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Feb 11

Regionalismo differenziato. Cittadini di serie A, B e C?

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Ci siamo, di nuovo; oppure – usando un’espressione romanesca – ci “facciamo”? Vogliamo davvero, dopo aver portato il SSN sul ciglio del burrone, assestare la spinta definitiva e far precipitare milioni e milioni di cittadini in una situazione di abbandono? Si, perché non ci sembra di esagerare se così definiamo il quadro che si sta lentamente ma – pare – inesorabilmente venendo a creare per la salute degli italiani. E quando scriviamo “italiani” forse stiamo scrivendo qualcosa di obsoleto, poiché ce ne sono e ce ne saranno di diverse tipologie, ancor più di adesso… Persone che – senza alcuna responsabilità diretta, se non essere residenti in una regione piuttosto che in un’altra, magari a pochi km. di distanza – si comportano da cittadini onesti, pagano le tasse e… ottengono meno. Tutto questo a prescindere da qualsiasi motivazione che non sia quella geografica, territoriale! Se infatti si lasciasse passare sotto silenzio il tentativo di “smantellare” lo stato sociale con una autonomia amministrativa spinta, come nel caso delle maggiori autonomie accordate ad alcune regioni (che sono state da due illustri giuristi appropriatamente disegnate come in procinto di avere potestà persino maggiori e più ampie di quelle “a statuto speciale”), occorre riflettere seriamente su cosa – in breve tempo – potrebbe accadere allo Stato, nell’accezione più stringente. nel suo complesso. Si, perché le proposte di maggiore autonomia asseverate dal governo presieduto dall’on. Gentiloni parlano anche di maggiori titolarità nei rapporti di lavoro e financo nei rapporti con le istituzioni europee e quindi la politica estera… Ci rendiamo davvero bene conto di cosa stiamo rischiando? A stento riusciremmo ad accettare che le regioni abbiano potestà su ambiente e tutela del territorio, perché – se da un lato è ovvio che vi sia localmente una maggiore conoscenza - è anche inconfutabilmente vero che l’ambiente in se’ rappresenta e deve rappresentare un “unicum”, il biglietto da visita dell’Italia intera, e non di parti di essa. Allo scopo è emblematico il luttuoso ricordo di Chernobyl, quando la nube tossica non ebbe certo riguardo alcuno per le nazioni più diligenti in tema di salvaguardia dell’ambiente. Ecco…cosa vogliamo fare, in Italia? I cittadini delle regioni senza particolari autonomie, ma che pagano puntualmente le tasse, devono essere penalizzati e “godere” di una redistribuzione delle sempre più scarne risorse a disposizione, dopo che le ragioni più ricche (e che si ritengono anche le più brave) hanno trattenuto il 90% del gettito di riferimento dalle casse dello Stato italiano. In parole molto povere: io pago le tasse come tutti e – poiché risiedo in una regione meno “brava” - ricevo un trattamento peggiore? Stiamo scherzando? Non sono un cittadino italiano? C’è una serie A, una B, una C, come nel calcio? La “N” finale di SSN significa…cosa? Negligente? Neghittoso? Nullatenente? Ci domandiamo se la Costituzione sia ancora osservata nella pienezza delle sue previsioni e non soltanto per sfruttare alcune “pieghe” nei suoi dettati. Non è neppure immaginabile il danno che deriverebbe dall’adozione di misure parcellizzanti, al di là delle sacrosante affermazioni dei giuristi sopra richiamati, che intelligentemente fanno notare come il mancato mantenimento preter-decennale degli accordi causerebbe un collasso pressoché certo delle nuove situazioni venutesi a creare, oltre a richiedere pressoché in sincrono una maggiore autonomia delle regioni a statuto speciale, che si vedrebbero persino superate nella loro attuale condizione che fino ad oggi le distingueva. La CISL Medici ribadisce la propria totale contrarietà ad uno “spezzatino” di competenze e trattamenti, a questo sempre più concreto smantellamento dello stato sociale, e – come in passato – lotterà con ogni possibile mezzo per contrastare queste spinte che si definiscono “autonomiste” ma si rivelano solo come egoiste. Dott. Biagio Papotto Segretario Generale della Cisl Medici Da QS
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