{"id":2329,"date":"2014-12-04T21:15:18","date_gmt":"2014-12-04T21:15:18","guid":{"rendered":"http:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/?p=2329"},"modified":"2014-12-04T21:15:33","modified_gmt":"2014-12-04T21:15:33","slug":"il-prestito-galeotto-di-maurizio-bonanni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/?p=2329","title":{"rendered":"Il Prestito galeotto..di Maurizio Bonanni"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><b><span style=\"text-decoration: underline;\">\u00a0<\/span><\/b><\/p>\n<p>Avete mai richiesto un prestito a una banca, senza offrire garanzia alcuna? E lo avete, per caso, ottenuto? &#8220;Certo che no!&#8221;, mi rispondereste in coro! Ma, a volte, l&#8217;arte della vita \u00e8 assai pi\u00f9 ingegnosa dell&#8217;arte di vivere. Cos\u00ec, alla Sala Umberto di Roma, va in scena &#8220;<i>Il Prestito<\/i>&#8220;, su testo di Jordi Galceran, e regia di Giampiero Solari. Attori protagonisti: Antonio Catania (il Direttore di banca) e Gianluca Ramazzotti (lo squinternato nullatenente richiedente). La scena riproduce fedelmente l&#8217;ambiente di un ufficio dirigenziale, collocato all&#8217;interno di un parallelepipedo girevole, di cui uno dei lati lunghi \u00e8 completamente svetrato e coperto da tendine alla veneziana, che si illuminano e si oscurano a ogni cambio scena, mentre il resto fa l&#8217;effetto di una grande sezione cava, una sorta di presepe laico. <!--more-->La <i>mangiatoia <\/i>\u00e8 costituita da una scrivania dirigenziale, mentre fa funzione di culla una comoda poltrona ergonomica, stile Fantozzi, di fronte alla quale sono sistemate, come dirimpettaie, due umili, e anonime sedie di plastica trasparente. Quindi i simboli del dare (arrogante e prezzante) e del ricevere (supplicante e balbuziente) sono tutti correttamente schierati e pronti ad agire, ricurvi nel loro valore semantico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ovviamente, il solo <i>bisogno<\/i>, messo in scena in tutte le salse adatte a muovere compassione nel severo uditore bancario, pesa meno di una piuma spiumata, sul piatto della bilancia, che valuta esclusivamente <i>in euro<\/i> (e non in sentimentalismi) le &#8220;garanzie&#8221; offerte dal cliente, a fronte della sua richiesta di prestito. Quindi, nella prima mezz&#8217;ora del confronto tra l&#8217;allampanato Gianluca e l&#8217;impeccabile bancario Antonio, il &#8220;NO: non te lo d\u00f2!&#8221; diffonde in tutto il teatro le sue tonalit\u00e0 sgraziate e vibranti, come farebbe una qualsiasi onda sonora stridula e priva di consolazione. Fino al punto che l&#8217;esasperato cliente cala l&#8217;asso nella manica del ricatto affettivo-sessuale, nei confronti della bella moglie del rinnegatore, che fa bella mostra di s\u00e9, in una gigantografia posta nella parte alta della parete, sulla quale poggia la culla-poltrona. E qui, ovviamente, si scatena una scia di gag seriali, che vede perfino coinvolto il fratello del Direttore, tanto sembrano reali e concrete le ipotesi di sventura, formulate dall&#8217;inviperito questuante che, come facendo il verso al bardo, &#8220;non minaccia, ma se la piglia lo stesso con me!&#8221;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Perch\u00e9 la calunnia, il sospetto, il &#8220;ma vuoi vedere che va a finire proprio cos\u00ec?&#8221;, sono tarli possenti, nella vita reale di chi sa di s\u00e9 e dei suoi rapporti coniugali ci\u00f2 che gli altri non debbono sapere! E cos\u00ec, &#8220;Il Prestito&#8221; si tramuta in un sofisticato Cavallo di Troia, che porta infelicit\u00e0, solitudine e sconcerto, laddove c&#8217;era l&#8217;arroganza del potere, l&#8217;ostentata sicurezza narcisistica di un S\u00e9 onnipotente, che viene smontato, disarticolato e letteralmente <i>inscatolato<\/i>, a seguito di una telefonata tra moglie e marito (il Direttore di banca, per l&#8217;appunto..). E cos\u00ec, anche stavolta, il meccanismo delle <i>sliding doors<\/i> appare perfettamente oliato: perdere un treno pu\u00f2 portare il protagonista sul ramo sbagliato, drammatico della biforcazione. Tremila euro di prestito non sono nulla, per chi ha facolt\u00e0 di concederne, senza garanzia, almeno dieci volte tanto. Eppure, quella quantit\u00e0 appena sufficiente a saldare piccoli debiti, pu\u00f2 diventare la pietra di paragone, per valutare l&#8217;amore di chi ci \u00e8 pi\u00f9 caro. Facendo, ovviamente, infuriare l&#8217;interessato\/a.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E, poich\u00e9 quando si \u00e8 spinti verso il ramo sbagliato della linea della vita, il recesso non \u00e8 pi\u00f9 possibile (esiste, nel mondo reale, solo un <i>presente <\/i>da vivere!), ecco che, per uno scherzo amarissimo del destino, all&#8217;improvviso i ruoli &#8220;dare-avere&#8221; si invertono: l&#8217;ex-richiedente viene investito di poteri taumaturgici, mentre l&#8217;altro abbandona la Sartoria Armani, mostrandosi nella sua condizione menomata di uomo ferito, con la barba lunga, trasandato, che si presenta al suo interlocutore con il colletto della camicia sbottonato, e la cravatta abbandonata senza cura sul petto, con il nodo allentato. Ma l&#8217;arte, diciamo cos\u00ec, non si.. <i>incolla<\/i>! Le armi della seduzione, di cui Gianluca sembra naturalmente dotato, con una certa scostumatezza, non si trasmettono, n\u00e9 sono cedibili a colui che null&#8217;altro sa rivendicare, se non i suoi diritti di marito calpestato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cos\u00ec, il questuante diviene donatore a sorpresa \u00a0e, viceversa, il suo antagonista si atteggia, senza pi\u00f9 pudore a mendicante di favori che, al contrario del bisogno, hanno un prezzo contrattabile in euro: diecimila, per la precisione. Tre volte il prestito richiesto. Come va a finire? Per scoprirlo, basta andare a teatro, e godersi una bella serata di puro divertimento. Grandi complimenti, infine, ai due bravissimi protagonisti!<\/p>\n<p><strong>\u00a0Maurizio Bonanni<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 Avete mai richiesto un prestito a una banca, senza offrire garanzia alcuna? E lo avete, per caso, ottenuto? &#8220;Certo che no!&#8221;, mi rispondereste in coro! 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