Di Maurizio Bonanni
Da Sfascio a Fascio. La fascina dei caratteri umani, cioè, che unisce i diversi, i riottosi e i contrari. Li stringe, li imprigiona indissolubilmente con le minacce, la violenza e l’omologazione forzata dei sottomessi, dei paurosi per necessità e opportunismo: la vendetta dei vinti, insomma. Un mare di melma sanguinolenta che un masso enorme con il profilo del Duce del Fascismo espelle con la sua spinta ciclopica dai pori argillosi della terra. L’idea-nazione fascista, infatti, è la ribellione di una gigantesca roccia rimasta pura e incontaminata per millenni divenuta cava di marmo e di metalli per avidi speculatori, che convertono in denaro i beni naturali degli uomini. I nemici sono gigantesche termiti che scavano immense forre da cui estraggono la materia venale, per poi una volta divenute cave riempirle di spazzatura, di escrementi umani e spirituali fino a farle scoppiare. Di lì la rivolta, il terremoto delle forze di natura. Di lì folle di contadini diseredati, affamati, senza denti che passano dai Rossi, i quali parlano di rivoluzione senza mai chiamare alla vera ribellione gli ultimi della terra, ai Neri violentatori della Storia che, però, fanno meno paura della fame nera!
Nel testo di più di ottocento pagine di Antonio Scurati, “M. Il figlio del secolo” (Bompiani) c’è una straordinaria storia del fascismo, dal 1919 al 1924, scritta con il furore dell’Aruspice che vede oltre, mentre accumula decine di migliaia di pagine, di documenti originali, di articoli di giornale, di messaggi confidenziali, telegrammi, ordini di servizio e quanto altro che impongono alle vicende narrate una leggerezza fuori dal tempo e dallo spazio. Una vela costantemente gonfia di vento che solca tutti i mari possibili, ora tremebondi, ora in grande tempesta, ora calmi oltre ogni dire distesi sulle gambe aperte dell’ennesima amante. Perché la femmina ora è puledra, ora giovenca dai fianchi larghi, buona a filiare o da schienare in mancanza di meglio. Come la violenza delle camicie nere, intrise di sangue, fango, merda e sperma. Dai bordelli alle case del popolo ai casolari dei contadini alle sedi sindacali e ai municipi rossi, le camicie nere distruggono con loro, con i poveri proletari, il disfattismo, l’anti interventismo e tutto quello che sa di socialismo, di cooperativa sociale, di associazionismo per difendersi dai soprusi dei padroni agrari: i grandi pagatori di bastonature, assassinii, massacri di inermi in decine di province rurali del Nord e del Centro Italia.
M. è una cavalcata tragica, bellissima violenta compulsiva e rigurgitante di anima che mette in fila il genio di Mussolini con la sua incredibile capacità di addomesticare la storia e gli eventi, impadronendosi del potere con un colpo di mano, perché l’ignavia del monarca, le divisioni della sinistra e lo scontento popolare di milioni di reduci senza lavoro e senza futuro hanno incendiato la Casa Comune dello Stato, che va rimessa a posto a qualunque costo. Anche a dispetto del sogno dannunziano, con la sua bellissima, immaginaria e utopica Costituzione del Carnaro, con i suoi fanti in giarrettiera, gli artisti talentuosi e falliti, la libertà sessuale e quanto di più cosmopolita si potesse immaginare per il nuovo secolo. Lui, il Duce, che vince le elezioni con la legge truffa Acerbo. Mussolini che supera l’orrore etico, politico e umano dell’omicidio Matteotti rivendicandolo a sé come semplice incidente di percorso di un fascismo salvifico, mentre pensa a come liberarsi da tutta quella inutile, disgustosa e violenta marea nera. La grandiosità di Matteotti, la bellezza sua e della moglie. Le lotte politiche fratricide tra massimalisti, riformisti e comunisti. La magnifica interpretazione della Sarfatti, amante storica del Duce, che lo educa alla mondanità, ne cura l’immagine e l’intelletto. Un libro, quello di Scurati, che non può mancare da ogni biblioteca che si rispetti.
Di Maurizio Bonanni




La patologia oncologica in Italia presenta un impatto economico di rilevanza crescente sul sistema sanitario del nostro Paese. Al contempo, e questo rappresenta una buona notizia per noi cittadini, è in aumento anche la speranza di vita legata alla diagnosi grazie anche alla disponibilità di trattamenti sempre più mirati, maggiormente efficaci e con effetti collaterali moderati. Certamente è complicato iniziare un articolo sul “pianeta cancro”, con tutti i risvolti emozionali intrinseci all’argomento, con parole come “impatto economico”. Tuttavia occorre ricordare che sin dal 1992 in Italia ha preso avvio il processo di aziendalizzazione del Servizio sanitario nazionale a seguito del Decreto legislativo numero 502 del 30 dicembre 1992.
Temevamo un momento come questo in cui medici, anestesisti e dirigenti sanitari di tutte le regioni e in ogni capoluogo d’Italia avrebbero incrociato le braccia. Accade oggi, giornata in cui è stata organizzata una manifestazione unitaria per 24 ore, così come accade per i trasporti urbani ed extraurbani (metropolitane, bus, treni, aerei) quando ci bloccano il Paese. Ma questa è ben altra cosa. Cosa succede se ci sentiamo male, se abbiamo un incidente e ci portano al Pronto soccorso? Se accade a nostro figlio che va in moto, se succede a nostra madre che ha 80 anni? Le urgenze saranno come sempre garantite.
“La salute mentale, come spesso la solitudine degli anziani, è una tematica molto trasversale”. È questa l’idea di Paolo Ciani, membro della Comunità di Sant’Egidio dal 1984, consigliere regionale del Lazio, esperto di politiche sociali. Nei giorni scorsi alla Regione Lazio si è tenuto un seminario dal titolo “La città che cura”, organizzato proprio dalla Comunità di Sant’Egidio, che in collaborazione con la Asl Roma 4 e il Comune di Civitavecchia, ha realizzato una rete di convivenze protette, residenze a costi sostenibili dove ci si può curare a domicilio, per persone con disturbi mentali e disagio sociale, guadagnandoci soprattutto in termini di qualità della vita e di rapporti umani. A questo incontro ha partecipato il personale sanitario del servizio pubblico, del privato convenzionato. Così come assistenti sociali, volontari, associazioni del privato sociale e della salute mentale. È stata una grande opportunità per riflettere sui diritti delle persone con disturbo mentale conquistati con la legge 180-1978 e su come “modulare i servizi della salute mentale affinché questi diritti (vivendo nel proprio ambiente, alle cure sanitarie territoriali, alla casa, al lavoro, alla famiglia), siano effettivamente garantiti”.
Più che un mistero un paradosso storico-bellico. L’asta filatelica della “Ferrario Casa d’Aste” è iniziata ieri e si conclude oggi a Milano. Tra i tanti lotti interessanti spicca il lotto numero1645 che propone, alla sottoquotata base di euro duemilacinquecento, tre francobolli. Per le vicende storico-belliche, esistono allo stato di nuovo ma non potrebbero esistere allo stato di usato. Per anni nelle mani di Roberto Nardacci, studioso filatelico e collezionista d’arte, i tre “non emessi della Fratellanza d’armi” (quando un francobollo non è circolato è definito un “non emesso”) annullati dai timbri postali del 1941.

Il dottor Ugo Donati è il direttore del Pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni Evangelista di Tivoli, cittadina laziale dove pochi giorni fa è avvenuta l’ultima aggressione in ordine di tempo ad operatori sanitari.
Si avvicina venerdì 23 novembre e se le previsioni non meteorologiche si avvereranno sarà un venerdì nero, ma di un nero piceo per la sanità pubblica del nostro Paese. È annunciato lo sciopero generale indetto dai medici. Le motivazioni sono note, a distanza di ormai quasi un decennio dall’ultimo contratto. E altrettanto noti sono gli slogan usati per pubblicizzare e far comprendere ai cittadini le motivazioni stesse e per averli finalmente dalla loro parte della “barricata”. E sulla nuova ed efficace modalità comunicativa adottata dai medici il