GABER E IL GRANDE DITTATORE. Di Maurizio Bonanni

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Quando il Teatro gioca a.. tennis! Tra il Piccolo e il Grande Eliseo la pallina vola sopra la rete sempre tesa delle emozioni. Da una parte, “Gaber, io e le cose” (in scena al Piccolo fino al 21 febbraio) splendidamente cantato e diretto da Maria Laura Baccarini, accompagnata dal violinista Régis Huby, su testi di Luporini-Gaber. Recital intimista, dove la visione fosca e decisamente pessimistica, tutta giocata nel girone dell’intellettualismo cinico, profetico e doloroso, si fa presente, passato e futuro. Scruta con gli occhi di gatto, nascosti nella penombra, i movimenti più intimi dell’animo umano: i tradimenti, le inutili resurrezioni come ne “L’Uomo Muore” ed è meglio così, perché nella sua vita lo ha già fatto simbolicamente innumerevoli volte, credendo di compiere gesti e fare cose.. normali! Continua la lettura di GABER E IL GRANDE DITTATORE. Di Maurizio Bonanni

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SE 7 VI SEMBRAN POCHI.. di Maurizio Bonanni

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“7 minuti” appena. Da non confondere con gli “11” di Coelho! Anche se, per la verità, i primi sono altrettanto problematici perché (come per la protagonista del romanzo) si tratta pur sempre di una questione di dignità! Al Teatro Argentina va in scena fino al 21 febbraio lo spettacolo “7 minuti”, per la regia di Alessandro Gassmann, con Ottavia Piccolo nella parte di “Bianca”, la protagonista. La scenografia (essenziale ed evocatrice) ci presenta l’interno spoglio -con un’ampia parete a vetri sullo sfondo- di uno spogliatoio comune, che funziona da sala riunione del Consiglio di fabbrica di un’industria tessile medio-grande (con circa duecento addetti, esclusivamente donne) della Francia del Nord. L’ambiente è arredato con un grande tavolo a ridosso della grande vetrata, una decina di sedie e vari armadietti metallici fissati alle pareti laterali, per depositare gli effetti privati di operaie e impiegate. Continua la lettura di SE 7 VI SEMBRAN POCHI.. di Maurizio Bonanni

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THE OVERTON’S WINDOW. Di Maurizio Bonanni

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modificata

Conoscete la Finestra di Overton? No? Male, perché vi/ci riguarda tutti. Recentemente, anche da Oltre Tevere ne hanno richiamato il principio, a proposito di Legge Cirinnà sulle unioni civili (termine un po’ ipocrita per designare i matrimoni tra persone non eterosessuali). Com’è accaduto che, in pochi anni (una ventina, all’incirca) il concetto sia transitato dalla sfera del tabù (quindi, da socialmente non condivisibile e vietato) a quella del possibile e, poi, del legittimo -quindi, tutelato in quanto ricompreso nella sfera dei diritti soggettivi- come sta accadendo attualmente in Italia ed è già avvenuto da tempo in molti altri Paesi occidentali? Perché, per l’appunto, tutto ciò è la conseguenza dello spostamento della Finestra di Overton. Continua la lettura di THE OVERTON’S WINDOW. Di Maurizio Bonanni

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