{"id":3044,"date":"2019-02-13T20:20:44","date_gmt":"2019-02-13T20:20:44","guid":{"rendered":"http:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/?p=3044"},"modified":"2019-02-18T20:22:14","modified_gmt":"2019-02-18T20:22:14","slug":"rocco-buttiglione-di-qua-e-di-la-del-tevere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/?p=3044","title":{"rendered":"Rocco Buttiglione di qua e di l\u00e0 del Tevere"},"content":{"rendered":"<div class=\"col-lg-9 col-sm-12 interna\">\n<h1 class=\"post-title\"><\/h1>\n<div class=\"post-meta\"><\/div>\n<div class=\"post-content\">\n<p><img decoding=\"async\" class=\"pull-left featured-image-post\" src=\"http:\/\/www.opinione.it\/media\/3886279\/rocco-buttiglione.jpg?crop=0.017916366721513782,0,0.030829005553270207,0&amp;cropmode=percentage&amp;width=370&amp;height=272\" alt=\"Rocco Buttiglione di qua e di l\u00e0 del Tevere\" \/>\u201cNostalgia canaglia\u201d, per dirla come un autore caro agli italiani almeno quanto la Democrazia cristiana. Un sentimento che impedisce a tanti ancora di immaginare un futuro, rimanendo ancorati ad un passato che di fatto non torner\u00e0 pi\u00f9, impedendo anche al Paese e ai suoi abitanti pi\u00f9 giovani, i pochi rimasti, di crescere e di emanciparsi, rischiando di sognare un contentino mensile che piuttosto che essere \u201cuna misura di politica attiva del lavoro di contrasto alla povert\u00e0, alla diseguaglianza e all\u2019esclusione sociale\u201d, potrebbe facilmente diventare un incentivo a restare perennemente col pigiama sul divano di casa e una Playstation in mano.<\/p>\n<p>Ne parliamo con Rocco Buttiglione, filosofo, politologo e docente universitario. \u00c8 stato segretario del Partito popolare italiano (Ppi) nel 1994, e fondatore nel 1995 dei Cristiano democratici uniti (Cdu). Deputato dal 1994 al 2018, parlamentare europeo (1999), due volte ministro (2001-2006) degli Affari europei e della Cultura. Poi, vicepresidente della Camera, dal 2008 al 2013. Ha sempre difeso la dottrina cattolica e fra le sue pubblicazioni, i suoi numerosi articoli,\u00a0i molteplici inviti a fare relazioni e seminari nelle pi\u00f9 prestigiose universit\u00e0 d\u2019Europa e del mondo, ha contribuito con il suo interesse per la cultura polacca, a farci conoscere la filosofia di Karol Wojtyla, pubblicando due libri, il secondo dei quali sull\u2019uomo e il lavoro, alla base dell\u2019Enciclica papale\u00a0\u201cLaborem exercens\u201d.<\/p>\n<p><strong>Professore, qual \u00e8 il pensiero sturziano che si pu\u00f2 associare alla fine della Democrazia cristiana? <\/strong><\/p>\n<p>Ho tenuto una relazione ad un convegno organizzato dall\u2019onorevole Rotondi sul primo centenario della fondazione del Partito popolare. C\u2019erano circa 500 democratici cristiani in sala, e io ho detto che per capire Sturzo bisogna applicare un metodo di lettura sintomale. Si tratta di un metodo che legge non quello che c\u2019\u00e8 scritto ma quello che non c\u2019\u00e8 scritto. Si legge un testo e ci si aspetta di trovare alcune cose ma invece non ci sono. Immaginiamo di dire l\u2019Ave Maria e manca il Santa Maria. Questo \u00e8 pi\u00f9 significativo che il resto. Cosa c\u2019\u00e8 quindi che manca in Sturzo? Tutti i cattolici della sua epoca dicevano che bisognava riparare al grave torto fatto al Papa con la distruzione dello Stato Pontificio. Non era possibile fare nulla. Il mondo sarebbe rimasto fermo fin quando non si riparava a questa terribile ingiustizia. Se guardiamo Sturzo, la cosa pi\u00f9 importante \u00e8 che questo lui non lo dice. Esce dal buco in cui stavano tutti i cattolici italiani, apre gli occhi e comincia a parlare dell\u2019Italia, dei problemi che ha il Paese, pur da un punto di vista cattolico. Ma non si fossilizza sulla storia dello Stato Pontificio. Lo Stato Pontificio \u00e8 finito, a torto o a ragione, perch\u00e9 la Provvidenza ha deciso cos\u00ec.<\/p>\n<p><strong>E non esistendo pi\u00f9 non ne parla. Sturzo era avanti a tutti per il suo tempo.<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec. E anche adesso bisogna andare avanti. Perch\u00e9 fin quando si continuer\u00e0 a discutere sulla grave ingiustizia che ha sub\u00ecto la Democrazia cristiana, sul complotto per causa del quale la Dc \u00e8 finita, non andremo avanti. Sono tutte questioni importantissime di cui si devono occupare gli storici. I politici si devono occupare del Paese. Se mai in Italia risorger\u00e0 qualche cosa legato ai valori della Democrazia cristiana, nascer\u00e0 quando qualcuno comincer\u00e0 a guardare da quel punto di vista, non la storia passata ma la storia presente, la storia dell\u2019Italia. Non so quanto questo messaggio sia passato, per\u00f2 ne sono convinto.<\/p>\n<p><strong>I politici oggi come si formano, chi li forma? Come possono giovani menti avviarsi alla responsabilit\u00e0 civica e aspirare all\u2019attivit\u00e0 politica?<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 una bella domanda. Io ho l\u2019impressione che giovani ambiziosi inizino a fare politica immaginando di poter accaparrare per s\u00e9 un frammento di potere. Sono espressione di gruppi familiari nella provincia italiana, ma anche in alcune grandi citt\u00e0 sono espressione di gruppi d\u2019interesse. Ma non esiste una classe dirigente animata da una visione del futuro del Paese da una prospettiva di bene per l\u2019Italia. I grandi luoghi di formazione ideali son venuti meno. Erano i partiti. La Democrazia cristiana e il Partito comunista facevano in modo che tanti giovani animati dalla volont\u00e0 di costruire un futuro migliore cominciassero a fare politica. Con idee sbagliate, talvolta, per\u00f2 non soltanto per il potere e il denaro. Oggi la mia impressione \u00e8 che il personale politico venga reclutato un po\u2019 a caso, ma che la motivazione fondamentale sia il denaro e il potere. Machiavelli, che era un grande, era un po\u2019 un birbante ma la politica la capiva, nel \u201cDell\u2019arte della guerra\u201d forse il suo vero capolavoro, fa parlare il Principe Fabrizio Colonna, grande condottiero della sua epoca, che comincia col dire che \u201cla cosa pi\u00f9 importante \u00e8 il reclutamento. Se io potessi avere un esercito fatto di cittadini che sono l\u00ec perch\u00e9 costretti da una preoccupazione per il bene comune, potrei fare un certo tipo di cose. Cosa volete che faccia con eserciti fatti di mercenari, ladri, assassini, vagabondi, gente che esercita il mestiere delle armi soltanto perch\u00e9 attratta dalla possibilit\u00e0 di fare rapine\u201d. Ecco, noi abbiamo il problema del reclutamento. Dove si recluta il personale della politica. Chi \u00e8 che forma? Una volta la Chiesa formava l\u2019\u00e9lite politica della Democrazia cristiana. Con la Fuci (Federazione universitaria cattolica italiana), con Papa Montini e Igino Righetti, si ebbe la migliore \u00e9lite cattolica italiana. Da l\u00ec sono venuti fuori Andreotti, Moro e tanti altri. Oggi i cattolici non hanno luoghi di formazione. O hanno paura della politica o fanno corsi di formazione politica che poi alla fine non lo sono, perch\u00e9 la politica si impara facendola. Il vero luogo di formazione \u00e8 il partito. I partiti non ci sono pi\u00f9, forse hanno meritato di morire perch\u00e9 erano corrotti. Per\u00f2 senza partiti la democrazia non pu\u00f2 funzionare e non c\u2019\u00e8 il luogo di formazione alla politica.<\/p>\n<p><strong>Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco I. Come sono stati e come sono cambiati i nostri politici durante questi tre papati?<\/strong><\/p>\n<p>Questi tre papati hanno un elemento in comune: sono tutti papati che hanno avuto una fortissima dimensione mondiale e l\u2019Italia ha smesso di essere il centro del mondo.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 nessuno di loro \u00e8 italiano?<\/strong><\/p>\n<p>Certo. E tutti e tre hanno una visione mondiale e non pensano che l\u2019Italia sia l\u2019ombelico del mondo e nemmeno della Chiesa cattolica. Tenga presente che oggi forse il 40 per cento dei cattolici vive in America Latina, in Europa e Stati Uniti. Forse un \u00a0\u00a0terzo vive in Africa, un sesto in Asia. Mentre in Africa e in Asia stiamo crescendo con ritmi straordinari, in Europa no. E l\u2019Europa diventa sempre pi\u00f9 piccola nel mondo. Allora \u00e8 normale che la Chiesa debba essere pi\u00f9 cattolica secondo la dimensione della totalit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Professore, vuol dire che il cattolicesimo \u00e8 una religione che appartiene ai poveri?<\/strong><\/p>\n<p>Anche. Perch\u00e9 certamente noi parliamo dei poveri. Non Ratzinger, ma Wojtyla e Bergoglio vengono da Paesi poveri. Hanno vissuto l\u2019umiliazione della povert\u00e0 dell\u2019oppressione, tutte le cose terribili che la povert\u00e0 porta con s\u00e9, delinquenza, fame, guerra civile, e portano dentro di s\u00e9 questo tipo di sensibilit\u00e0. Paolo VI fece una cosa straordinaria: lui che veniva da un mondo ricco, chiese di convertire la Chiesa ai poveri. Per\u00f2 lui rimaneva uno di noi, i suoi successori no. Wojtyla era espressione di un\u2019altra povert\u00e0, diversa da quella del mondo occidentale. Peggiore, ma comunque diversa. Bergoglio \u00e8 l\u2019espressione della povert\u00e0 del mondo occidentale. Ci guarda con gli occhi con cui ci guardano quelli dei Paesi pi\u00f9 poveri e che noi non vogliamo vedere.<\/p>\n<p><strong>Papa Bergoglio ha detto che dobbiamo accogliere tutti perch\u00e9 \u00e8 bene aprirsi agli altri. Quando lo ha detto c\u2019era un governo di sinistra che ha accolto di buon grado le sue parole e da l\u00ec sembra essere partito un flusso di accoglienza infinito e inarrestabile, in nome di questo bene e che forse in suo nome ne ha approfittato.<\/strong><\/p>\n<p>Davvero? Io ho l\u2019impressione che il messaggio del Papa sia stato deformato. Francesco ha anche detto che bisogna accogliere quelli che si \u00e8 in grado di integrare. Ha detto anche un\u2019altra cosa: se volete contenere l\u2019immigrazione dovete dare forza al diritto di non emigrare. Il diritto di non emigrare \u00e8 qualcosa a cui dai forza se tu sostieni con energia lo sviluppo, la formazione di posti di lavoro nei Paesi d\u2019origine dell\u2019emigrazione. Per la verit\u00e0 questo lo aveva detto anche Giovanni Paolo II. Questo era il tema del mio programma come vicepresidente della Commissione europea. Poi, al Parlamento europeo non gliene fregava niente di questo e si interessavano invece delle opinioni private sulla moralit\u00e0 o immoralit\u00e0 dell\u2019omosessualit\u00e0 e di immigrazione non si parl\u00f2 pi\u00f9. Tu non puoi avere una politica dell\u2019immigrazione ragionevole da sola. Cosa fai li ammazzi tutti? Li fai venire tutti? Che fai? La politica dell\u2019immigrazione ha senso solo dentro una politica di vicinato. Quando in Europa comandavano i democristiani veri, cio\u00e8 quando comandava Helmut Kohl, noi avevamo un progetto per questo. Nel 2000 \u00e8 stato fatto un Consiglio europeo e si deline\u00f2 un grande programma. Bisognava costruire una grande infrastruttura che andasse da Marrakech fino al Cairo ad abbattere le barriere doganali, per aiutare la transizione democratica in quei Paesi, in modo da poter investire con delle \u00e9lite politiche e locali capaci di poter gestire lo sviluppo. Poi, dopo and\u00f2 al potere un altro tipo di politici e tutte queste cose sono state dimenticate. In Europa si \u00e8 parlato di \u201cEuropa dei diritti\u201d senza capire che i diritti si concretizzano dentro ad un progetto, non da soli. Non abbiamo avuto una politica di vicinato, abbiamo lasciato che il Nord Africa decadesse, non abbiamo sostenuto lo sviluppo dei Paesi dell\u2019Africa Sud-Sahariana, e abbiamo creato tutte le condizioni per attivare enormi flussi migratori che non sappiamo come contenere.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 non ha potuto occuparsene Papa Benedetto XVI?<\/strong><\/p>\n<p>Perch\u00e9 abbiamo perso. Quando dico noi penso al grande movimento suscitato da Giovanni Paolo II, dal punto di vista spirituale e culturale, e a quello che un gruppo di politici attorno a Helmut Kohl ha fatto sull\u2019onda di quel grande movimento. Abbiamo fatto la difesa della Germania, abbiamo creato sistemi di economia funzionante nei Paesi distrutti dal comunismo, abbiamo creato Stati di diritto, abbiamo, in qualche modo, riunificato l\u2019Europa e poi siamo stati sconfitti. Il lavoro \u00e8 rimasto a met\u00e0. Volevamo un\u2019Europa politica e non l\u2019abbiamo avuta. Tutti parlano contro l\u2019Europa, ma l\u2019Europa non esiste. L\u2019Europa \u00e8 un palazzo bellissimo senza il tetto. \u00c8 ovvio che quando le cose vanno male ci piove dentro e tutto va in rovina. Non ha poteri reali. L\u2019accusano di imporre, ma non impone niente, perch\u00e9 non ha alcun potere reale. Bisognerebbe completare il progetto europeo. I popoli sono rimasti senza sovranit\u00e0. Il popolo italiano \u00e8 troppo piccolo per essere sovrano, circondato da realt\u00e0 molto pi\u00f9 potenti: la Cina, l\u2019India, gli Stati Uniti, la Russia. Da soli non siamo sovrani. La sovranit\u00e0 europea non \u00e8 nata. Allora in Europa dominano le burocrazie che sono il risultato della morte della politica.<\/p>\n<p><strong>E questo nuovo connubio Francia e Germania siglato ad Aquisgrana il 22 gennaio scorso?<\/strong><\/p>\n<p>Speriamo che funzioni. Ne dubito. Secondo me ci vorrebbe una spinta culturale, prima ancora che politica, molto pi\u00f9 forte. Vedo invece che tutti hanno paura della globalizzazione e si accaniscono contro l\u2019Europa, senza capire che l\u2019Europa \u00e8 la difesa dalla globalizzazione, non \u00e8 la causa dei problemi della globalizzazione, altrimenti la governeranno gli altri. Il mondo di domani verr\u00e0 governato da grandi aggregazioni di potere. Gli Stati Uniti ci saranno sicuramente, magari non saranno soli come sono stati per un lungo periodo. Forse ci sar\u00e0 la Russia, io ho qualche dubbio ma \u00e8 probabile. Sicuramente ci sar\u00e0 la Cina e l\u2019India, forse il Brasile. Nessun Paese europeo da solo ci sar\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Il mondo arabo? Anche i musulmani sono una preoccupazione diffusa in Europa e nel nostro Paese.<\/strong><\/p>\n<p>I musulmani non sono un problema, il problema sono i cristiani. Se i cristiani avessero valori forti, se credessero in s\u00e9 stessi, se amassero l\u2019Italia, se amassero l\u2019Europa, sarebbe tutto diverso. Se noi italiani avessimo una cultura e non avessimo un odio per la nostra cultura, l\u2019odio dell\u2019Italia per s\u00e9 stessa, non avremmo paura di qualche milione di musulmani che arrivano in Europa e sapremmo fare una cosa che loro accetterebbero volentieri: gli daremmo delle regole. Diremmo queste sono le nostre regole. Se volete stare qui dovete accettarle e non ne faremmo arrivare cos\u00ec tanti, perch\u00e9 attiveremmo politiche di vicinato, le quali consentirebbero a quella gente di trovare un lavoro al paese loro. Perch\u00e9 pensiamo che sia divertente lasciare la propria casa, la propria lingua, il proprio Paese, la propria cultura e trapiantarsi in un mondo totalmente diverso, magari arrivando con una barca e rischiando la pelle nelle acque del Mediterraneo? Se lo fanno \u00e8 perch\u00e9 sono sotto una spinta potentissima che noi potremmo allentare e cresceremmo anche noi economicamente, perch\u00e9 se crescono questi Paesi cresce anche l\u2019Italia. Verrebbero a comprare da noi la conoscenza, il know-how, le tecnologie avanzate di cui hanno bisogno per crescere. Gli Stati Uniti ebbero un gesto di intelligente generosit\u00e0: ci prestarono un sacco di soldi per ricostruire la nostra economia. Noi ci siamo rimessi in piedi, siamo cresciuti. Cos\u00ec siamo diventati grandi clienti degli Stati Uniti e gli Stati Uniti hanno avuto un boom economico, perch\u00e9 noi con i soldi degli americani abbiamo rimesso in piedi le nostre industrie e abbiamo cominciato a comprare prodotti americani.<\/p>\n<p><strong>Professore, so che ha confidato ad Arafat quella frase sturziana che ha detto ai democratici cristiani.<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec. Che il mondo arabo ha una forma di ossessione e che nulla potr\u00e0 essere fatto fin quando non avremo rimediato all\u2019ingiustizia commessa contro il popolo palestinese. Questo li ha bloccati per settant\u2019anni. Quello che \u00e8 successo in Palestina nel 1948 sar\u00e0 stata un\u2019ingiustizia. Gli arabi hanno avuto molte colpe, ma comunque \u00e8 successo. Immaginate cosa sarebbe l\u2019Italia oggi se De Gasperi avesse fatto dei grandi campi di profughi al confine con la Jugoslavia e avesse detto che nessun problema dell\u2019Italia si poteva risolvere prima di avere rimediato all\u2019ingiustizia storica dell\u2019annessione alla Jugoslavia dell\u2019Istria e della Dalmazia. Dove saremmo? Avremmo fatto una mezza dozzina di guerre con la Jugoslavia, avremmo fatto da detonatore per una possibile Terza guerra mondiale e i profughi istriani invece di essere pacificamente inseriti e con grande successo perlopi\u00f9 dell\u2019economia italiana, morirebbero di fame.<\/p>\n<p><strong>Cosa ha detto Arafat?<\/strong><\/p>\n<p>Che forse avevo ragione, ma che ormai era troppo tardi.<\/p>\n<p><strong>La nostra societ\u00e0 sembra essere impazzita. Nessuno ha pi\u00f9 rispetto per l\u2019altro, per le regole, per l\u2019autorevolezza della conoscenza, per i valori dei nostri avi. Sembra che pi\u00f9 scorra il tempo pi\u00f9 ci stiamo abbrutendo, non abbiamo molti esempi positivi, dove stiamo andando?<\/strong><\/p>\n<p>Diceva Norberto Bobbio che il pi\u00f9 grande nemico della democrazia \u00e8 l\u2019eccesso di democrazia. Perch\u00e9 la democrazia \u00e8 il miglior metodo per gestire una comunit\u00e0 politica. Tutti paghiamo le tasse, tutti corriamo i rischi di possibili guerre, cos\u00ec abbiamo il diritto di dire la nostra. Ma l\u2019idea di \u201cdemocratizzare\u201d la societ\u00e0 \u00e8 un\u2019idea stupida perch\u00e9 ci sono ambiti che non possono essere retti con metodo democratico. L\u2019universit\u00e0 per esempio, \u00e8 una democrazia ristretta. A sapere chi dei giovani merita di diventare dottore e chi no sono quelli che fanno i professori universitari. A sapere chi possono diventare professori ordinari possono essere quelli che sono gi\u00e0 professori ordinari. Certo, a volte, fanno un uso vergognoso di questo privilegio, allora verrebbero richiamati, ma mai accettando il principio che chiunque pu\u00f2 ficcare il naso. Adesso abbiamo dei giudici, dei pretori che pretendono di saperne pi\u00f9 della comunit\u00e0 scientifica internazionale sulla Xylella fastidiosa in Puglia, provocando gravi danni all\u2019economia pugliese, perch\u00e9 hanno ritardato l\u2019applicazione di misure che tutta la comunit\u00e0 scientifica unanimemente raccomandava. Adesso abbiamo qualche giudice che pretende di saperne pi\u00f9 dei medici per quello che riguarda la tutela della salute e cerca di imporre delle terapie che tutta la comunit\u00e0 scientifica unanimemente condanna. Pu\u00f2 sbagliare tutta la comunit\u00e0 scientifica? Certo che pu\u00f2 sbagliare. Ogni tanto qualche scienziato rivoluzionario scopre e afferma qualche teoria che manda in pensione buona parte del sapere precedente. Ma di nuovo, a giudicare su di lui, possono essere soltanto i competenti, non si fanno i referendum sulle scoperte scientifiche. Invece adesso s\u00ec. Perch\u00e9 \u00e8 caduta l\u2019autorit\u00e0 della verit\u00e0. Benedetto XVI aveva messo in guardia contro il relativismo morale. Io, una volta gli ho detto che pi\u00f9 pericoloso del relativismo morale \u00e8 il relativismo cognitivo. Non che si affermano verit\u00e0 diverse sulla morale, non solo, ormai si affermano \u201cverit\u00e0\u201d non provate, senza l\u2019onere della dimostrazione, negli ambiti pi\u00f9 diversi. \u00c8 stato divertente un episodio: c\u2019era Padoan in tiv\u00f9. Si pu\u00f2 pensare ci\u00f2 che si vuole di Padoan come politico, ma come tecnico sa quello che dice. C\u2019era una giovane esponente del governo attuale che lo contraddiceva sistematicamente e Padoan aveva difficolt\u00e0 a rispondere perch\u00e9 se una come la signora non ha le basi minime di competenza per capire un ragionamento di economia per rispondere, bisognerebbe cominciare a parlare come si fa con uno studente di primo anno di universit\u00e0, ma non puoi permetterti nel poco tempo televisivo a disposizione di fare un corso universitario per spiegarle l\u2019abc dell\u2019economia e davanti al popolo l\u2019incompetente spesso sembra pi\u00f9 convincente del competente. Leonardo Sciascia ha scritto un libro bellissimo, il suo vero capolavoro secondo me, \u201cIl Consiglio d\u2019Egitto\u201d, che racconta una storia vera: alla fine del secolo XVIII una nave saracena naufraga vicino a Palermo e a bordo c\u2019\u00e8 un ambasciatore inviato dal re di Tunisi al re di Francia e il vicer\u00e9 di Palermo lo accoglie. Ma nessuno conosce l\u2019arabo. Allora, trovano un prete maltese, Don Vella che non conosce l\u2019arabo ma sa il dialetto maltese che con l\u2019arabo sono parenti e quindi un poco s\u2019intende con l\u2019ambasciatore, lo accompagna, gli fa da chaperon. Quando l\u2019ambasciatore riparte, regala a Don Vella un libro. Dopo un po\u2019 il prete dice che quel libro \u00e8 una copia delle originarie costituzioni del Regno di Sicilia. C\u2019era il vicer\u00e9 Caracciolo che tentava una grande riforma, abbattendo il potere dei baroni e dando tutto il potere alla corona, e si appoggiava all\u2019idea che le antiche leggi di Sicilia erano quelle di una monarchia assoluta: il re era tutto e i baroni erano niente. Invece, dal libro di Don Vella risultava che il re era un primus inter pares, non ha il diritto di togliere ai baroni le loro prerogative. Tutta la nobilt\u00e0 siciliana \u00e8 compatta intorno a Don Vella. Allora Caracciolo, che ha fiutato l\u2019imbroglio, fa venire uno studioso tedesco che sa l\u2019arabo e fanno il confronto aperto davanti al popolo palermitano. E lo fanno aprendo a caso il libro e chiedendo di tradurre una pagina a caso all\u2019uno e all\u2019altro. Don Vella preciso ripete perch\u00e9 ha imparato tutto a memoria. Il tedesco capisce che in realt\u00e0 quella \u00e8 una normale copia del Corano e come fanno tutti quelli che leggono un libro straniero per la prima volta ogni tanto s\u2019intoppano, si correggono, cos\u00ec il popolo decreta il trionfo di Don Vella. Se si pensa di poter giudicare senza studio finisce sempre cos\u00ec. Nella nostra societ\u00e0 siamo entrati in una fase regressiva.<\/p>\n<p><strong>Ciclicamente si giunge a situazioni di decadenza sociale e culturale come queste, da cui si viene fuori con guerre o pestilenze.<\/strong><\/p>\n<p>Vedremo. Nell\u2019immediato \u00e8 il compito dei benedettini mantenere almeno in alcune realt\u00e0, magari limitate, la grande cultura che adesso viene abbandonata e quindi il metodo scientifico. Quindi l\u2019abitudine a giudicare secondo la logica, ad accertare la verit\u00e0 dei fatti prima di arrivare a delle facili conclusioni, il metodo critico. Ne avremo inevitabilmente bisogno.<\/p>\n<p><strong>Siamo in pace da oltre settant\u2019anni. Ci si annoia della pace?<\/strong><\/p>\n<p>Quando ci si dimentica quanto \u00e8 terribile la guerra allora ci si annoia della pace. Questa nuova realt\u00e0 comincia in Europa quando va al potere una generazione che non si ricorda quanto \u00e8 brutta la guerra.<\/p>\n<p><strong>@vanessaseffer<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"col-lg-3 col-sm-12 sidebar\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cNostalgia canaglia\u201d, per dirla come un autore caro agli italiani almeno quanto la Democrazia cristiana. 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