Bambini soli? Adulti menefreghisti. Di Alessandro Bertirotti

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È tutta questione di… insensibilità

Abbiamo sempre creduto, detto e scritto che l’infanzia è uno dei periodi più felici della nostra vita.

Forse una volta, e non sempre ovunque. Certo, ora non più, nemmeno dove crediamo di aver raggiunto un alto e soddisfacente livello esistenziale, riempiendoci la bocca con concetti come “qualità della vita” ed altre simili amenità.

Sia sufficiente leggere quanto emerge da queste considerazioni.

Molte volte mi è capitato di scrivere quanto sia importante, per la nostra specie, adottare un altro atteggiamento verso la nascita di un individuo e dunque verso la vita in generale, abbandonando comportamenti che ci hanno caratterizzato sino a questo periodo storico mondiale.

Dobbiamo tutti imparare, urgentemente, che la ricerca del piacere sessuale reciproco non può concludersi con il mettere al mondo dei figli, senza sapere oggi cosa questa decisione comporti.

Mi si dirà che in tutti i tempi è stato difficile allevare ed educare figli e questo è vero, ma è altrettanto evidente che le condizioni di vita di oggi, in questo mondo definito “a geometria variabile”, il sentimento della precarietà, associato a quello dell’insicurezza professionale, influiscono pesantemente sulla vita quotidiana di una famiglia.

E il tutto nella totale assenza dello Stato, il quale non si preoccupa minimamente di questo istituto elementare funzionale al benessere dei propri cittadini.

Il risultato finale, oltre ovviamente ad altre concause che qui non voglio semplicemente elencare, si risolve in una svalutazione del proprio ruolo genitoriale, con la diminuzione dei sentimenti di responsabilità individuale, che procurano una minore coesione all’interno della coppia.

E i bambini sono soli e si sentono soli, perché vengono anche fisicamente, letteralmente, lasciati soli.

Le cose vanno meglio quando sono presenti i nonni, che riescono a sostituire la presenza dei genitori, fornendo al bambino un punto di riferimento decisamente importante e vincolante il suo stesso sviluppo mentale, anche se questa sostituzione non andrà mai a colmare la necessità di stabilire un dialogo reale e concreto con i propri genitori.

Stiamo creando una società futura di individui tristi, egoisti e sempre più irresponsabili verso i rapporti umani, le relazioni affettive e lo facciamo proprio in questo modo, lasciando abbandonati a loro stessi (confortati solo da play station e dalla televisione) i nostri figli.

E loro cresceranno credendo di dover pensare, sempre in solitudine, a se stessi e al proprio futuro, facendosi largo nel mondo con tutti i mezzi, perché si sono abituati a stare da soli e a trovare in loro stessi l’unica forza possibile per non soccombere, oppure lasciarsi andare e sviluppare così menefreghismo e frustrazioni. Ecco perché diventa importante scegliere di avere figli, con la certezza che vi saranno conseguenze che andranno a modificare gli obiettivi vitali personali, mentre aumenteranno la circolazione di affetto e di amore all’interno del gruppo famigliare e nella vita di ognuno.

Di Alessandro Bertirotti, l’Antropologo della mente

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A CALCI NEL CULO! Di Maurizio Bonanni

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Ecco l’elenco (di quelli che prenderei a calci nel culo). Primo: la politica italiana (la “p” scritta a caratteri microscopici: così rende l’idea!). Come si fa a sfoggiare il muso duro, con quella.. “faccia un po’ così!”, Signor Presidente del Consiglio? Chi vuole che le creda? Intende atteggiarsi al nuovo Lincoln del “volemose bene”, attrezzando una flotta cannoniera antipirateria? Scusi: con quale preparazione militare? Il caso Marò non le ha proprio insegnato nulla? Ha studiato abbastanza il diritto internazionale? Continua la lettura di A CALCI NEL CULO! Di Maurizio Bonanni

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A Favara i bambini giocano per la strada e si riprendono i loro spazi negati. Di Giuseppe Maurizio Piscopo

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Grande successo  per la Compagnia di Canto Popolare Favarese composta da  Peppe Calabrese alla chitarra,  Maurizio Piscopo alla fisarmonica, Mimmo Pontillo strumenti a plettro, Pasquale Augello percussioni. Grande successo  per i bambini delle classi seconde dell’Istituto Comprensivo Mendola- Brancati plesso Pirandello  di Favara coordinati dalle Maestre Caterina Nobile e Maria Lauricella, che hanno fatto rivivere i giochi dei bambini di tanto tempo fa nel “Cortile dell’Orbo” nel centro storico di Favara. Le  telecamere della Rai hanno ripreso i bambini prima nella chiesa del Carmine del dodicesimo secolo con la benedizione del parroco, durante lo scampanio delle vecchie campane  della chiesa e poi  dopo durante i giochi. Continua la lettura di A Favara i bambini giocano per la strada e si riprendono i loro spazi negati. Di Giuseppe Maurizio Piscopo

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“Zab Art”, di Fiorella Ialongo

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Consultando i dati della Confartigianato si può notare che vi sono molti mestieri “trascurati” o sconosciuti dai giovani italiani,  uno  di questi è lo scalpellino, figura professionale giudicata tra le più difficili da reperire da parte delle aziende. Questa, ed altre competenze artigianali, rischiano di scomparire essenzialmente per due motivi: il primo è la specializzazione richiesta per il loro esercizio; il secondo è la scarsità delle realtà educative in cui apprendere le basi del mestiere. Continua la lettura di “Zab Art”, di Fiorella Ialongo

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TEORIA E PRASSI DEL GENOCIDIO. Di Maurizio Bonanni

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Il “Genocidio”, la faccia (appena) nascosta del Dio Marte. Perché, occorre dire, tragedie immani, come quelle degli armeni, degli ebrei e, oggi, dei cristiani (perseguitati e decimati a milioni) hanno mostrato come non sia poi così difficile implementare simili pratiche in tempo di guerra. Sono proprio gli eventi bellici a mettere in condizione i responsabili politici, militari e amministrativi delle stragi di ritenere politicamente gestibili -a medio-lungo termine- le ripercussioni sulle loro condotte genocidiarie. Continua la lettura di TEORIA E PRASSI DEL GENOCIDIO. Di Maurizio Bonanni

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ISLAM: IL “MASCHIO” MANCANTE. Di Maurizio Bonanni

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Gira che ti rigira, il problema è quello: lo Yin e lo Yang. Ovvero, il concetto cinese, per cui qualunque cosa (ma anche un.. oggetto mentale, a mio avviso!) possiede un suo.. Opposto (un Duale, cioè, né negativo, né positivo, ma semplicemente.. complementare, di uno stato unitariamente unico, ai primordi della Creazione!). Questo vuol dire che ciascuno è embedded (imbriqué, in francese) nell’altro; ovvero, che lo Yin porta in sé un seme dello Yang, e viceversa! Quindi, l’uno non può esistere senza l’altro! Ecco, partiamo dall’equazione simbolica “Yin = Occidente; Yang = Islam”. Figlio di Venere, il primo, con i semi di Marte. Partorito dalla testa di Zeus, l’altro, come un’Atena al maschile. Continua la lettura di ISLAM: IL “MASCHIO” MANCANTE. Di Maurizio Bonanni

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SE IL SOGNO È.. “DOPPIO”! Di Maurizio Bonanni

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Il “Doppio Sogno” di Arthur Schnitzler. Ne esiste una versione filmica (del 1999, apparsa postuma nelle sale cinematografiche) di Stanley Kubrick e, oggi, una sua versione teatrale, per l’interessante regia/rivisitazione (che conserva il titolo originale) di Giancarlo Marinelli, in scena -fino al prossimo 19 aprile- al Teatro Quirino di Roma. Lo spettacolo opera una sorta di merge-sort (che rappresenta, in campo informatico, un algoritmo di ordinamento delle sequenze di dati) tra il racconto originale di Schnitzler e la successiva rappresentazione di Kubrick. Continua la lettura di SE IL SOGNO È.. “DOPPIO”! Di Maurizio Bonanni

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Chi ha paura del crocifisso? Di Alessandro Bertirotti

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Alessandro Bertirotti

È tutta questione di… paura.

Lo cantava tanti anni fa Caterina Caselli che la verità fa male, e sembra che faccia male ancora, ma non c’è da meravigliarsi in questa nazione, specialmente in questo periodo.

Questa notizia è importante perché ci dice che qualche professore non ha ancora chiaro quale sia la situazione in Italia.

La Corte europea per i diritti dell’uomo, il 3 novembre 2009, con la sentenza Lautsi versus Italia, ha stabilito in primo grado di giudizio che il Crocifisso nelle aule scolastiche della nazione è una “violazione del diritto dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e del diritto degli alunni alla libertà di religione”, imponendo all’Italia un risarcimento di €. 5.000 per danni morali. Il 18 marzo 2011, tale sentenza viene ribaltata in secondo grado, con 15 voti a favore e due contrari, de la Grand Chambre, che ha assolto l’Italia affermando che non sussistono elementi che provino l’eventuale influenza sugli alunni dell’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche.

Si legge in internet che l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche italiane è sancita da numerosi atti statali di normazione e di giurisprudenza, sebbene non esista una legge generale che imponga la sua presenza nei locali pubblici, ad eccezione dei tribunali civili, con una circolare del Ministro Rocco del 29 maggio 1926.

Ora mi si dirà che tale circolare è datata e le cose sono cambiate, ma cambiate in che senso?

Vi è più secolarizzazione (e questo è vero, anche grazie ai comportamenti di alcuni uomini di Chiesa…), vi è una società multiculturale e bisogna rispettare tutte le idee e infine si avanza l’ipotesi che il Crocifisso influenzi negativamente gli alunni (e infatti quasi tutti gli studenti delle scuole italiane entrano in seminario, oppure si suicidano per l’orrore provato di fronte ad una croce…).

Non solo senza la venuta di quel Cristo non avremmo nella nostra nazione la maggior parte delle opere d’arte che tutto il mondo ci invidia ancora (forse per poco se le cose continuano così), ma le nostre più profonde radici civili si fondano, al di là del Diritto romano, negli insegnamenti paolini, che sono altrettanto romani e legati allo stesso Cristo.

Ritengo che, dal punto di vista dei contenuti etico-morali, il cristianesimo rimanga un punto di riferimento esistenziale, dunque anche filosofico, per la nostra identità italiana, ammesso che ve ne sia una e sia formata adeguatamente. Altri sostengono invece che debbano esistere spazi religiosi inclusivi, ossia che includano tutto, favorendo un’ulteriore confusione identitaria tanto cara al cosiddetto potere laico.

Dunque, visto che si vuole essere scientifici, che si conducano ricerche per verificare se i nostri studenti corrono il forte rischio di diventare più intelligenti oppure più scemi quando esposti o meno alla croce, mentre siamo certi che l’esposizione alla stessa croce ha certamente turbato la mente di qualche insegnante e sindacato.

Con molta probabilità, non sapendo più come entrare nel mondo dello spettacolo, si sta confondendo la professione per la quale si è pagati con le frustrazioni psichiche subite nel corso della propria vita. Ecco perché, a questo punto, non sarebbe una cattiva idea proporre una supervisione psichiatrica periodica per tutte le persone che esercitano una professione particolarmente importante per la vita delle persone, tipo i medici, i magistrati e gli insegnanti e perché no, i piloti di aerei?

Si tratterebbe di un altro tagliando in più, niente di che, alla fine…

Di Alessandro Bertirotti, l’Antropologo della Mente

 

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Il progetto espositivo di Karen Thomas. Di Fiorella Ialongo

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Posta in arrivo

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Un posto particolare tra gli eventi che l’Università “Sapienza” di Roma ha sostenuto, spetta alla presentazione ufficiale dei temi del progetto espositivo della pittrice Karen Thomas “I Colori della Luce – I Colori della Pace – Commemorare per non dimenticare la Prima Guerra Mondiale”, curata dallo storico dell’arte Claudio Strinati, e che rientra tra le iniziative curate direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri Struttura di Missione per gli anniversari di interesse nazionale, con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri, delle Ambasciate d’Austria, della Repubblica Federale di Germania, della Repubblica del Kosovo, della Provincia Autonoma di Bolzano e della R.U.F.A. La presentazione dei temi del progetto per le commemorazioni del centenario della Prima Guerra Mondiale introduce l’opening della mostra che si terrà il 9 maggio prossimo 2015 ore 12 in un polo museale di livello internazionale, il Franzensfeste Forte di Fortezza in Alto Adige. Il progetto espositivo è sponsorizzato da 3D PIXEL, diretto e promosso dall’Associazione MatEr, presieduta da Gerd Miribung, con la direzione artistica di Ilaria Sergi e la collaborazione fattiva di iscritti all’associazione MatEr fra cui si nota la partecipazione continua di Vanessa Seffer. La presentazione dei temi del progetto espositivo è avvenuta il 6 marzo 2015 nella prestigiosa cornice del Museo d’Arte Classica della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università “Sapienza” di Roma. Tra gli altri relatori, vi sono stati gli interventi della Presidente Commissione Cultura e Ricerca Parlamento Europeo, On.le Silvia Costa; dell’Ambasciatore del Kosovo Bukurije Gjonbalaj; del Magnifico Rettore dell’Università “Sapienza” di Roma, Prof. Eugenio Gaudio; del Prof. Claudio Strinati; dell’artista Karen Thomas. Moderatrice è stata la giornalista RAI Stefania Giacomini la quale ha letto gli auguri dell’Ambasciatore di Germania Reinhard Schafers e del Forum del Consolato Austriaco della Cultura e presentato il video di Marco Tornetta del Ministero degli Affari Esteri, Coordinatore Internazionale delle Commemorazioni per le due Guerre Mondiali e Resistenza al MAE. Tra gli aspetti evidenziati in occasione della presentazione vi sono le considerazioni sulla pace in Europa  che non è da considerarsi come un dato acquisito ma una conquista da consolidare. I pericoli ad essa possono derivare dai crescenti nazionalismi che si nutrono delle tensioni sociali che hanno tra le loro cause la crisi economica ed i flussi migratori di extracomunitari in aumento. Per questo l’approfondimento ed il dialogo culturale sono alcune delle armi pacifiche con cui poter prevenire le guerre. Esse, nel nostro continente, non sono più combattute sui campi di battaglia , ma sul terreno culturale – integralista, con cui si tenta di sminuire il valore della ricchezza della diversità culturale, la cosiddetta unità nella diversità dell’U.E. Inoltre, le recenti distruzioni di siti archeologici in Medio Oriente pongono un problema non solo di memoria, ma anche di conservazione dell’identità, dell’appartenenza ad una cultura. In questa linea acquista grande rilevanza una proposta, presentata al Parlamento Europeo, relativa all’equiparazione ai delitti contro l’umanità di quelli contro il patrimonio dell’UNESCO. Dalle affermazioni precedenti il tema della personale: “I Colori della Pace”, assume la funzione di un forte invito all’impegno per l’armonia tra gli Stati e l’affermazione di un’Etica che, attraverso l’arte, possa valorizzare la dignità dell’uomo e dell’ambiente in cui vive. Quest’ultimo riferimento, nel progetto espositivo di Karen Thomas, diventa “etica della luce” in quanto la luce è sia la sintesi di tutti i colori, sia il simbolo supremo della conoscenza dell’uomo. In altri termini, la ciclicità delle opere, tipica della cultura tedesca, è fusa da Karen Thomas con la cultura rinascimentale in cui la conoscenza strutturale e geometrica delle opere d’arte avviene in particolare con la luce. Ne deriva che la filosofia de “I Colori della Luce” è che possiamo fruire dei colori, beneficio massimo che la Divinità ci ha dato, ma solo Dio può guardare la luce senza esserne accecato, l’uomo se ne può solo servire. Nei quadri esposti vi è quindi la sparizione della natura e l’ingresso in un mondo che è pura luce, il Divino. Seguendo i canoni dell’astrattismo, l’elemento figurativo non è più una rappresentazione della natura, dell’uomo, del paesaggio, ma la luce in sé. Nella luce e nella sua contemplazione si ritrova la pace nella sua interezza. Il messaggio etico dell’artista è quello della sollecitazione al risveglio delle coscienze, al passaggio dal sonno (più vicino all’ombra ed alla notte), alla luce che è impegno etico pulsante dell’uomo. Nella seconda parte della presentazione dei temi della personale si è svolto un dibattito su “Ambiente e sviluppo sostenibile nell’Europa di Karen Thomas – Proposte dalla cultura per un futuro di pace”, moderato da Diego Gavagnin, professional fellow WEC Italia.

Fiorella Ialongo

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La malísima educación, di Alessandro Bertirotti

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È tutta questione di… ineducazione.

Leggere una notizia come questa diventa l’occasione di ragionare seriamente sulla relazione che esiste fra la famiglia, i media e la scuola.

Dalle dichiarazioni della Preside emerge che la scuola ha fatto quello che ha potuto, eppure non è affatto vero. Nello stesso modo si sono comportate le famiglia di questi ragazzini, perché in altra situazione esistenziale questo non sarebbe stato possibile, oppure sarebbe stato difficilmente attuabile.

Ma oggi parlare di regole e di educazione all’uso dei media (che dovrebbero fare capo alla responsabilità tanto familiare quanto scolastica) è ancora assurdo nella nostra nazione e rimangono troppo pochi coloro che, tra insegnanti e genitori, si prendono la briga di educarsi su queste tematiche per educare a loro volta.

Non si tratta affatto di “ragazzate“, oppure di cosiddette “bravate”, perché quando in una mente adolescenziale accadono fatti di questo genere dovrebbe scattare un vero e proprio allarme generale, fondato sul presupposto che essere messi di fronte alla visione di certe immagini crea uno stato subdolo e inconscio di emulazione ed imitazione.

Tutto quello che i nostri sensi incontrano nella loro vita rimane in memoria, anche quando noi crediamo di non aver prestato attenzione a quella situazione oppure evento. La nostra mente immagazzina stimoli e informazioni, e seleziona poi via via che cosa recuperare nel momento in cui diventa possibile fare riferimento a ciò che è stato memorizzato.

Nel vedere con una certa frequenza, scene di violenza di tutti i tipi, la nostra mente impara a credere che sia del tutto normale, ossia possibile e quotidiano, comportarsi come i personaggi che si vedono, senza distinguere il nocivo dall’innocuo. La nostra mente, e l’ho ripetutamente scritto, non sceglie tra il peggio ed il meglio, ossia non possiede un atteggiamento etico e morale innato, ma sceglie tra ciò che è piacevole e ciò che è spiacevole. Se fosse vero il contrario, basterebbe la dicitura “Nuoce gravemente alla salute” sui pacchetti di sigarette per smettere di fumare, eppure sappiamo tutti che si tratta di una strategia del tutto inutile quando non di una presa in giro. Del resto è nota a molti la presenza di studi che dimostrano come una frase simile stimoli invece a comportamenti esattamente opposti: si fuma molto di più.

Ecco perché di fronte a queste notizie le cose da fare sono semplici e poche: limitare l’uso di internet ai nostri figli, controllando come vi navighino e per questo è necessario stare accanto ai figli, ossia educarli con quella consapevolezza che avevano le vecchie generazioni, quando non vi erano strumenti in grado di sostituire la presenza dell’adulto. Questo richiede fatica, e i genitori ne vogliono fare sempre meno, specialmente quando tale fatica richiede anche una certa competenza rispetto al mondo vissuto dai loro figli.

E la Scuola?

Questa si dovrebbe aggiornare, e non mi interessa se a pagamento del singolo docente o meno, e continuamente, cercando di presentare ai giovani vere e proprie lezioni nelle quali si spiegano i processi inconsci sottesi all’uso di internet, con particolare riferimento ai video.

E infine: sarebbe forse il caso che molti media e redazioni decidessero, come ha fatto Rai News 24, di sospendere la messa in onda oppure in rete di scene di violenza a questi livelli. E mi sto riferendo anche ai film, ai telefilm e alle serie nelle quali non si vede altro che aggressioni e violenze, in altra parola: sangue.

Ci vuole una volontà condivisa che vada in questa direzione, altrimenti situazioni di questo genere si ripeteranno certamente, senza che la sospensione agisca da deterrente, anzi… forse peggio.

Di Alessandro Bertirotti, l’Antropologo della Mente

 

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