \/> <\/a><\/h1>\n<\/div>\n<div>\n<div>Esiste una metafora antropologica secondo la quale <strong>il significato del termine intelligenza dipende essenzialmente dal sistema della cultura che caratterizza una data societ\u00e0<\/strong>. In questo senso, ossia in ottica <strong>cognitivista<\/strong>, la cultura \u00e8 quell&#8217;insieme di capacit\u00e0, abilit\u00e0, comportamenti e metodi di acquisizione di nuove conoscenze che sono apprezzati e considerati validi da un determinato gruppo sociale. <strong>Siamo dunque nel regno delle acquisizioni e trasmissioni di informazioni, di generazione in generazione<\/strong>.<\/div>\n<\/div>\n<p><strong>Secondo questa concezione<\/strong> \u00e8 possibile agire sulla cultura di una popolazione, facendo in modo che tali azioni abbiano un&#8217;importante ripercussione sulle intelligenze individuali. Si tratta di un nesso davvero cruciale, che evidenzia l&#8217;importanza delle informazioni non solo in quanto tali, ma e soprattutto come <strong>il veicolo primario del cambiamento culturale<\/strong>.<!--more--><\/p>\n<p>Nel 2000, un&#8217;interessante ricerca di <strong>Grotzer<\/strong> e <strong>Perkins<\/strong> dimostra, in effetti, come una &#8220;comunit\u00e0 di apprendimento&#8221;, all&#8217;interno di un gruppo di scolari, possa stimolare un miglioramento delle prestazioni cognitive generali (<strong>Grotzer T.A., Perkins D.N., 2000<\/strong>).<\/p>\n<p>Uno tra i pi\u00f9 importanti filosofi del Novecento che pone l&#8217;accento su questa relazione \u00e8 <strong>John Dewey che definisce alcune caratteristiche comportamentali della vita intelligente<\/strong>, ossia l&#8217;apertura mentale (la capacit\u00e0 di accogliere opinioni diverse dalle proprie), la ricettivit\u00e0 intellettuale (la capacit\u00e0 di cum-prendere), e, in particolare, il pensiero riflessivo.<\/p>\n<p><strong>Robert H. Ennis, in uno studio del 1987<\/strong>, propone di portare a 14 le disposizioni essenziali che caratterizzano una mente critica, inserendo il desiderio di acquisire informazioni (secondo il genetista <strong>Edoardo Boncinelli<\/strong> la mente umana \u00e8 &#8220;<strong>informivora<\/strong>&#8220;), l&#8217;esattezza e l&#8217;attenzione, la capacit\u00e0 di fare riferimento ai sentimenti, al livello di conoscenza e al grado di sofisticazione presenti negli altri individui (<strong>Ennis R.H<\/strong>., <strong>1987<\/strong>).<\/p>\n<p>Ma queste considerazioni hanno un significato importante non in quanto ricerche fini a se stesse, quanto per le implicazioni didattiche che esse comportano, perch\u00e9 se un docente \u00e8 in grado di stimolare, durante le proprie lezioni, questo tipo di comportamento nei propri studenti <strong>siamo in presenza di un vero e proprio apprendimento<\/strong>. Infatti, con il termine apprendimento si fa riferimento all&#8217;acquisizione di teorie e pratiche che, mantenute nel tempo, modificano il comportamento quotidiano di colui che le adotta. In altre situazioni, <strong>ossia quando si crede di cambiare qualche cosa di noi<\/strong>, e in effetti si tratta solo di una credenza, non siamo in presenza di un apprendimento, bens\u00ec di una sorta pi\u00f9 o meno sofisticata di imitazione.<\/p>\n<p>Anche se l&#8217;<strong>imitazione<\/strong> \u00e8 alla base del funzionamento cognitivo astratto e simbolicamente orientato, la stessa diventa importante quando <strong>l&#8217;individuo \u00e8 in grado di recuperare in memoria i gesti e contenuti teorici visti, oppure ascoltati, attivando l&#8217;imitazione autonomamente<\/strong>. Proprio in questa attivazione risiede la capacit\u00e0 di sviluppare dall&#8217;imitazione sia pensieri che azioni autonomamente.<\/p>\n<p><strong>La condivisione culturale di questi apprendimenti modifica indubbiamente lo stile di vita comunitario di un gruppo<\/strong>, intervenendo in questo modo, sui processi culturali a lungo termine.<\/p>\n<p>\u00c8 esattamente quello che sta accadendo alla nostra generazione con l&#8217;utilizzazione dei <strong>social network<\/strong>, che rappresentano un luogo comunitario di apprendimento, in grado di modificare il nostro stile di pensiero e le azioni ad esso legate. In effetti, sono molti gli studi che dimostrano come nell&#8217;<strong>apprendimento<\/strong> <strong>comunitario si attivino<\/strong> con maggiore forza la motivazione e l&#8217;apprendimento individuali, favorendo in realt\u00e0 tanto la vita sociale quanto quella individuale.<\/p>\n<p>In uno studio di <strong>Brown<\/strong> e <strong>Campione<\/strong> del 1994 si dimostra come i bambini inseriti all&#8217;interno di una comunit\u00e0 di apprendimento siano nelle condizioni di sviluppare maggiormente un pensiero critico, condividendo quello che imparano, discutendo fra di loro sulle conclusioni alle quali pervengono assieme (<strong>Brown A.L.<\/strong>, <strong>Campione J.C.<\/strong>, <strong>1994<\/strong>). Tutto questo dimostra ancora una volta come l&#8217;approccio antropologico-mentale allo studio della trasmissione del sapere sia utile, specialmente in riferimento a precise didattiche interdisciplinari.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 per\u00f2 un secondo elemento da tenere presente, se vogliamo che questa didattica abbia effettivamente luogo e funzioni: <strong>si tratta della dimensione culturale, in questo caso, rappresentata dalla famiglia degli studenti<\/strong>. Con il termine &#8220;<strong>culturale<\/strong>&#8220;, non ci riferiamo decisamente al livello di alfabetizzazione primigenia, altrimenti nessuno potrebbe utilizzare la scrittura che, altro non \u00e8, che <strong>la trasposizione mentale-grafica di tutte quelle attivit\u00e0 che si svolgono nella vita quotidiana<\/strong>. Mi riferisco invece a quell&#8217;ambiente familiare in cui i contenuti sperimentati a scuola, ogni giorno, diventano dei precedenti.<\/p>\n<p><strong>Ecco perch\u00e9 possiamo sostenere che l&#8217;apprendimento non \u00e8 esclusivamente ad appannaggio della scuola, liberando da ogni responsabilit\u00e0 la famiglia<\/strong>. In realt\u00e0, si vuole proprio affermare il contrario per cui sarebbe auspicabile l&#8217;ottenimento di una comunit\u00e0 di apprendimento inclusiva, sempre pi\u00f9 inclusiva, tra <strong>scuola<\/strong> e <strong>famiglia<\/strong>.<\/p>\n<p>Di <strong>Alessandro Bertirotti, l&#8217;Antropologo della mente<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esiste una metafora antropologica secondo la quale il significato del termine intelligenza dipende essenzialmente dal sistema della cultura che caratterizza una data societ\u00e0. 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