{"id":2524,"date":"2015-04-13T06:19:31","date_gmt":"2015-04-13T06:19:31","guid":{"rendered":"http:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/?p=2524"},"modified":"2015-04-29T06:21:43","modified_gmt":"2015-04-29T06:21:43","slug":"teoria-e-prassi-del-genocidio-di-maurizio-bonanni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/?p=2524","title":{"rendered":"TEORIA E PRASSI DEL GENOCIDIO. Di Maurizio Bonanni"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/modificata.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1405\" src=\"http:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/modificata.png\" alt=\"modificata\" width=\"1360\" height=\"624\" srcset=\"https:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/modificata.png 1360w, https:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/modificata-300x137.png 300w, https:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/modificata-1024x469.png 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 1360px) 100vw, 1360px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il &#8220;Genocidio&#8221;, la faccia (appena) nascosta del Dio Marte. Perch\u00e9, occorre dire, tragedie immani, come quelle degli armeni, degli ebrei e, oggi, dei cristiani (perseguitati e decimati a milioni) hanno mostrato come non sia poi cos\u00ec difficile implementare simili pratiche in tempo di guerra. Sono proprio gli eventi bellici a mettere in condizione i responsabili politici, militari e amministrativi delle stragi di ritenere politicamente gestibili -a medio-lungo termine- le ripercussioni sulle loro condotte genocidiarie.<!--more--><br \/>\nLa prassi consolidata delle politiche negazioniste va dalla pi\u00f9 efferata menzogna (le vittime vengono screditate per essere dei traditori, o &#8220;quinte colonne&#8221; del nemico, o dei &#8220;cani infedeli&#8221;, nel caso dei non-islamici, attualmente perseguitati da Daesh-Isi), alla minimizzazione dei fatti realmente accaduti; per terminare con il severo inasprimento delle pene, per chi osi denunciare pubblicamente il genocidio, nelle sue varie fasi di attuazione e, soprattutto, &#8220;ex-post&#8221;, come accade nel caso della Turchia contemporanea.<br \/>\nIn tal senso, \u00e8 emblematica la recente decisione, presa da Erdogan, di convocare il nunzio apostolico e di ritirare l&#8217;ambasciatore turco presso la Santa Sede, a seguito della denuncia del genocidio degli armeni, da parte di Papa Bergoglio!<br \/>\nRileggendo alcuni atti, conservati negli archivi del processo di Norimberga ai gerarchi nazisti, lo stesso Hitler, nel corso di una riunione delle SS a Obersalzberg, nel 1939, fece notare ai suoi fedelissimi come, all&#8217;epoca, le attivit\u00e0 di sterminio degli armeni fossero gi\u00e0 cadute, in pratica, nell&#8217;oblio. Da qui, l&#8217;invito ai suoi pretoriani a eliminare, senza piet\u00e0, donne, uomini e bambini ebrei, nel corso delle operazioni belliche, relative all&#8217;invasione e all&#8217;occupazione della Polonia.<\/p>\n<p>In termini pi\u00f9 generali e &#8220;sistemici&#8221;, occorre chiedersi, in primo luogo, che cosa accada perch\u00e9, all&#8217;improvviso, si generi un &#8220;rift&#8221; (termine geologico, che indica una profonda spaccatura della crosta terrestre, per le gigantesche tensioni che si accumulano tra la superficie del pianeta e la sottostante litosfera) incolmabile tra le varie comunit\u00e0 interagenti e compresenti, che per molti secoli avevano convissuto in pace fino a quel momento, trovando nel passato (v. Libano, Irak, Libia!) un comune modus vivendi, pur nel mantenimento delle reciproche differenze religiose, etniche e linguistiche.<br \/>\nSecondariamente, com&#8217;\u00e8 possibile che questa improvvisa depressione scarichi, in brevissimo tempo, la sua energia in aperti, indiscriminati massacri, degli uni nei confronti degli altri, che appena poco tempo prima dividevano la stessa tavola, gli stessi spazi, la stessa aria, e convivevano pacificamente all&#8217;interno di uno stesso territorio?<br \/>\nEsistono, o no dei fattori persistenti, immutabili nel tempo, che contribuiscono -in modo assai significativo e dirompente- all&#8217;attivazione di atroci e insanabili conflitti infracomunitari, tra i diversi gruppi? La risposta deve essere ricercata allineando diversi fattori di analisi. In primo luogo, va detto che i pogrom rappresentano il sottoprodotto di un lungo -e invisibile!- percorso di gestazione, attraverso i secoli, dei processi di radicalizzazione, come nel caso degli armeni e degli ebrei.<\/p>\n<p>Per entrambi i gruppi citati, infatti, si verifica l&#8217;assenza di legami unificanti, derivanti da identit\u00e0, o interessi storicamente condivisi con le altre comunit\u00e0 nazionali (sia minoritarie, che maggioritarie!). Ovvero, nella semenza del genocidio, non esiste un possibile deterrente disincentivante, come lo sarebbero un amalgama, un comun denominatore, all&#8217;interno di una stessa matrice di nazionalit\u00e0, cultura, religione, razza, lingua, collegati anche al perseguimento di fini economici comuni.<br \/>\nEd \u00e8 proprio il persistere di tali, inconciliabili differenze, sancite dall&#8217;importanza che ciascuno dei protagonisti attribuisce alla conservazione dei propri, distintivi legami comunitari, a costituire quel potenziale rift simbolico di cui si parlava, lungo la cui faglia socio-politico-economico-religiosa si producono, di conseguenza, violenti terremoti e conflitti infracomunitari.<br \/>\nUn recente, chiarissimo esempio \u00e8 offerto dalla disintegrazione, in pi\u00f9 entit\u00e0 separate, delle principali comunit\u00e0 che componevano l&#8217;ex-Jugoslavia, auto-identificatesi nella mistica del &#8220;croatismo&#8221; e del &#8220;serbismo&#8221;. Identicamente a quanto accaduto, dopo il 1992, a quelle comunit\u00e0 minoritarie, che erano state forzate ad assimilarsi e convivere (anche grazie a drastiche e cruente operazioni di resettlement, o re-insediamento forzoso, a tutto vantaggio delle locali popolazioni russofone), all&#8217;interno dei confini internazionali dell&#8217;ex-Urss.<br \/>\nEntrambi gli esempi sono abbastanza illuminanti su come possa andare in frantumi, all&#8217;improvviso, l&#8217;equilibrio -solo apparentemente stabile!- di una convivenza durata per secoli! Il caso armeno e, soprattutto, quanto sta accadendo in Medio Oriente, con l&#8217;avanzare impetuoso del Nuovo Califfato islamico e il sospetto genocidio, in particolare, delle minoranze non-musulmane ortodosse, da parte dei neri Guerrieri di Allah, dimostrano che i legami comunitari (fondati esclusivamente sulla discriminante religiosa, nel caso di Daesh-Isi) sono molto pi\u00f9 importanti dei buoni rapporti interpersonali, nel caso di esplosione di conflitti tra le diverse comunit\u00e0 interessate.<\/p>\n<p>E sono le nuove leadership a seminare i semi della discordia, che istigano le comunit\u00e0 interessate alla violenza e ai massacri, motivandoli con ragioni politico-religiose. Ma, come accadde nella Prima e nella Seconda Guerra Mondiale, sono proprio i conflitti armati a creare il terreno propizio per la formulazione e l&#8217;implementazione della decisione di ricorrere al genocidio, per.. &#8220;decontaminare&#8221; i territori nazionali dalle minoranze indesiderate e odiate.<br \/>\nLe guerre, infatti, tendono, da un lato, a esaltare, in seno alle differenti comunit\u00e0, l&#8217;ossessivit\u00e0 della minaccia incombente e della vulnerabilit\u00e0, delle une, nei confronti delle altre. Dall&#8217;altro, lo stato di guerra fa s\u00ec che i responsabili militari e civili siano molto meno interessati a quello che accade all&#8217;interno dei loro Paesi, per concentrarsi, quasi esclusivamente, sulla minaccia esterna.<br \/>\nQuesto comporta, tra l&#8217;altro, un controllo molto pi\u00f9 blando -motivato con il pretesto dell&#8217;emergenza nazionale- sul rispetto delle libert\u00e0 e dei diritti dei cittadini. Tanto pi\u00f9 che, in un simile clima, l&#8217;eventuale censura da parte del mondo politico e dell&#8217;opinione pubblica internazionali diviene, di fatto, un elemento secondario e irrilevante, dal punto di vista delle leadership belligeranti.<br \/>\nNe deriva che, non di rado, lo stato di guerra elimina le opzioni politiche alternative, lasciando emergere l&#8217;ipotesi e l&#8217;attuazione pratica del genocidio come una &#8220;percorribile&#8221; scelta radicale, da parte dei regimi pi\u00f9 dispotici e illiberali.<\/p>\n<p>Ecco, tutti i fattori sopra analizzati (tratti dall&#8217;illuminante saggio breve, risalente agli anni 90: &#8220;A Lecture on The Armenian Genocide&#8221;, del Prof. Stuart D. Stein) sono, oggi, ben presenti nella strategia genocidiaria e di pulizia etnico-religiosa di Daesh-Isi e delle altre milizie fondamentaliste collegate. Cos\u00ec, tanto per la cronaca!<\/p>\n<p>Di <strong>Maurizio Bonanni<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il &#8220;Genocidio&#8221;, la faccia (appena) nascosta del Dio Marte. Perch\u00e9, occorre dire, tragedie immani, come quelle degli armeni, degli ebrei e, oggi, dei cristiani (perseguitati e decimati a milioni) hanno mostrato come non sia poi cos\u00ec difficile implementare simili pratiche in tempo di guerra. Sono proprio gli eventi bellici a mettere in condizione i responsabili &hellip; <a href=\"https:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/?p=2524\" class=\"more-link\">Continua la lettura di <span class=\"screen-reader-text\">TEORIA E PRASSI DEL GENOCIDIO. 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