{"id":1274,"date":"2013-07-16T07:26:28","date_gmt":"2013-07-16T07:26:28","guid":{"rendered":"http:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/?p=1274"},"modified":"2013-07-16T07:26:42","modified_gmt":"2013-07-16T07:26:42","slug":"il-muro-a-berlino-di-alessandro-bertirotti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/?p=1274","title":{"rendered":"Il muro a Berlino, di Alessandro Bertirotti"},"content":{"rendered":"<div><\/div>\n<p><a href=\"http:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/?attachment_id=948\" rel=\"attachment wp-att-948\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-948\" alt=\"Alessandro Bertirotti\" src=\"http:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Alessandro-Bertirotti.jpg\" width=\"222\" height=\"227\" \/><\/a><\/p>\n<p><b>\u00c8 stata inaugurata a Berlino<\/b>, il\u00a0<b>10 di questo mese<\/b>, un&#8217;interessante esposizione con le fotografie di\u00a0<b>Kai Wiedenh\u00f6fer<\/b>, nella quale l&#8217;autore presenta le immagini di\u00a0<b>8\u00a0<i>muri<\/i>\u00a0<\/b>del mondo, ossia di\u00a0<b>8 citt\u00e0 e luoghi del mondo<\/b>.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 del fatto che ci sembra interessante il numero scelto, perch\u00e9 ci ricorda in verticale il simbolo dell&#8217;infinito e del nastro di\u00a0<b>Moebius<\/b>, l&#8217;idea di fotografare alcuni significativi\u00a0<b><i>muri<\/i><\/b>\u00a0che gli uomini hanno eretto per dividersi, allontanarsi e trincerarsi da altri uomini \u00e8 decisamente ottima.<!--more--><\/p>\n<p>Non voglio qui discutere su questioni estetiche, che comunque esulano dalla mia consueta chiave interpretativa,<b>quanto riflettere assieme a voi<\/b>\u00a0sul significato e la funzione che i\u00a0<b><i>muri del mondo<\/i><\/b>\u00a0svolgono nella nostra mente.<\/p>\n<p><b>Cominciamo con il considerare alcune parti della costruzione del muro<\/b>, ad esempio una facciata e predisponiamoci a camminare in qualsiasi direzione, ma sempre seguendo il percorso radente la facciata del muro. Ebbene, durante il cammino nulla di questo muro potr\u00e0 cambiare, proprio perch\u00e9 generalmente le facciate dei muri sono tutte uguali<b>.\u00a0<\/b>In sostanza,\u00a0<b>percepiremo il muro come sempre identico a se stesso<\/b>, nonostante il nostro movimento, come se ogni cambiamento, anche umorale ed interiore nostro, durante questa passeggiata in compagnia del muro, non producesse nessun effetto.\u00a0<b>Il nostro camminare assieme ad un muro diventa cos\u00ec talmente uguale<\/b>\u00a0a se stesso, talmente monotono che alla fine si immagina di oltrepassarlo con la vista e vedere quello che il senso stesso non pu\u00f2 vedere.<\/p>\n<p>Con i muri tutto si ferma, ogni cambiamento, ogni\u00a0<b><i>prospettiva<\/i><\/b>.<\/p>\n<p>Eppure,\u00a0<b>senza\u00a0<i>prospettiva<\/i>\u00a0la nostra mente non \u00e8 nelle condizioni di valutare o raccontare la realt\u00e0<\/b>, perch\u00e9 quello che le sta di fronte non \u00e8 che un muro, senza nessuna via di fuga, nemmeno uno spiraglio\u2026<\/p>\n<p>Proprio per questo motivo,\u00a0<b>nel muro del pianto in Israele<\/b>\u00a0(centro e limite del mondo Occidentale, dove si incontrano le tre pi\u00f9 importanti religioni monoteista, il cristianesimo, l&#8217;ebraismo e l&#8217;islamismo) si lasciano foglietti con alcune preghiere tra una fessura e l&#8217;altra,\u00a0<b>come a voler impiantare qualche cosa che possa rimanere altrettanto fermo e possente come l\u2019antico muro del Tempio<\/b>.<\/p>\n<p><b>Il muro \u00e8 utile se contiene e favorisce la formazione di una propria identit\u00e0<\/b>, come \u00e8 nel caso delle pareti dell&#8217;utero materno, che custodiscono lo sviluppo del feto. Ma il feto diventa neonato quando esce dalle pareti uterine che, verso la fine della gestazione cominciano a costringerlo in uno spazio angusto e pi\u00f9 che contenerlo lo opprimono. Il muro,\u00a0<b>ogni muro che costringe<\/b>, annulla nella mente la speranza del cambiamento e del movimento, perch\u00e9 le due cose vivono nella nostra mente associate fra loro.<\/p>\n<p><b>Il muro protegge, difende, identifica un perimetro anche mentale<\/b>, ma elimina ogni spazio esplorativo, e<b>favorisce l&#8217;idea di una propriet\u00e0 stabile<\/b>, come lo spazio che contiene. In realt\u00e0, in questo mondo possiamo utilizzare tutto ci\u00f2 che esso contiene senza possedere nulla di quello che utilizziamo.<\/p>\n<p>Eppure,\u00a0<b>la nostra stessa identit\u00e0 \u00e8 circondata da un muro<\/b>, a volte impenetrabile, che \u00e8 il corpo. Ed \u00e8 per questo che\u00a0<b>facciamo l&#8217;amore<\/b>: per\u00a0<b>abbattere le barriere della nostra identit\u00e0 fisica<\/b>, entrando in sintonia con un corpo che pu\u00f2 unire al posto di separare.<\/p>\n<p>Infine,\u00a0<b>in presenza dei muri non nasce la parola<\/b>, perch\u00e9 non si racconta nulla a nessuno, se non le novit\u00e0 che chiediamo quando dopo molto tempo non vediamo una persona, o quando ci separa il muro invisibile del<b>silenzio<\/b>, oppure della\u00a0<b>lontananza<\/b>.<\/p>\n<p>Infine, oltre a perdere la parole,\u00a0<b>il muro ci fa perdere anche la vista<\/b>, perch\u00e9 non riusciamo a trafiggerlo per andare a vedere quel\u00a0<b><i>possibile oltre<\/i><\/b>\u00a0in grado, forse, persino di affascinarci.<\/p>\n<p><b>\u00c8 anche vero che il muro difende<\/b>, come accadeva per le mura delle citt\u00e0 medievali, ma \u00e8 altrettanto vero che i muri ci isolano a tal punto da farci credere di essere, per tutta la vita che ci resta,<a name=\"13fcc6428b0019a9__GoBack\"><\/a>\u00a0degli uomini soli,\u00a0<b>pur sapendo che non siamo soli affatto<\/b>.<\/p>\n<p>Di <strong>Alessandro Bertirotti, l Antropologo della mente<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 stata inaugurata a Berlino, il\u00a010 di questo mese, un&#8217;interessante esposizione con le fotografie di\u00a0Kai Wiedenh\u00f6fer, nella quale l&#8217;autore presenta le immagini di\u00a08\u00a0muri\u00a0del mondo, ossia di\u00a08 citt\u00e0 e luoghi del mondo. 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