Feb 12

Umanità ai margini

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Unità ai marginiCorreva l’anno 1979 e gli italiani rimasero inorriditi alla notizia che un somalo senza dimora era stato bruciato vivo a Roma da alcuni ragazzi annoiati sotto il portico di via della Pace. Notizia cruda, uno shock, un pugno nello stomaco ed uno schiaffo alle coscienze di connazionali che non avrebbero mai potuto immaginare che molti anni dopo avrebbero avuto modo di assistere ai video choc dell’Isis con soldati nemici trasformati in torce umane.Eppure il 1979, tanto per rimanere in tema, era l’anno in cui usciva nelle sale Apocalypse Now: ma era un’altra guerra, un altro fronte, e magari a molti, nel film, appariva indistinto il confine tra buoni e cattivi. Il 1979 era anche anche l’anno in cui nascevano Rai 3 e Roberto Saviano, ma garantisco che il collegamento è solo temporale, o almeno spero. Nasceva Valentino Rossi e i Pink Floyd pubblicavano The Wall e qui la cronista si pone in deferente e grata riconoscenza. Neo fascisti ed estremisti di sinistra si prestavano ad essere drammaticamente tiro a bersaglio gli uni contro gli altri; il centesimo anniversario della nascita di Albert Einstein veniva ricordato con toni non enfatici, e la vittoria elettorale dei conservatori in Gran Bretagna portava Margaret Thatcher a diventare il primo politico di genere femminile ad occupare la carica di Primo Ministro. La Democrazia Cristiana, ripeto la Democrazia Cristiana e sembra preistoria, correva col suo 38,3% alle politiche, anticipate tanto per cambiare, ed una delle due squadre di Milano vinceva lo scudetto: in questo caso, in effetti, un tempo davvero molto lontano. Avellino, gennaio 2007, a morire ustionato era stato un senzatetto di origine polacca che aveva trovato rifugio nella zona del Mercatone. Rimini, novembre 2008. Arrestati e reo confessi quattro ragazzi, tutti ventenni, fermati dalla polizia per aver dato fuoco ad un clochard mentre riposava su una panchina. Avellino, novembre 2017, dieci anni dopo il tragico episodio del Mercatone, ecco scatenarsi nello stesso luogo la violenza in tutta la sua barbarie. Oleg un 40enne di nazionalità ucraina, riportava multiple ustioni, fortunatamente non mortali: in tre gli avevano lanciato contro una bottiglia incendiaria piena di benzina.Tutto sarebbe nato per un “gioco” di alcuni adolescenti. Palermo, marzo 2017. Bruciato vivo un clochard mentre dormiva su un marciapiede davanti al ricovero dei Cappuccini. Verona, dicembre 2017. Clochard marocchino di 64 anni bruciato vivo nella automobile che rappresentava anche la sua dimora. Palermo, dicembre 2018, Aid “Aldo” Abdellah clochard molto conosciuto dagli abitanti e dai negozianti di piazza Ungheria, ucciso da un sedicenne e un dodicenne rom per rubargli un telefonino. Di lui rimane l’inseparabile amico gatto rosso Helios.  Nessuna condanna per gli adolescenti responsabili della morte. Hanno ucciso per gioco o per noia, hanno ucciso in modo orribile ma, perché c’è sempre un “ma”, al momento del delitto, uno aveva 12 anni e quindi non era imputabile, l’altro ne aveva 16 e quindi il Tribunale dei Minori ha concesso a quest’ultimo la messa in prova per tre anni ovvero l’affidamento in comunità, l ‘obbligo di svolgere lavori socialmente utili e di sottoporsi a psicoterapia, senza dunque trascorrere un giorno in carcere. Notizia anche questa cruda: ma dove sono finiti, quasi quaranta anni dopo, lo shock, il pugno nello stomaco e lo schiaffo alle coscienze dei connazionali? Accantonati a fronte del flusso inarrestabile dei migranti? Superati dal nuovo sentire sociale in stile “fai da te” per difendere se stessi, i propri familiari e le proprie cose? Minimizzati dalla necessità di difendersi dall’invasione non silenziosa e non regolamentata dei trasportati da canotti e Ong “senza fini di lucro”? Dimenticati alla luce delle azioni di chi sa parlare alla “pancia” degli italiani? Comunque sia sono azioni orribili e dovremmo chiederci se è anche colpa di noi madri e padri, della nostra incapacità di investire nel presente oltre che nel futuro dei nostri figli, di dedicare loro tempo e amore senza identificare in loro il prossimo rapper o calciatore o starlette fabbrica soldi. Gioventù da aiutare ma anche da non lasciare impunita di fronte al massacro dei valori e di altri esseri umani. @vanessaseffer
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Feb 11

Un sabato molto speciale a Piazza San Giovanni

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Centomila? Duecentomila? Il balletto delle cifre lasciamolo alle comunicazioni ufficiali della Questura, oppure alle note enfatiche dei sindacati oppure anche, ma si dai, a quanto diranno i detrattori governativi. Resta il fatto che l’Italia che difende il lavoro, che cerca il lavoro, che vuole tenerselo il più a lungo possibile era presente nella testa di quanti oggi, in una splendida e soleggiata Roma, hanno sfilato in corteo per raggiungere la storica Piazza San Giovanni aderendo alla manifestazione di Cgil, Cisl e Uil. Colori allegri, qualche battuta, la colazione insieme, volti sorridenti che non riuscivano a nascondere la grande stanchezza di un lungo viaggio. Striscioni e bandiere dal Friuli alla Sicilia. Giovani e anziani, uomini e donne in casacche coi colori che erano qualcosa in più, molto di più di un segno di appartenenza. Un segno di orgoglio in un Paese dove la politica è diventato un talk show urlato o un click cibernetico su qualche tastiera di qualche piattaforma. Alcuni volti noti, una Camusso finalmente rilassata e felice tra la sua gente che la stringeva, disponibile a fare selfie e ad abbandonarsi ai complimenti di tanti anche con i colori delle bandiere bianco-verdi e blu. Tanti i volti sconosciuti. Gente che tira avanti per arrivare a fine mese, famiglie coi bambini. Un clima anche allegro, nessuno slogan urlato a manifestare una rabbia che eppure potrebbe forse avere ragione di esistere nel vuoto di idee e nel pieno di proclami e di promesse. “Rieccoli i sindacalisti. Ho trent’anni e mio nonno mi ha detto che i sindacati hanno rovinato l’Italia”. Inutile spiegare al giovane e gentile commesso di un negozio, dove la vostra cronista era entrata un attimo a ristorarsi, che magari i sindacati pur tra mille colpe hanno avuto il merito di tenere unito il Paese in momenti difficili che non riusciamo a dimenticare. Magari senza i sindacati non ci sarebbe democrazia. Poi intendiamoci, anche in una fase storica in cui “uno vale uno”, inizia a contarne centomila o duecentomila e poi vediamo quando finisce la conta. @vanessaseffer Da Sanità Online News
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Feb 11

Regionalismo differenziato. Cittadini di serie A, B e C?

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Ci siamo, di nuovo; oppure – usando un’espressione romanesca – ci “facciamo”? Vogliamo davvero, dopo aver portato il SSN sul ciglio del burrone, assestare la spinta definitiva e far precipitare milioni e milioni di cittadini in una situazione di abbandono? Si, perché non ci sembra di esagerare se così definiamo il quadro che si sta lentamente ma – pare – inesorabilmente venendo a creare per la salute degli italiani. E quando scriviamo “italiani” forse stiamo scrivendo qualcosa di obsoleto, poiché ce ne sono e ce ne saranno di diverse tipologie, ancor più di adesso… Persone che – senza alcuna responsabilità diretta, se non essere residenti in una regione piuttosto che in un’altra, magari a pochi km. di distanza – si comportano da cittadini onesti, pagano le tasse e… ottengono meno. Tutto questo a prescindere da qualsiasi motivazione che non sia quella geografica, territoriale! Se infatti si lasciasse passare sotto silenzio il tentativo di “smantellare” lo stato sociale con una autonomia amministrativa spinta, come nel caso delle maggiori autonomie accordate ad alcune regioni (che sono state da due illustri giuristi appropriatamente disegnate come in procinto di avere potestà persino maggiori e più ampie di quelle “a statuto speciale”), occorre riflettere seriamente su cosa – in breve tempo – potrebbe accadere allo Stato, nell’accezione più stringente. nel suo complesso. Si, perché le proposte di maggiore autonomia asseverate dal governo presieduto dall’on. Gentiloni parlano anche di maggiori titolarità nei rapporti di lavoro e financo nei rapporti con le istituzioni europee e quindi la politica estera… Ci rendiamo davvero bene conto di cosa stiamo rischiando? A stento riusciremmo ad accettare che le regioni abbiano potestà su ambiente e tutela del territorio, perché – se da un lato è ovvio che vi sia localmente una maggiore conoscenza - è anche inconfutabilmente vero che l’ambiente in se’ rappresenta e deve rappresentare un “unicum”, il biglietto da visita dell’Italia intera, e non di parti di essa. Allo scopo è emblematico il luttuoso ricordo di Chernobyl, quando la nube tossica non ebbe certo riguardo alcuno per le nazioni più diligenti in tema di salvaguardia dell’ambiente. Ecco…cosa vogliamo fare, in Italia? I cittadini delle regioni senza particolari autonomie, ma che pagano puntualmente le tasse, devono essere penalizzati e “godere” di una redistribuzione delle sempre più scarne risorse a disposizione, dopo che le ragioni più ricche (e che si ritengono anche le più brave) hanno trattenuto il 90% del gettito di riferimento dalle casse dello Stato italiano. In parole molto povere: io pago le tasse come tutti e – poiché risiedo in una regione meno “brava” - ricevo un trattamento peggiore? Stiamo scherzando? Non sono un cittadino italiano? C’è una serie A, una B, una C, come nel calcio? La “N” finale di SSN significa…cosa? Negligente? Neghittoso? Nullatenente? Ci domandiamo se la Costituzione sia ancora osservata nella pienezza delle sue previsioni e non soltanto per sfruttare alcune “pieghe” nei suoi dettati. Non è neppure immaginabile il danno che deriverebbe dall’adozione di misure parcellizzanti, al di là delle sacrosante affermazioni dei giuristi sopra richiamati, che intelligentemente fanno notare come il mancato mantenimento preter-decennale degli accordi causerebbe un collasso pressoché certo delle nuove situazioni venutesi a creare, oltre a richiedere pressoché in sincrono una maggiore autonomia delle regioni a statuto speciale, che si vedrebbero persino superate nella loro attuale condizione che fino ad oggi le distingueva. La CISL Medici ribadisce la propria totale contrarietà ad uno “spezzatino” di competenze e trattamenti, a questo sempre più concreto smantellamento dello stato sociale, e – come in passato – lotterà con ogni possibile mezzo per contrastare queste spinte che si definiscono “autonomiste” ma si rivelano solo come egoiste. Dott. Biagio Papotto Segretario Generale della Cisl Medici Da QS
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Feb 09

Anche Cisl Medici alla manifestazione nazionale unitaria CGIL CISL UIL #FuturoalLavoro

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Anche la Cisl Medici aderisce alla manifestazione nazionale unitaria che vede CGIL CISL e UIL sfilare in corteo da piazza della Repubblica a Roma a Piazza San Giovanni in Laterano, il 9 febbraio 2019 alle ore 9, per #FuturoalLavoro . in relazione all’irrigidimento dell’applicazione delle nuove norme di sicurezza non potrà essere utilizzate piazza del Popolo. L’appuntamento è a Piazza San Giovanni. L’esigenza di un cambio della piazza si è avvertita per la grande affluenza prevista alla manifestazione. Se ciò da una parte è motivo di orgoglio per la grande adesione è soprattutto motivo di ulteriore impegno per aumentare ancora di più gli sforzi di partecipazione essendo questa piazza più capiente. Confermato d il concentramento dei manifestanti in Piazza della Repubblica alle ore 9.00 ed il successivo corteo che raggiungerà Piazza San Giovanni per il comizio conclusivo dei Segretari Generali Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo. Vanessa Seffer Da Sanità Online News
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Feb 07

Second Opinion: questione di sfiducia o diritto personale?

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Che esistesse la Sindrome di Babele del web probabilmente non me ne sarei mai accorta se non avessi dovuto aiutare una signora a navigare in rete alla ricerca di un medico specialista che fornisse alla mia amica una diagnosi ed una terapia preferibilmente in linea con le aspettative della stessa. Quindi, passando attraverso siti che si sono rivelati autentici capolavori di marketing, mi sono imbattuta nel Network di consultazioni mediche trasversali del secondo parere, attivato presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. Gli obiettivi sono: • agevolare la necessità di orientamento ed indirizzo sulla salute e il counseling diagnostico-terapeutico del paziente non soddisfatto della offerta curativa nei suoi confronti; • ottimizzare il rapporto costo/beneficio della diagnosi e della cura, • ridurre i tempi di malattia e/o invalidità, • ottimizzare la qualità della vita, • conseguire qualora possibile la guarigione; Ed allora ecco che tralasciata e messa da parte la mia amica – in fondo se ci si occupa di sanità il rischio è anche quello di uniformarsi a qualche andazzo non proprio edificante – mi sono messa a cercare le fonti. Il secondo parere, definito nel mondo anglosassone come second opinion, non è un concetto recente, ma risale agli anni ‘70 quando, soprattutto negli ospedali americani, veniva richiesto con la finalità di diminuire i costi di esercizio (assicurativo-privato) della salute dei pazienti, migliorando l’obiettivo diagnostico e terapeutico allo scopo di ridurre, laddove possibile, i tempi di guarigione. In origine dunque il secondo parere rappresentava una funzione nata all’interno di strutture ospedaliere complesse per facilitare una migliore integrazione tra differenti pareri clinici e competenze specialistiche con il fine ultimo di favorire il miglioramento di prestazioni e risultati clinici, inclusa la soddisfazione del paziente ovvero la customer satisfaction. Ma tutto questo è noto a noi accanite fans dei serial televisivi sul mondo della sanità made in USA a cominciare da ER, passando per il Dottor House e finendo per approdare a Greys Anatomy. Ovviamente non mi riferisco ad alcuni bellissimi attori – concedete alla povera autrice di questo articolo una vezzosa piccola bugia – bensì al ruolo di quei grandi medici specialisti, i consultant, che attraversavano il continente americano coast to coast per portare il proprio sapere al capezzale di un malato ricoverato in un altro ospedale. Nel nostro Paese la Sindrome di Babele del web, che può essere definita come la ricerca ossessiva in rete internet da parte di soggetti affetti da qualsiasi tipo di patologia, che eccedono nel tentativo di conseguire informazioni utili circa medici, caregivers, strumentazioni diagnostico-terapeutiche e strategie di cura, appare come una degenerazione dell’esperienza statunitense. Ma è proprio così? Il paziente ed i suoi familiari sono alla spasmodica ricerca sul web di una cura miracolosa, magari spinti dalla sfiducia nei confronti del medico curante, oppure stanno semplicemente cercando di soddisfare il proprio diritto di chiedere informazioni chiare ed esaurienti sulle sue condizioni di salute e anche una seconda opinione da parte di un medico diverso, sia all’interno della struttura, sia all’esterno di essa avvalendosi appunto di un consulente esterno all’organizzazione aziendale? Il quesito non è di poco conto perché la problematica presenta diverse sfaccettature come fosse un cubo di Rubik. Nelle patologie a prognosi infausta, come quelle oncologiche e degenerative, laddove l’emotività e la speranza di guarigione giocano un ruolo determinante e purtroppo anche fuorviante nella serenità delle scelte, il tema della richiesta del secondo parere si intercala tra sfiducia nei curanti e bisogno di vedere soddisfatte le aspettative del paziente, moderandone le ansie. Le indicazioni al secondo parere, in oncologia, possono: i tumori rari per i quali è spesso indicata una terapia assai complessa, le condizioni di scarsa e inadeguata comunicazione con i pazienti, la disponibilità a fruire di nuovi farmaci in centri selettivamente specializzati e qualificati, ed infine la incapacità del paziente di accettare un verdetto di inguaribilità. La seconda opinione richiesta in virtù di elevati livelli di ansia, di precedenti esperienze negative, di scarsi risultati a seguito delle terapie eseguite, appare sempre rispettosa dei diritti del malato e della deontologia medica e non deve apparire né essere interpretabile come una sorta di mancanza di fiducia o di messa in discussione delle prerogative e delle capacità professionali di altri colleghi. Quando la stampa riporta in maniera frettolosa e a volte superficiale notizie di errori medici, il clima generale del rapporto fiduciario tra il clinico ed il paziente tende ad un peggioramento e aumenta il rischio di una catena di eventi caratteristici della disinformazione. Uno dei rischi che ne consegue è proprio quello di determinare un eccesso di aspettative, magari innescate da forme non autentiche e fin anche truffaldine di pubblicità e di pseudoinformazione scientifica divulgativa, che portano alla richiesta del secondo parere, il cui rischio è però di generare ulteriori illusioni, assecondando la speranza dei malati verso traguardi di guarigione del tutto privi di concreta realtà. @vanessaseffer Da Off-IlGiornale.it
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Feb 04

In puero homo

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In puero homoA ripensare oggi ad un fatto di cronaca avvenuto un anno fa c'è da averne i brividi: un maestro era stato arrestato in una città del Paese per abusi sessuali nei confronti delle sue giovanissime allieve. Un atroce incubo per le bimbe, tutte di età compresa tra i 3 e i 5 anni, che secondo l'accusa venivano forzate a subire ripetuti atti di molestie sessuali durante l'orario scolastico. L'uomo era stato fermato dai Carabinieri e portato in carcere a disposizione dell'Autorità Giudiziaria. Il provvedimento restrittivo si basava sulle risultanze delle indagini investigative dei Carabinieri, a seguito delle denunce presentate da parte di diversi genitori preoccupati di quanto raccontavano le bimbe al rientro dalla scuola. A dare consistenza oggettiva alle indagini, le risultanze emerse da alcune telecamere installate nella scuola. Per garantismo e per il rispetto che si deve alle bimbe, ai genitori, alla Magistratura e anche al sospetto autore di questi abusi, la notizia di cronaca è priva di riferimenti temporali e di luogo. D'altronde non è la cronaca, seppure squallidamente dirompente per il contenuto, ad essere oggetto di questa nota. L'insegnante, di scuola materna e di scuola elementare, rappresenta sicuramente, insieme ai genitori, la figura adulta più importante per un bambino che trascorre gran parte della giornata a scuola. Un insegnante capace, attento, che ama il proprio lavoro, dovrebbe avere una conoscenza importante dei bimbi che gli sono affidati e dovrebbe possedere una sensibilità tale da portarlo a riconoscere alcuni segnali di allarme quali i cambiamenti di comportamento. Purtroppo la cronaca ci fornisce ormai con troppa frequenza un dato incontrovertibile, ovvero il moltiplicarsi di casi in cui sono proprio i maestri ad essere accusati di abusi e/o maltrattamenti nei confronti dei propri alunni. In alcuni casi l'aberrazione è tale che le accuse sono di abuso collettivo. La Commissione Affari Costituzionali del Senato, in relazione all'esame in sede referente dei disegni di legge nn. 897 e connessi ("Misure per prevenire e contrastare condotte di maltrattamento o di abuso, anche di natura psicologica, in danno dei minori negli asili nido e nelle scuole dell'infanzia e delle persone ospitate nelle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali per anziani e persone con disabilità e delega al Governo in materia di formazione del personale") ha audito nei giorni scorsi le Organizzazioni Sindacali della Scuola e della Funzione Pubblica. Il tema ha un grande impatto sociale e turba la coscienza collettiva. Ben vengano le azioni volte a prevenire forme di maltrattamenti o abusi. La discussione scaturita in audizione non si è limitata alla proposta di introdurre sistemi di videosorveglianza, ma ha toccato temi non secondari quali la valutazione delle condizioni di benessere o non benessere organizzativo in cui gli operatori dei servizi educativi e delle strutture socio-assistenziali e socio-sanitarie si trovano a svolgere le proprie attività lavorative. In relazione al tema specifico dell'introduzione dei sistemi di videosorveglianza sono stati richiamati, in linea anche con quanto contestualmente espresso dal Garante della privacy, i principi di necessità e proporzionalità. Il rischio paventato è che l'uso di mezzi per definizione invasivi possa determinare compromissione dei meccanismi di fiducia. Il garantismo però in questo caso dovrebbe cedere il passo alla necessità imperativa di tutelare il minore, che non può difendersi, e una delle forme di difesa può consistere nel mettere a disposizione delle Autorità riscontri oggettivi con i quali incastrare quegli operatori colpevoli di simili atrocità. E infatti, in relazione al Disegno di legge 897 il legislatore pone una particolare attenzione sul contrasto alle condotte di maltrattamento e abuso, forme particolarmente riprovevoli nei casi di specie perché coinvolgono soggetti - i minori nella prima infanzia, gli anziani e le persone con disabilità - non in grado di difendersi, né spesso di raccontare. Anche un singolo episodio di maltrattamenti ed abusi in questo ambito è già da considerare enorme, e deve essere messa in campo ogni azione per prevenirlo in maniera da evitare che possa ripetersi. Il termine corretto, ben al di là del lessico normativo, nonché il fine ultimo di ogni iniziativa di legge dovrebbe essere "stroncare" tali condotte abusive. Tuttavia, oltre alla necessaria condotta repressiva, non è semplice accademia porsi il quesito su quale possa essere lo strumento di protezione maggiormente efficace per garantire il contrasto alle condotte di maltrattamento e abuso senza, al tempo stesso, compromettere i percorsi educativi ed assistenziali. In altri termini occorre definire se, oltre ad attivare forme di controllo successive alle azioni delittuose, sia contestualmente possibile definire e realizzare forme di prevenzione di tali atti magari intervenendo ad esempio, anche con finanziamenti dedicati, sulla formazione continua del personale. Uno degli aspetti più significativi del testo legislativo in esame è la previsione di incontri periodici con un team di operatori specializzati in varie discipline, cui viene delegato il compito di verificare l'insorgere eventuale di situazioni di criticità individuando possibili soluzioni anche sulla base di procedure consolidate. È un percorso complesso. Occorre verificare le professionalità e le competenze che il team dovrà possedere, gli strumenti che potrà usare anche in raccordo con i servizi sociali e sanitari presenti sul territorio. Qualcosa di diverso rispetto ad un pur utile sportello antiviolenza, qualcosa di più, considerata la particolare fragilità delle vittime, qualcosa che configuri inoltre un patto fiduciario tra le Istituzioni e le famiglie anche ai fini della prevenzione dei maltrattamenti. Per quanto riguarda la videosorveglianza, la materia è delicata perchè occorre trovare una sintesi equilibrata tra gli interessi dei soggetti da tutelare (bambini, disabili e anziani), e le questioni relative alla privacy e ai diritti dei lavoratori ad esercitare la propria attività in maniera libera. Il tema è delicatissimo e non si può certo pensare di risolverlo solo con le telecamere o facendo intervenire i Carabinieri. Le telecamere possono essere un deterrente e ai Carabinieri non può essere delegata in toto una funzione preventiva. In gioco c'è il corretto sviluppo della personalità dei bambini. C'è chi afferma a tale proposito che i bambini, qualora sottoposti a sistemi di videosorveglianza, verrebbero iniziati ad una modalità di controllo che, sia pur ampiamente motivata dalla necessità della tutela da atti di coercizione e di violenza, di fatto li priverebbe della propria autonomia e libertà. Verrebbe da replicare, come primo impulso, che non può essere lasciato ad alcuno l' autonomia e la libertà di affacciarsi alla notorietà della cronaca mediante atti di abuso fisico e sessuale. Anche il garantismo giudiziario ha dei limiti. In puero homo.   @vanessaseffer
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Gen 31

Presidente, commissario, segretario o europarlamentare?

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Presidente, commissario, segretario o europarlamentare?Forse potrebbe avere ragione il segretario della Cisl Medici Biagio Papotto quando, riferendosi alle troppe camarille che ostacolano la chiusura di un Ccnl (Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro) che i medici attendono da dieci anni, afferma che le organizzazioni sindacali non ne possono più di giochetti matematici, di ritornelli politici, di attese inconcludenti e di promesse ancor meno credibili: non se ne voglia il sindacalista ma la sua affermazione ha il pregio di poter essere traslata anche in campi diversi da quelli contrattualistici. Forse potrebbe avere ragione un noto esponente politico della Destra politica, Francesco Storace, già presidente della Giunta regionale del Lazio e in seguito ministro della Sanità, quando afferma che l’attuale governatore del Lazio fra poche settimane non avrà il tempo nemmeno per respirare. Il moltiplicarsi degli impegni in agenda a fronte di un calendario scandito da settimane composte pur sempre da sette giorni e di giornate composte pur sempre da ventiquattro ore, rende difficilissimo il cammino di Nicola Zingaretti, stretto da un lato dalla lotta accanita all’interno del Partito Democratico e di quello che ne resta tra fughe e riposizionamenti alla finestra fiorentina, magari televisiva, seppure con scarsi successi, e dall’altro lato dalla necessità di buttare almeno un’occhiata a quello che accade in Regione e in particolare in quella sanità presidiata dal fedelissimo assessore e dagli altrettanto fedelissimi (altrettanto?) manager delle aziende, anch’essi stretti tra la routine quotidiana, l’esaurirsi della spinta propulsiva e la necessità di qualche accorgimento in più da adottare in caso di un bisogno improvviso per una giravolta con cambio di casacca. Zingaretti è persona capace, intelligente e furba: la politica è parte integrante del suo codice genetico e gli va riconosciuto di avere fatto molte cose buone: basta guardare con serenità, andando al di là dei proclami, sull’uscita dal commissariamento della sanità (uscita?). “Ho firmato un decreto che cancella parte del percorso burocratico che almeno 600mila cittadini del Lazio, affetti da malattie croniche, devono affrontare per il rinnovo del tesserino necessario a non pagare il ticket”, dichiarava tempo fa ed una dichiarazione del genere, poco roboante rispetto al suo solito, si porta dietro una indubbia semplificazione delle procedure in questa materia. L’elenco delle cose fatte sarebbe anche lungo, magari meno lungo delle cose dichiarate. Resta il fatto che in questo momento i fronti aperti davanti e intorno a Zingaretti sono più di uno. Gli avversari non stanno certo lì a guardare con le mani in mano e prova ne sia anche un voltar pagina che vede noti editori muoversi con circospezione e “lento pede” verso una nuova sponda della quale però non si intravedono ancora i contorni. E resta pur sempre il fatto che primarie o non primarie, europarlamento o meno, commissariamento della sanità del Lazio da parte del ministro Grillo o politica attendista ministeriale, il Nostro non si potrà permettere, come scrive Storace, in caso di vittoria nel primo appuntamento elettorale, che è la partita interna al Pd, “di considerare come secondo lavoro il governo della Regione Lazio”. O forse sarebbe il caso di dire che i cittadini del Lazio non possono permettersi di avere un presidente a mezzo servizio, un governatore precario. Proprio lui che tanto ha fatto per i precari della sanità del Lazio grazie anche, va detto, al senso di responsabilità istituzionale delle opposizioni nella passata legislatura. Ma il presidente candidato a tutto o quasi, ha i suoi proconsoli ed ora, dopo un po’ di girotondo, ma non quello della filastrocca che finiva con “tutti giù per terra…”, ha dato il via libera per l’indizione dell’avviso pubblico di selezione per il conferimento di incarichi di direttore generale delle Aziende del Servizio Sanitario Regionale per la formazione delle rose di nominativi dei candidati idonei alla nomina a direttore generale delle seguenti aziende sanitarie:
  • Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata
  • Azienda Sanitaria Locale Roma 4
  • Azienda Regionale Emergenza Sanitaria (Ares118)
  • Azienda Sanitaria Locale di Frosinone
  • Azienda Sanitaria Locale Roma 5
  • Azienda Ospedaliero Universitaria S. Andrea
E allora il pensiero corre e vola con la fantasia. Sarà lui a gestire il percorso che porterà alle nomine dei manager? Sarà lui a stringere la mano alla commissione di esperti, indicati da qualificate istituzioni scientifiche indipendenti che non si trovino in situazioni di conflitto d’interessi, di cui uno designato dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, e uno dalla Regione, che dovranno valutare i candidati per le prime sei posizioni che si rendono libere in questi giorni? E i candidati si presenteranno alla prova pur nell’incertezza di un eventuale cambio dell’interlocutore politico? E se i lavori della commissione si protrarranno nel tempo, date le molte variabili in campo, il gioco del bilancino, che nella Prima Repubblica si sarebbe definito Codice Cencelli, manterrà la sua validità o i manager prescelti potranno fingere qualche acciacco per vedere dove finisce la mossa? La “Solitudine del manager” è il titolo di un romanzo di Manuel Vázquez Montalbán, dove il detective privato Pepe Carvalho è alle prese con il mistero di un manager, da lui conosciuto per puro caso anni prima negli Stati Uniti, trovato morto nei dintorni di Barcellona. Barcellona è bella (ma Roma di più), il romanzo è interessante ma quello che si sta scrivendo a Roma può essere un romanzo così avvincente da diventare un best seller nelle prossime settimane. @vanessaseffer
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Gen 30

Medici, professionalità all’abbandono, parla Magi

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Medici, professionalità all’abbandono, parla MagiLa frequenza delle aggressioni che i medici e gli operatori sanitari subiscono descrive un fenomeno ormai cronicizzato. Il numero delle violenze fisiche, verbali e morali rappresenta una vera e propria emergenza sociale cui non si riesce a fare fronte. Una grande sfida per la tutela dei camici bianchi, ma anche per la sicurezza dei cittadini. Ne parliamo con il dottor Antonio Magi, presidente dell’Ordine provinciale dei Medici-chirurghi e odontoiatri di Roma. Cosa si può fare perché i medici non siano lasciati soli? Qualcosa come Ordine abbiamo fatto. Ho da tempo convocato tutti i direttori generali delle aziende ospedaliere, le direzioni sanitarie e l’assessore alla Sanità. Sono venuti da noi all’Ordine dei medici per discutere sul da farsi riguardo alle aggressioni. Ho fatto vedere loro i numeri raccolti tramite Inail. Quindi i casi denunciati, che sono la punta dell’iceberg, perché la maggior parte, non vengono denunciati se non ci sono situazioni davvero eclatanti. È stato istituito un tavolo di confronto fra Osservatorio nel Lazio, dove operano i responsabili di tutte le aziende compreso i Risk management e l’Ordine dei medici. Abbiamo già prodotto un documento con ciò che questo tavolo deve monitorare, con i primi numeri che abbiamo a disposizione. Con delle raccomandazioni date alle aziende di attivare determinati percorsi quali l’accoglienza, il controllo dei locali, alcune attività, il personale, il lavoro in gruppo specie in alcune fasce orarie, quali sono in caso di aggressione gli atteggiamenti da tenere mentre il personale svolge la sua attività, come capire i segnali prima di una aggressione. Abbiamo già messo in moto questi meccanismi. Inoltre, ho partecipato ad alcuni interventi alla Camera dei deputati per quanto riguarda la norma di legge e sensibilizzato la ministra della Salute Giulia Grillo che è venuta all’Ordine dei medici di Roma, dove è iscritta, che ha fatto la proposta sulla violenza agli operatori sanitari e dove sono stati presentati altri due disegni di legge, uno presentato da Fratelli d’Italia e l’altro dalla sinistra sempre sullo stesso tema. Come può la categoria medica riconquistare la fiducia della popolazione? Questo è l’altro problema. L’operatore durante il servizio non è un pubblico ufficiale. Le aziende ad oggi hanno sempre lasciato i medici da soli, abbandonati a se stessi. Con la procedura d’ufficio invece si supererebbe. Per cui noi abbiamo chiesto questo accorgimento e devo dire che nella prima stesura dell’Osservatorio della Regione Lazio si consiglia alle aziende di stare vicino al medico in fase di querela. Se il medico venisse riconosciuto come pubblico ufficiale ci sarebbero una serie di oneri per lui. Infatti, noi non vogliamo che sia definito tale in senso stretto, ma che nell’ambito della legge ci sia la possibilità di procedere lo stesso d’ufficio, indipendentemente dalla figura dell’operatore, in modo tale da far emergere tutto quello che noi oggi non vediamo, perché ci sono vari tipi di violenza, verbale, fisica, minacce, insulti, percosse, omicidio. Poi ci sono le donne che hanno paura di svolgere la loro attività professionale in luoghi più sperduti e limitrofi. Perché un’azienda sanitaria non si pone la domanda di mettere una donna in condizione di lavorare in sicurezza? Le strutture devono essere vigilate e i turni controllati, non c’è dubbio. Addirittura, nel Friuli Venezia Giulia c’è stata l’iniziativa degli alpini che autonomamente si sono resi disponibili a scortare i medici, sia donne che uomini, nel momento in cui vanno a svolgere le loro attività e poi rimangono di guardia. Questo è stato un segnale forte. Noi abbiamo chiesto al Prefetto di Roma e ad altri di mettere dei posti di protezione nei Pronto Soccorso, di vigilare in alcune strutture in particolare. Una volta c’erano. C’erano una volta e poi sono venute meno per mancanza di personale, è un problema nazionale. Lei confida che ci sia una soluzione a queste problematiche oppure ci stiamo avviando verso una lenta china? Se stiamo con il fiato sul collo penso di sì. Perché a parte i medici che subiscono la violenza e gli operatori, anche i pazienti vengono danneggiati se i medici non sono sereni nello svolgimento della loro attività. Per cui è un problema grosso che bisogna assolutamente risolvere. È però uno dei tanti problemi che ha la sanità in questo momento. Quindi fa parte di una di quelle cose che vanno a tutela del cittadino. Bisogna isolare certi soggetti. È anche questione di educazione civica che manca, perché non c’è solo la carenza nelle strutture sanitarie, c’è carenza anche nelle scuole, professori picchiati, nei campi da gioco del calcio, guardi gli arbitri; negli autobus, nei taxi. Si vive un grandissimo momento di inciviltà. In più, dobbiamo recuperare quel rapporto fiduciario e questo dipende un po’ da tutti quanti, dai media, dall’aggressività di certi avvocati scorretti, medici che non sanno comunicare con i pazienti, che non sanno cos’è l’empatia nel tempo di cura, perché ciascun paziente ha diritto al suo tempo nella cura. Queste sono cose che camminano insieme e vanno superate tutte quante. Questo mea culpa mi piace. Un mea culpa relativo, perché c’è qualcuno che non sa comunicare e quello è un problema proprio personale ma bisogna anche considerare che abbiamo attualmente un personale molto ridotto e si lavora sempre in emergenza e si andrà sempre a peggiorare per mancanza di specialità che vedremo sempre meno nel panorama sanitario del Paese da oggi a venire. C’è un collega che mi diceva giorni fa “O faccio un politrauma o un’emorragia, sono da solo e devo decidere da chi devo andare”. Certe volte ho dei colleghi che si trovano in situazioni terribili come questo e allora alla faccia della comunicazione! Bisogna invece dare il tempo necessario al professionista per cui ci si possa dedicare al paziente senza stress. Col fatto del turnover, col fatto che non assumono più nessuno, la cosa si sta esasperando sempre di più. Bisogna risolvere il problema. Poi c’è la parte burocratica che crea ostacoli quotidianamente, il paziente fa la fila per ore allo sportello e poi arriva dal medico già frustrato. C’è carenza dei medici perché c’è un grosso problema con le specializzazioni? Manca una programmazione corretta per il percorso che i medici devono chiudere non con la laurea, ma con la specializzazione. In Italia non programmiamo mai nulla come in tutte le cose e così tanti vanno via a lavorare all’estero, anche per il blocco del turnover, dopo che a spese nostre abbiamo specializzato queste persone andiamo a coprire errori fatti da altri in altri Paesi con le nostre risorse finanziate da noi. Ogni specializzato ci costa circa 400mila euro con soldi pubblici nostri. Alcune specialità vanno anche deserte perché a rischio professionale molto elevato, come ortopedia, ginecologia, anestesia, chirurgia. Per cui bisogna dire che in Italia, come in Polonia e Messico, c’è la penalizzazione del medico. Se sparo a una persona per strada o faccio un errore medico è la stessa cosa nel penale. O creiamo un meccanismo differente e allora creiamo un supporto per i colleghi oppure non so come andrà a finire. Perché un errore può accadere, l’importante che non sia dovuto a negligenza, imperizia. Anche l’apertura a tutti senza il numero chiuso della facoltà di Medicina, senza una programmazione delle specializzazioni, diventa un problema enorme per due motivi: le borse non sono sufficienti, tanti colleghi si laureerebbero ma non possono entrare nel mondo del lavoro, perché non si potrebbero specializzare. Poi perdiamo ogni anno una città grande come Parma come numero di nascite e nessuno ne parla. E quindi se si aprono i numeri chiusi delle università, succederà che poi il medico per vivere si dovrà inventare una malattia. Ci vuole un numero anche lì programmato, comprendendo quali sono le esigenze del territorio. @vanessaseffer
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Gen 24

Che brutto momento per i medici

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Che brutto momento per i mediciSolo pochi giorni fa scrivevamo dello spot televisivo e radiofonico contro la categoria medica. Uno spot promosso dall’ennesima associazione di presunta tutela degli interessi dei cittadini, laddove gli interessi, di natura esclusivamente economica, vengono rappresentati da quanti lasciano balenare l’idea di sostanziosi risarcimenti ottenibili a costo zero, denunciando per malpractice un medico. Iniziative che, in spregio alla deontologia professionale ed anche al buon senso, promettono anche “nessun costo in caso di rigetto della denuncia”. Ricordate il personaggio di Walt Disney, quell’avaro ma simpatico Paperon de’ Paperoni, le cui pupille si trasformavano nel simbolo del dollaro quando qualcuno gli faceva intendere la possibilità di facili e lauti guadagni? Ingordigia e avarizia ma almeno tanta simpatia: e in tante situazioni alla fine usciva il cuore d’oro del vecchio zione plutocrate. Magari ora il simbolo del dollaro viene sostituito da quello dell’euro nelle pupille di questi promotori finanziari di facili arricchimenti alle spalle dei camici bianchi. E, visto che le strategie di marketing sono in continua evoluzione, ci permettiamo di suggerire a questi sedicenti benefattori una variante pubblicitaria, un’offerta promozionale cumulativa: denuncia tre medici, il quarto lo aggrediamo noi, magari al Pronto Soccorso, gratis! Sì, proprio così: questa può essere la nuova strategia pubblicitaria. Magari è un po’ aggressiva ma che importa, i medici alle aggressioni ci hanno fatto il callo. E anche agli stupri durante i turni di guardia, ai colpi di cacciavite inferti in un parcheggio al termine del servizio, a qualche colpo di pistola sparato così, tanto per dare una lezione a quel dottore che “ha ammazzato” un parente. E vai col Far West, con la giustizia sommaria, e tutto questo nel silenzio della politica che ha difficoltà a definire questi fenomeni nell’unica maniera possibile: azioni criminali. E queste azioni criminali potrebbero anche essere, almeno in parte, frutto di queste anomale brutte campagne mediatiche. Bene ha fatto il presidente dell’Ordine dei medici di Roma, Antonio Magi, a chiedere al ministro della Salute Giulia Grillo, anche lei medico, “di agire a tutela soprattutto dei cittadini, ma anche dei suoi colleghi e di voler porre in atto tutte quelle azioni che riterrà opportune, intervenendo sugli organi competenti per l’adozione di tutti quegli strumenti che evitino messaggi distorti, veicolati addirittura da canali pubblici” e ancora che “siano attivati tutti gli strumenti di repressione prima e di controllo poi di ogni discutibile forma di pubblicità, da qualunque parte provenga, che danneggi il pubblico interesse e la corretta informazione e che soprattutto non inganni i cittadini”. E bene ha fatto Biagio Papotto, segretario generale Cisl medici, a chiedere a gran voce “perché nessuno tra i politici, gli opinion leader, i commentatori mette in evidenza quanta fatica, quante vite vengono salvate ogni giorno, quanta qualità c’è nella sanità italiana, che mette il nostro Paese al terzo posto nel mondo”. L’argomento è ampio e complesso, ma occorre avere la consapevolezza che, a fronte dei milioni di atti medici eseguiti ogni giorno, tutti i giorni dell’anno, i casi accertati di malpractice sono davvero una percentuale ridottissima. Davvero dobbiamo continuare a farci male come cittadini e come collettività solo perché qualcuno ha interesse a scatenare una corsa al risarcimento con lo slogan che tanto provarci non costa nulla? @vanessaseffer    
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Gen 22

MASSONERIA, OMTI: PARLA LUIGI PRUNETI

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MASSONERIA, OMTI: PARLA LUIGI PRUNETITrecento anni dopo la nascita della Massoneria a Londra nel 1717, nasce a Lecce il 24 giugno 2017 l'OMTI, Ordine Massonico Tradizionale Italiano: l'obbedienza massonica che ha come reggente il Gran Maestro Venerabile Professor Luigi Pruneti, fiorentino, entrato in Massoneria dal 1974 nella Loggia A.L.A.M. della Gran Loggia d'Italia, dove ha ricoperto tutti i ruoli ed ogni tipo di incarico. Oggi, a meno di due anni dalla nascita, l'OMTI conta circa ottanta Logge e mille iscritti in tutta Italia. La Massoneria in Italia, contrariamente ad altri Paesi, è vista in maniera negativa. Quali sono le motivazioni a giudizio del Gran Maestro dell’OMTI? Le motivazioni sono di carattere squisitamente storico. La Massoneria subisce in Italia la prima scomunica con Papa Clemente XII nel 1738. È subito invisa dalla Chiesa cattolica e le motivazioni che portarono alla scomunica furono diverse, più che altro fu la paura che questa strana fetta del Regno Unito fosse veicolo di eresia. Ne paese anglicano era stata costituita la prima Loggia fiorentina fra il 1730/1731, soprattutto da residenti stranieri di altra religione che erano nella stessa Loggia, con elementi locali cattolici. Non solo, ma si sapeva benissimo che nelle Logge vi erano, in parità, anche invisi odiati giudei. Questa promiscuità non piaceva. Un altro elemento fondamentale che indusse il pontefice alla scomunica era che tanti locali, all'interno di questa Loggia, erano già ammalati del morbo dell'Illuminismo, che era visto dalla Chiesa come una filosofia devastante nei confronti della religione portando avanti questo verbo della ragione universale cioè che gli uomini sono tutti uguali perché hanno il dono della ragione e la ragione che pensa e lotta contro tutte quelle superstizioni non è anticristiana ma mette in dubbio tante cose. Quindi alla scomunica non ci fu scampo. Poi c'è invece un elemento che gioca a favore della Massoneria. Anche se questa non c'entra niente, per alcuni la Massoneria è sempre legata a questo episodio: la Rivoluzione Francese. È un fatto devastante per l'opinione pubblica dell'epoca. Come lo scandalo di Notre Dame, uno dei maggiori templi della Cristianità trasformato nel tempio della dea ragione. Vi è sempre nell'uomo il rifiuto di cogliere la complessità della storia dove ogni cosa che nasce, ogni grande evento, non ha una sola causa ma tante concause. Molti pensarono che dietro la Rivoluzione Francese ci dovesse essere un complotto e così nacque la teoria del complotto massonico, che portò avanti un abate francese, Augustin Barruel, padre del cospirazionismo, che rifugiatosi nel Regno Unito scrisse “Memorie per la storia del giacobinismo”. Ma i complotti massonici per la Chiesa sono stati tanti altri: quest'anno è l'anniversario del complotto massonico della Seconda Guerra d'Indipendenza. Precedentemente, tutti i tentativi insurrezionali per portare alla unità d'Italia, la guerra d'indipendenza, i carbonari, tutto questo fu visto, in parte giustamente, come un complotto della Massoneria. L'unificazione del Paese che è poi la Liberazione del 1870 viene vista come “contro” il Soglio di Pietro. Sicché, l'Italia unita, questa ideologia di carattere laico e non laicista in taluni casi, la legge Coppino che eliminava l'obbligo del catechismo a scuola e lo sostituiva con i primi elementi di educazione civica, essendo fatti tutti sostenuti dalla Massoneria, ecco che dava una visione negativa sulle scena cattolica della stessa. La Massoneria ha anche combattuto delle battaglie che non è riuscita a vincere, ma che venivano viste anch'esse come contrarie alla morale cattolica, come la battaglia per il divorzio, la battaglia per la cremazione. Ora sono tutti d'accordo di cremare un corpo, ma allora era visto come un'offesa, come un volere eliminare la possibilità che l'anima sopravvivesse, uno schiaffo terribile per la visione cattolica del tempo. Ma la Massoneria portava avanti lo stesso queste battaglie. Poi siccome ha una visione cosmopolita e universale, quando nacque il partito nazionalista in Italia nel 1910 la Massoneria venne invisa da questo partito che invece era contrario a questo affratellamento tra i popoli. I popoli e le nazioni dovevano essere pronti a combattersi per lo spazio vitale, era questa la concezione nazionalista e quindi era il primo partito che poneva l'incompatibilità fra Massoneria e iscrizione al partito. Quindi a temere la Massoneria era prima la Chiesa e poi la politica? Nel 1914 c'è stata la scomunica dei Massoni da parte del Partito Socialista al congresso di Ancona con Mussolini. Tre componenti della politica italiana - i cattolici, la destra nazionalista estrema e il socialismo di carattere marxista - sono contrari ideologicamente alla Massoneria. Questo è fondamentale per far si che la Massoneria in Italia sia vista male. In più la Massoneria italiana ha avuto un inciampo notevole e non si può negare, con il caso P2, che è stato strumentalmente usato per gettare fango sull'immagine della Massoneria stessa. Essenzialmente è un'eredità di carattere ideologico e politico quello che agisce contro la Massoneria. Forse per la sua natura di associazione segreta? La Massoneria di per se stessa non è un'associazione segreta, è sempre stata un'associazione riservata. È stata segreta quando se fosse stata palese sarebbe stata perseguitata. Riservata significa non essere costretti a giocare al grande fratello. Riservatezza è il rispetto della privacy, è il fatto che gli iscritti alla Massoneria come gli iscritti a qualunque altra associazione culturale o di pensiero non sono tenuti a chiamare o a dichiarare in piazza quello che pensano. Che vi sia questo diritto fondamentale di non dover dichiarare per forza ciò che si pensa agli altri, altrimenti si verrebbe giudicati. La Massoneria nei momenti di persecuzione sfilava per le strade con i suoi paramenti e dunque non è di per se stessa segreta. Se si pensa che il Grande Oriente d'Italia viene tutt'ora chiamato Palazzo Giustiniani perché la sua sede storica era quella in Roma, se fosse stata segreta nessuno avrebbe saputo questo. Le obbedienze che si richiamano a Piazza Del Gesù perché lì a Roma avevano la loro sede evidentemente non erano tanto segrete e nascoste. I più importanti esponenti della Massoneria sono tutti noti e non segreti. I documenti sull'appartenenza alla Massoneria ci sono tutti, quelli che non ci sono, sono stati bruciati, distrutti dai fascisti o da altri massoni, altrimenti ci sono. Perché un giovane nella nostra era di tecnologie sempre più sofisticate dovrebbe avvicinarsi alla Massoneria, ad una ritualità fatta di grembiuli e compassi, di templi da edificare? Perché la Massoneria indica una strada, una via da seguire. La Massoneria è tante cose: un fenomeno associativo, una scuola di educazione civile, è una comunità iniziatica, un percorso spirituale. Se qualcuno desidera qualcosa di diverso da ciò che può offrire una società esclusivamente consumista e edonista, la Massoneria può essere una strada. Ce ne sono tante altre, ma la Massoneria è una di queste, che persegue determinati fini. Uno è quello di sociabilità, una capacità di stare insieme pur in una libertà assoluta di pensiero e dunque c'è un confronto libero di idee, con un'intuizione di fondo, che il confronto delle diversità, un confronto civile per un dialogo fra le diversità fa crescere, fa andare avanti, è stimolante. Insegna un modo comportamentale di stare insieme nella diversità, appunto. Fra l'altro ti porta ad un continuo desiderio di crescita, di approfondimento, di miglioramento. La Massoneria usa volutamente il suo metodo di crescita, il “simbolo”, perché il simbolo è un veicolo di messaggi sempre diversi. Mentre la parola indica un concetto, solamente questo, un simbolo può racchiudere tante indicazioni diverse e dunque chi è iscritto alla Massoneria è portato ad andare sempre oltre, a non accontentarsi di quello che ti viene indirizzato, indicato dai media, ma a cercare di comprendere e ad avere una assoluta autonomia di pensiero. La Massoneria è anche un impulso a vivere meglio il rapporto con se stessi per conoscersi meglio e migliorare il rapporto con gli altri che è fondamentale, per il mondo che va verso la globalizzazione e in un'intercultura totale e assoluta; la Massoneria è uno strumento per la convivenza, per la crescita insieme che è il futuro. Parole come Loggia o Tempio possono incuriosire o preoccupare un lettore, o come si dice, un profano. Può spiegare meglio cosa sono una Loggia, cosa si intende per Tempio? È abbastanza semplice: la Massoneria è costituita da nuclei che sono autonomi, dette Logge. Come se fossero tanti Club. Ogni nucleo ha il suo nome distintivo e ha una sede dove si riunisce e segue naturalmente delle regole generali che sono le Costituzioni, usa il metodo che vi è indicato dai rituali e si riunisce in un luogo che è chiamato Tempio. Il Tempio è il luogo delle riunioni. Siccome la Massoneria usa nel suo percorso il metodo della simbologia, questo luogo chiamato Tempio ha in sé elementi simbolici fondamentali, che rimandano al mitico Tempio di Salomone, il Tempio dei Templi. Il Tempio rappresenta lo spazio infinito, un contesto generale universale e cosmico. In effetti, nel Tempio, varcate le due colonne d'Ercole che rappresentano il limite fra il mondo esterno e il mondo interno, si arriva in un ambiente dove ci sono simboli astronomici, che sono il sole, la luna la volta stellata, e simboli astrologici con le costellazioni che rimandano sempre all'universale: il pavimento a scacchi dove vi è il bianco e il nero, le tessere bianche e nere che indicano la nostra vita, il nostro piano esistenziale, il continuo conflitto fra bene e male ma anche il conflitto fra il positivo e il negativo, la necessità di superare durante il proprio percorso di vita le difficoltà che ci saranno sempre. Non vi sarà mai bianco se prima non attraverserai il nero e dunque è un messaggio di carattere esistenziale. Poi c'è anche il richiamo al lavoro che ogni Libero Muratore deve fare su se stesso, l'autocostruirsi, da pietra grezza a pietra levigata. Ognuno deve lavorare su se stesso per migliorarsi, per far sì che le potenzialità che sono dentro di noi diano poi un'opera perfetta. Quello che diceva Michelangelo che “Ogni David è racchiuso in ogni blocco di marmo, sta all'artista tirarlo fuori”. Ogni Libero Muratore è l'artista di sé stesso. Contrariamente ad altre obbedienze la sua accetta le donne. Per quale motivo e soprattutto avete donne ai livelli alti della vostra Istituzione? La nostra comunione accetta le donne ma non è l'unica. Ormai sono moltissime le comunioni a livello europeo e mondiale che accolgono le donne. La Massoneria in origine era riservata solamente agli uomini, perché le donne non erano considerate esseri liberi a tutti gli effetti, erano sottoposte sempre a una tutela, maritale o paterna, poi la Massoneria nell'Inghilterra all'inizio del'700 era una sorta di club ed i club erano esclusivamente maschili. Gli uomini facevano società all'interno dei club, le donne facevano società all'interno dei salotti. Ovviamente uomini e donne di una certa levatura. Poi i tempi naturalmente sono cambiati, siccome oggi la donna giustamente è un essere libero a tutti gli effetti, perché dovrebbe essere esclusa da questo contesto che è un contesto aperto a “tutti gli uomini di buona volontà”, a tutti coloro che si considerano uguali agli altri uomini, liberi fra liberi, fratelli per fratelli, sarebbe un controsenso. E abbattendo le griglie di un tradizionalismo che non ha più ragione di esistere, la Massoneria si è aperta. Ma già i primi esempi di Massoneria mista si ha nei primi dell''800. La nostra comunione è di questo avviso. Lei è considerato uno dei più autorevoli esperti di esoterismo. Riesce a fare comprendere al grande pubblico di cosa si tratta? Per esoterismo, che è diventato un termine molto vago, che indica un sacco di cose, l'esoterismo nasce dalle scuole filosofiche elleniche ed era contrapposto ad essoterismo. Essoteriche erano le comunicazioni rivolte a tutti, quelle esoteriche invece erano gli insegnamenti interne della scuola, quelle riservate agli studenti, era un insegnamento assolutamente riservato, quindi vi era un aspetto più chiuso, nascosto. L'esoterismo è un insegnamento più rivolto ad una branca antropologica dove si va oltre l'apparenza, si va all'interno del mistero delle cose. Gli insegnamenti esoterici sono tanti, come la cabala ebraica. Una lettura particolare della Torah ebraica che va oltre di quello che è il linguaggio comunicativo del testo ebraico, che cerca di interpretare i messaggi nascosti, i messaggi segreti, subliminali. Un altro insegnamento esoterico o un aspetto esoterico della nostra tradizione occidentale è l'alchimia, il voler trasformare la materia fino ad arrivare alla pietra filosofale, quell'elemento purissimo che trasforma il piombo in oro, ma al di là di questo aspetto prettamente simbolico è una trasformazione intima dell'uomo e del suo modo di essere, un raffinamento dell'uomo attraverso la trasformazione di se stesso. L'esoterismo è comprendere la simbologia, il linguaggio simbolico che spesso l'arte ci comunica perché nell'arte ci sono dei messaggi nascosti che vanno al di là dell'apparenza. Pensa a quanto fanno discutere talune opere di grandi autori che rappresentano qualcosa ma in realtà sappiamo bene che l'autore voleva trasmettere qualcos'altro. Pensiamo a Giorgione, a la “Tempesta” di Giorgione, un quadro che rappresenta una donna nuda e un cavaliere in un ambiente sotto un cielo di tempesta. Pensiamo ai “Tre filosofi” di Giorgione, alla “Flagellazione di Cristo” di Piero della Francesca. Vi è all'interno dell'opera d'arte un messaggio diverso, un messaggio chiuso, un messaggio riservato forse a pochi, a coloro che riescono a leggerlo. L'esoterismo è dunque un andare al di là di quello che appare, quello che è la superficie ed entrare nel profondo, per cercare di comprendere le origini vere e nascoste di quel fenomeno. Intrighi, complotti, giochi di potere, vi definiscono fratelli coltelli anche per le vostre lotte intestine. Vi accusano di tutto e di più. Se così stanno le cose di che vi occupate nel poco tempo della giornata che rimane? In effetti uno dei più grandi nemici dei massoni è proprio il tempo per fare tutto quello che si dovrebbe fare. Ci occupiamo di vari aspetti. Il primo di numerarsi stando insieme seguendo un metodo ben preciso, quello massonico. Un metodo che si basa essenzialmente su degli elementi: il silenzio, il valore della parola, il simbolo e un modo di comportarsi ritualizzato. Nel lavorare insieme in un Tempio massonico, che è un contenitore di simboli su argomenti posti sempre all'ordine del giorno e che hanno sempre una attinenza con la Massoneria. Attraverso questo metodo vi è una crescita conoscitiva, psicologica e sociale. Poi c'è un'attività di carattere esterno, che è agire sul mondo della cultura, perché la cultura è il lievito della società. Una società che muove la cultura è una società in crescita, che ha prospettive. Una società priva di cultura è destinata ad implodere dentro se stessa. Siccome la Massoneria è un'associazione che si autodefinisce progressiva e proiettata verso il futuro, parte dal presupposto che attraverso l'opera di acculturamento la società deve crescere, quindi è sempre propositiva. Infine la solidarietà, noi proponiamo forme solidaristiche interne ed esterne, anche in Paesi dell'estero. @vanessaseffer
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