Ora dove va la Sicilia. Valeva la pena aprire una crisi di governo?

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ROVESCIO DELLA MEDAGLIA

 


di Enzo Coniglio

 

Il modo migliore per vivere infelice e in mezzo ai conflitti fino ad ottobre in Sicilia, è quello di impegnarsi ad analizzare la situazione politica attenendosi ai fatti certi e accertati e pubblicare i risultati in un quotidiano on line come Siciliainformazioni.com, dove i lettori possono interagire nel rispetto dell’etica professionale e dei valori morali inalienabili.

Ho qui di fronte montagne di ritagli stampa e interventi mediatici divisi per istituzioni e per argomenti. E’ come giocare a dama: i bianchi sono le istituzioni e i neri sono gli argomenti. E’ un bellissimo gioco che invito tutti voi a replicare.

Tra le istituzioni – candidati, la parte del leone la fa naturalmente Rosario Crocetta: candidato della prima ora, eurodeputato e magistrato, dinamico, onnipresente, con poco contraddittorio in rapporto al volume degli interventi, con un quotidiano importante, come “la Sicilia” che gli concede lo spazio per farsi conoscere e apprezzare. Occupa l’area di centro – centro-sinistra con l’alleanza dichiarata con il PD e l’UDC.

Il programma di governo di Rosario Crocetta? Nulla di nuovo e di originale, con due lacune importanti: l’assenza di un strategia di internazionalizzazione della Sicilia in ambito mediterraneo ed euromediterraneo che invece dovrebbe costituire il vero volano dello sviluppo nei prossimi quattro anni. La seconda lacuna è rappresentata da una inadeguata analisi della crisi finanziaria internazionale in cui risiede il nocciolo duro per la soluzione della crisi siciliana, oltre che italiana, europea e internazionale.

Esiste inoltre un’area grigia non meno perniciosa che riguarda l’area dell’autonomia intesa come ambito all’interno del quale elaborare un “piano-programma-progetti” che coniughi in maniera stringente e altamente professionale, l’individuazione degli Obiettivi da raggiungere in Sicilia; il reperimento delle Risorse finanziarie, economiche e umane e una “griglia” di impieghi coerenti e adeguati agli Obiettivi e alle Risorse. E’ assolutamente comprensibile che Rosario Crocetta consideri l’UDC fondamentale nella sua strategia presidenziale, ma non è detto che tale alleanza sia sicuramente positiva per lo sviluppo dell’Isola se non viene prima definito un preciso programma di sviluppo regionale.

Invece siamo tutti d’accordo quando Rosario Crocetta afferma all’indomani di Ferragosto: “Mentre La Sicilia affonda, tutti litigano. Di fronte alla grave crisi sociale, economica e morale che soffoca la Sicilia, bisognerebbe far prevalere il senso di responsabilità. Invece, mai come adesso la politica siciliana e’ stata divisa. Ciascuno pensa al 5% dello sbarramento e nessuno riflette sul fatto che dobbiamo risanare i conti, senza macelleria sociale, che dobbiamo sburocratizzare”. E in effetti, il precedente governo stava riuscendo in parte a sanare i conti, a sburocratizzare e ce l’avrebbe fatto se non fosse stato sottoposto al più pesante vilipendio senza giusta causa.

La causa della decadenza siciliana non è certo il governo Lombardo! E’ una autentica macelleria politica farlo apparire come tale, caro Crocetta. Nè tantomeno il nuovo Rinascimento da Lei evocato può essere realizzato da Lei o da qualche persona singola. Occorre un impegno corale di autentici professionisti che sottolinei ciò che ci unisce, che smorzi i toni e che ponga come punto essenziale strategico di partenza l’impegno a realizzare un serio e approfondito Umanesimo nella consapevolezza che non è pensabile alcuna forma di Rinascimento senza aver prima realizzato un Umanesimo di base.

Naturalmente le mie non sono critiche alla persona e al programma in sé; sono delle annotazioni che scaturiscono dai documenti. Certamente Roario Crocetta saprà chiarire e arricchire i suoi programmi nelle prossime settimane e lo stesso farà l’UDC.

Rebus sic stantibus, bisogna concludere provvisoriamente che il Progetto Crocetta non appare molto diverso da quello dell’MPA (partito dei Siciliani) il quale ha tra l’altro dei vantaggi complementari di non poco conto. Innanzitutto una risorsa umana come l’Assessore Massimo Russo, della stessa formazione professionale di Crocetta, determinato anche lui a lottare le illegalità e le ingiustizie e con dei concreti risultati invidiabili di gestione regionale ben apprezzati a livello nazionale ed europeo nel settore della sanità e non solo. I due personaggi sono altrettanto validi e alternativi. Se Russo fosse anche lui un candidato indipendente non sarebbe meno capace di Crocetta nell’assicurare i risultati attesi.

L’MPA ha un’altra risorsa umana non meno importante rappresentata dall’Assessore Gaetano Armao, molto noto e apprezzato all’interno della conferenza Stato-Regioni; protagonista di importanti interventi giuridici e politici in difesa della autonomia siciliana e determinato a rivedere il patto di stabilità e a garantire un bilancio siciliano e un piano di sviluppo realista ed efficace. Piano la cui attuazione dipende in grandissima parte dell’appoggio che i nostri corregionali sapranno dare in fase elettorale. Il contributo dato dall’Ass. Armao al miglioramento delle condizioni dell’Isola non è inferiore a quello dato da altri Assessori.

Il PD siciliano ha preferito in questa ultima fase, l’alleanza con Rosario Crocetta abbandonando in parte l’MPA. Si può capire con il sopravvento assunto dalla politica gridata sui problemi reali. In realtà il progetto PD potrebbe essere realizzato sia con Crocetta che con l’MPA.

Una parola sul PDL e Miccichè: Mi appaiono come degli alieni approdati in terra di Sicilia. Attendono il beneplacito del Capo e non sono generati dalla costola della Madre Padre Sicilia. E’ il retaggio di quel 61 a zero che si è rivelato per l’Isola un autentico disastro.

Naturalmente si potrebbe continuare con altre annotazioni che comunque appiono marginali allo stato attuale nel nostro panorama siciliano.

In conclusione, esaminando i dati drammatici dell’economia e della occupazione e le alternative emerse fino ad ora, sembra emergere molto poco di nuovo a tal punto da chiederci se valesse proprio la pena realizzare delle elezioni anticipate.

Con l’augurio che alle ciancie si sotituisca un alto senso etico e di responsabilità e che alle opposizioni personali gravemente dannose si sostituisca l’elaborazione di progetti operativi di prima grandezza.

 

Enzo Coniglio

Da SiciliaInformazioni.com del 19/8/2012

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Banche dello scandalo Libor: “Banditi in doppiopetto gessato”

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Di Enzo Coniglio

 Non volevo credere ai miei occhi, ieri mattina alle sette, quando sfogliando il Sole 24 ore, mi sono imbattuto in un editoriale di prima pagina sul Liborgate, dal titolo: “Basta segreti sul mercato dei tassi”, firmato da Marco Onado, docente alla Bocconi, ordinario di Economia degli intermediari finanziari.

Mi sarei aspettato una disamina compassata su un tema di grande attualità come si conviene ad un docente bocconiano secondo lo stereotipo più accreditato. E invece cosa mi tocca di leggere in apertura di articolo? “Coloro che hanno piegato a proprio vantaggio il processo di formazione di un tasso [Libor] che riguarda oltre 500 mila miliardi di derivati, meritano ampiamente la qualifica di “banditi in doppiopetto gessato” o più semplicemente di “banksters” usata dal Commissario europeo Viviane Reding, ma anche da giornali che non possono essere considerati inclini al giustizialismo populista, come l’Economist”.

Come dire, che il Sole 24 ore si associa responsabilmente ai maggiori media internazionali per denunciare e mettere al bando quella finanza internazionale che opera impunemente ormai da troppi anni al di fuori delle pìù elementari regole dell’etica e della convivenza civile, adottando le regole della giungla e, pertanto, da autentici gangsters del settore bancario (da cui banksters), non solo in ambito Libor, come abbiamo costantemente denunciato anche in questo organo di stampa.

Esagerato? Nulla affatto se pensiamo sia ai sacrifici disumani che tale comportamento ha imposto a centinaia di milioni di persone in tutto il mondo, primi tra tutti, ai cugini Greci, sia ai guadagni stratosferici a vantaggio di gruppi speculativi. Basti pensare, ricorda Marco Onado che : “La spinta a truccare il meccanismo [del Libor e Euribor] era fortissima… Bastava modificare il livello del tasso di un basis point (un misero centesimo di punto percentuale) per ottenere un profitto di 2 milioni di sterline….Le pratiche manipolative risultavano tanto diffuse da far parte della cultura comune delle trading room… e sembrano basate sulla certezza di impunità non solo ai controlli interni ma anche a quelli delle autorità di vigilanza”.

Come dire, un sistema strutturalmente marcio in cui non è più sufficiente eliminare la classica singola pera maarcia per andare avanti: occorre cambiare le regole del sistema perchè marcio alla radice e opaco nella gestione.

Ma non è questo il solo settore critico che richiede interventi strutturali. L’altro settore non meno critico è quello delle agenzie di rating che hanno manipolato pesantemente la concessione dei rating e che presentano al loro interno dei conflitti di interesse non più accettabili. Ma la cosa più grave, è la loro capacità di distorcere le regole del mercato bancario, penalizzando chi offre credito alle imprese e alle famiglie e premiando le banche che effettuano interventi di tipo speculativo, come rilevato da Samuele Sorato, direttore generale della Banca Pololare di Vicenza in occasione del recente downgrading di alcun banche italiane da parte di S&P (Standard & Poor’s): “Faremo ricorso contro S&P, vogliamo capire con quali modalità agisce l’agenzia. Faccio notare che il taglio è arrivato via telefono . Nessun incontro, nessuna possibilità da parte nostra di spiegare cosa stiamo facendo per tamponare l’aumento dei prestiti in sofferenza. Ma ci si dimentica che nel nostro caso abbiamo aumentato gli impieghi dal 2008 a oggi di tre volte rispetto alla media del settore. Il paradosso è proprio questo: veniamo penalizzati perchè abbiamo dato credito all’economia del territorio. E in genere le banche commerciali vengono sfavorite rispetto alle grandi banche d’affari che fanno profitti con la finanza speculativa”.

Come dire, che è la speculazione a fare la parte da padrona e a snaturare le stessa funzione delle banche, con l’aiuto non rascurabile delle stesse agenzie di rating che mantengono il loro potere malgrado le gravissime criticità riscontrate e i processi in corso.

Ma l’economia non può essere innessun caso fondata sulla finanza speculativa!

Per non parlare del differenziale Bund – Btp di alcuni punti (200 -300) al di sopra di quanto suggerito dai fondamentali economici dei due Paesi con la conseguenza di peggiorare il nostro debito pubblico e ridurre notevolmente la competitività delle imprese italiane che rischiano di essere messe fuori mercato a tutto vantaggio di quelle tedesche che attirano così enormi capitali esterni a costi addirittura negativi,se si considera l’inflazione.

E potremmo continuare. L’intervento di Marco Onado ha dato la stura alla critica severa e non rinviabile del sistema finanziario che va profondamente rivisto unitamente al sistema che sta a fondamento dell’Euro e al progetto di integrazione dei Paesi che fanno parte dell’Unione Europea.

Ma c’è un punto che ci divide dall’analisi di Marco Onado secondo cui il sistema in fondo può essere modificato anche se con diverse difficoltà. A nostro avviso, invece va prima ribaltato nelle premesse e poi ricostruito su basi nuove. E il ribaltamento consiste nel riportare la finanza al suo ruolo naturale di “strumento” della crescita e della sviluppo economico entro regole certe e democraticamente stabilite. Attualmente si comporta come se fosse il “fine” degli interventi e delle operazioni mentre la persona umana e le società sono confinate a ruolo di “strumenti operativi”. Soltanto un ritorno ad un nuovo Umanesimo classico, cristiano e rinascimentale potrà realmente riprogettare con successo il mondo intero.

Ma questo è un altro discorso che merita ben altro spazio.

Una annotazione al margine. Mario Monti e Corrado Passera continuano a ripeterci che possiamo farcela ad uscire dalla crisi da soli. Alla luce di queste considerazioni, siamo convinti che non è possibile e che, anche se fosse possibile, non sarebbe opportuno perchè il costo da pagare sarebbe troppo alto oltre ad essere illogico mantenere intatto un sistema corrotto fino al midollo e noi Italiani, eroi in un modo marcio.

Assolutamente incompresibile, Presidente Monti.

 

Di Enzo Coniglio

Da ItaliaInformazioni dell’8/8/2012

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Quando lo sport diventa un incubo

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Quando lo sport diventa un incubo - Vanessa Seffer

Voleva tutto e ha perso tutto Alex Schwarzer.. Ma era solo lui che voleva tutto? Perché dopo aver visto l’intervista integrale dell’atleta, due giorni dopo l’esplosione del caso e l’averne sentite di tutti i colori su di lui, ho subito pensato che gli interessi intorno ad un campione, sono miliardari ed oltre allo stesso c’è una famiglia, una compagna, una sfilza di allenatori e preparatori, più o meno in buona fede, anche di amici (andiamo!), di sponsors che guadagnano su questo, e per anni mettono una pressione che non ha limiti, trasformando il piacere dello sport, quindi una passione, in un vero incubo.
Non tutti reggono evidentemente. Non tutti gli sportivi hanno capacità imprenditoriali. Se uno qualsiasi si mettesse a dirigere l’Harry’s Bar di Via Veneto probabilmente fallirebbe nell’arco di una settimana, specie di questi tempi. Per ogni cosa ci vuole stoffa e non tutti ce l’hanno. Si può averla per correre i 50 Km, allenarsi duramente, ma non per reggere in eterno il carico di non vedere la famiglia per mesi o gli amici, la propria ragazza se non una volta al mese.
Quando certi sacrifici li fai poi per 20 anni è come se avessi fatto vent’ anni di galera. Se lui, Schwazer, l’ha vissuto così ad un certo punto, non possiamo farci niente. Non si può ignorare l’SOS che un figlio ti lancia ad un certo punto e Alex dopo Pechino lo aveva fatto, aveva detto a sua madre disperatamente e più volte che non ce la faceva più.  Sicuramente lo aveva detto anche ad altri. Ma nessuno lo ha ascoltato.
Questo ragazzo è felice di essersi levato un peso. L’ho visto con la testa bassa e piangere nella prima mezz’ora della sua intervista, sembrava più una deposizione. Si vergognava. Ha usato proprio questa parola con fare liberatorio. Ha distrutto consapevolmente una vita di sacrifici. Ha cancellato agli occhi del mondo anni di rinunce personali. Ha scagionato persone che non c’entravano niente, dando solo a se stesso la colpa della scelta dell’assunzione delle sostanze che sono state rilevate, poi finalmente ha alzato la testa e ha cominciato a respirare, sembrava pensasse che da quel momento poteva sopportare qualunque cosa. Era finalmente libero dai suoi aguzzini, da chi lo aveva tormentato, costretto, non compreso e convinto ogni volta lui volesse rinunciare ad aspettare ancora un po. Finalmente libero da chi se n’è fregato di fare di lui una macchina per i soldi.

Mi viene in mente un articolo letto su La Repubblica di alcuni giorni fa: riguardava il più grande nuotatore della storia olimpica, Michael Phelps. 22 medaglie. Una stella che dopo aver vinto la sua ultima gara l’altro giorno, la staffetta mista, ha lasciato per sempre la carriera sportiva. Ha detto “adesso devo cominciare a vivere”. Phelps ha solo 27 anni e ha cominciato a 7 anni ad essere accompagnato dal padre e dalla madre, separatamente perché divorziati, in piscina. Ogni giorno dopo la scuola. Anche per lui, quindi, niente vita. Aveva paura di nuotare da piccolo, fino a quando non l’ha superata (iniziando con il dorso) ed è diventato il più grande di tutti. Ma esserlo diventato è stata una condanna, perché i coetanei lo trovavano antipatico, pertanto Michael non aveva amici. Uno che vince non sempre ha amici. Aveva i brufoli sulla faccia quando ha cominciato a vincere medaglie pesanti, quindi lo prendevano anche in giro. Quante invidie e quanti sospetti su di lui, sui suoi allenatori, sui preparatori.

Adesso tutti tengono gli occhi puntati sui cinesi e sull’altra stella nascente, l’americana Katie Ledecky.

Non abbiamo più molto per cui sognare noi comuni mortali, ci stanno rubando ogni cosa, il futuro, il lavoro, abbiamo solo incubi. Ogni nazione ha i suoi, quindi lo sport e questi giovani dei dell’olimpo ci aiutano a superare qualche tensione, a sciogliere i turbamenti della quotidianità di questa estate così lunga e calda. Ma quanto costa a questi ragazzi! Come ha detto Alex, ci si prepara tutto l’anno, ogni giorno per ore, ripetendo sempre le stesse azioni, per fare una sola gara. Se questa va bene allora il merito è di tutta la squadra. Se questa va male allora il problema è dell’atleta che è “debole di testa”. E tutti i sacrifici di una persona che si dedica e mette in gioco la sua vita non sono serviti a niente. Quanto vale la vita di una persona?
Alex spera di avere una vita e un lavoro normale, di essere giudicato senza sconti di pena e di liberarsi di un “peso” terribile. Sa di aver commesso un errore fatale che ha rovinato tutta la sua carriera.

Vanessa Seffer

Da Palermomania.it

del 9/8/2012

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La distribuzione

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La distribuzione

La distribuzione

 

 

Ogni essere umano è sempre psicologicamente legato a quello che crea, specialmente quando crede che un particolare prodotto sia il risultato di una propria autonoma realizzazione.

Anzi, direi che nella maggioranza dei casi si crede di essere noi, nella nostra solitudine intellettiva, gli artefici di qualcosa di straordinario, anche quando questa sensazione è fortemente smentita dai fatti concreti. Siamo spesso convinti di agire ad un livello tale di originalità nelle nostre azioni e pensieri da percepire la nostra esistenza come frutto di una intoccabile esclusività, andando così incontro all’idea di essere soli, persino incompresi.

In realtà, ogni forma di sapere, evoluzione ed insegnamento è tale solo nel momento in cui si presenta alto, per non dire altissimo, il suo livello di distribuzione, di diffusione culturale, dunque di partecipazione sociale al contenuto espresso.

Senza questa dimensione, il sapere e la conoscenza restano una semplice presunzione autoerotica con la quale l’individuo alfabetizzato si provoca sentimenti onanistici che allontano dal suo ragionamento tutti i lettori che, sia pur armati di buone intenzioni, abbandonano il compito della lettura.

Dire che in questa Nazione non si legge, con la presenza di molti più libri che lettori, addossando la colpa a coloro che sembra non vogliano leggere, è semplicistico e, secondo me, decisamente lontano da una coscienza culturale onesta.

In altri termini, voglio dire che la mente umana fonda il proprio pensiero e la sua relativa evoluzione proprio in quelle azioni socio-culturali che si traducono in costante e continua solidarietà umana, rivolta a tutti e per tutti.

Il primo atto di solidarietà fra esseri umani, ancora prima di occuparsi del significato che sta dietro tale atto, è appunto quello della vicinanza empatica, che è il risultato di un insieme di sensazioni positive o negative che tale rapporto può suscitare. Questo tipo di relazione è presente anche durante la lettura, quando l’autore riesce ad entrare in contatto con la dimensione più intima e profonda dei lettori e più tale dimensione si fonda su elementi universali e compartecipati, tanto più il proprio scrivere giungerà ad un maggior numero di menti.

Proprio in questa relazione empatica risiede il concetto di distribuzione del sapere, che non ha nulla a che vedere con la distribuzione dei testi nelle librerie o negli autogrill da parte delle agenzie specializzate in questo mestiere. In effetti, parlo di un altro tipo di distribuzione, molto più vincolante per gli esseri umani, perché possiede la capacità, a lungo andare, di cambiare molti atteggiamenti mentali e comportamentali.

Per raggiungere quest’ultimo obiettivo è però necessaria la presenza di autori che siano consapevoli di un fattore primario della comunicazione: l’umiltà, ossia la presenza in chi scrive di uno stile di vita secondo cui è possibile imparare da tutti e in qualsiasi situazione, senza sentirsi mai giunti alla meta finale del sapere universale. Solo in questo caso penso si possa affermare di essere in presenza di un autore serio intellettualmente ed eticamente, altrimenti qualsiasi altra motivazione sottesa allo scrivere non risulterebbe funzionale allo scopo: il cambiamento delle cose, dello status quo.

Questo non accade sempre, anzi, mi sembra che accada molto di rado. E faccio riferimento alle molte discussioni presenti in internet, nei social forum, oppure su fb. In molti dialoghi intellettualmente interessanti, resto fuori dalla discussione perché ho la sensazione di scrivere per persone che hanno già deciso di non ascoltare, nonostante il mio tentativo di essere il più chiaro possibile.

In sostanza, non possiamo lamentarci troppo di questo dilagante analfabetismo di ritorno perché siamo stati noi che abbiamo abituato i nostri lettori a mantenere un rapporto con le idee scritte sui testi, oppure saggiamente ripetute al bar, assai lontano dallo stile di vita dell’autore. In effetti, sono gli interlocutori che stabiliscono quanto un individuo possa essere esperto in quello che afferma e scrive, attribuendogli “il diritto di cittadinanza” presso la loro mente.

Ma se non cambiano le menti del lettore e dell’autore, perché quest’ultimo diventi il primo ed il secondo il primo, le cose sono destinate, sempre secondo la mia opinione, a non trovare una via d’uscita educativa che sia soddisfacente.

Purtroppo, lo stesso problema si pone a scuola, specialmente all’Università, all’interno della quale sono molti i colleghi e i giovani che si fanno la guerra con lo scopo di affermare, un giorno e se accadrà, di essere loro i vincitori di questa ridicola guerra di parole e comprensione.

 

 

Fonte foto: www.italian.alibaba.com

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Addio Renato Nicolini inventore dell’Estate Romana

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Fu assessore al Comune di Roma e a quello di Napoli e il suo nome resta legato alla “rinascita” culturale della capitale dopo il terrorismo e gli anni di piombo. Fu architetto, professore e intellettuale scapigliato. Lo soprannominarono il “re dell’Effimero” ma il suo modello culturale reinventò le città estive

Addio Renato Nicolini inventore dell'Estate Romana Renato Nicolini

E’ morto Renato Nicolini, ex assessore del Comune di Roma, celebre per aver inventato l’Estate romana. Architetto, intellettuale e professore scapigliato, era nato a Roma il 1 marzo del 1942. Era malato da tempo, stamani ha avuto problemi respiratori. Dopo gli anni bui degli anni di piombo, riportò in piazza la Cultura. A darne notizia, su Twitter, è stato Stefano Di Traglia, portavoce del segretario del Pd, Pierluigi Bersani. Una delle sue ultime  battaglie civili, il no al progetto di discarica accanto a Villa Adriana.

Se n’è andato proprio nei giorni caldi della sua Roma d’estate, quella che fece riscoprire allegra, luminosa e amica ai suoi concittadini dopo gli anni di piombo. Dal 1976 al 1985, s’inventò la leggerezza di tornare in piazza, l’effimero per uscire dal clima buio. Negli anni in cui erano sindaci a Roma Carlo Giulio Argan ( e disse “Senza un Argan non sarei mai diventato assessore dell’effimero”), Luigi Petroselli e Ugo Vetere. Dieci anni di Cultura e di estro, con lui, l’assessore comunista poco più che trentenne che si presentava sui palcoscenici col cappello di carta da muratore e i riccioli vaudeville. Dal 1983 fu anche deputato per tre legislature prima del Pci e poi del Pds. Raccontò di aver stracciato a un certo punto la tessera del Pd, poi però si riscrisse e provò a candidarsi, sostenuto dai tanti amici

di sempre, alla carica di sindaco.

DAL SUO LIBRO I RICORDI DELL’ESTATE ROMANA

E’ morto nella sua casa romana a Trastevere e, nonostante la malattia, era attivo fino alla settimana scorsa nel suo lavoro di docente ordinario presso l’università di Reggio Calabria, e curatore del Teatro dell’Università, e nei suoi molti impegni culturali e politici.

La sua città d’estate, oltre 35 anni fa? Era come una tavolozza d’estate: qui il cinema, là il teatro, lì accanto la rassegna solo per bambini, e i poeti a Castel Porziano, e il cinema di Massenzio col Napoleon applaudito da Jack Lang, e i Balli intorno al laghetto di Villa Ada e la riapertura agli spettacoli pubblici dello stadio dei Marmi, e la “riscoperta” degli spazi di Cinecittà, e concerti, e balletti e festival di luci e le feste di ferragosto. La “sua” Roma da assessore come mai se ne erano visti nella Capitale, città  che usciva dalle giunte democristiane degli scandali e dei sacchi urbanistici, era un gran contenitore di “cose colorate e allegre”, un po’ come venne descritta da uno dei manifesti ufficiali, un variopinto e surreale Colosseo che strabuzza di oggetti buffi, che chiama al sorriso.

Su quelle Estati, Nicolini ci scherzava anche sopra. Scadenzando le nascite dei suoi figli. “Ottavia nata nell’anno di Massenzio, Cecilia nel ’93 in piena campagna elettorale, Giovanni nel ’97 ancora elezioni e anno del ritorno a Roma e poi l’altro, Simone che è come un quinto figlio… ognuno ha una sua collocazione”. Lui, l’inventore dell’Effimero romano che fece scuola in tutte le altre città d’Italia – e anche del breve rinascimento napoletano col sindaco Bassolino, quando gli venne in mente di offrire dei baci Perugina “comunali” per San Valentino e intitolare una rassegna da ridere o da piangere “Secondigliano? Fegato sano”?, spiegava semplicemente il perchè. “In fondo sono stati anni di gioco. Mi piaceva far sentire i giovani e gli abitanti delle periferie più degradate parti integranti della città. Così entravano nella Basilica di Massenzio da protagonisti e non da esclusi come accadeva per l’Auditoriun di Santa Cecilia”. A Roma ancora ci si perdeva. “Non guido la macchina, giro molto a piedi ed è una città che solletica il mio lato surrealista. Arrivo sempre tardi agli appuntamenti perchè lungo il cammino trovo sempre qualcosa che mi incuriosisce”.

Nella parentesi napoletana portò anche lì una ventata di freschezza: scrisse “Napoli, angelica Babebe” e a voce diceva che la città era come “un inferno abitato da angeli”. Trasformò in trash art la spazzatura per le strade, raccontò come avvenne l’investitura di Bassolino. “Me ne stavo tranquillo all’università di Reggio Calabria quando arrivò la sua telefonata: “Senti, io sono un pò pazzo…ma so che tu lo sei più di me…”. Si convinse, spiegò Nicolini, soprattutto per una frase del programma del sindaco: “Ricostruire come dopo una guerra…Ricominciare dall’infanzia”.

Lunedì  la camera ardente sarà ospitata in Campidoglio.

 

 

Simona Casalini

Da Repubblica.it

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