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Nov 04

Contro i ladri di Speranza” come la Chiesa resiste alle mafie. Di Pasquale Hamel

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“Contro i ladri di Speranza”<br>come la Chiesa resiste alle mafie
Un breve ma denso saggio quello di Massimo Naro dal titolo provocatorio, “Contro i ladri di Speranza”, ed un sottotitolo, “come la Chiesa resiste alle mafie”, che ne rivela il contenuto, pubblicato nella prestigiosa collana Lampi, delle edizioni Dehoniane, che ospita riflessioni di personaggi del livello di Zygmunt Bauman, Gianfranco Ravasi e Luigino Bruni, per citarne i più noti. Un saggio denso di riferimenti bibliografici e corredato da note puntuali per affrontare un tema di grande attualità, cioè l’atteggiamento della Chiesa nei confronti della mafia. Naro, fine teologo e studioso di storia della Cristianesimo, non ha riserve a confermare che la Chiesa, nel passato, è stata troppo a lungo silenziosa di fronte al fenomeno mafioso perdendo l’occasione di svolgere la sua missione profetica. Sul perché di questo silenzio, dà anche una risposta possibile. Quel silenzio sarebbe stato anche provocato dall’estraneità del mondo cattolico rispetto allo stato unitario, un’estraneità consumatasi a partire dal processo di unificazione nazionale che, come molte letture confermano, si è in parte sviluppato contro la Chiesa. Quel lungo silenzio però, è stato rotto da tempo: i tre ultimi pontefici, e ancor prima vescovi come Salvatore Pappalardo, non hanno infatti avuto dubbi né hanno esitato a condannare la mafia. D’altra parte, ed è il secondo tema che anima il saggio, per Naro, per la Chiesa denunciare la mafia non significa compiere un atto rivoluzionario ma, piuttosto, ritornare al Vangelo, cioè alla norma. La parola evangelica non ha, infatti, nulla a che fare con la cultura mafiosa, l’Evangelo è amore, pace e misericordia proprio l’opposto del messaggio mafioso. La Chiesa è per questo, dunque, legittimata a svolgere un ruolo di pedagogia antimafiosa, ma lo deve fare tenendo conto della testimonianza della parola evangelica operando, in questo senso, con la semplicità e con la passione che hanno contraddistinto il magistero di uomini di chiesa come don Pino Puglisi. Proprio partendo da questa convinzione, l’autore considera fuori luogo che, nel porsi di fronte al fenomeno criminale, la Chiesa e gli uomini di Chiesa adottino linguaggi impropri dimenticando che esiste un linguaggio “peculiare” la cui fonte è appunto l’incompatibilità della parola evangelica con la cultura della morte di cui la mafia è portatrice. La Chiesa e gli uomini di Chiesa di fronte alla devastante disumanità della mafia,e qui viene fuori il terzo argomento, preso atto che “le mafie sono disumane e perciò incompatibili non solo con ‘la vita religiosa’ ma anche con ‘l’essere umano in quanto tale’”, farsi promotori di un nuovo umanesimo, che significa non certo promozione dell’uomo “ripiegato su di sé”, preoccupato solo di sé, ma un uomo che si apre all’altro, che si preoccupa per l’altro. Ed allora? Certo al centro dell’impegno deve esserci la resistenza ecclesiale contro la disumanità della mafia ma “nella misura in cui impegna a vivere la conversione e non soltanto a predicarla, è anche consegna di sé, disponibilità ad arrendersi a Dio”. Proprio questo fa, a detta di Naro, la resistenza cristiana alle mafie del tutto peculiare. Il libro è stato presentato a Palermo da Salvatore Taormina e da Giovanbattista Tona e moderato da Alessandra Turrisi. Di Pasquale Hamel
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