{"id":2571,"date":"2015-06-07T10:36:43","date_gmt":"2015-06-07T10:36:43","guid":{"rendered":"http:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/?p=2571"},"modified":"2015-06-15T10:38:48","modified_gmt":"2015-06-15T10:38:48","slug":"youth-cannes-addio-di-maurizio-bonanni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/?p=2571","title":{"rendered":"&#8220;YOUTH&#8221;: CANNES ADDIO! Di Maurizio Bonanni"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma che si fumano a Cannes? No, perch\u00e9, evidentemente, giurati troppo in l\u00e0 negli anni non debbono amare molto la&#8230; &#8220;Giovinezza&#8221;! In realt\u00e0, &#8220;Youth&#8221; a me \u00e8 sembrato, francamente, non solo un &#8220;must&#8221; di Sorrentino ma anche un film capolavoro, in cui l&#8217;Arte (sempre lei!) dell&#8217;immagine, dei suoni e delle parole \u00e8 la chiave giusta per interpretare un mondo che vira rapidamente al caos. E il sanatorio extralusso, arroccato ai piedi di bellissime montagne svizzere, \u00e8 il laboratorio di osservazione delle classi dirigenti dell&#8217;alta borghesia che oggi, nel declino degli anni, sanno solo ricercare l&#8217;elisir personale di lunga vita, avendo perduto definitivamente il senso della mission collettiva. Allora, lungo i canali della malattia, vera e presunta, Sorrentino fa scorrere le immagini impietose di carriere famose alla fine (come quella del direttore d&#8217;orchestra, interpretato dall&#8217;eccezionale Michael Caine) e del regista cinematografico, ormai al tramonto, impersonato da Harvey Keitel.<!--more--><\/p>\n<p>Quest&#8217;ultimo, soprattutto, vuole essere l&#8217;erede dei mastri di bottega, da Giotto a Raffaello a Michelangelo, circondato dalla sua coorte di giovani allievi-collaboratori &#8220;uniti per la testa&#8221; al loro mentore e idolo. Cos\u00ec come ce li dipinge Sorrentino in alcune scene chiave, straiati su di un grande letto, dove il gruppo si esercita all&#8217;unisono (all&#8217;interno dello schema rodato del &#8220;Think-thank&#8221;) per mettere a punto dialoghi e inquadrature di quella che dovr\u00e0 essere la scena finale. La conclusione, allora, \u00e8 facile intravederla fin dalle prime battute: non basteranno l&#8217;aria pura delle montagne, n\u00e9 i lunghi convivi intorno a aperitivi, n\u00e9 sit-in improvvisati a regalare l&#8217;ultimo anelito d&#8217;arte e d&#8217;ispirazione a chi, in fondo, non riesce pi\u00f9 a darsi un futuro. Perch\u00e9 le battute finali del film incompiuto ruotano attorno alla morte e agli attimi dell&#8217;addio, non v&#8217;\u00e8 nulla di meglio che sperimentare quel mistero su se stessi, provando l&#8217;euforia di un breve salto senza ritorno, tra due ali di fantasmi femminili.<\/p>\n<p>Michael e Harvey sono uniti da un cordone ombelicale che li accompagna dall&#8217;adolescenza, dove l&#8217;uno conosce tutto dell&#8217;altro, ma solo le cose belle. E, guarda caso, sono proprio quelle altre a fare la differenza! Anche se il loro legame profondo, familistico, \u00e8 stato rafforzato (come nelle et\u00e0 imperiali) dal matrimonio tra il bellissimo figlio di Harvey e la figlia (sterile?) di Michael, la giovent\u00f9 dei due ragazzi giocher\u00e0 le differenze, mettendo sul tavolo verde dell&#8217;azzardo un divorzio improvviso, doloroso e lacerante. Ma, i dialoghi intensi si svolgono tra padre e figlia, nel chiuso della stessa stanza d&#8217;albergo, dove l&#8217;anziano e ostico musicista scopre quante ferite abbia prodotto sulla sua creatura l&#8217;egoismo creativo e i tradimenti commessi a danno di una moglie devota e fedele, data per &#8220;scomparsa&#8221; in questo tormento dell&#8217;anima che \u00e8 la terza et\u00e0, ma che scopriremo catatonica, ingessata alla sua fine come il grido di Munch.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 l&#8217;Arte \u00e8 vita e l&#8217;essere umano si attrezza, per natura, a una sua personalissima &#8220;interpretazione&#8221;, nel suo saggio il regista napoletano si avvale di una sorta di &#8220;avatar&#8221; (un giovane attore famoso), che cerca disperatamente la sublimazione della sua arte attraverso il mascheramento, la perfezione stilistica della recitazione. Il tutto, pur di realizzare la sua aspirazione a essere riconosciuto come il pi\u00f9 grande interprete del mondo presente, passato e futuro. Sar\u00e0 proprio lo studio del suo limite, che condurr\u00e0 lo spettatore verso la soluzione attraverso la quale si dimostrer\u00e0 -sempre e comunque, qualunque sia la forma con cui le si rappresenta- che ci\u00f2 che conta sono le &#8220;emozioni&#8221;, cos\u00ec come le percepisce il nostro (sempre troppo carente) apparato sensorio, venendo a contatto con le persone reali, le vite altrui, i loro limiti e difetti.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, l&#8217;incomunicabilit\u00e0 assoluta, a tavola, di un&#8217;anziana coppia benestante diviene esplosione di una tarda sensualit\u00e0 nella coltre solenne del bosco, mentre un lirismo struggente, felliniano, avvolge l&#8217;immagine onirica della strana coppia rappresentata dalla prostituta bambina, che giganteggia con la sua mole esuberante accanto a una madre minuta, dallo sguardo profondamente triste e assente. Ma l&#8217;Arte \u00e8 anche resurrezione: diviene passione delle vette quando scala le montagne e porta in braccio le pene d&#8217;amore altrui, redimendole; ovvero quando fa orchestra corale dei suoni della natura, perch\u00e9 la passione va oltre i limiti dell&#8217;invecchiamento.<\/p>\n<p>E, poi, c&#8217;\u00e8 quel Maradona -talmente grasso e obeso, da dover circolare con il carrello dell&#8217;ossigeno- che ci regala un saggio dell&#8217;arte sua, colpendo a ripetizione, con il suo piede magico, una pallina da tennis. Oltre la vita, al di l\u00e0 della morte, sembra voler dire Sorrentino, il ponte tra cielo e terra \u00e8 la narrazione di noi stessi dalla creazione a oggi, perch\u00e9 la nostra specie, in fondo, \u00e8 un&#8217;invariante di sistema: dentro, rimane strutturata allo stesso modo di quando venne al mondo milioni di anni fa!<\/p>\n<p>Di <strong>Maurizio Bonanni<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Ma che si fumano a Cannes? 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