{"id":2365,"date":"2014-12-10T15:08:58","date_gmt":"2014-12-10T15:08:58","guid":{"rendered":"http:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/?p=2365"},"modified":"2014-12-10T15:09:46","modified_gmt":"2014-12-10T15:09:46","slug":"la-vita-che-ti-diedi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/?p=2365","title":{"rendered":"La Vita che ti diedi, di Maurizio Bonanni"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><b><span style=\"text-decoration: underline;\">\u00a0<\/span><\/b><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/?attachment_id=1405\" rel=\"attachment wp-att-1405\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1405\" alt=\"modificata\" src=\"http:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/modificata.png\" width=\"1360\" height=\"624\" srcset=\"https:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/modificata.png 1360w, https:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/modificata-300x137.png 300w, https:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/modificata-1024x469.png 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 1360px) 100vw, 1360px\" \/><\/a><\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una vita oltre la vita? Nel dramma pirandelliano &#8220;La Vita che ti diedi&#8221;, la risposta \u00e8 annegata nell&#8217;ateismo disperato di colui che non crede, ma vede, nella forza traslazionale dell&#8217;immaginario della Mente, quella stessa eternit\u00e0 che intende negare. Al Teatro Quirino di Roma va in scena, fino al 21 dicembre, una delle pi\u00f9 amletiche e freudiane opere di Pirandello, per la regia di Marco Bernardi, che dirige Patrizia Milani (una convincente e affascinante interprete della protagonista, Donna Anna Luna) e Carlo Simoni (perfetto, nel ruolo di Don Giorgio), della compagnia del Teatro Stabile di Bolzano.<!--more--> Particolare interesse desta la scenografia di Gisbert Jaekel, che sceglie il bianco abbagliante, e le violazioni di scala, muovendo il piano della proiezione mongiana (Gaspard Monge \u00e8 il grande inventore della Geometria Descrittiva), verso quello della rappresentazione, che prende ispirazione dalle prospettive ribaltate del piano giottesco, prima, e di quello cubista di Braque, poi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il palcoscenico diviene, cos\u00ec, un tragico piano inclinato, in cui le pareti accentuano sfacciatamente le loro linee di fuga, per convergere verso un grande portale rinascimentale marmoreo, sorta di forca caudina, dove transitano, per il breve tempo necessario, le figure e gli ospiti pi\u00f9 importanti di quella casa, che nega la morte. E lo fa attraverso la luce dirompente, violenta, che penetra sulla scena da un abnorme finestrone, frontistante alla porta, altrettanto ciclopica, della camera del dolore. Sul lato della finestra, giacciono, come oggetti smorti, una piccola scrivania con sedia, e una sottile panca, sulla quale, a fatica, i vari personaggi tenteranno di dare un senso all&#8217;assurdo. La ricostruzione del periodo storico, degli anni venti e trenta del secolo scorso, \u00e8 affidata alla cura estrema dei dettagli, che caratterizzano gli abbigliamenti maschili e femminili, persino nelle divise dei servi, nei cappelli per signora e nelle scarpe d&#8217;epoca, algide e sensuali, nello stesso tempo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Pirandello, in questo suo dramma, ambientato in una villa della campagna toscana, sembra voler rivisitare, a modo suo, il culto dei morti, guardando, prospetticamente, verso il mondo spirituale degli Egizi, degli Etruschi e, infine, dei Romani, con il loro culto dei Penati, in cui i morti sono tenuti costantemente in vita dal ricordo dei vivi. E questo \u00e8 il punto sacrale, tutto intorno al quale Donna Anna Luna avvilupper\u00e0 la sua lucida follia, contagiosa e inarrestabile, che non intende in alcun modo piangere il figlio morto, malato e irriconoscibile, riportandolo in vita, come un Lazzaro virtuale, all&#8217;interno dell&#8217;ampolla vitale dell&#8217;Amor Materno. Perch\u00e9 la vita oltre la morte \u00e8 una dolce, struggente attesa di colui che non torner\u00e0, ricordandolo com&#8217;era, sette anni prima che si allontanasse dalla casa materna, per non farvi mai pi\u00f9 ritorno, se non poco prima di morire, ridotto a una larva di se stesso. Perch\u00e9 noi non siamo mai quello che siamo, ma ci\u00f2 che crediamo di essere. Donna Anna abbandona il senno della ragione, perch\u00e9 nulla di essa vi \u00e8 nella morte: un non senso, quest&#8217;ultima; perch\u00e9 \u00e8 inconcepibile un figlio che muoia prima di sua madre, la quale, per questa crudelt\u00e0 inspiegabile, non sar\u00e0 mai pi\u00f9 viva nel ricordo di lui.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Inutile il richiamo spirituale di Don Giorgio sul senso cristiano della morte. Vani i tentativi di una sorella, Donna Fiorina, buona, saggia e angosciata, che tenta -attraverso la propria disperazione- di sottrarla a quel suo viaggio dantesco nell&#8217;Ade, a incontrare non l&#8217;anima di suo figlio, come vorrebbe Don Giorgio, ma proprio &#8220;Lui&#8221;, la sua figura terrena, quella che Donna Anna riconosce come l&#8217;unica e sola fonte della sua maternit\u00e0 incorrotta. Dal dialogo quasi sussurrato del prelato e della sorella veniamo a sapere del grande amore del figlio morto per una donna sposata, con due figli, da lui raggiunta in Francia sette anni prima, per seguire un amore folle, senza corona e senza casata. Ed \u00e8 proprio la corrispondenza mai partita tra il figlio e la sua amante, Lucia, a fare da innesco all&#8217;assurdo ragionamento pirandelliano. Al fantasma reincarnato, che si veste di vita solo nella mente sconvolta di sua madre, si oppone la forma concreta, carnale dei due bellissimi figli della sorella, obbligando Donna Anna, per un attimo, a transumare dal suo non-mondo, varcando la soglia del quotidiano fattuale e terreno, testimoniato dal bacio e dalla carezza affettuosa per i nipoti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sar\u00e0 proprio l&#8217;irrompere di Lucia nella casa materna di lui, e quel suo rivelare a Donna Anna di essere incinta di suo figlio, a denunciare questa sorta di lobotomia imperfetta del ricordo tridimensionale, dove l&#8217;irrealt\u00e0 si infiltra nella troposfera del reale e, a sua volta, ne viene violentata, a seguito di quell&#8217;apparire contemporaneo delle due madri. Quella di Lucia, precipitatasi nella villa toscana per riportare indietro la sua figlia sciagurata, restituendola a un marito despota e infedele. E, poi, lei: Donna Anna, che aveva riconosciuto da subito Lucia come figlia sua, e gi\u00e0 vedeva rinascere dal suo grembo il volto bambino del proprio figlio perduto, trasfigurato in quella dolce attesa materna. Ma sar\u00e0 proprio Donna Anna, gremita dall&#8217;impeto irresistibile del risveglio che scaccia l&#8217;incubo, a rinunciare alla futura nuora, sospingendola verso la sua non vita francese, perch\u00e9 -per stessa ammissione di Lucia- l&#8217;amore di suo figlio era gi\u00e0 bastato a indurre in lei un nuovo amore vivente, per quei due figli suoi che, prima di lui, sentiva cos\u00ec lontani ed estranei, per via del loro padre sciagurato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Spettacolo eccellente, ottimamente recitato e vivamente consigliato ai pi\u00f9 giovani, perch\u00e9 apprendano, attraverso parole mature, i grandi interrogativi esistenziali, che riguardano la condizione umana su questa terra, con particolare riferimento al dilemma della Vita e della Morte: <i>Che cos&#8217;\u00e8 vivo, e che cosa \u00e8 morto in noi?<\/i><\/p>\n<p>Di <strong>Maurizio Bonanni<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 C&#8217;\u00e8 una vita oltre la vita? 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