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Nov 08

Maurizio Bonanni intervista Michele Boldrin, Presidente di “Fare per fermare il declino”

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Michele Boldrin, professore di economia alla Washington University in St Louis, è presidente del movimento “Fare per fermare il declino”, che si pone oggi come federatore di movimenti, che mirano: a un radicale rinnovamento della classe politica italiana; alla modernizzazione della struttura statale; ad affrontare con decisione le cause che sono alla radice dei problemi economici, anche in vista delle prossime elezioni europee. A supporto di questa linea politica, Fare ha già raccolto il convinto consenso del Partito Liberale Italiano, dei Liberalitaliani, del Partito Federalista Europeo, di Progett’Azione, e di Uniti verso Nord. Abbiamo quindi posto a Michele Boldrin domande pragmatiche, formulate in modo concreto e diretto.

 

Il primo obiettivo comune di Fare e degli altri partiti -che stanno dando vita a una “Federazione”, di cui siete promotori-,  punta alla riduzione del debito pubblico, tramite dismissioni del patrimonio dello Stato. In termini meno astratti, che cosa significa?

Il tema è complesso, mi sforzerò di rendere semplice la risposta. Per abbassare il debito fin sotto il 100% del PIL occorre vendere parti del patrimonio pubblico non strategiche, non produttive e, anzi, dannose (grazie alla mala gestione dei dirigenti che i partiti hanno imposto al vertice dei relativi apparati gestionali). Parlo di immobili non vincolati e di imprese, o quote sociali, che non ha senso detenere. Occorre procedere per gradi, nell’arco di una legislatura, al ritmo di circa 35 miliardi di euro/anno, privatizzando asset di tutti i tipi (mobiliari e immobiliari,  con criteri trasparenti e non clientelari, come troppo spesso si è fatto in passato. Conti alla mano, 105 miliardi possono arrivare dal patrimonio immobiliare; 15 miliardi arriverebbero se valorizzassimo meglio le concessioni pubbliche (invece di svenderle a prezzi politici ai soliti noti) e 90 miliardi verebbero dalla vendita di società partecipate (direttamente o attraverso la Cassa Depositi e Prestiti), come Eni, Enel, Terna, Snam, Finmeccanica, StMicroelectronics(in parte), Poste, Ferrovie dello Stato Italiane, Rai, Inail, Sace, Fintecna, eccetera.. Tutto quel che deriverebbe da queste alienazioni dovrebbe essere destinato all'abbattimento del debito e non a nuova spesa. Torno però a sottolineare nuovamente che, per evitare gli orrori di privatizzazioni all’(Ali)taliana e aumentare la trasparenza, tutto dovrebbe essere gestito costituendo fondi chiusi, omogenei al loro interno, la cui gestione dovrebbe essere poi affidata a terzi attraverso gara pubblica.

 

Un altro obiettivo che invocate a gran voce è la riduzione della spesa dello Stato, riducendo l’intervento pubblico nell’economia. In pratica, sono tagli. Su quali voci inciderebbero? Trasporti? Scuola? Sanità? E chi si salverebbe dalla vostra scure?

Parto dalla fine, per dire che dalla scure si salva la buona spesa, mentre perisce quella cattiva. La cattiva spesa pubblica è il secondo Moloch, contro cui combattiamo, ed è vitale sconfiggerlo perché è la madre del debito pubblico. L’obiettivo è ridurla di almeno 6 punti percentuali del PIL nell'arco di 5 anni, con una spending review non tremontiana, attraverso un ripensamento della qualità della spesa, a partire dai tanti soldi letteralmente buttati dalla finestra e preda della casta politico-burocratica e dei sussidi alle imprese improduttive (inclusi i grandi organi di informazione). Vogliamo ripensare in modo organico le maggiori voci di spesa, quali sanità e istruzione, e non per tagliare in senso assoluto, quanto per razionalizzare e migliorare la qualità di questa stessa spesa, introducendo meccanismi veramente competitivi all’interno di quei settori, che facciano pagare lo stesso prezzo per una siringa a tutti gli ospedali, giusto per fare un esempio. Infine, anche il sistema pensionistico deve essere riformato, per garantire una vera equità inter e intra-generazionale. Ora, la galassia delle variabili di spesa pubblica è talmente vasta, che non è possibile esaurire qui l’argomento. Possiamo, però, dire che ci sono tre tipi di spesa: quella da tagliare del tutto (es. il finanziamento pubblico dei partiti, gran parte delle spese della politica, i finanziamenti a pioggia a grandi imprese divoratrici di risorse pubbliche, eccetera); quella da razionalizzare, per migliorarne la qualità ed eliminare gli sprechi (es. la spesa sanitaria e quella scolastica;  quella da riformare (es. la spesa previdenziale, dove non è possibile che ci siano pensioni altissime e spesso ottenute senza neppure aver pagato relativi e adeguati contributi).

Chiudo chiedendole un commento sul nuovo percorso politico di Fare e del dialogo aperto con altre forze politiche, movimenti e singole personalità, come per esempio Corrado Passera.

 

Fare sta portando avanti una linea di dialogo a tutto campo con forze politiche, movimenti e personalità, che si riconoscono nella sostanza del nostro programma, che vogliono perseguirlo con noi, e che non hanno responsabilità nei disastri compiuti dal PD, dal PDL e dai loro complici nel corso degli ultimi venti anni. In Direzione Nazionale si è discusso per settimane e, alla fine, abbiamo convenuto su questa linea politica. Così, abbiamo iniziato a fare convegni e a confrontarci con alcune forze e movimenti (trentatrepercento, zero positivo..), dando vita a una federazione con altre forze politiche (Partito liberale, liberalitaliani, partito federalista europeo, uniti verso nord. Attualmente,  siamo in contatto con molti altri movimenti, per arrivare a creare una grande forza capace di rilanciare il nostro paese. Non ci interessa farlo da soli: vogliamo arrivarci insieme, per il bene dell’Italia e degli italiani.

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