{"id":649,"date":"2012-08-12T15:38:15","date_gmt":"2012-08-12T15:38:15","guid":{"rendered":"http:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/?p=649"},"modified":"2012-08-12T15:38:22","modified_gmt":"2012-08-12T15:38:22","slug":"la-distribuzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilvaloredellepiccolecose.it\/?p=649","title":{"rendered":"La distribuzione"},"content":{"rendered":"<h1><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" title=\"La_distribuzione (www.italian.alibaba.com)\" src=\"http:\/\/www.controcampus.it\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/La_distribuzione-www.italian.alibaba.com_-223x300.jpg\" alt=\"La distribuzione\" width=\"223\" height=\"300\" \/><\/h1>\n<p>La distribuzione<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ogni essere umano \u00e8 sempre <strong>psicologicamente<\/strong> legato a quello che crea, specialmente quando crede che un particolare prodotto sia il risultato di una propria autonoma realizzazione.<\/p>\n<p>Anzi, direi che nella maggioranza dei casi si crede di essere noi, nella nostra solitudine intellettiva, gli artefici di qualcosa di <strong>straordinario<\/strong>, anche quando questa sensazione \u00e8 fortemente smentita dai fatti concreti. Siamo spesso convinti di agire ad un livello tale di originalit\u00e0 nelle nostre azioni e pensieri da percepire la nostra esistenza come frutto di una intoccabile <strong>esclusivit\u00e0<\/strong>, andando cos\u00ec incontro all\u2019idea di essere soli, persino incompresi.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, ogni forma di <strong><em>sapere<\/em><\/strong>, <strong><em>evoluzione<\/em><\/strong> ed <strong><em>insegnamento<\/em><\/strong> \u00e8 tale solo nel momento in cui si presenta alto, per non dire altissimo, il suo livello di <strong>distribuzione<\/strong>, di diffusione culturale, dunque di partecipazione sociale al contenuto espresso.<\/p>\n<p>Senza questa dimensione, il <strong>sapere<\/strong> e la <strong>conoscenza<\/strong> restano una semplice presunzione autoerotica con la quale l\u2019individuo alfabetizzato si provoca sentimenti onanistici che allontano dal suo ragionamento tutti i lettori che, sia pur armati di buone intenzioni, <strong>abbandonano<\/strong> il compito della lettura.<\/p>\n<p>Dire che in questa <strong>Nazione<\/strong> non si legge, con la presenza di molti pi\u00f9 libri che lettori, addossando la colpa a coloro che sembra non vogliano <strong>leggere<\/strong>, \u00e8 semplicistico e, secondo me, decisamente lontano da una coscienza culturale onesta.<\/p>\n<p>In altri termini, voglio dire che la mente umana fonda il proprio pensiero e la sua relativa evoluzione proprio in quelle azioni <strong>socio-culturali<\/strong> che si traducono in costante e continua solidariet\u00e0 umana, rivolta a tutti e per tutti.<\/p>\n<p>Il primo atto di solidariet\u00e0 fra esseri umani, ancora prima di occuparsi del significato che sta dietro tale atto, \u00e8 appunto quello della <strong>vicinanza<\/strong> empatica, che \u00e8 il risultato di un insieme di sensazioni positive o negative che tale rapporto pu\u00f2 suscitare. Questo tipo di <strong>relazione<\/strong> \u00e8 presente anche durante la lettura, quando l\u2019autore riesce ad entrare in contatto con la dimensione pi\u00f9 intima e profonda dei lettori e pi\u00f9 tale dimensione si fonda su elementi <strong>universali<\/strong> e compartecipati, tanto pi\u00f9 il proprio scrivere giunger\u00e0 ad un maggior numero di menti.<\/p>\n<p>Proprio in questa relazione <strong>empatica<\/strong> risiede il concetto di distribuzione del sapere, che non ha nulla a che vedere con la distribuzione dei testi nelle librerie o negli autogrill da parte delle agenzie specializzate in questo mestiere. In effetti, parlo di un altro tipo di <strong>distribuzione<\/strong>, molto pi\u00f9 vincolante per gli esseri umani, perch\u00e9 possiede la <strong>capacit\u00e0<\/strong>, a lungo andare, di cambiare molti <strong>atteggiamenti<\/strong> mentali e comportamentali.<\/p>\n<p>Per raggiungere quest\u2019ultimo obiettivo \u00e8 per\u00f2 necessaria la presenza di autori che siano consapevoli di un fattore primario della comunicazione: l\u2019<strong>umilt\u00e0<\/strong>, ossia la presenza in chi scrive di uno stile di vita secondo cui \u00e8 possibile imparare da tutti e in qualsiasi situazione, senza sentirsi mai giunti alla meta finale del sapere universale. Solo in questo caso penso si possa <strong>affermare<\/strong> di essere in presenza di un autore serio intellettualmente ed eticamente, altrimenti qualsiasi altra motivazione sottesa allo scrivere non risulterebbe funzionale allo scopo: il <strong>cambiamento<\/strong> delle cose, dello status quo.<\/p>\n<p>Questo non <strong>accade<\/strong> sempre, anzi, mi sembra che accada molto di rado. E faccio riferimento alle molte discussioni presenti in internet, nei social forum, oppure su fb. In molti dialoghi <strong>intellettualmente<\/strong> interessanti, resto fuori dalla discussione perch\u00e9 ho la sensazione di scrivere per persone che hanno gi\u00e0 deciso di non ascoltare, nonostante il mio tentativo di essere il pi\u00f9 <strong>chiaro<\/strong> possibile.<\/p>\n<p>In sostanza, non possiamo <strong>lamentarci<\/strong> troppo di questo dilagante analfabetismo di ritorno perch\u00e9 siamo stati noi che abbiamo abituato i nostri lettori a mantenere un rapporto con le idee scritte sui testi, oppure saggiamente ripetute al bar, assai lontano dallo <strong>stile<\/strong> di vita dell\u2019autore. In effetti, sono gli interlocutori che stabiliscono quanto un <strong>individuo<\/strong> possa essere esperto in quello che afferma e scrive, attribuendogli \u201cil diritto di cittadinanza\u201d presso la loro mente.<\/p>\n<p>Ma se non cambiano le <strong>menti<\/strong> del lettore e dell\u2019autore, perch\u00e9 quest\u2019ultimo diventi il primo ed il secondo il primo, le cose sono destinate, sempre secondo la mia opinione, a non trovare una via d\u2019uscita educativa che sia <strong>soddisfacente<\/strong>.<\/p>\n<p>Purtroppo, lo stesso problema si pone a <strong>scuola<\/strong>, specialmente all\u2019Universit\u00e0, all\u2019interno della quale sono molti i colleghi e i giovani che si fanno la <strong>guerra<\/strong> con lo scopo di affermare, un giorno e se accadr\u00e0, di essere loro i vincitori di questa ridicola guerra di <strong>parole<\/strong> e <strong>comprensione<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fonte foto: www.italian.alibaba.com<\/p>\n<div><a title=\"Articoli scritti da: Alessandro Bertirotti\" href=\"http:\/\/www.controcampus.it\/author\/aleber\/\" rel=\"author\">Alessandro Bertirotti<\/a><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La distribuzione &nbsp; &nbsp; Ogni essere umano \u00e8 sempre psicologicamente legato a quello che crea, specialmente quando crede che un particolare prodotto sia il risultato di una propria autonoma realizzazione. 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