{"id":3025,"date":"2019-01-10T22:20:18","date_gmt":"2019-01-10T22:20:18","guid":{"rendered":"http:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/?p=3025"},"modified":"2019-02-18T20:38:15","modified_gmt":"2019-02-18T20:38:15","slug":"al-malato-si-deve-diresempre-la-verita-e-come","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/?p=3025","title":{"rendered":"Al malato si deve dire sempre la verit\u00e0? E come?"},"content":{"rendered":"<h1 class=\"singlePageTitle\"><\/h1>\n<div class=\"addthis_toolbox addthis_default_style \"><\/div>\n<p><strong>Parlano Giuseppe Quintavalle e Luciano Cifaldi, rispettivamente commissario e direttore sanitario della Asl Roma 5. Cosa comunicare al paziente e in che modo: la questione \u00e8 oggetto di dibattiti e confronti. Anomalie procedurali o addirittura la mancanza della espressione formale al trattamento o ad indagini diagnostiche non sono prive di conseguenze di tipo legale. Una comunicazione superficiale, frettolosa o addirittura erronea, pu\u00f2 avere effetti devastanti.<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><strong>Di Vanessa Seffer<\/strong><br \/>\nNelle aule accademiche, nei congressi medici e nelle aule giudiziarie si dibatte spesso di temi quali il consenso informato e la comunicazione al malato in quanto anomalie procedurali o addirittura la mancanza della espressione formale al trattamento o ad indagini diagnostiche non sono prive di conseguenze di tipo legale. Altri argomenti sui quali si dibatte, riguardano la opportunit\u00e0 o meno di comunicare la verit\u00e0 alla persona malata e le modalit\u00e0 di comunicazione della stessa.Le fasi che precedono l\u2019acquisizione del consenso alle indagini diagnostiche ed alle terapie sono molto delicate. Una comunicazione superficiale, frettolosa o addirittura erronea, pu\u00f2 determinare un effetto moltiplicatore delle ansie e delle paure avvertite dal paziente e dai suoi familiari costituendo spesso la fase prodromica di possibili denunce.<br \/>\nA tale proposito si confrontano, e si scontrano, due principali scuole di pensiero: quella tipicamente anglosassone afferma che comunicare la verit\u00e0 al malato \u00e8 il comportamento migliore ed in questa comunicazione trovano ampio spazio numeri e statistiche, percentuali di sopravvivenza e di guarigione su casistiche. Una seconda scuola di pensiero, che trova ampio seguito anche in Italia, e che probabilmente deriva da una cultura umanista pi\u00f9 evidente, si basa anch\u2019essa sui dati statistici ma ribadisce la necessit\u00e0 di adottare ogni opportuna cautela e delicatezza proprio in considerazione del vissuto emotivo che accompagna la persona affetta da malattie potenzialmente ad esito infausto.<br \/>\nNe parliamo con il Dott. Giuseppe Quintavalle, psichiatra, commissario straordinario della Asl Roma 5 e Direttore Generale della Asl Roma 4 e con il Dott. Luciano Cifaldi, oncologo e Direttore Sanitario della Asl Roma 5.<br \/>\n<strong>Dott. Quintavalle, appare evidente che il dovere professionale ma anche medico-legale di comunicare informazioni relative allo stato di salute \u00e8 gi\u00e0 per se stessa una procedura complessa, non priva di problematiche poich\u00e9 i risvolti pratici, nella realt\u00e0 quotidiana, sono molteplici.<br \/>\n<\/strong>E\u2019 chiaro che, al di l\u00e0 delle scelte tecniche, della modulistica da firmare, delle procedure da adottare, del rispetto della pressante normativa sulla privacy, c\u2019\u00e8 l\u2019esigenza di stabilire una modalit\u00e0 applicabile in maniera diffusa tale da costituire un possibile standard informativo a tutela del malato e dei familiari ma anche a tutela del professionista per eventuali, e di questi tempi non improbabili, contenziosi giudiziari con tutto ci\u00f2 che ne deriva, dagli aspetti assicurativi, alla sfiducia, alla medicina difensiva con l\u2019aumento di spesa pubblica conseguente al proliferare di indagini aventi anche la finalit\u00e0 di autotutela.<br \/>\n<strong>Dott. Cifaldi, alla opportunit\u00e0 di adottare uno standard si contrappone di fatto il reale riscontro che ogni medico \u00e8 tradizionalmente votato ad utilizzare un personale linguaggio che nasce dalla propria educazione, dagli studi e dalla esperienza acquisita con la pratica clinica. In questo percorso formativo gli influssi ambientali sono a volte determinanti?<br \/>\n<\/strong>\u00c8 vero. Il linguaggio del \u201csapere medico\u201d \u00e8 specifico, abbonda di termini tecnici, spesso appare incomprensibile ai pi\u00f9.<br \/>\nAppare chiaro pertanto che \u00e8 difficile trovare una risposta esatta, e dunque ragionevole, alla domanda relativa al cosa e come comunicare alla persona malata.<br \/>\nIl pianeta cancro \u00e8 come il cubo di Rubik e le sue quasi infinite sfaccettature e dunque non \u00e8 semplicemente riconducibile ad elementi di spesa farmaceutica e di costi del Servizio Sanitario Nazionale. A ben pensarci a quanti di noi \u00e8 capitato di formulare o di vedere formulata la richiesta, specificamente espressa da parte dei familiari del malato, di una informazione annacquata, ammorbidita, edulcorata, non veritiera e dunque manipolata \u201ca fin di bene\u201d? E qui ritorniamo al quesito su cosa dire, sul grado di verit\u00e0 da trasmettere. Dire poco? Dire tutto? E cosa \u00e8 poco? Non esiste un benchmark, un punto di riferimento in questo tipo di comunicazione mentre invece appaiono alti i rischi medico legali collegabili ad un atteggiamento che recepisca in maniera quasi passiva la richiesta basata sulla generica opinione che il \u201cmalato preferirebbe non sapere\u201d.<br \/>\n<strong>Come si esce dal ginepraio Dott. Quintavalle? Come si mettono in fila regolare i quadrati del cubo di Rubik?<br \/>\n<\/strong>Un aiuto pu\u00f2 derivare dalla consapevolezza che nelle malattie altamente invalidanti e a prognosi potenzialmente infausta occorre differenziare la comunicazione al malato da ogni altro tipo di informazione e comunicazione alla quale siamo abituati nella nostra quotidianit\u00e0 e che non si pu\u00f2 prescindere dalla necessit\u00e0 di dare compimento ad una relazione empatica.<br \/>\n<strong>Tutti i medici sono in grado di creare una relazione empatica? <\/strong><br \/>\nNon credo tutti ma bisogna fare il possibile, perch\u00e8 ogni persona malata, tanto pi\u00f9 invalidante e grave \u00e8 la sua malattia, sente su di s\u00e9 la minaccia costante che la patologia stessa porta alla integrit\u00e0 psicologica e fisica: e allora spetta ad ogni medico essere capace di dimostrare che ogni azione \u00e8 finalizzata al benessere del malato. E magari il malato e i suoi familiari, anche di fronte alla ineluttabilit\u00e0 della malattia, potranno riprendere a considerare il medico come un alleato e non come un individuo da trascinare a torto o ragione nelle aule di un Tribunale dove poi, nella quasi totalit\u00e0 dei casi verr\u00e0 assolto perch\u00e8 non colpevole del reato per il quale \u00e8 stato denunciato. Il commissario straordinario della Asl Roma 5, Dott. Giuseppe Quintavalle, attribuisce grande importanza ai percorsi di comunicazione ed umanizzazione e sono in programma specifici corsi di formazione per il personale aziendale.<\/p>\n<p><strong>@vanessaseffer<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Da <strong>Sanit\u00e0 Online-News<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parlano Giuseppe Quintavalle e Luciano Cifaldi, rispettivamente commissario e direttore sanitario della Asl Roma 5. Cosa comunicare al paziente e in che modo: la questione \u00e8 oggetto di dibattiti e confronti. 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