{"id":2419,"date":"2015-01-22T20:46:29","date_gmt":"2015-01-22T20:46:29","guid":{"rendered":"http:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/?p=2419"},"modified":"2015-01-22T20:46:38","modified_gmt":"2015-01-22T20:46:38","slug":"da-balla-a-dalla-di-maurizio-bonanni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/?p=2419","title":{"rendered":"DA BALLA A DALLA, Di Maurizio Bonanni"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Ballantini-foto.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-2420\" src=\"http:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Ballantini-foto.jpg\" alt=\"Ballantini foto\" width=\"500\" height=\"750\" srcset=\"https:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Ballantini-foto.jpg 500w, https:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Ballantini-foto-200x300.jpg 200w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Vivete appassionandovi? Allora, certamente, capirete che, per qualcuno, ha senso accomodarsi nel cono d&#8217;ombra di un personaggio mitico, riscaldandosi l&#8217;anima con la sua luce riflessa. Ma, anche no, in fondo. Perch\u00e9, come accade a Dario Ballantini, che ci racconta il suo Lucio Dalla, ponendosi come suo &#8220;Doppio&#8221;, nello spettacolo &#8220;Da Balla a Dalla&#8221;, che va in scena alla Sala Umberto di Roma, il Mito trova diversa forma e vita nella grafica e nei dipinti del suo eco evocatore. Infatti, malgrado il suo noto mestiere di imitatore (che cosa non si fa per.. sopravvivere!), Ballantini \u00e8, innanzitutto, un autentico e pregevole artista, che sa dare alla pittura e alla grafica un suo particolarissimo e originale segno, portandolo in giro, come una Madonna pellegrina, in Patria e all&#8217;estero. L&#8217;effige ridondante, ben presente nella galleria dei suoi ritratti, \u00e8 quella di Lucio, e soprattutto della sua barba e del suo mento ricurvo, raccontati e descritti in cento rappresentazioni diverse, tra bozzetti, quadri e cartoni.<!--more--><\/p>\n<p>Immaginate, poi, quando si ha, addirittura -come accade al nostro &#8220;Balla&#8221;- la fortuna nelle corde vocali di poter autorappresentare, nella propria galleria personalissima dei personaggi famosi, il mito genovese, con la sua voce profonda, stranita da acuti imponderabili e da vocalizzazioni preziose, fino a farne uno strumento musicale sperimentale. Sul palcoscenico si scorgono, all&#8217;estremit\u00e0 dei lati, un legg\u00eco, a destra, e un camerino d&#8217;artista sulla sinistra. Il fondale, invece, \u00e8 rumorosamente presidiato dai quattro personaggi del gruppo musicale, tra cui uno straordinario clarinettista, che non riesce a disarmare il suo strumento, nemmeno nell&#8217;unico intervallo della serata. Ballantini, sul palco, alterna imitazioni di canzoni di Dalla, con narrazioni di memorie personali. Cos\u00ec, con il trascorrere del tempo veniamo a conoscere la sua esasperante caccia al Mito, coronata dal primo incontro e, poi, da un&#8217;amicizia vera, che si rivela premurosa e affidabile nei momenti topici dell&#8217;imitatore-artista e pittore, in cui Dalla risponde puntuale agli inviti, con grande sorpresa del suo adoratore.<\/p>\n<p>E come accade quando si pizzica una corda della chitarra, Ballantini restituisce a tratti, con note di colore (vere e proprie toccate, che ci vengono donate nel fluire del racconto), l&#8217;umanit\u00e0 di Lucio, il suo essere semplice, spesso autoironico. Il &#8220;Balla&#8221; ci porta a scoprire sentieri di ricerca del &#8220;Dalla&#8221; meno noti al grande pubblico: il suo scegliere come paroliere un prosatore poeta del calibro di Roberto Roversi, riuscendo a mettere in musica parole e racconti impossibili. Che, altro, senn\u00f2, ascoltando la favola della stella e del coyote, laddove lo stile di vita e la filosofia del quotidiano di quest&#8217;ultimo vince, fino all&#8217;incenerimento (la morte, infatti, era la posta in gioco della sfida tra i due), la bellezza statica, annoiante e straniante, della stella fissa. E che dire di Corso Buenos Aires, dove il paradosso regna sovrano, e il sangue diventa vino, mentre il marginale, il cane e sua figlia assumono un rilievo da giganti della montagna, in mezzo a tanta gente che passa, e che crede realt\u00e0 ci\u00f2 che, al contrario, esiste solo nel proprio immaginario.<\/p>\n<p>E, intanto, Ballantini recita, si cambia d&#8217;abito (maglione) senza sosta, disegnando e cancellando i contorni a carboncino della sua barba finta. Sempre l\u00ec, davanti al microfono, come uno stakanovista della nota, con le braccia a pendolo, ricurve all&#8217;esterno, per dondolarsi alla maniera strana del Mito. Quel &#8220;Dalla&#8221; che il &#8220;Balla&#8221; imita con foga e convinzione, rincorrendo i timbri originari della sua voce gutturale e sincopata, che ci procura un senso di leggero disagio, ascoltandolo, per via di quel suo mangiare le parole, o nel lasciarle soffocare da una musica talvolta ingombrante, e sinceramente invadente e martellante, a causa delle code lunghissime, che si concede il quartetto di accompagnamento, al termine di ogni canzone.<\/p>\n<p>Code che, va detto, comprimono un po&#8217; eccessivamente una pur interessante spiegazione del Mito, dei suoi rapporti difficili con il mondo; per quel suo voler raccontare la marginalit\u00e0, le povert\u00e0 sublimate e raccolte in una sorta di offertorio pagano, di chi dorme sotto le stelle, o di chi non ha pace nel suo letto, perseguitato dai pensieri notturni e dal mal d&#8217;amore. E non c&#8217;\u00e8 niente di meglio della Stella di Mare per dire a una donna, nel cuore della notte, le cose che fanno sognare, come le mani che si cercano; il desiderio di donare anche ci\u00f2 che non si ha. Spettacolo da tenere presente, soprattutto per chi ha avuto vent&#8217;anni negli anni &#8217;70.<\/p>\n<p>Di <strong>Maurizio Bonanni<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Vivete appassionandovi? Allora, certamente, capirete che, per qualcuno, ha senso accomodarsi nel cono d&#8217;ombra di un personaggio mitico, riscaldandosi l&#8217;anima con la sua luce riflessa. Ma, anche no, in fondo. 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