{"id":2408,"date":"2015-01-21T21:25:04","date_gmt":"2015-01-21T21:25:04","guid":{"rendered":"http:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/?p=2408"},"modified":"2015-01-21T21:34:21","modified_gmt":"2015-01-21T21:34:21","slug":"un-sindaco-molto-speciale-di-maurizio-bonanni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/?p=2408","title":{"rendered":"UN &#8220;SINDACO&#8221; MOLTO SPECIALE, di Maurizio Bonanni"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;Il Sindaco del Rione Sanit\u00e0&#8221;, di Eduardo De Filippo. Ovvero, quando la camurria \u00e8 un trattato socio-politico. Al Teatro Quirino va in scena, in questi giorni, una delle pi\u00f9 amletiche opere del maestro partenopeo, per altri versi il grande ambasciatore della napoletanit\u00e0 nel mondo. La regia \u00e8 di Marco Sciaccaluga, con Eros Pagni che interpreta magistralmente il ruolo del protagonista, il boss Antonio Barracano. Se &#8220;verit\u00e0 vo&#8217; cercando&#8221;, allora a Napoli almeno, quella dea senza volto \u00e8 una geometria priva di punti di convergenza. Chi la cerca, \u00e8 costretto a percorrere in tondo il meridiano principale della Terra: dopo un lungo percorso, si torna sempre alla casella di partenza. C&#8217;\u00e8 del Bene nel Male, e viceversa. Si possono curare le ferite materiali, pur senza potere, o volere, rieducare la mente che le produce; afflitta com&#8217;\u00e8 da una profonda ignoranza e da un senso dell&#8217;onore che, in qualche modo, ripara sempre nel disonore. Perch\u00e9 chi viene creduto onesto e incapace di mentire, nell&#8217;occasione cruciale che gli viene offerta di dimostrare definitivamente queste sue virt\u00f9, si ritrae -come una testuggine- nel proprio guscio omertoso.<!--more--><\/p>\n<p>Guitteria e guapparia si rimandano i rintocchi di campane che suonano ora a festa, ora a morto, rincorrendo a perdifiato l&#8217;aleatoriet\u00e0 del quotidiano, perch\u00e9 un giorno qualsiasi pu\u00f2 essere il primo (per una nascita, o una resurrezione), o l&#8217;ultimo, a causa di uno sgarbo mal dato, sanato con la lama affilata di un lungo coltello, che aiuta a scendere silenziosamente nell&#8217;Ade, per il passaggio nell&#8217;oltre vita. Come un prete amministra i sacramenti, dietro la grata spessa e fitta di un confessionale provvisto di inginocchiatoio, ascoltando il racconto indicibile di orribili colpe e peccati, cos\u00ec il Don, che conosce l&#8217;antico mestiere del capobastone, riceve, cura, punisce e amministra i suoi cittadini-sudditi, sciorinando ai questuanti ampie dosi di buon senso e saggezza popolare, sedendo a gambe larghe in una poltrona delle sue case di campagna e del Rione Sanit\u00e0.<\/p>\n<p>La sua non \u00e8 una giustizia togata, ma.. naturale. Il cui potere non nasce a seguito del superamento di un concorso pubblico in magistratura, ma dalla voglia di giustizia elementare del popolino. Quella, in altre parole, innata nella gente comune, che non pu\u00f2 concedersi il lusso dei Tribunali di Stato, dove la falsa testimonianza \u00e8 solo un problema di disponibilit\u00e0 di denaro, per l&#8217;acquisto in stock, o in saldo, di testimoni di comodo, da parte di chi, pur avendo torto, grazie a costoro, trova ragione nelle sentenze dei giudici. Allora, il borghese piccolo-piccolo, il giovane malfattore, o il ragazzotto per bene, magari ridotto sul lastrico da un padre-despota, che lo disereda per motivi futili, non hanno altra scelta che farsi giustizia con le proprie mani, visto che Napoli, per chi sa e vuole, \u00e8 una sorta di armeria a cielo aperto, in cui girano pi\u00f9 pistole che pane.<\/p>\n<p>La statica di quell&#8217;ordine social-malavitoso \u00e8 semplice, come una teoria newtoniana: date due forze, la risultante \u00e8 ovvia e chiara, per la legge del parallelogramma. Cos\u00ec, per lo sparatore e la sua vittima, sentite le ragioni dell&#8217;uno e dell&#8217;altro, colui che \u00e8 stato ferito riceve da Don Antonio una semplice ammonizione. Per lui, infatti, reo di aver invaso il territorio del suo sfidante (che campa del ruolo di mediatore di strada, per alloggiare i turisti), viene ritenuto pi\u00f9 che sufficiente l&#8217;aver ricevuto una pallottola nella gamba. A curarlo, nella casa di campagna del boss, dove l&#8217;avevano accompagnato due suoi compari (feritore incluso!), aveva generosamente provveduto, all&#8217;alba, il medico personale del Don, quel Fabio della Ragione, di nome e di fatto, co-protagonista fondamentale del dramma eduardiano.<\/p>\n<p>Invece, per il primo, lo sparatore, generosamente accorso in aiuto della sua vittima, alla quale nessuno sembrava voler prestare aiuto e soccorso (e qui, come si vede, si addensano e affiorano tutti i paradossi della guapperia della Napoli del Secondo Dopoguerra, oggi completamente sparita!), Don Antonio riserva un sonoro manrovescio, che fa cadere a terra lo sventurato e gemere di dolore il boss, per aver osato impugnare una pistola, senza previo consenso del suo.. Sindaco! Altra scena di puro divertimento \u00e8 l&#8217;arbitrato chiesto a Don Antonio da un creditore e dal suo strozzino, dove l&#8217;uno appare nelle sue vesti miserabili, spogliato di tutti i suoi beni da tassi usurai umanamente insopportabili; l&#8217;altro, invece, abbigliato come un cafone ripulito, con un vistoso abito a righe larghe e dai colori volgari, richiama il disgusto sottile di una ricchezza che non viene n\u00e9 dal censo, n\u00e9 dalla cultura.<\/p>\n<p>Dopo una clamorosa finzione di restituzione del prestito (di per s\u00e9 una vera opera d&#8217;arte nella commedia dell&#8217;arte!), accettata dal creditore, soggiogato dall&#8217;autorevolezza del mediatore e dalla certezza di una pena ben pi\u00f9 grave, in caso di disobbedienza, il tutto si conclude con una stretta di mano tra sfruttato e sfruttatore, esattamente come nel primo caso della vittima e del suo feritore. Il Don, quindi, gioca il ruolo di facitore, compositore e garante di un equilibrio arcaico, di una giustizia diretta, che non ammette repliche, n\u00e9 appelli. Questo perch\u00e9, nel caso dei due contendenti, l&#8217;uno non pu\u00f2 concedere all&#8217;altro, nella lite che li contrappone, il bene dell&#8217;arbitrio arbitrale, che \u00e8 prerogativa di un soggetto terzo, super partes e dominus, unico e solo baluardo all&#8217;anarchia, in una societ\u00e0 dell&#8217;ingiustizia, dove il buon diritto ognuno se lo d\u00e0 da s\u00e9, quando e come pu\u00f2.<\/p>\n<p>Onde evitare il peggio, il Sindaco del Rione Sanit\u00e0 \u00e8 l\u00ec per questo: affinch\u00e9 non si scateni il caos e non regni sovrana la giustizia sommaria dell&#8217;uno contro l&#8217;altro armato. Solo lui, quindi, quasi per mandato divino, \u00e8 autorizzato a dispensare e amministrare la violenza, quando giusto e necessario. Poi, improvviso come un temporale estivo, si scatena il dramma inconsueto di un figlio determinato a uccidere il proprio padre, perch\u00e9 diseredato e maltrattato, condannato all&#8217;emarginazione sociale, che ne fa una sorta di novello ebreo errante, con la sua inseparabile, devota giovane femmina Rituccia, incinta al settimo mese. Per difendere la giovane coppia, il Don viene preso in trappola e sospinto in un vicolo cieco, che lo vede costretto ad accettare per s\u00e9 un ruolo cristologico, dove il sacrificio della propria vita \u00e8 offerto a Dio e all&#8217;onorata societ\u00e0, affinch\u00e9 la faida non si nutra del suo stesso sangue. Ma.. Sar\u00e0 il Dr. Della Ragione, la buona coscienza del Don, per lunghi trentacinque anni di vita comune, a sconvolgerne i piani, stanco di un mondo di menzogne, violenza, ignoranza e ipocrisie. Insomma: uno spettacolo bellissimo, da non perdere, per chi vive nella Capitale.<\/p>\n<p>Di <strong>Maurizio Bonanni<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Il Sindaco del Rione Sanit\u00e0&#8221;, di Eduardo De Filippo. Ovvero, quando la camurria \u00e8 un trattato socio-politico. Al Teatro Quirino va in scena, in questi giorni, una delle pi\u00f9 amletiche opere del maestro partenopeo, per altri versi il grande ambasciatore della napoletanit\u00e0 nel mondo. 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