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Set 06

Avvocatura cumanna, di Riccardo Cappello

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Non siamo nella Palermo degli anni ’60 e ’70 ma al Consiglio dei Ministri del 29.08.2014. Non è il boss a comandare ma l’ordine forense. Non è il picciotto ad eseguire ma il governo. L’ordine non si trasmette col “pizzino” ma a mezzo stampa. Così, Sul Sole24Ore del 16.07.2011 il Cnf “suggerisce” di riformare il processo civile attraverso “un sistema di risoluzione delle controversie attraverso una negoziazione con la presenza dell’avvocato che può autenticare l’accordo e l’identità delle parti” e “forme di collaborazione dell’avvocatura allo smaltimento dell’arretrato. Un sistema secondo cui gli avvocati scelti dal Consiglio dell’Ordine potrebbero assumere l’incarico di definire una parte del carico pendente”. Il decreto, non solo ricopia pedissequamente il dettato dell’ordine, ma concede, addirittura, qualcosa in più: il monitoraggio delle procedure di negoziazione assistita. Infatti nella mediazione, obbligatoria prima di adire il giudice ordinario, le parti devono essere assistite da un iscritto allo stesso albo, al quale è anche iscritto il conciliatore. Per smaltire l’arretrato, il presidente del Consiglio dell’Ordine forense circondariale sceglie, tra gli iscritti l’arbitro avanti il quale le parti devono comparire accompagnati da un avvocato, che è ritenuto tale solo se iscritto. Il governo, quindi, privatizza la giustizia, senza gara d’appalto, statalizza la professione, incrementando il potere della categoria, con buona pace del colossale conflitto di interessi. Non si intravede la volontà di cambiare le regole ma di usarle per convincere il vecchio a passare col nuovo. Così l’avvocato, invece di essere espressione dell’autonomia della società civile dal potere politico diventa, sempre più, uno strumento del potere statale: forse resta professionista ma non è più libero. Inoltre, accentuando la sua funzione pubblica e venendo meno il suo ruolo di parte, tenuto a tutelare gli interessi del cliente, salta la contrapposizione dialettica sulla quale è costruito il nostro sistema giudiziario ! Di Riccardo Cappello, Il Cappio
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