{"id":3065,"date":"2019-03-09T13:14:47","date_gmt":"2019-03-09T13:14:47","guid":{"rendered":"http:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/?p=3065"},"modified":"2019-04-10T13:15:44","modified_gmt":"2019-04-10T13:15:44","slug":"la-schiavitu-in-mauritania-parla-biram-dah-abeid","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/?p=3065","title":{"rendered":"La schiavit\u00f9 in Mauritania: parla Biram Dah Abeid"},"content":{"rendered":"<div class=\"col-lg-9 col-sm-12 interna\">\n<h1 class=\"post-title\"><\/h1>\n<div class=\"post-meta\"><\/div>\n<div class=\"post-content\"><img decoding=\"async\" class=\"pull-left featured-image-post\" src=\"http:\/\/www.opinione.it\/media\/3887897\/time-100-2017-biram-dah-abeid.jpg?crop=0.1210049658021982,0.037749705723884863,0.034243386144720049,0.028803025467325809&amp;cropmode=percentage&amp;width=370&amp;height=272\" alt=\"La schiavit\u00f9 in Mauritania: parla Biram Dah Abeid \" \/>Biram Dah Abeid ha un volto sorridente, uno sguardo deciso e una forza incrollabile. Con lui, in questo progetto di ricostruzione del suo Paese, la Mauritania, per sradicare l\u2019analfabetismo, causa principale della schiavit\u00f9 di un terzo della popolazione del Paese, la sua affettuosa moglie Leila, che contrariamente alle abitudini e alle usanze mauritane, lui porta con s\u00e9 nelle occasioni pubbliche, nei viaggi, nei suoi incontri con la gente. Leila ha la fortuna di avere accanto a s\u00e9 un marito che le consente di rappresentare le ingiustizie del suo Paese, pieno di privazioni e con un atteggiamento ben definito nei confronti della donna, parlando lei stessa con loro, con i bambini, ma anche con gli uomini, perch\u00e9 con il suo esempio il lavoro del marito sia pi\u00f9 efficace. Una leggenda arabo-berbera del XII secolo ha raggirato il loro popolo e lo ha soggiogato con la paura di andare all\u2019inferno se non avessero servito i loro padroni: \u201cNella notte dei tempi due musulmani andarono nel deserto portando con loro il Corano. Inizi\u00f2 a piovere molto forte. Uno dei due strinse forte al petto il libro sacro per proteggerlo. L\u2019altro, l\u2019empio, prese il libro sacro e si protesse la testa con quello, ma la pioggia lo scolor\u00ec. Il libro sacro cominci\u00f2 a perdere l\u2019inchiostro e quell\u2019uomo divent\u00f2 nero. L\u2019altro invece essendo pi\u00f9 santo rimase bianco poich\u00e9 aveva protetto il libro, nascondendolo dall\u2019acqua, salvando la parola sacra\u201d. Nasce cos\u00ec il mito che i neri per andare in paradiso devono servire i bianchi, altrimenti andranno all\u2019inferno. Questa \u00e8 la catena mentale che li attanaglia, figlia dell\u2019ignoranza. La missione di Biram sin da quando era molto giovane \u00e8 di rendere gli schiavi isolati dalla loro condizione di analfabetismo, povert\u00e0 e mancanza di assistenza, consapevoli della possibilit\u00e0 di una vita libera dalla servit\u00f9. Suo avversario in questo durissimo percorso \u00e8 Mohamed Ould Abdel Aziz, il generale che con un colpo di stato ha assunto la Presidenza del Paese dal 2008, che \u00e8 appoggiato dalla l\u2019\u00e9lite arabo-berbera che schiavizza un terzo della popolazione mauritana. Biram Abeid viene da questi definito \u201ccolui che divide\u201d, perch\u00e9 insegna con il suo operato ai mauritani un altro punto di vista che li separa dal loro padrone.<\/p>\n<p>L\u2019intervista che mi ha concesso Biram Abeid, si \u00e8 tenuta a Roma nello studio dell\u2019avvocato Alessandro Gioia, che si occupa di diritti umani e che segue la causa della Mauritania da molti anni. Si sono conosciuti durante un viaggio in Senegal, in occasione di una visita a Dakar, da allora l\u2019avvocato Gioia \u00e8 uno dei riferimenti italiani del presidente Abeid.<\/p>\n<p><strong>Sua nonna era una schiava, invece suo padre \u00e8 nato libero. Come mai?<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec. La religione dice che se la madre \u00e8 schiava il figlio nasce schiavo, ma io non lo accetto. Il padrone della nonna paterna era molto malato, cos\u00ec chiese al Marab\u00f9, la figura religiosa musulmana pi\u00f9 alta della comunit\u00e0, cosa potesse fare per guarire. Lui gli consigli\u00f2 di fare un\u2019offerta a Dio, un sacrificio per riscattare la sua salute: doveva liberare uno schiavo se avesse voluto guarire. Avrebbe dovuto liberare mia nonna, invece il suo padrone ha deciso di rendere libero il bambino che aveva in grembo, mio padre, che quindi \u00e8 nato libero. Mentre mia nonna \u00e8 rimasta schiava fino alla sua morte. Mio padre a vent\u2019anni ha sposato una schiava e da lei ha avuto due figli, un maschio e una femmina. Il padrone della prima moglie di mio padre ha venduto la prima moglie di mio padre e i suoi due primi figli, un maschio e una femmina. Per questo mio padre non si \u00e8 mai dato pace e per questo pi\u00f9 avanti ha deciso di non rifarsi una vita con una schiava ma con una donna libera. Cos\u00ec pi\u00f9 avanti ha sposato mia madre, che \u00e8 morta nel 2004. La prima moglie e il figlio maschio sono morti e la mia prima sorella l\u2019abbiamo ritrovata. Mio padre \u00e8 stato molto male per ci\u00f2 che \u00e8 successo.<\/p>\n<p><strong>Dove ha studiato presidente?<\/strong><\/p>\n<p>Le prime scuole le ho fatte nel villaggio dove sono cresciuto. Io non conosco con esattezza l\u2019anno della mia nascita perch\u00e9 non sono nato in ospedale o in casa, eravamo nomadi.<\/p>\n<p><strong>Suo padre ha voluto che lei studiasse perch\u00e9 potesse combattere la schiavit\u00f9 nel suo Paese con la cultura, con la conoscenza e non con atti di forza. Ma lei \u00e8 stato l\u2019unico fra i suoi fratelli e le sue sorelle ad avere questa opportunit\u00e0. Come mai?<\/strong><\/p>\n<p>Mio padre ha avuto con mia madre altri dodici figli, io sono l\u2019undicesimo. Quando avevo 8 anni mio padre mi ha mandato a scuola. I miei altri due fratelli maschi, pi\u00f9 grandi di me, avevano una grave malattia agli occhi e non hanno potuto studiare. Alle figlie femmine non era concessa l\u2019istruzione.<\/p>\n<p><strong>Quella \u00e8 un\u2019altra guerra da combattere.<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec, nella nostra societ\u00e0, nella nostra epoca, una famiglia non esiste se solo composta da donne. Questo cinquant\u2019anni fa, ma anche adesso.<\/p>\n<p><strong>Mi racconta il passaggio che ha fatto scattare in lei il bisogno di annientare la schiavit\u00f9 in Mauritania?<\/strong><\/p>\n<p>Un fatto preciso ha lasciato un segno profondo dentro di me, \u00e8 accaduto quando ero piccolo: uno schiavo che viveva col suo padrone vicino casa nostra \u00e8 venuto a rifugiarsi da noi per un po\u2019, per mangiare qualcosa e poi per riposarsi, aveva molta fame e mia madre lo ha accolto. Ad un certo punto \u00e8 arrivato il suo padrone ed ha iniziato a bastonarlo perch\u00e9 aveva lasciato il lavoro. Ho chiesto a mia mamma come mai quell\u2019uomo neppure provava a difendersi, lui era molto pi\u00f9 alto e grosso dell\u2019uomo che lo stava percuotendo. Mia madre mi disse che questa persona aveva le catene nella sua testa, che era bloccato psicologicamente e non conosceva un altro tipo di vita. Io dissi a mia madre che non le vedevo e lei mi fece segno indicandomi la sua testa. Erano l\u00ec dentro le sue catene.<\/p>\n<p><strong>Quindi \u00e8 stato questo l\u2019elemento scatenante per cui ha deciso di occuparsi del suo Paese e del grave problema che lo affligge, che lo mantiene in uno stato di arretratezza sociale e culturale?<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec, quando ho saputo questa cosa da mia madre, ho capito che questa era anche la storia della nostra famiglia. Gli uomini religiosi da noi insegnano questo e se gli schiavi non assecondano questi insegnamenti sono convinti di andare all\u2019inferno, per questo si sottomettono. Mio padre in seguito mi disse che mi aveva dato la possibilit\u00e0 di andare a scuola perch\u00e9 potessi essere una persona veramente libera e in grado di aiutare e combattere ogni tipo di ignoranza. Lui ha provato a combattere la schiavit\u00f9 con la forza, non ha potuto con l\u2019istruzione.<\/p>\n<p><strong>Chi sono i marab\u00f9?<\/strong><\/p>\n<p>Nella nostra religione musulmana abbiamo queste figure sacerdotali che chiamiamo marab\u00f9 da cui \u00e8 andata mia madre per sapere se avesse partorito un figlio maschio. Lui le diceva sempre di si, perch\u00e9 mia madre gli portava delle offerte, capretti, del grano, animali che avevamo. Ma mia madre partoriva sempre una o due figlie femmine gemelle. Io sono arrivato come penultimo figlio. E dopo di me un\u2019altra femmina. Mia madre non mi chiama per nome, mi chiama \u201cgli occhi dei miei figli\u201d perch\u00e9 i miei altri due fratelli maggiori non vedono e io invece si e per questo potevo andare a scuola. Mandare a scuola le figlie femmine era impossibile, non era ben visto.<\/p>\n<p><strong>Dopo gli studi \u00e8 divenuto attivo nell\u2019associazione antischiavista Sos Esclaves, ma poi ha lasciato i suoi compagni per costituire l\u2019Ira, Iniziativa per la Rinascita del Movimento Abolizionista, nel 2008. Come mai?<\/strong><\/p>\n<p>Non sono rimasto in Sos Esclaves perch\u00e9 essendo una piccola organizzazione, il modo di comunicare era circoscritto ad una \u00e9lite, come le azioni e i comunicati stampa sono elitari, e indirizzati solo al governo. Invece bisogna attaccare il potere religioso che ha legittimato e sacralizzato la schiavit\u00f9. Mohamed, lo schiavo che venne picchiato in casa mia dal suo padrone quando ero piccolo, aveva paura non del potere del governo ma dell\u2019autorit\u00e0 religiosa che diceva che sarebbe andato all\u2019inferno se non avesse servito a vita il suo padrone. Cos\u00ec al presidente di Sos Esclaves, Boubacar, ho proposto di non rimanere un movimento elitario ma civico, per affrontare il vero problema e per far conoscere questa situazione portando alla conoscenza del mondo i fatti come sono nella realt\u00e0. Boubacar non se l\u2019\u00e8 sentita perch\u00e9 troppo pericoloso, cos\u00ec ho lasciato quel movimento per costituirne un altro in grado di mettere a conoscenza il mondo di quanto succede veramente nel nostro Paese e perch\u00e9. Cos\u00ec ho fondato l\u2019Ira.<\/p>\n<p><strong>In occasione della vostra prima manifestazione come Ira lei viene arrestato per la prima volta.<\/strong><\/p>\n<p>La prima manifestazione popolare l\u2019abbiamo fatta il 13 dicembre 2010, eravamo circa 80 persone. Ci hanno arrestati lo stesso giorno e torturati per una decina di giorni. Il sei gennaio mi hanno giudicato e condannato ad un anno di prigione. Un noto politico italiano, Marco Pannella, con i suoi compagni di partito, \u00e8 venuto in Mauritania per sostenermi. \u00c8 venuto a trovarmi in prigione e poi \u00e8 andato dal Presidente Aziz per dire che non era giusto tenermi in prigione. Mentre ero agli arresti Pannella \u00e8 venuto a trovarmi accompagnato dal Procuratore generale della Corte Suprema che rappresentava lo Stato, e io dissi a questo procuratore che era un bugiardo, che mi stavano accusando di cose false. Marco cercava di calmarci, ma io ero veramente arrabbiato. Gli ho detto che il presidente lo aveva mandato da me per dirmi che avevo commesso un crimine inesistente per il quale mi avevano incarcerato, ma loro avevano mentito a tutti, anche a Marco. Pannella era un uomo molto intelligente, ricevevo in carcere i suoi messaggi, sapevo che voleva che uscissi dal carcere prima possibile. Ho capito che Marco aveva discusso animatamente con il Presidente Aziz e che gli aveva chiesto la grazia per me. Ma io non volevo la grazia, l\u2019ho scritto dalla prigione, perch\u00e9 non ero io il criminale ma lui, Aziz. La stampa ha riportato questa notizia, ma quando sono uscito mesi dopo hanno fatto passare questa mia liberazione come una grazia presidenziale. Il giorno dopo della mia liberazione ho ricevuto un biglietto aereo omaggio da parte di Marco che mi invitava al Congresso del suo partito.<\/p>\n<p><strong>Le accuse contro di lei non sono mai state circostanziate. Lei ha sub\u00ecto molti momenti di tortura, sia fisica che psicologica. Ci racconta qualche particolare?<\/strong><\/p>\n<p>Sono stati tutti attentati del potere, che volevano fare desistere me e i miei compagni, per non dare valore al nostro operato, volevano assolutamente screditarci. Ho sub\u00ecto torture sia fisiche che psicologiche. Per esempio, durante il mio primo arresto, sono stato tre giorni senza abiti, direttamente per terra, senza toilette, senza potermi lavare, con altri detenuti che facevano pip\u00ec e defecavano tutto intorno l\u00ec per terra. Avevo la testa incrostata di sangue per i colpi che avevo ricevuto, cos\u00ec pure le gambe, non riuscivo a stare seduto e per terra era freddo. \u00c8 stata dura.<\/p>\n<p><strong>Le davano da mangiare?<\/strong><\/p>\n<p>Non era facile mangiare quel poco che davano, perch\u00e9 con quell\u2019odore nauseabondo e con quel dolore non hai voglia di mangiare. C\u2019era puzza di tutto, facevano pip\u00ec accanto a te perch\u00e9 la polizia non faceva uscire mai nessuno da quella stanza.<\/p>\n<p><strong>Poi cosa \u00e8 successo?<\/strong><\/p>\n<p>Dopo sono stato spostato e isolato, ma non ricevevo informazioni sulla mia famiglia e sui miei amici. Il capo della polizia mi ha detto che tutti i miei compagni avevano firmato contro di me e che ero rimasto solo perch\u00e9 loro erano stato liberati. Quando hanno visto che stavo resistendo mi hanno detto che pure mia moglie aveva scritto contro di me, e che ormai tutto il mondo era contro di me. Sono rimasto cos\u00ec per sette giorni, con mille dubbi e ho pensato che avendo parlato con il capo della polizia, mi stesse dicendo la verit\u00e0. Solo la faccenda di mia moglie non mi sembrava possibile, a questo non ho proprio creduto. Il settimo giorno, prima di andare in tribunale, che comincia a lavorare alle 8 di mattina e finisce alle 15, hanno aspettato fino alla chiusura per spostarmi e farmi entrare per processarmi. Cos\u00ec ho capito che le cose che mi avevano detto non erano vere, perch\u00e9 se il popolo non fosse stato con me mi avrebbero preso alle 8 di mattina per andare in tribunale. Invece mi hanno portato l\u00ec quando l\u2019orario di apertura al pubblico era finito, cio\u00e8 alle 15, mi hanno messo su una macchina. Ho capito che la gente era ancora con me, che non volevano farmi vedere da nessuno e che in realt\u00e0 loro avevano paura di quanto poteva succedere per agire cos\u00ec. C\u2019erano altre macchine oltre alla mia e una davanti alla mia era uguale a quella dove stavo io. Ho capito che su quella c\u2019erano i miei compagni, che erano stati arrestati con me e che non mi avevano mai lasciato. In quel momento ho dimenticato tutte le sofferenze e le torture sub\u00ecte, perch\u00e9 la gente era con me (<strong>fine prima parte<\/strong>).<\/p>\n<p><strong>@vanessaseffer<\/strong><\/p>\n<p>Da L&#8217;Opinione<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"col-lg-3 col-sm-12 sidebar\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Biram Dah Abeid ha un volto sorridente, uno sguardo deciso e una forza incrollabile. Con lui, in questo progetto di ricostruzione del suo Paese, la Mauritania, per sradicare l\u2019analfabetismo, causa principale della schiavit\u00f9 di un terzo della popolazione del Paese, la sua affettuosa moglie Leila, che contrariamente alle abitudini e alle usanze mauritane, lui porta &hellip; <a href=\"https:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/?p=3065\" class=\"more-link\">Continua la lettura di <span class=\"screen-reader-text\">La schiavit\u00f9 in Mauritania: parla Biram Dah Abeid<\/span> <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-3065","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-rassegna-stampa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3065","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3065"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3065\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3066,"href":"https:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3065\/revisions\/3066"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3065"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3065"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3065"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}