Ah che bei tempi, un’Era fa, quando i Partiti erano grandi, ed era massimo il rispetto per le Istituzioni e la separazione dei poteri. In quell’epoca che mai più tornerà, i Procuratori Generali della Repubblica si facevano ricevere, rispettosamente, con grande tatto e garbo, dai Segretari dei Partiti interessati, facendo loro un discorso felpato, del tipo: “Guardi, quel vostro personaggio politico, molto bene in vista, è destinato ad avere seri guai con la giustizia.. Valutate un po’ voi..”. E garbatamente, l’interessato di turno veniva posto, con discrezione, in un limbo, in attesa della decisione del giudice competente (rinvio a giudizio/archiviazione). Continua la lettura di INGIUSTIZIA È FATTA! Di Maurizio Bonanni
Archivio mensile:Marzo 2015
LETTERA A UN PAZZO, di Maurizio Bonanni
Prologo: Direttore Sallusti, secondo me, il titolo di oggi, 27 marzo 2015 (” SCHETTINEN”), del tuo “Giornale” è una cazzata. Queste le mie ragioni. Primo: lo Schettino pilota tedesco, semmai, avrebbe perduto quota, perché impegnato a palpeggiare una bionda ostess prosperosa, seduta sulle sue ginocchia, sfiorando una montagna alta un metro di più di quello che lui aveva previsto. Uno spaccone, sfortunato e incosciente, ma nulla di più. Secondo: Lui, lo Schettino vero, no che non aveva visto negli occhi quei trenta morti e passa, che rappresentano il bilancio finale della tragedia Costa Concordia. Invece, il co-pilota Guenter Lubitz li aveva visti negli occhi quei suoi 149 assistiti. Sapeva che molti di loro avevano tutta la vita davanti, e un’immensa gioia di vivere, che li accompagnava in quel viaggio. Continua la lettura di LETTERA A UN PAZZO, di Maurizio Bonanni
Cenerentola è ipocrita, di Alessandro Bertirotti
È tutta questione di… cliché.
Leggere che Cenerentola si trova al vertice della classifica dei film più visti in queste ultime settimane è non solo interessante dal punto di vista sociale, ma decisamente importante dal punto di vista antropologico-mentale.
Non si tratta solo di ragionare sull’importanza che per la mente umana assume il concetto di immaginazione e favoloso, perché senza la presenza di queste due importantissime facoltà cognitive la nostra specie non avrebbe potuto raggiungere i significativi risultati ottenuti nel corso di millenni di evoluzione.
La questione che mi interessa evidenziare è il valore attuale, sia sociale che culturale, della trama che Cenerentola continua a rappresentare, oltre ogni possibile ossidazione del tempo e simbolicamente adatta alle diverse latitudini e longitudini di questo nostro strano e meraviglioso pianeta.
Terrorismo, morti ammazzati, malattie virali, crimini contro tutti da parte di tutti, lotte politiche senza esclusioni di colpi, corruzioni e collusioni a tutti i livelli, violenze di genere e di ogni genere, assenza di cibo nella maggior parte del pianeta e mancanza di acqua, etc. Mi fermo qua, perché non finirei di scrivere per qualche settimana se dovessi continuare.
Ecco, di fronte a questa realtà, cosa sbanca i botteghini? Cenerentola.
Ci sarà un motivo, legato magari ai desideri più reconditi di questa nostra umanità, che si ritrova ad essersi condannata ad una vita improbabile che, in fondo, nessuno vorrebbe?
Sì, penso che Cenerentola sia una delle favole più amate nella sua sostanza di base, quando cioè racconta l’amore sincero di un uomo e di una donna che non sanno entrambi nulla del reciproco retroterra socio-economico (quando i due protagonisti si incontrano, per intenderci) per terminare nel modo più bieco possibile, ossia quando la conquista finale è la vita regale all’insegna del successo economico.
Anche in questa favola emerge una mente umana inizialmente scevra dai “condizionamenti finanziari” che viene imprigionata poi nella ripetizione di un cliché che conferma il valore fasullo del potere, della reggia e della bellezza da ammirare, come se l’amore al quale si dovrebbe aspirare si concludesse in una grande pubblicità di salotti romani.
Ecco spiegato, dal mio punto di vista, perché piace e piacerà per molti anni Cenerentola: perché parte da elementi affettivi comuni a tutti noi e si conclude facendoci credere che il successo economico del benessere e della regalità porta al mantenimento del vero amore.
Eppure, nulla vi è di più falso e mendace. Per mantenere un amore (e vissero felici e contenti…) ci vuole la volontà dei partner e un punto di riferimento valoriale che oltrepassi gli ambienti e, spesso, anche i comportamenti umani.
Di Alessandro Bertirotti, l’Antropologo della Mente
Le nuove frontiere dello screening neonatale, di Alessandra Broglia
Un aggiornamento di alto profilo scientifico, articolato in tre Lectures, si è tenuto lo scorso mese di gennaio presso importanti sedi pediatriche; la prima nella capitale, per poi trasferirsi a Firenze, presso l’Ospedale Meyer, e a Padova, all’interno del Dipartimento di Pediatria dell’Azienda Universitaria Ospedaliera. Organizzate dalla Fondazione Sigma – Tau, ha avuto a Roma, presso l’ospedale Bambino Gesù, la sua tappa d’inizio, introdotta dal Direttore Scientifico, prof. Bruno Dalla Piccola, illustrando le ultime frontiere per un servizio indispensabile alla salute della collettività, da parte del SSN: lo screening neonatale per le malattie metaboliche. Questo tipo di esame viene effettuato nel neonato entro i primi tre giorni di vita, prelevando alcune gocce di sangue dal tallone. Continua la lettura di Le nuove frontiere dello screening neonatale, di Alessandra Broglia
SICILIANTICA: inizia il corso di Archeologia Fenicio-Punica a Termini Imerese
Sabato 7 marzo 2015 alle ore 16,30 il Corso di Archeologia Fenicio-Punica organizzato dall’Associazione SiciliAntica in collaborazione con il Parco Archeologico di Himera e con il Museo Archeologico “A. Salinas” di Palermo. Dopo la presentazione di Anna Rita Zappulla, Dirigente scolastico del Liceo “N. Palmeri”, di Francesca Spatafora, Direttrice del Museo Archeologico “A. Salinas” di Palermo, di Agata Villa, Direttrice del Parco Archeologico di Himera e di Alfonso Lo Cascio, della Presidenza Regionale di SiciliAntica, si terrà la prima lezione dal titolo: “I Fenici tra Oriente e Occidente”. La relazione sarà tenuta da Gioacchino Falsone, Docente di Archeologia Fenicio-Punica presso l’Università di Palermo. Gli incontri si terranno presso l’auditorium del Liceo scientifico “N. Palmeri” a Termini Imerese. Continua la lettura di SICILIANTICA: inizia il corso di Archeologia Fenicio-Punica a Termini Imerese
Sveglia, gente! La cattiveria ci ucciderà. Di Alessandro Bertirotti
Sulla Stampa leggiamo l’inizio di questa storia che si conclude con la morte di Stefano.
Innanzi tutto, i miei personali complimenti a tutti i condomini che hanno reso facile la vita di questo ingegnere gestionale, disabile, che cercava di installare, a sue spese, un ascensore per raggiungere la sua abitazione al terzo piano, dopo l’amputazione di una gamba, in seguito al tumore che lo ha portato alla morte.
Mi sembra lecito chiedersi come mai, esseri umani, ancora prima che cattolici e praticanti, abbiano ostacolato gli ultimi giorni della vita di Stefano, ossia quali possono essere le ragioni che portano alcuni individui a specchiarsi così precisamente negli altri?
La prima risposta è desumibile dalla domanda: alcuni individui sono talmente convinti della propria giustezza morale, espressa quasi esclusivamente in una manifestazione domenicale di devozione, oppure attraverso parole pronunciate per tradizione, da vedere negli altri il peggio che cercano di nascondere a se stessi, oppure che reiteratamente confessano.
La seconda risposta è legata al fatto che l’abitudine a frequentare luoghi nei quali alberga il “doppio pensiero” – ossia si dice quello che gli altri si attendono di sentir dire, ma si pensa di fare esattamente il contrario alla prima buona occasione – come possono essere le parrocchie e i partiti, conduce alcuni individui a perdere coscienza di quello che sono realmente.
Come poter aiutare queste persone a comprendere che esiste una relazione importante fra quello che si dice e quello che si fa?
Una possibile soluzione educativa potrebbe essere quella di imporre a coloro che frequentano questi luoghi un assoluto silenzio per almeno due/tre anni di frequentazione, con la regola ulteriore di parlare solo quando si sentissero nelle condizioni di fare quello che dicono.
Una seconda regola educativa potrebbe essere quella di obbligare, in questo periodo di tirocinio, a frequentare quasi quotidianamente tutte le persone che si dice di amare e che alla prima occasione diventano l’occasione per dimostrare al mondo quanto falsi si possa essere, e quanta distanza ci sia spesso tra parole e azioni.
Se tutti noi avessimo in famiglia almeno un drogato perso, un finocchio, un handicappato, una mignotta, un ammalato di cancro, uno scemo, un vecchio inutile, o altro essere umano di questo tipo, forse non solo saremmo più silenziosi, ma diventeremmo più consapevoli di cosa significa amare il prossimo.
Ed ho utilizzato in questa ultima frase le parole che si sentono nelle piazze e nelle strade, per meglio evidenziare che i termini di riferimento a questi casi di vita sono di per sé il peggio che si possa trovare nel cervello dei benpensanti, ahimè, spesso cattolici praticanti che del Vangelo non hanno colto il messaggio.
Di Alessandro Bertirotti, l’Antropologo della Mente
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A TUTTO.. “VAPORE”! Di Maurizio Bonanni
Vendo Casa, vendo l’Anima. Ovvero: quando contenitore e contenuto raccontano la stessa storia. Ad es., quella di Maria (Giuliana Lojodice), in avanti con l’età, vedova del Mago Vapore, che si vede costretta, per necessità, a mettere in vendita la sua casa di campagna, nella quale ha trascorso tutta la gioventù e la maturità, in compagnia del marito Alfonso e dell’unico figlio Pietro. Davvero un piacere, avere il mostro sacro Lojodice a filo di pavimento, sulla stessa riga della prima fila di poltrone, tanto da credere che sia lei a parlare con te! Cose che accadono al Teatro India, dove va in scena, fino all’otto marzo, lo spettacolo semidrammatico Vapore, su testo di Marco Lodoli e la regia di Oliviero Corbetta. La solitudine rassegnata di Maria è interrotta, un giorno, rientrando a casa, da un giovane agente immobiliare, con il volto simile a una maschera atzeca e l’aria gioviale, restia ad arrendersi alla diffidenza dell’anziana donna. Il mestiere lo conduce all’ingaggio facile, a rompere la monotonia di una professoressa in pensione, con l’invito a un viaggio nel passato, dove non mancano le luci e le ombre. Continua la lettura di A TUTTO.. “VAPORE”! Di Maurizio Bonanni
E se avessero ragione Romina e Albano? Di Alessandro Bertirotti
Quando si impartisce una benedizione si consegna il nostro “bene dire” a colui che la riceve, il quale, appunto, diventa “bene detto”. La stessa cosa accade, anche se è al contrario, quando si lancia una maledizione, perché si consegna all’altro il “male dire”, creando il “male detto”.
Anche l’informazione è in grado di maledire, e mi sembra che in questi ultimi tempi lo faccia persino con una certa cognizione di causa, come emerge chiaramente da questo articolo dedicato alla felicità.
Confondere e vendere le felicità con i processi chimici grazie ai quali nel nostro cervello subiamo un’alterazione dello stato di coscienza che definiamo comunemente felicità, vuol dire mistificare il dato chimico e biologico attribuendogli il ruolo di effetto, quando si tratta solo di un processo causale.
Mi spiego meglio.
È ovvio che i comportamenti umani, le sensazioni e le emozioni sono il frutto di processi chimico-biologici che avvengono nel corpo e nel cervello, visto che siamo dotati di questa forma e questa sostanza materiale. Non potrebbe essere altrimenti, almeno su questo sistema solare e sulla base del nostro stato evolutivo attuale. E questo concetto mi sembra di facile comprensione.
Confondere, invece, questi processi con il significato, il ruolo e il comportamento che tali meccanismi hanno nella vita quotidiana delle persone, significa svilire con coscienza il ruolo che la mente (che non è il cervello, ma ciò che il cervello fa) svolge nella costruzione dell’esistenza. Confondere un processo chimico con uno stato esistenziale, significa concepire l’Uomo come il risultato meccanico, incosciente di azioni senza volontà, desideri, sogni e bisogni. Nemmeno gli animali, che abbiamo l’ardire di considerare inferiori a noi, si trovano in questo stato esistenziale, poiché anche loro esercitano una propria volontà, per istinto oppure per affezione.
La felicità è ben altra cosa che il risultato di un processo chimico, e anche se la scienza evidenzia gli aspetti chimici del cervello l’essere umano attribuisce un significato a quello che fa grazie alla relazione che stabilisce con il mondo. Una visione prettamente chimica del nostro funzionamento mentale produce la convinzione che tutto avvenga senza la nostra coscienza, la nostra volontà, che sono spesso la sintesi di desideri e bisogni.
Si dovrebbe scrivere, per onestà intellettuale e deontologica (ma capisco che i titoli e i concetti sono marketing) che il linguaggio del nostro cervello è formato da processi elettrochimici, grazie ai quali i neuroni comunicano tra loro gli stati neurofisiologici che la mente trasforma – in modo a noi ancora sconosciuto – in tratto oppure stato esistenziale di felicità.
La felicità esiste, anche se ne scopro i processi chimici attraverso i quali si forma, e nessuna scienza o giornalismo potrà mai toglierla all’Umanità, a meno che non sia proprio quest’ultima a consentirlo.
Di Alessandro Bertirotti, l’Antropologo della Mente
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