«

»

Giu 14

Tutto questo odio, di Alessandro Bertirotti

Share

Alessandro Bertirotti

  Partiamo subito da questa mia affermazione, twittata qualche giorno fa: "Le forme di odio respingono sempre la sofferenza che ogni costruzione richiede, per questo ci troviamo oggi lontano dalla speranza". Cerchiamo ora di capirne meglio il senso, perché penso sia una frase che riesca oggi ad esprimere abbastanza bene la situazione esistenziale nella quale si trovano molte persone, e non solo in Italia. Mi ritrovo spesso a ricordare che il funzionamento del cervello umano è complesso e che la sua caratteristica fondamentale è proprio data dal livello di questo complessità, grazie alla quale ogni neurone è intimamente legato al funzionamento degli altri neuroni. Secondo i termini della contemporanea neuroscienza è infatti giusto parlare di "popolazioni di neuroni", sostituendo l'idea di aree cerebrali, all'interno delle quali si localizzano le funzioni neurologiche. Ogni neurone abbisogna dell'azione degli altri neuroni, vicini e lontani, perché tutti si aiutano vicendevolmente e costruiscono, nel loro insieme, il generale e completo funzionamento della mente. In questa formula risiede il segreto della nostra vita mentale. Ecco perché penso che nella stessa formula, dove ai neuroni sostituiamo le persone del mondo, risieda la possibilità di vita dell'intera umanità. Se consideriamo, in effetti, il nostro globo come un unico cervello, abitato dai neuroni che sono gli esseri viventi umani e non umani, compresa la flora che costituisce la rete dei collegamenti fra le persone, vedremo che il nuovo paradigma di vita su questa terra è la solidarietà cognitiva. E la cognizione umana è essenzialmente una cognizione di tipo affettivo-relazionale, proprio perché si conosce veramente solo quello che si ama. Altrimenti, è puro esercizio inutile di stile universitario arcaico. In questo senso, ciò che separaallontana e immobilizza nell'idea che nulla possa risolvere, per esempio, una situazione di conflitto fra due persone, è l’odio che è, in realtà, una forma di amore inquinata dall'orgoglio personale e dal narcisismo. Quando si litiga vuol dire che c’è interesse per l’altro/a, altrimenti si lascia perdere, perché la cosa non ci è indifferente e tanto meno ci interessa la persona con la quale siamo in conflitto. Ma se litighiamo e ne soffriamo, e siamo delusi sia dall'altro che da noi stessi, significa che siamo sani di mente, siamo amanti della relazione che, in quel momento conflittuale, è deteriorata. Allora, sani di mente, cerchiamo di recuperare la serenità del rapporto, con il pentimento e le scuse, che servono appunto ad ammettere quanto amore proviamo per le persone con le quali litighiamo. In fondo, e molto spesso, litighiamo proprio perché desideriamo che gli altri siano come noi vorremmo che fossero. Ma le cose non stanno così, nella loro naturalità: ognuno di noi è una identità autonoma, seppure con molti elementi in comune con tutti gli altri. Per ripristinare, dunque, la situazione di pace, dopo un litigio, è necessario introdurre nella nostra mente l'idea di una ri-costruzione dolorosa e sofferta di quell'architettura che abbiamo infranto, oppure che è stata infranta.Cercare dove sta la colpa del litigio porta solo a creare ulteriori separazioni e non aiuta certamente la sofferenza a costruire, ma crea ulteriore sofferenza. È ovvio che l’edificazione di un’architettura preziosa, come può essere una relazione affettiva, siafaticosa e se così non fosse la si potrebbe distruggere con troppa facilità. La sofferenza è lamisura delle cose della nostra vita, una sofferenza che diventa la cifra del valore conquistato in vita, riferito alle nostre costruzioni. E questo accade, certamente non da soli, ma sempre in compagnia dell'amore verso gli altri. E, ricordiamolo, gli altri siamo noi. Di Alessandro Bertirotti, L'Antropologo della mente  
Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Puoi usare i seguenti tag ed attributi HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Questo sito fa uso di cookie tecnici e di terze parti per il suo funzionamento. Per ulteriori informazioni sui cookie e su come eventualmente disabilitarli, leggere la Informativa estesa cookie. Proseguendo la navigazione, ricaricando questa pagina o cliccando sul link Accetta cookie si accetta quanto specificato nella Informativa estesa cookie. Informativa estesa cookie | Accetta cookie