{"id":2997,"date":"2018-12-20T10:29:52","date_gmt":"2018-12-20T10:29:52","guid":{"rendered":"http:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/?p=2997"},"modified":"2019-01-27T10:36:30","modified_gmt":"2019-01-27T10:36:30","slug":"carenza-medici-non-ce-programmazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/?p=2997","title":{"rendered":"Carenza medici: non c\u2019\u00e8 programmazione"},"content":{"rendered":"<div class=\"col-lg-9 col-sm-12 interna\">\n<h1 class=\"post-title\"><\/h1>\n<div class=\"post-meta\"><\/div>\n<div class=\"post-content\">\n<p><img decoding=\"async\" class=\"pull-left featured-image-post\" src=\"http:\/\/www.opinione.it\/media\/3883420\/ospedale.jpg?crop=0.044384846805478585,0,0.1344954872931676,0&amp;cropmode=percentage&amp;width=370&amp;height=272\" alt=\"Carenza medici: non c\u2019\u00e8 programmazione\" \/>Una bomba ad orologeria \u00e8 ormai innescata nella sanit\u00e0 pubblica del Paese e il tempo sta scorrendo velocemente senza quasi che i media, la politica e il grande pubblico ne abbiano consapevolezza. Solo tra gli addetti ai lavori sembra alzarsi alto il grido di allarme fatto proprio dal mondo delle organizzazioni sindacali di categoria nella loro interezza e, almeno in questo caso, senza divisioni al proprio interno. Il paventato pericolo di un progressivo impoverimento del personale medico operante nel sistema sanitario nazionale (Ssn) per il sopraggiungere di uno scalino pensionistico, \u00e8 ormai una realt\u00e0 concreta. Ragionando su dati Miur, Istat, Enpam e Fnomceo la realt\u00e0 attuale per quanto riguarda le dinamiche pensionistiche evidenzia come circa 48mila medici nati nel decennio 1950-1960, ed oggi ancora attivi nel Ssn, hanno gi\u00e0 maturato o matureranno i criteri previsti dalla legge \u201cFornero\u201d nel decennio 2016-2025. Secondo i dati della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri i medici attivi in Italia al 2016, di et\u00e0 inferiore ai 70 anni, erano circa 354mila dei quali quasi 102mila unit\u00e0 attivi a vario titolo nelle aziende sanitarie locali.<\/p>\n<p>Si tratta di una fascia di et\u00e0 per le quali il riscatto previdenziale degli anni di studi universitari era facilitato da un versamento economico mensile sostenibile; inoltre, l\u2019assunzione avveniva precocemente dopo il conseguimento della laurea in Medicina e Chirurgia, dato che non vi era l\u2019obbligo, come invece avviene attualmente, di possedere il titolo di specializzazione per essere assunti nel Ssn. A questa situazione consegue direttamente il rischio di un decadimento nella qualit\u00e0 dei servizi erogati proprio a causa della perdita di medici esperti e in possesso di elevate capacit\u00e0 professionali e di quella esperienza \u201csul campo\u201d che \u00e8 fondamentale per la tutela della salute di ognuno di noi. Nel decennio 2016-2025 i cessati attesi complessivi sono stimabili in oltre 55mila unit\u00e0, un numero di poco inferiore rispetto a quello complessivo di nuovi specialisti che completeranno l\u2019iter formativo specialistico nelle universit\u00e0 nel decennio considerato, previsti in oltre 57mila, secondo un dato desumibile dalla media annuale dei contratti Miur degli ultimi tre anni: 5.711 contratti di formazione specialistica. Il dato per\u00f2 merita la massima attenzione perch\u00e9, basandosi esclusivamente sul numero complessivo, questo risulta essere fuorviante poich\u00e9 l\u2019apparente equilibrio tra futuri cessati complessivi (medici ospedalieri-universitari-specialisti ambulatoriali) e futuri neo-specialisti, non potr\u00e0 essere risolutivo a motivo dell\u2019esistenza del doppio imbuto, formativo e lavorativo.<\/p>\n<p>Nei prossimi dieci anni i numeri previsti di contratti specialistici Miur, considerando la media degli ultimi tre anni, garantiranno un equilibrio per le categorie degli universitari e degli specialisti ambulatoriali, non per gli specialisti dipendenti del Ssn, sia ospedalieri che territoriali. Questo si spiega perch\u00e9 la componente ospedaliera e dei servizi dipendente del Ssn che andr\u00e0 in quiescenza sar\u00e0 preponderante sulla componente degli universitari e specialisti ambulatoriali (oltre 47mila cessati Ssn versus gli oltre 8mila cessati per le altre due categorie intese in maniera accorpata per facilit\u00e0 di calcolo). Inoltre, se consideriamo quali tipologie di specialisti andranno in pensione, ci accorgiamo che per alcuni di essi, in maniera particolare internisti, pediatri, chirurghi generali e ginecologi, per non parlare della carenza attualissima e drammatica di medici dell\u2019emergenza e pronto soccorso che rappresentano nel Ssn la prima linea di fuoco, e tutto questo per motivi noti che per\u00f2 l\u2019evidenza insegna si \u00e8 ancora restii ad affrontare (altri costi assicurativi, stipendi non adeguati alla complessit\u00e0 del lavoro ed ai rischi connessi, aumentato contenzioso medico legale, aumentata conflittualit\u00e0 con i pazienti a volte sfocianti in veri e propri atti di violenza nei confronti degli operatori).<\/p>\n<p>\u00c8 questo uno scenario estremamente complesso nel quale insistono, un ormai decennale mancato turnover che ha determinato gravi vuoti nelle dotazioni organiche e il gi\u00e0 evidenziato mancato ricambio generazionale. Tali carenze sono ulteriormente emerse con la necessit\u00e0 di essere ottemperanti alle direttive europee sull\u2019orario di lavoro come previsto con la Legge numero 161 del 30 ottobre 2014. A tutto ci\u00f2 si aggiunge il mancato rinnovo del contratto ai medici e ai dirigenti, che accentuer\u00e0 la fuga dei camici bianchi. Ci si lamenta che non ci saranno medici in futuro, eppure non ci sono stati sufficienti accantonamenti per dare dignit\u00e0 alla professione dei medici. La Cisl medici si batte da tempo per far comprendere che la sanit\u00e0 non \u00e8 un costo ma un fattore produttivo. Dalla politica, dal ministro della Salute e dalle regioni sembra esserci disinteresse totale su questo tema. D\u2019altra parte, i nostri medici non sono certo stimolati a rimanere in servizio, considerando che tra i fattori che invitano ad uscire dal Ssn vi \u00e8 anche la bassa probabilit\u00e0 di raggiungere posizioni apicali, i cosiddetti primari, anche a motivo della costante diminuzione dei posti disponibili di direttore di struttura complessa a motivo degli accorpamenti o dell\u2019abolizione di tali strutture per motivi economici o semplicemente politici.<\/p>\n<p>Inoltre, l\u2019et\u00e0 media dei nostri medici \u00e8 di circa 55 anni e ad oggi non si \u00e8 dato seguito ad una indicazione contrattuale a seguito della quale ai professionisti con pi\u00f9 di 55 anni di et\u00e0 si sarebbero dovuti evitare i turni di guardia notturna. Cosa questa peraltro impossibile considerato che negli ospedali e nelle Asl la difficolt\u00e0 di godere delle ferie e perfino dei turni di riposo \u00e8 evidenza derivante anche dall\u2019aumento della conflittualit\u00e0 tra professionisti ed aziende. \u00c8 del tutto palese che un medico cui \u00e8 stata tolta una valida aspettativa di carriera, privato di gratificazioni professionali anche di tipo economico, costretto dalla carenza di organici e dalla necessit\u00e0 nei servizi ospedalieri di garantire una assistenza nelle 24 ore con stressanti turni di guardia ed una gravosa mole di lavoro straordinario, in presenza di condizioni di elevato rischio professionale, appena ne ha la possibilit\u00e0 previdenziale si ritira in pensione ed inizia o continua a svolgere attivit\u00e0 di tipo esclusivamente privata.<\/p>\n<p>La gravit\u00e0 della situazione \u00e8 tale che ogni anno aumenta il numero di medici che fanno domanda per lavorare all\u2019estero e poi finiscono realmente per andare a lavorare in altri Paesi europei, negli Stati Uniti, e, molto recentemente, nei Paesi arabi attirati da stipendi assai elevati. Secondo i dati Istat, i professionisti del settore sanitario che hanno chiesto al ministero della Salute la documentazione utile per esercitare all\u2019estero sono passati da 396 nel 2009 a 2.363 nel 2014 (+ 596 per cento). Il dato \u00e8 talmente clamoroso che non pu\u00f2 non fare riflettere. Ormai circa mille laureati o specialisti emigrano ogni anno. Peraltro, bisogna tenere conto che per formare ogni medico il Paese investe circa 150mila euro l\u2019anno. In termini economici, \u00e8 come se regalassimo un migliaio di \u201crosse di Maranello\u201d all\u2019anno agli altri Paesi europei ed extra europei. Chiaramente il danno che ne risulta \u00e8 solo apparentemente di tipo esclusivamente economico perch\u00e9 ci impoveriamo in senso letterale di cervelli e di saperi professionali, sottratti allo sviluppo scientifico e culturale del nostro Paese, salvo poi, a sequenza regolare, pontificare sulla necessit\u00e0 di fare rientrare i cervelli nel nostro Paese. La soluzione \u00e8 evidente: cerchiamo di non farli partire.<\/p>\n<p><strong>@vanessaseffer<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"col-lg-3 col-sm-12 sidebar\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una bomba ad orologeria \u00e8 ormai innescata nella sanit\u00e0 pubblica del Paese e il tempo sta scorrendo velocemente senza quasi che i media, la politica e il grande pubblico ne abbiano consapevolezza. 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