Giovane palermitano potrebbe rappresentare giovani europei per consegna Premio Nobel per la Pace 2012

Share

Un giovane palermitano potrebbe rappresentare i giovani europei
(compresi nella fascia d’età tra i 18 e i 24 anni) in occasione della
consegna del Premio Nobel per la Pace, assegnato nell’anno 2012
all’Unione Europea, che avverrà ad Oslo il 10 e 11 Dicembre.

Si tratta di Alberto Di Franco, 18 anni studente dell’ultimo anno del
Liceo scientifico Benedetto Croce di Palermo, il quale è l’unico
italiano tra i sedici finalisti  per la sua fascia d’età.

Ha superato la selezione al concorso, indetto dalla Commissione e dal
Parlamento Europeo, con una frase/metafora sul calcio : “La pace in
Europa è il goal più importante, segnato da una squadra di cittadini
con la maglia blu e le stelle dorate”.

Adesso, solo i cittadini europei potranno scegliere il vincitore
votando esclusivamente attraverso facebook.

“È motivo di grande orgoglio sapere che un cittadino palermitano possa
rappresentare l’Unione Europea in occasione della consegna del Premio
Nobel per la Pace”. Lo  ha affermato il sindaco di Palermo Leoluca
Orlando, il quale ha votato Alberto  Di Franco attraverso il proprio
profilo personale di facebook.

“L’amministrazione comunale di Palermo sosterrà la candidatura di
Alberto attraverso i propri canali di comunicazione istituzionali –
afferma Giusto Catania , assessore alla Partecipazione e Comunicazione
– e siamo fiduciosi che in questo modo Palermo possa rappresentare
l’Europa.”

Per votare Alberto Di Franco bisogna collegarsi al seguente indirizzo:
https://www.facebook.com/PeaceEuropeFuture?sk=app_486773804696227

Successivamente, aperto il link, è necessario cliccare su “vai
all’applicazione “ e votare ALBERTO, tra i sedici finalisti.

Share

MUOS: Il MOVIMENTO 5 STELLE SICILIA, INSIEME AI CITTADINI PER MANIFESTARE A NISCEMI CONTRO IL PASSAGGIO DI UNA GRU CHE SERVIRA’ AD ALZARE LE PARABOLE DEL MUOS

Share

 

Caltanissetta 25 Novembre 2012– A poche settimane dall’insediamento all’Assemblea Regionale Siciliana il Movimento 5 Stelle Sicilia con in testa il suo capogruppo Giancarlo Cancelleri torna a sottolineare il secco “No” alla costruzione del Muos, il ciclopico sistema di antenne che la Marina Militare americana sta costruendo a pochi passi dal centro abitato di Niscemi nel nisseno. Così gli Onorevoli eletti all’ARS appartenenti al M5S, insieme agli attivisti e ai cittadini si riuniranno domani, Lunedì 26 Novembre alle ore 09.00 a Niscemi in Contrada Ulmo per bloccare il passaggio di una gru che servirà ad alzare le parabole del MUOS. E’ l’atto finale della costruzione di questo sistema satellitare militare che i cittadini proprio non vogliono. Anche il consiglio comunale di Niscemi ha votato “NO al passaggio del convoglio”, i cittadini hanno detto “NO al MUOS”, ma tutte le notti i niscemesi assistono al passaggio di camion carichi di materiale in direzione della base.

Il M5S ormai da mesi si batte per fermare questa struttura che viene costruita in barba alla sovranità della cittadinanza ed al diritto alla salute e all’ambiente. Il portavoce del Movimento, Giancarlo Cancelleri spiega i motivi per cui va bloccata la costruzione di questa struttura: “Fa male alla salute perchè è fonte di elettromagnetismo ad alta frequenza- e ancora continua Cancelleri- è un sistema militare per guidare aerei da guerra e l’Italia è contro la guerra per Costituzione, inoltre per farlo- continua l’esponente di M5S-  si distrugge un sito SIC come la sughereta di Niscemi, unico al mondo! Abbiamo deciso di essere cittadini liberi e di partecipare alla vita pubblica della nostra regione; questo è il momento di dimostrarlo. Domani mattina saremo tutti a Niscemi con le mani in alto e con il cuore LIBERO DALLA PAURA, perchè questa è una battaglia di buon senso!- Conclude Cancelleri- C’è la nostra vita in gioco e non permetteremo a nessuno di giocare con la nostra VITA! NO MUOS!”

Share

Ventidue donne al vertice delle istituzioni in Sicilia. Complimenti al Governatore Crocetta.

Share

ars

La Sicilia sorpassa tutti: sia il governo quanto l’Assemblea regionale sono composti dal più alto numero di donne della storia della Repubblica. Con una sola eccezione, che riguarda proprio la Sicilia, perché il primo Parlamento regionale, eletto nel 1947, era composto da ben diciassette donne, due in più di quanto ne sono state elette il 28 ottobre. In compenso la presenza femminile ha fatto irruzione nell’Assemblea regionale siciliana. Un fiume in piena, con le quindici deputate, se si considera che per tre legislature nel recente passato (quarta, quinta e settima), non c’era nemmeno una donna. Peggio che nelle repubbliche africane di recente conio.

Il numeri del governo sono imbattibili: sette donne su dodici asssessori. Solo il governo francese può vantare una simile condizione con diciassette Ministre. Il governo del Professore Monti ha appena tre donne, la giunta regionale di Roberto Formigoni appena due. E altrove si naviga su numeri molto bassi.

La rappresentanza femminile, del resto, è carente in tutte le istituzioni, non sole nelle Regioni e a Roma. Su ottantamila consiglieri comunali le donne sono 14.663, meno del 20 per cento. Su 8001 sindaci, 847 sono donne, appena il dieci per cento circa. Le onorevoli di Montecitorio rappresentano il 20 per cento del totale, a Palazzo Madama le senatrici – 60 su 320 – il 18,7 per cento.

Palazzo dei Normanni con quindici donne sfiora la media di Montecitorio, per merito soprattutto del Movimento 5 Stelle che vanta il drappello più nutrito, cinque donne, su quindici, pari a un terzo circa. Il più giovane deputato regionale, Giannina Ciaccio, ha 22 anni, ed è stata eletta nel M5S.

Qualcosa è cambiato, insomma.

Da SiciliaInformazioni del 24/11/2012

Share

Ambiente. Due aree di Palermo inserite dall’UE in Natura 2000

Share

L’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente ha accolto la proposta del Comune di Palermo, redatta a seguito degli studi effettuati dalla Commissione per la Valutazione dell’incidenza ambientale operante all’interno dell’ Ass.to all’Ambiente, per l’ampliamento di due siti di importanza comunitaria (SIC) relativi rispettivamente ad un’area della riserva naturale di Grotta Conza (sulle alture di Tommaso Natale) per una estensione di 467 ettari e ad un’area di Punta Priola (litorale Addaura) di poco meno di 3.000 metri quadri.

La proposta è stata quindi approvata dalla Commissione Europea e i due siti sono stati  inclusi nella rete Natura 2000, la rete ecologica europea che intende garantire  il mantenimento e  il ripristino di habitat e specie particolarmente minacciati.

Nel primo caso si tratta di un’area importante dal punto di vista naturalistico e paesaggistico, dove vegeta una florida macchia mediterranea formata da diverse specie arbustive (palma nana, euforbia arborea,cappero, timo, fico d’india) e da alcune specie arboree (carrubo, mandorlo, frassino da manna) e dove, all’interno della grotta, vivono colonie di pipistrelli e altri elementi di fauna e di flora cavernicola di particolare interesse scientifico.

Nel secondo caso si tratta di tutelare habitat costieri di notevole valore ecologico oggi fortemente minacciati dall’aggressione umana delle coste. Qui si riscontra la presenza di una vegetazione costiera che include specie endemiche e vulnerabili tra le quali la Ziziphus lotus, unica in Italia e soprattutto sono presenti biocostruzioni a vermeti (i cosiddetti “marciapiedi”), considerate rare e importantissime per la biodiversità costiera.

Le aree individuate godranno quindi di particolare tutela ambientale e, grazie al loro inserimento nella rete ecologica, non potranno essere trasformate e modificate per scopi edificatori o per utilizzi di tipo diverso e non compatibili con la salvaguardia dell’ecosistema.

“Accanto ad una programmazione di lungo termine per costruire, col nuovo Piano regolatore, la Palermo del futuro – afferma il Sindaco Leoluca Orlando – siamo fortemente impegnati nell’oggi a tutelare , proteggere e valorizzare le parti di territorio ancora intatte e custodi di importanti bio-diversità. È un lavoro il cui valore è provato anche da questo riconoscimento dell’Unione Europea che per altro ci apre prospettive importanti in termini di progettazione e accesso a fondi comunitari.”

———————-
Pietro Galluccio

Share

Violenza sulle donne. Chiarimenti sullo spettacolo di Serena Dandini al Teatro Biondo di Palermo

Share

A seguito di un disguido tecnico, nella giornata di oggi è stata messa a disposizione del pubblico solo una parte dei biglietti per lo spettacolo “Ferite a morte” di Serena Dandini, che si svolgerà sabato sera al Teatro Biondo. Una parte dei biglietti, che sono stati stampati dalla produzione a Bologna, non sono infatti ancora arrivati in città e saranno distribuiti da venerdì pomeriggio, sempre presso il botteghino del Teatro.

Il Comune di Palermo, che ha apportato un contributo finanziario e logistico per lo svolgimento dello spettacolo, nell’ambito delle iniziative organizzate per la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, è stato inoltre incaricato di curare la distribuzione dei biglietti ai giornalisti.
L’Amministrazione non ha trattenuto per sé alcun biglietto, né per i componenti delle Giunta, né per i Consiglieri comunali, né per i propri dipendenti.

Una parte dei biglietti (circa 300) è stata destinata, in accordo fra la Produzione e l’Amministrazione comunale, alle associazioni e agli enti che fanno parte della rete territoriale anti-violenza, svolgendo interventi diretti a sostegno delle donne e di sensibilizzazione  sul tema.

Lo spettacolo, una “Spoon river” delle donne uccise per mano di un marito, un fidanzato e un ex, scritta da Serena Dandini e messa in scena dal gotha delle attrici italiane (tutte a partecipazione gratuita), debutterà in anteprima a Palermo, portando alla ribalta nazionale la città, in primo piano nella lotta contro la violenza alle donne.

Tre serate evento a sostegno della Convenzione No More! contro la violenza sulle donne che chiede al Governo e alle istituzioni italiane di discutere urgentemente le proposte in materia di prevenzione, contrasto e protezione delle donne dalla violenza maschile e la ratifica immediata della Convenzione del Consiglio d’Europa (Istanbul 2011).

Le vittime più recenti. Antonetta Paparo, 36 anni, napoletana: uccisa il 12 dicembre a coltellate dal marito, che per sviare le indagini di un delitto privo di movente inscena una rapina. Carmela Petrucci, 17 anni, palermitana: sgozzata a ottobre dal fidanzato violento della sorella, che lei tenta di difendere. Sono solo le ultime vittime di femminicidio, di donne che hanno subito violenza fino a morirne, un numero che cresce in maniera allarmante: più di dieci casi al mese registrati negli ultimi due anni; donne cui sono dedicate le letture teatrali di “Ferite a morte”, tratte da racconti di Serena Dandini, tre serate che hanno lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica alla sottoscrizione della Convenzione No More! . Tre recital a più voci in altrettante città italiane, con il primo appuntamento  fissato al teatro Biondo di Palermo per il 24 novembre, proprio alla vigilia della Giornata mondiale contro la violenza maschile sulle donne.

“Un primo segnale per farci ascoltare”.
  “E’ il primo sputnik di una serie di razzi che lanceremo per farci ascoltare – dice Serena Dandini durante la presentazione alla Casa Internazionale delle Donne di Roma. “Ferite a morte” è un progetto teatrale dedicato a tutte coloro che sono divenute pezzi di carne nell’obitorio televisivo uccise una seconda volta in tv”. “Sulla falsa riga di Spoon River di Edgar Lee Master, e prendendo a prestito un titolo “poetico nella sua tragicità”, quello di un romanzo di Raffaele La Capria (Ferito a morte, 1961),  ho cominciato a scrivere col desiderio di dare un pugno allo stomaco per richiamare l’attenzione su vicende drammatiche, un fenomeno pervasivo”, chiarisce la Dandini. Sì, perché le morti sono la punta dell’iceberg di un vissuto e una quotidianità di violenze e sopraffazioni,  che è assolutamente trasversale alle aree geografiche e alle classi sociali,  tanto che dal 2005 sono aumentate le morti delle donne acculturate; “Più c’è emancipazione  – aggiunge la Dandini – più questa “colpa” va punita.

Un fenomeno “democratico”.
“La violenza contro le donne è uno dei fenomeni più democratici del mondo”. Con una battuta amara apre il suo intervento Maura Misiti, demografa e ricercatrice del Cnr, che con la Dandini ha collaborato ai testi e sta portando avanti l’iniziativa a sostegno di No More!: “Chiediamo attenzione su una Convenzione che propone progetti fattivi, azioni virtuose che si possono portare avanti come forma di prevenzione, a basso impatto economico, come l’educazione sessuale nelle scuole verso ragazzi che, come il ventenne omicida di Palermo, hanno un’azzerata educazione di rispetto di genere”.

Manca la formulazione giuridica di femminicidio.
Essere donna e morire, nei casi di stalking, per una inadeguata tutela dello Stato. In Italia non si hanno dati ufficiali, ma solo quelli raccolti dalla cronaca di tutti i giorni dalla Casa delle Donne di Bologna e questo perché non c’è una definizione giuridica di cosa è la violenza né, tanto meno, il femminicidio.  Riconoscerlo e cominciarlo a chiamare col suo nome è importante. “E’ una brutta parola? Cerchiamone un’altra, ma una brutta parola nasconde fatti orrendi” ripetono all’unisono la Dandini e le promotrici. L’individuazione di questo fenomeno deve essere trovata e catalogata con definizioni univoche, basate su standard internazionali, per poter sviluppare criteri metodologici di prevenzione e accoglienza, non affidandosi solo al generoso monitoraggio dei centri antiviolenza.

 

Ferite a Morte, la "Spoon River"  delle vittime di Femminicidio

ROMA – “Ogni riferimento a fatti e persone realmente esistenti non è affatto casuale”. Così Serena Dandini introduce il suo lavoro teatrale Ferite a morte, una Spoon river delle donne morte per femminicidio. Tre serate evento a sostegno della Convenzione No More! contro la violenza sulle donne che chiede al Governo e alle istituzioni italiane di discutere urgentemente le proposte in materia di prevenzione, contrasto e protezione delle donne dalla violenza maschile e la ratifica immediata della Convenzione del Consiglio d’Europa (Istanbul 2011).

Le vittime più recenti. Antonetta Paparo, 36 anni, napoletana: uccisa il 12 dicembre a coltellate dal marito, che per sviare le indagini di un delitto privo di movente inscena una rapina. Carmela Petrucci, 17 anni, palermitana: sgozzata a ottobre dal fidanzato violento della sorella, che lei tenta di difendere. Sono solo le ultime vittime di femminicidio, di donne che hanno subito violenza fino a morirne, un numero che cresce in maniera allarmante: più di dieci casi al mese registrati negli ultimi due anni; donne cui sono dedicate le letture teatrali di “Ferite a morte”, tratte da racconti di Serena Dandini, tre serate che hanno lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica alla sottoscrizione della Convenzione No More! . Tre recital a più voci in altrettante città italiane, con il primo appuntamento  fissato al teatro Biondo di Palermo per il 24 novembre, proprio alla vigilia della Giornata mondiale contro la violenza maschile sulle donne.

“Un primo segnale per farci ascoltare”.
  “E’ il primo sputnik di una serie di razzi che lanceremo per farci ascoltare – dice Serena Dandini durante la presentazione alla Casa Internazionale delle Donne di Roma. “Ferite a morte” è un progetto teatrale dedicato a tutte coloro che sono divenute pezzi di carne nell’obitorio televisivo uccise una seconda volta in tv”. “Sulla falsa riga di Spoon River di Edgar Lee Master, e prendendo a prestito un titolo “poetico nella sua tragicità”, quello di un romanzo di Raffaele La Capria (Ferito a morte, 1961),  ho cominciato a scrivere col desiderio di dare un pugno allo stomaco per richiamare l’attenzione su vicende drammatiche, un fenomeno pervasivo”, chiarisce la Dandini. Sì, perché le morti sono la punta dell’iceberg di un vissuto e una quotidianità di violenze e sopraffazioni,  che è assolutamente trasversale alle aree geografiche e alle classi sociali,  tanto che dal 2005 sono aumentate le morti delle donne acculturate; “Più c’è emancipazione  – aggiunge la Dandini – più questa “colpa” va punita.

Un fenomeno “democratico”.
“La violenza contro le donne è uno dei fenomeni più democratici del mondo”. Con una battuta amara apre il suo intervento Maura Misiti, demografa e ricercatrice del Cnr, che con la Dandini ha collaborato ai testi e sta portando avanti l’iniziativa a sostegno di No More!: “Chiediamo attenzione su una Convenzione che propone progetti fattivi, azioni virtuose che si possono portare avanti come forma di prevenzione, a basso impatto economico, come l’educazione sessuale nelle scuole verso ragazzi che, come il ventenne omicida di Palermo, hanno un’azzerata educazione di rispetto di genere”.

Manca la formulazione giuridica di femminicidio.
Essere donna e morire, nei casi di stalking, per una inadeguata tutela dello Stato. In Italia non si hanno dati ufficiali, ma solo quelli raccolti dalla cronaca di tutti i giorni dalla Casa delle Donne di Bologna e questo perché non c’è una definizione giuridica di cosa è la violenza né, tanto meno, il femminicidio.  Riconoscerlo e cominciarlo a chiamare col suo nome è importante. “E’ una brutta parola? Cerchiamone un’altra, ma una brutta parola nasconde fatti orrendi” ripetono all’unisono la Dandini e le promotrici. L’individuazione di questo fenomeno deve essere trovata e catalogata con definizioni univoche, basate su standard internazionali, per poter sviluppare criteri metodologici di prevenzione e accoglienza, non affidandosi solo al generoso monitoraggio dei centri antiviolenza.

I diversi contributi al progetto. Vittoria Tola, dell’UDI e portavoce della Convenzione parla delle associazioni impegnate nel sostegno di No More!. Ci sono tante donne, professioniste, dietro sigle come D. i. Re, Piattaforma CEDAW, PANGEA,  BE FREE, GIULIA, ARTICOLO 21 che hanno portato il loro contributo alla stesura del documento che chiede norme di prevenzione più che aggiustamenti normativi. Si chiede al governo di verificare il Piano Nazionale contro la violenza, varato nel 2011, e porre in essere politiche adeguate e rispettose della dignità e dei diritti umani delle donne, coinvolgendo Enti locali, Federazione della stampa ed Editori, per arrivare ad sistema di servizi che funzioni , grazie a risorse certe, con una presenza omogenea e capillare sul territorio.

L’abnegazione dei centri antiviolenza. La risposta alle donne che chiedono aiuto è presidiata e gestita con abnegazione sul territorio dai centri antiviolenza, che hanno visto, finanziaria dopo finanziaria, diminuire i fondi loro destinati. Lo stato italiano è stato più volte sollecitato da Onu e Consiglio Europeo ad adottare le raccomandazioni prodotte, in tema di violenza alle donne, dalla Convenzione di Istanbul. La Convenzione No More!, ignorata per ora dalle istituzioni, spinge alla ratifica del trattato di Istanbul, alla discussione urgente delle proposte in materia di prevenzione e protezione delle donne, applicando le leggi esistenti, chiedendo di produrre dati ufficiale condivisibili, senza intento polemico nei confronti di norme già operative, come la legge sullo stalking del 2009.

Le tappe teatrali. Lo ripete l’avvocato Barbara Spinelli, di Giuristi Democratici e della Cedaw: “Basterebbe applicare sul tutto il territorio nazionali ottime leggi che già ci sono, come la legge degli ordini di protezione del 2001, che non richiede l’obbligo di denuncia nei confronti del familiare persecutore. Altro aspetto importante è raccogliere dati certi: senza dati certificati in sede giudiziaria – ricorda giustamente la Spinelli – come possiamo giudicare l’efficacia della legge del 2009 sullo stalking?”. Era necessario un happening per parlare e far parlare di tutto questo. “Ferite a morte”  prevede tre tappe teatrali, come già anticipato: il 24 novembre a Palermo (Teatro Biondo); il 30 novemvre a Bologna (Teatro Duse), il 9 dicembre a Genova (Teatro della Corte). Tre teatri in altrettanti comuni che hanno voluto patrocinare l’evento. A portare in scena i testi della Dandini donne di spicco del mondo dello spettacolo e della società civile: da Geppi Cucciari a Susanna Camusso, da  Concita De Gregorio a Anna Bonaiuto.  L’ingresso agli spettacoli è gratuito con prenotazione e ritiro del biglietto presso le casse dei teatri.

Per la conduttrice televisiva, “è questo solo il primo di una serie di razzi che vogliamo lanciare per fare il più rumore possibile attorno alla violenza sulle donne e per attirare l’attenzione e far firmare a più persone possibile la Convenzione No More, che è stata mandata anche a Monti 10 giorni fa, ma è ancora senza risposta”.
La convenzione fa il punto sulla situazione e elenca – ha spiegato Dandini – “tutte le cose che si possono e devono fare, come hanno già fatto all’estero, alcune anche a costi praticamente zero, come unificare la raccolta dati sulla violenza e femminicidi in commissariati, pronti soccorsi, assistenza sociale e così via”.
Non esistono infatti dati ufficiali sulla situazione e quelli diffusi (oltre cento donne uccise quest’anno, 877 negli ultimi sette anni) sono derivati da notizie di cronaca dalla casa delle Donne di Bologna. C’è solo un’indagine Istat del 2006 che stimava in 6 milioni e 743 mila donne tra 16 e 70 anni, vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della loro vita.
I monologhi sono stati scritti dalla Dandini col supporto di Maura Misiti, che al Cnr si occupa di questioni femminili, “per lavorare su dati e storie precise, per far sì che ogni riferimento a fatti e persone realmente esistenti non fosse affatto casuale, per ridar loro vita e capacità comunicativa con la forza del teatro”.
Infine una stoccata all’esecutivo guidato da Mario Monti: “Quando l’Europa ci chiede di fare qualcosa su tasse e rigore, provvediamo subito; quando ci chiede di intervenire sulla violenza alle donne invece non accade nulla”.

In parte da Repubblica.it e da Zenzero Quotidiano

Share

Corso di formazione per Onorevoli 2.0

Share

Anche i neodeputati dell’Assemblea Regionale Siciliana, costituitasi con la recente tornata elettorale, torneranno sui banchi di scuola per studiare tutto ciò che un eletto all’amministrazione regionale deve sapere per poter svolgere al meglio il proprio lavoro.

 

 

Anche i neodeputati dell’Assemblea Regionale Siciliana, costituitasi con la recente seguitissima tornata elettorale, torneranno sui banchi di scuola per studiare tutto ciò che un eletto all’amministrazione regionale deve sapere per poter svolgere al meglio il proprio lavoro.

La votazione regionale che tanto interesse ha suscitato per via dell’“esame” al Movimento di Grillo, per il peso dell’astensionismo e per la vittoria del determinato e intrigante Presidente fautore di un governo di tecnici e artisti, fa ancora parlare di sé per via dell’offerta della Lup, Libera Università della Politica con sede a Palermo.

Ciò che verrà appreso in aula studio, con una full-immersion di sei giorni, dal 19 al 24 Novembre, fornirà un quadro di approfondimento tematico che accompagnerà lo studente-deputato nell’aula consiliare.

Le 6 lezioni, tenute da docenti universitari ed esperti, tratteranno lo Statuto regionale, l’economia, le politiche per la salute, il regolamento regionale tra regole di diritto amministrativo e prassi, vincoli di economia politica e prospettive di riforma costituzionale.

L’ARS è composta per due terzi da esordienti, tra questi i 15 eletti del Movimento 5 Stelle i primi a sollecitare un corso di formazione politica e già tutti i scritti al programma. A loro si uniranno di certo coloro che usufruiranno delle lezioni in streaming messe a disposizione dalla Lup o dell’App con la quale poter accedere, da smartphone o tablet, a video, documenti e piattaforma social network.

Il Corriere dell’Università Job è in edicola a 2€ a Milano, Roma e Napoli. Abbonati subito: 10 numeri a soli 15€! Scrivi ad abbonamenti@corriereuniv.it
Share

Una strada di Palermo dedicata ad un assassino

Share

 

Una “tipicità” tutta siciliana è quella di dedicare la propria toponomastica a chi ci ha fatto del male. Evidentemente per chi ha dominato la Sicilia “eroe” non è chi ha amato la Sicilia ed ha lottato per la sua libertà, bensì chi ha ucciso, chi ha rubato, etc.

 

Questa volta non vogliamo parlarvi né di quel palermitano Corso Alberto Amedeo, dedicato ad un fratello di Carlo Alberto di Savoia che ebbe il “merito” di rifiutare la corona che gli veniva offerta nel 1848 dal Parlamento di Sicilia, né di quelle vie del “Plebiscito” (che sono una pagina nera nella storia della democrazia e delle libere consultazioni)….. né di quel Ferdinando II di Borbone, il re “bomba“, al quale a Messina è dedicata una statua per ringraziarlo dei bombardamenti ricevuti, e nemmeno di quel “macellaio” di siciliani che fu Francesco Crispi, al quale sono dedicate le migliori vie e statue qua e là nell’Isola.

 

Gli esempi non mancano, ma questa volta ci vogliamo concentrare su una centralissima via di Palermo, traversa del “Cassaro” (oggi via Vittorio Emanuele) all’altezza della Cattedrale: la via “Matteo Bonello“.

 

Chi era Matteo Bonello?

 

Era un assassino!

 

Ai tempi di Guglielmo I (chiamato “il Malo” né più né meno che per il fatto di voler far rispettare la legge) che regnò in Sicilia dal 1154 al 1166 organizzò una cospirazione di baroni che non volevano pagare i giusti tributi per fare fuori niente meno che il capo dell’esecutivo, il “Gran Cancelliere” Maione di Bari, integerrimo uomo di stato.

 

La rivolta riuscì nell’efferato delitto, compiuto dallo stesso Matteo, signore di Caccamo, e nell’obiettivo di prendere d’assalto il Palazzo Reale per bruciare i registri catastali. Re Guglielmo venne infine a capo della rivolta, punendone i colpevoli, e riportò l’ordine ma l’omicidio ormai era compiuto.

 

La mafia, come intreccio tra malaffare e politica, nasce non prima del 1860 ed è in “gestazione” nel cinquantennio precedente sotto la sferza della polizia borbonica.

 

Non siamo così miopi, però, da ignorare che “prima” della mafia esisteva da lungo tempo in Sicilia un ingrediente locale che poi sarebbe stato determinante alla sua nascita: l’arroganza e l’anarchia baronale.

Ingrediente questo comune a tutta Europa e che in Sicilia ha avuto possibilità di diventare quel che è diventato solo per dinamiche tutte interne al mondo contemporaneo che qui non possiamo che evocare e richiamare, in sostanza, alla dominazione italiana ed ai suoi complici “locali“.

 

Ecco! Se andiamo a cercare un atto di nascita di questo ingrediente tutto siciliano “pre-“mafioso lo troviamo proprio nella torbida cospirazione di Matteo Bonello. Mai prima d’allora, sotto i due Ruggero o sotto lo stesso Guglielmo, l’ordine del Re (o del Gran Conte) era stato turbato in maniera così vistosa e anche se, per lungo tempo, questa “anarchia” sarebbe stata tenuta a freno da monarchi capaci (almeno fino alla metà del Trecento), in seguito sarebbe esplosa ed infine degenerata in assenza di re propri.

 

Ecco chi era Matteo Bonello! Il fondatore della criminalità organizzata siciliana!

Che dire?! Un vero eroe. Tanto eroe che persino la Chiesa Cattolica si piegò al compromesso ed appese l’elsa del pugnale che uccise il cancelliere alla porta dell’arcivescovado… ed è ancora lì, in quella che oggi si chiama via Matteo Bonello e che dovrebbe chiamarsi “Via del Gran Cancelliere Maione“!!

 

Sarebbe un bel gesto di recupero della legalità se la Chiesa di Palermo schiodasse quel monumento alla violenza – proprio nella casa del Signore – e lo riponesse in qualche museo.

E’ come se oggi conservassimo e proponessimo alla folla come cimeli da venerare i resti degli ordigni che fecero saltare in aria Falcone e Borsellino!

 

Qualcuno dirà: “Roba vecchia! A che serve rivangare?…“. Per noi serve eccome! Serve almeno sintantoché i nomi delle vie ed i simboli della violenza regnano ancora incontrastati in Sicilia.

 

Quando l’elsa sparirà e il nome cambierà, lasceremo agli storici queste amenità… ma oggi sono ancora vive e vegete.

 

Finché dedicheremo vie ai delinquenti anziché agli eroi che hanno resistito loro non saremo mai un paese normale !

 

pubblicata da Io Cittadino Incazzato il 17 /11/2012  ·su FB

Share

Nuovo regolamento per i vigili “Vietati piercing e tatuaggi”.. a Sorrento

Share

Novità nel regolamento di polizia municipale adottato dal comune di Sorrento che hanno destato curiosità e stupore. È tassativamente vietata durante il servizio l’applicazione di piercing visibili nonché l’esposizione di tatuaggi

La singolare disposizione non termina qui. Il comune costiero pretende inoltre che eventuali cosmetici, monili ed orecchini, il cui utilizzo è consentito solo al personale femminile, dovranno per forma, dimensioni e colore essere compatibili con il decoro della divisa, evitando ogni forma di appariscenza

Share

Requiem per l’Italia politica. Di Alessandro Bertirotti

Share
Cosa devo fare oggi? Devo andare a trovare mia nonna e mi devo ricordare di portare via l’immondizia che ho lasciato nel terrazzo ieri sera… Si tratta di piccoli impegni di vita comune, ma come ci comportiamo di fronte ad obiettivi più importanti, e impegnativi, del tipo comprare una casa, oppure sposarsi e avere dei figli?
L’essere umano, affermano tanto la psicologia quanto l’antropologia, è un essere progettuale, ossia è un animale dotato di coscienzaproiettata al futuro, all’organizzazione di azioni che producano, in certa misura e significato, un cambiamento. In effetti, siamo nati per cambiare e scoprire, grazie a questo, come possiamo adattarci a ciò che noi stessi desideriamo accada in futuro
I cambiamenti che ricerchiamo sono il frutto di spinte psicologiche verso la propria trasformazione, ossia verso la realizzazione di quello che attualmente crediamo di poter diventare, cambiando ciò che crediamo di essere oggi. Negli anni Venti, il sociologo statunitense Luther Lee Bernanrd individuò circa 14.000 motivazion che regolano l’agire umano, mentre oggi se ne individuano almeno 20 essenziali, tra le qualiHenry Alexander Murray Jr., della Harvard University di Boston, inserisce il bisogno di successo, di considerazione e riconoscimento sociale, di conoscenza, di resistenza e di dominio.
In realtà, è quasi impossibile stilare un elenco universalmente adatto a tutti i bisogni umani e alle condizioni esistenziali in cui ogni singolo individuo può venirsi a trovare. Né si può credere che alcune motivazioni/spinte vengano prima ed altre dopo, come ad esempio che le persone abbisognano di sentirsi soddisfatte sessualmente prima di potersi innamorare. Abraham Maslow, nella sua famosa piramide motivazionale degli anni Cinquanta, inserisce la sessualità allo stesso livello dell’istinto alla fame e alla sete.
Dal mio punto di vista, quello antropologico-mentale, la dimensione affettiva umana è, per esempio, fondamentale e la inserisco accanto a qualsiasi altro bisogno esistenziale primigenio. In effetti, nella nostra vita, la qualità del tempo che impieghiamo per svolgere le nostre azioni e realizzare i nostri desideri è strettamente legata al grado di soddisfazione affettiva che proviamo.
Gli studiosi concordano nell’attribuire al successo, al potere e all’affiliazione la funzione di bisogni primitivi, ossia primigeni, gli antecedenti evolutivi di qualsiasi altra motivazione. Inoltre, questi tre elementi del vivere costituiscono nel loro insieme la base motivazionale implicita e generale dell’intera umanità. Si tratta di tre spinte che possono attivarsi se le circostanze esistenziali lo richiedono, oppure se le necessità di adattamento lo favoriscono. In linea generale, gli individui che sono motivati dal successo hanno la tendenza a perfezionarsi, quelli motivati dal potere esprimono la tendenza ad essere superiori agli altri, mentre coloro che agiscono motivati dalla affiliazione desiderano amare ed essere amati.
L’importanza antropologica di queste tre motivazioni risiede nel fatto che posseggono tutte e tre una forte connotazione emozionale, anche se il bisogno di potere, nello specifico, e quello di successo risultano essere predominanti in persone rispettivamente desiderose di forza e tendenzialmente orgogliose.
L’epoca mediatica nella quale viviamo immersi tuttii giorni, il nostro rapporto con la telematica e la realtà virtuale ci ha condotto a realizzare queste tre spinte motivazionali con una velocità decisamente anomala, rispetto alla possibilità che la mente riesca effettivamente gestire i comportamenti che le motivazioni esprimono. In altri termini, la velocità con la quale si riesce a diventare famosi attraverso la televisione, internet e la radio determina la nostra capacità di gestire nel futuro questa immagine che i media creano della persona, influendo fortemente sul comportamento di tutti noi: attori e spettatori.
Per esempio, è proprio quello che sta accadendo alla nostra classe politica che, convinta di aver raggiunto il successo in base alle proprie capacità intellettuali e creative, confonde l’espressione del potere ed esercita così forme di autoritarismo per dimostrare la propria superiorità.
Stare troppo tempo nel ruolo, ossia vivere per troppi anni esercitando sempre le stesse funzioni, in questo caso politiche, comporta il convincimento mentale, lento ma costante, che l’unica identità possibile sia quella esercitata per anni in quel ruolo. Proprio in nome di queste considerazioni, il comportamento diattaccamento spasmodico al potere, enfatizzato dai media, diventa l’unica modalità espressiva dei politici, i quali si convincono di potere essere solo quello che appaiono.
Ecco perché sono decisamente molti i responsabili di questa situazione incancrenita della politica e della evoluzione sociale italiana, ed è ora difficile trovare un unico capro espiatorio per il quale sia giusto rottamare ciò che è in sostanza, evolutivamente, già morto.


Da AffariItaliani.it

Share