{"id":2611,"date":"2015-09-16T10:43:36","date_gmt":"2015-09-16T10:43:36","guid":{"rendered":"http:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/?p=2611"},"modified":"2015-09-22T10:44:54","modified_gmt":"2015-09-22T10:44:54","slug":"un-coperto-in-piu-di-maurizio-bonanni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/?p=2611","title":{"rendered":"UN COPERTO IN PI\u00d9. Di Maurizio Bonanni"},"content":{"rendered":"<p>I fantasmi? Sono veri. Questo, in sostanza, \u00e8 il bel paradosso della commedia &#8220;Un coperto in pi\u00f9&#8221;, che va in scena alla Sala Umberto di Roma, per la regia di Gianfelice Imparato, con Maurizio Micheli (nel ruolo del diseredato e truffaldino Camillo Dolci) e Vito (al secolo Stefano Bicocchi, qui nella parte del gioielliere, Alfredo Di Sarno). La pi\u00e8ce, scritta da Maurizio Costanzo all&#8217;inizio degli anni 70 (allora, attori\/registi furono i fratelli Giuffr\u00e9) conserva intatto il &#8220;fascino discreto della borghesia&#8221;, notissimo film coevo dello spagnolo Luis Bu\u00f1uel, dove la verit\u00e0 sta sempre sotto la tavola imbandita. <!--more-->Anche qui le scelte coreografiche sembrano essere in piena sintonia con l&#8217;opera del famoso regista spagnolo. Invece del solito separ\u00e9, le direzioni destra-sinistra -rispetto alla barriera di separazione- sono immaginificamente specificate dalla diversa coloritura di un lungo tavolo rettangolare che occupa l&#8217;intero sfondo della scena. Di colore bianco-avorio a sinistra (caratteristico del ricco ambiente borghese dei telefoni bianchi) e marrone-scuro a destra, tipico delle case di abitazione -poco e penosamente abitate e illuminate- di un moderno lumpenproletariat.<br \/>\nMentre la parte &#8220;povera&#8221; (Camillo Dolci) si trasferisce spesso e regolarmente in quella &#8220;ricca&#8221; (Alfredo Di Sarno), il contrario non avviene mai. L&#8217;ambientazione \u00e8 fortemente psicogena: da un lato, alligna e incombe il fantasma della donna amata dal gioielliere, Luisa, che si impone con la sua presenza-assenza in tutti i discorsi tra i due, con vere acrobazie linguistiche da parte di Camillo, costretto suo malgrado a star dietro a situazioni da lui mai vissute, ma insistentemente richiamate dall&#8217;amico che crede (ma fino a che punto?) che l&#8217;altro sia in condizioni di vedere e parlare con la sua adorata essenza. Il tutto, nasce da un tentativo di truffa del Dolci nei confronti del Di Sarno: un anello farlocco, che passa dalle mani del primo alla cassaforte del secondo solo perch\u00e9, nel congedarsi, dopo essere stato messo con fermezza alla porta, Camillo si trova a salutare astrattamente &#8220;La Signora&#8221;.<br \/>\nDa qui nasce un solido legame di amicizia tra i due, con Camillo che continua a rubacchiare, di volta in volta, piccole somme nel cassetto della sala da pranzo del gioielliere, ma con sempre meno convinzione. Perch\u00e9 un mariuolo resta un mariuolo, purch\u00e9 la tua vittima non ti tratti da &#8220;uomo perbene&#8221;. Qui sta l&#8217;evidente forzatura del Di Sarno, difeso a spada tratta dal Dolci, che contesta veemente alla sua precaria compagna napoletana l&#8217;accusa di pazzia nei confronti del visionario commerciante. Ed \u00e8 proprio lo stato surreale in cui si svolge la vita privata dell&#8217;amico a redimere l&#8217;umanit\u00e0 deviata di Camillo, orientata al malaffare e allo scarico di responsabilit\u00e0 in ogni senso: il rifiuto di un lavoro onesto; l&#8217;abbandono della moglie e dei figli, per godersi appieno il suo stato alienato, incomunicativo all&#8217;estremo. Gi\u00e0, perch\u00e9 lui, il truffatore solitario, passa parte del suo tempo libero a parlare al telefono con la voce incisa sul disco orario. In quegli anni, infatti, bastava comporre un numero prefissato gratuito per conoscere l&#8217;ora esatta.<br \/>\nEd \u00e8 cos\u00ec che, volendo fare l&#8217;unica opera buona della sua vita, Camillo regala ad Alfredo le sue precarie compagnie femminili: amante e moglie, nell&#8217;ordine, cercando -con successo- di mettergliele nel letto, facendo impersonare loro il ruolo di Luisa, il fantasma immanente di casa Di Sarno. Tutta la recitazione dei quattro scorre sulle corde dolcissime e tristi delle solitudini malcurate e inguaribili, arricchite dai colori un po&#8217; volgari e vistosi dei dialetti napoletano e romano, molto caricati dalle due simpatiche e brave &#8220;spalle&#8221; femminili. Ma qui, il dramma vero \u00e8 tutto coniugato al maschile: perch\u00e9 Camillo ceder\u00e0 di schianto, come farebbe un costone di roccia franando in basso, non riuscendo pi\u00f9 a fare un ulteriore tratto di strada in compagnia di Alfredo, che lo vorrebbe addirittura associare alla sua azienda.<br \/>\nInsomma, uno spettacolo per tutti, delicato e struggente quanto basta.<br \/>\nValerio Santoro presenta una produzioneLa Pirandelliana<\/p>\n<p>MAURIZIO MICHELI VITO<br \/>\nLOREDANA GIORDANO ALESSIA FABIANI<br \/>\nin<br \/>\nUN COPERTO IN PIU\u2019<\/p>\n<p>diMAURIZIO COSTANZO<br \/>\nscenografiaROBERTO CREA<br \/>\ncostumiIVA CAPOCCITTI<\/p>\n<p>regia di GIANFELICE IMPARATO<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I fantasmi? Sono veri. 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