{"id":1621,"date":"2014-02-03T15:53:41","date_gmt":"2014-02-03T15:53:41","guid":{"rendered":"http:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/?p=1621"},"modified":"2014-02-03T15:55:14","modified_gmt":"2014-02-03T15:55:14","slug":"intervista-di-umberto-mucci-a-carlo-calenda-vice-ministro-per-lo-sviluppo-economico-sullaccordo-di-libero-scambio-tra-ue-e-usa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/?p=1621","title":{"rendered":"Intervista di Umberto Mucci a Carlo Calenda, vice Ministro per lo Sviluppo Economico, sull&#8217;accordo di libero scambio tra UE e USA"},"content":{"rendered":"<h2><a class=\"thumbnail\" title=\"CCalenda\" href=\"http:\/\/www.wetheitalians.com\/images\/articoli\/CCalenda.JPG\" target=\"_blank\" rel=\"lightbox[6690]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"s5_lazyload\" style=\"margin-right: 10px; float: left; opacity: 1;\" alt=\"CCalenda\" src=\"http:\/\/www.wetheitalians.com\/images\/thumbnails\/images\/articoli\/CCalenda-250x166.JPG\" width=\"250\" height=\"166\" \/><\/a><\/h2>\n<h2><a href=\"http:\/\/www.wetheitalians.com\/index.php\/329-umberto-mucci-s-interviews-it\/6690-l-accordo-sul-commercio-tra-europa-e-stati-uniti-in-italia-siamo-in-buone-mani\">L&#8217;accordo sul commercio tra Europa e Stati Uniti: in Italia siamo in buone mani<\/a><\/h2>\n<p>Carlo Calenda \u00e8 Vice Ministro per lo Sviluppo Economico, ed \u00e8 alla sua prima esperienza in politica. Questa rubrica non \u00e8 solita intervistare personalit\u00e0 politiche italiane, ma chi scrive lo percepisce come qualcuno che \u00e8 completamente differente dalla media del personale politico italiano. E&#8217; persona giovane e competente; con un passato che gli ha visto ricoprire un ruolo di responsabilit\u00e0, nell&#8217;azienda pi\u00f9 di successo tra le tante di successo in questo Paese, la Ferrari, PRIMA di essere chiamato ad una responsabilit\u00e0 politica, e non grazie a ci\u00f2; si muove a suo agio nel mondo dell&#8217;impresa e della sua internazionalizzazione, fondamentale per il nostro Paese.<!--more--><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Noi, che vediamo nell&#8217;ottimismo americano dedito alla ricerca delle felicit\u00e0 una lezione da importare anche in Italia, non ci lasciamo scappare l&#8217;opportunit\u00e0 di intervistare qualcuno giovane e in gamba nelle istituzioni italiane, perch\u00e9 rifuggiamo dalla tentazione di portare avanti la solita lamentela populista. Gli esempi positivi ci sono, e a loro chiediamo di parlare di Italia e Stati Uniti: il fatto di poterne trovare uno come Vice Ministro di un Ministero Italiano fondamentale come quello dello Sviluppo Economico \u00e8 una fantastica notizia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Vice Ministro Calenda, lei viene dal mondo dell&#8217;impresa: \u00e8 stato Direttore dell&#8217;Area Strategica Affari Internazionali in Confindustria. Come si differenzia la rappresentanza istituzionale delle imprese americane rispetto a quella italiana? Non \u00e8 che anche in questo abbiamo qualcosina da imparare dall&#8217;America?<\/strong><br \/>\nLa prima considerazione da cui occorre partire \u00e8 che il confronto tra due economie di mercato e tessuti produttivi cos\u00ec profondamente diversi appare complesso e forse fuorviante. Il nostro modello di associazione industriale si fonda sulla necessit\u00e0 di aggregare interessi di un sistema imprenditoriale fatto soprattutto di piccole e piccolissime imprese, mentre le grandi imprese americane hanno in esse stesse la forza della negoziazione.<br \/>\nTuttavia c&#8217;\u00e8 alla base del sistema americano un profondo rispetto della volont\u00e0 e della voce del mondo produttivo. Ritengo sia questa una lezione da imparare e da fare nostra. Non ci si pu\u00f2 continuare a trincerare dietro lo stereotipo secondo cui la diversit\u00e0 culturale e le peculiarit\u00e0 del nostro sistema non consentono di applicare certi comportamenti. Occorre dare maggiore ruolo alle nostre rappresentanze delle imprese nel processo di definizione delle politiche industriali. Nel nostro Paese le politiche per le imprese sono ancora troppo lontane dalle necessit\u00e0 degli imprenditori, essendo stata la politica stessa per troppo tempo &#8216;scollata&#8217; dalla realt\u00e0.<br \/>\nImmagino un processo in cui sia l&#8217;impresa ad analizzare le necessit\u00e0 del settore produttivo in cui opera per poter rappresentare al Governo le necessit\u00e0 di contesto utili allo sviluppo e direzionare in tal senso le azioni e gli interventi, secondo un processo &#8220;bottom up&#8221;.<br \/>\n\u00c8 in questa direzione che mi sto muovendo per le materie di mia diretta competenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>L&#8217;Europa \u00e8 impegnata in un difficile e importantissimo negoziato con gli Stati Uniti, il Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP). Che cos&#8217;\u00e8, come sta andando, e perch\u00e9 \u00e8 fondamentale per l&#8217;Italia?<\/strong><br \/>\nIl TTIP \u00e8 un accordo commerciale tra due mercati, gli USA e l&#8217;UE, che insieme contano circa 800 milioni di consumatori e costituiscono quasi la met\u00e0 del PIL mondiale. Gi\u00e0 questi dati possono aiutare a comprendere la portata dell&#8217;accordo. Per l&#8217;Italia, in particolare, un recente studio d&#8217;impatto dell&#8217;accordo stima un incremento dell&#8217;8% per le nostre esportazioni. In alcuni settori l&#8217;impatto positivo sarebbe maggiore, evidentemente in ragione degli attuali ostacoli al commercio e della capacit\u00e0 delle imprese italiane di avvantaggiarsi della rimozione delle barriere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&#8217;export del sistema moda crescerebbe del 18%, quello meccanico intorno al 10%. Secondo lo studio d&#8217;impatto una conclusione ambiziosa dell&#8217;accordo, con un abbattimento tariffario e un consistente smantellamento delle barriere non tariffarie, potrebbe produrre in Italia benefici maggiori che in altri Paesi europei. Questo soprattutto perch\u00e9 l&#8217;Italia sconta barriere non tariffarie che penalizzano le nostre produzioni pi\u00f9 di quelle di altri partner europei, con conseguente gap di competitivit\u00e0 sul mercato USA. Settori prioritari del nostro export, inoltre, soffrono di dazi \u2013 bench\u00e9 mediamente contenuti &#8211; relativamente pi\u00f9 alti.<br \/>\nPer il nostro comparto del food, inoltre, \u00e8 fondamentale il tema delle indicazioni geografiche, a tutela di molte nostre produzioni sul mercato americano, e su questo in particolare ci sar\u00e0 bisogno di un grande impegno negoziale da parte nostra.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il Governo ha recentemente presentato il piano Destinazione Italia, per cercare di risollevare la drammatica quota di investimenti stranieri che al nostro Paese darebbero molto aiuto. Ce ne pu\u00f2 riassumere brevemente i contenuti?\u00a0<\/strong><br \/>\nSi tratta di 50 proposte di intervento formulate dal Governo: non solo capitali, ma anche competenze e professionisti. Le misure agiscono sui diversi ostacoli che rendono difficoltoso investire il proprio talento o il proprio denaro in Italia: formazione, giustizia civile e amministrativa, fisco, costo dell&#8217;energia, e altro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Alcune di queste proposte hanno trovato una formulazione normativa nel Decreto cd. Destinazione Italia, approvato lo scorso dicembre. In esso sono contenute misure di facilitazione agli investimenti esteri e agli scambi commerciali, tra cui un sistema fiscale certo e prevedibile per le multinazionali, incentivi alle spese in ricerca e sviluppo e l&#8217;estensione dell&#8217;orario di apertura degli uffici dell&#8217;Agenzia delle Dogane per favorire la circolazione delle merci in entrata e in uscita dall&#8217;Italia, per citarne alcune.<br \/>\nPer l&#8217;internazionalizzazione \u00e8 stato previsto poi uno stanziamento aggiuntivo di 22,6 milioni di euro grazie al recupero di fondi pubblici inutilizzati. Con esso ci proponiamo incrementare in qualit\u00e0 e quantit\u00e0 gli sforzi di promozione del Made in Italy nel mondo, toccando pi\u00f9 mercati di destinazione e ampliando il numero di settori produttivi coinvolti. Un passo importante per dare sostegno all&#8217;internazionalizzazione delle imprese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>I primi ambasciatori dell&#8217;export italiano negli USA sono gli italoamericani, il cui cuore batte forte per l&#8217;Italia, a volte pi\u00f9 di quanto non faccia quello di chi in Italia (ancora) vive. Noi abbiamo da sempre la sensazione che l&#8217;Italia si sia dimenticata di loro, delle loro storie di successo, dell&#8217;esempio vincente che costituiscono quando si unisce la creativit\u00e0 e l&#8217;attitudine a lavorare duro di noi Italiani con l&#8217;ambiente dinamico e libero degli Stati Uniti &#8230;<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dagli italiani in America ci arriva una lezione di creativit\u00e0 e di dinamismo senza eguali. \u00c8 la dimostrazione di quali energie potremmo dispiegare in Italia, se sapessimo assecondare meglio attitudini personali e spinte imprenditoriali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"jfbccomments\"><\/div>\n<div class=\"tt_button\">\n<div class=\"tt_end\">\n<div style=\"float: left;\"><a class=\"tt_link\" title=\"Carlo Calenda\" href=\"http:\/\/www.wetheitalians.com\/index.php\/tags\/tag\/Carlo_Calenda\"><span class=\"tt_img\">\u00a0Di Umberto Mucci, We the Italians<\/span><br \/>\n<\/a><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;accordo sul commercio tra Europa e Stati Uniti: in Italia siamo in buone mani Carlo Calenda \u00e8 Vice Ministro per lo Sviluppo Economico, ed \u00e8 alla sua prima esperienza in politica. 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