Franco Restivo, l’Autonomia ‘felice’

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Di Pasquale Hamel

In questi ultimi anni, più volte, ci si è ricordati di due dei tre grandi protagonisti del primo tempo, quello che appare più denso di novità, della storia della Regione siciliana. Di Giuseppe Alessi, grande avvocato e passionale personaggio – assurto a modello di come dovrebbe essere, e purtroppo non è, un uomo politico – si sono riempite pagine di giornali e di libri, così come di Giuseppe La Loggia, grande intellettuale e razionale politico, su cui sono stati espressi contrastanti giudizi, si sono commentate e interpretate le scelte e perfino, grazie all’attivismo encomiabile del figlio devoto, è stata eretta una Fondazione onorata, nella giornata inaugurale, dalla presenza del Capo dello Stato.

Di Franco Restivo, che nasceva il 25 maggio di centouno anni fa, a Palermo, illustre studioso di diritto pubblico e guida illuminata di quello che fu definito “Il felice settennio” della storia dell’Autonomia regionale, non solo non si è scritto nulla, non solo non si è dato spazio ad un benché minimo ricordo, ma c’è la sensazione che lo si voglia rimuovere, come una sorta di intruso che possa deturpare l’immagine (sic!), di questa stessa storia. Restivo, consentitemi di affermarlo, è stato vittima illustre di un poco accettabile modo di informare l’opinione pubblica.

A Franco Restivo, che invece vittima è stato di un terribile momento vissuto dal nostro Paese, segnato da quelli che sono stati definiti “anni di piombo”, sono state addebitate colpe non sue e nessuno, proprio nessuno, si è fatto carico di smentire le insulsaggini montate ad arte e ripetute acriticamente da chi avrebbe avuto il dovere di testimoniare la verità.

Qui, però, non vogliamo soffermarci a smentire o a contestare taluni ingiusti assunti divenuti quasi sentenza passata in giudicato. Vogliamo invece ricordare il contributo che, questo “piccolo” uomo erede di una grande famiglia, ha dato alla Sicilia in un momento esaltante della storia dell’autonomismo regionale.

Restivo ha incarnato, meglio di tanti altri, la figura di un moderato che guardava al sociale con grande interesse, che si rendeva cioè conto della necessità di riequilibrare i rapporti fra capitale e lavoro per obbedire a principi di giustizia sostanziale. Ma Restivo era, soprattutto, uomo delle istituzioni, che aborre le visioni palingenetiche, che si attesta sulla barricata di un riformismo capace, convinto com’è che la storia non procede per salti.

 

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                        

 

D’altra parte, la cultura giuridica che l’accompagnava, una cultura giuridica maturata alle grandi scuole di Vittorio Emanuele Orlando e di Santi Romano, non poteva che forgiarne, in questo modo, il carattere. Decisivi, nella sua formazione politica, furono le frequentazioni con Gaspare Ambrosini, con Bernardo Mattarella e Salvatore Aldisio (Foto a destra tratta dall’archivio del Senato). Il primo, ancora un giurista, lo avvicinò al regionalismo; gli altri due, epigoni del popolarismo sturziano, ne indirizzarono il percorso politico. Fatto è che, Franco Restivo, ancor prima che il fascismo crollasse rovinosamente, era già una figura di rilievo fra quelle che avrebbero guidato la Democrazia cristiana e avrebbero condotto la battaglia, vincente, per dare vita a quell’Autonomia regionale, aspirazione insoddisfatta dei siciliani dall’Unità in poi.

Le sue convinzioni, maturate con grande travaglio intellettuale, si espressero in modo evidente già nel corso del convegno della Democrazia cristiana tenutosi ad Acireale nel 1944. In quell’occasione Restivo, cui era stata affidata la relazione ufficiale sull’Autonomia regionale, presentò le regioni come “membrature naturali d’Italia, come la migliore garanzia delle libertà della nazione” e il regionalismo come “processo di democratizzazione, fattore di difesa” e ancora “funzione di equilibrio nella vita dello Stato”.

Il suo regionalismo, come quello di Alessi, Aldisio e altri cattolici ex popolari, rigettava dunque l’ipotesi separatista avanzata dal Mis (Movimento indipendentista siciliano) e sposava l’idea sturziana della “Regione nella nazione”. Non meraviglia, dunque, il trovare la sua firma nell’appello che molti intellettuali rivolsero ai responsabili dell’A.M.G.O.T ,contro il velleitarismo separatista.

Restivo, per i suoi meriti scientifici e per la qualità delle sue opzioni politiche, fece parte della Consulta regionale che avrebbe elaborato lo Statuto regionale, offrendo un grande contributo sia sul piano politico che su quello tecnico. A lui si deve la specificazione, inserita nel primo comma dell’art.38, laddove si rinvia alla redazione di un piano economico per l’utilizzazione del fondo di solidarietà nazionale.

Nel 1946, Restivo venne eletto alla Costituente nelle fila della Democrazia cristiana, ma rinunciava il 13 novembre successivo perché convinto che il suo impegno, politico e culturale, dovesse essere rivolto alla nuova istituzione regionale. Il 20 aprile del 1947 è, infatti, eletto deputato all’Assemblea regionale siciliana e chiamato a far parte, come vicepresidente e assessore alle Finanze, del 1* governo guidato da Giuseppe Alessi.

Le notevoli difficoltà che si accompagnarono a quella stagione, furono vissute, dai suoi protagonisti, con l’entusiasmo e la passione dei neofiti, stati d’animo che condivise anche Franco Restivo il quale, tuttavia, come pochi altri, li elaborò avendo i piedi fermamente piantati a terra. Restivo aveva chiaro, infatti, il quadro delle resistenze che settori autorevoli della dirigenza nazionale mostravano nei confronti della neonata istituzione. Pesava, come un macigno, la considerazione che si corresse il rischio, in un momento difficile della vita nazionale, di rompere l’unità finanziaria dello Stato, come andava affermando Luigi Einaudi riferendosi all’Autonomia regionale siciliana.

Restivo, da moderato, si schierava sulla barricata della mediazione rispetto alle animosità di Alessi che si concludevano con le sue dimissioni nel dicembre del 1948. Le dimissioni del primo presidente della Regione siciliana aprivano la strada a Franco Restivo, l’uomo che, per sette anni circa, il cosiddetto “Felice settennio”, avrebbe guidato le sorti della Regione. Restivo, con la sua coalizione di centrodestra, assicurò stabilità alla Regione in un tempo caratterizzato da fortissime tensioni ideologiche che, naturalmente, si ripercuotevano sull’azione di governo.

Nonostante il clima non certo favorevole, Restivo con i suoi governi riuscì, fra l’altro, a portare in porto una riforma epocale. Contribuiva all’approvazione della riforma agraria, aspirazione secolare dei contadini siciliani, una riforma che, seppur con grandi limiti dovuti a pregiudiziali e vincoli ideologici, ha avuto il merito di cancellare “la Sicilia del latifondo”, determinando processi di mobilità sociale assolutamente inaspettati.

Restivo, inoltre, si impegnò, attraverso il varo di provvedimenti settoriali, a consolidare la struttura economica regionale dotandola di quel minimo di infrastrutture di base senza le quali sarebbe stato velleitario parlare di processi di sviluppo.

Un giudizio su Restivo, dettato da passioni ideologiche e sicuramente immeritato, lo dà Emanuele Macaluso quando lo definisce “una frontiera contro il progresso della Sicilia”. Macaluso, molto settario nel tempo in cui scrisse tali frasi, dimenticava la serietà dell’impegno dell’uomo e la sua forza nel “respingere – lo scrive un feroce antidemocristiano come Michele Pantaleone – l’amicizia con i boss della mafia” fatto allora comune a molti politici, comunisti non esclusi.

La parabola di Restivo in Regione si chiuse nel 1955 quando, rieletto deputato e riproposto come presidente della Regione, venne clamorosamente bocciato dal voto d’Aula. Con senso di grande equilibrio, piuttosto che insistere, si mise da parte aspettando le consultazioni nazionali. Nel 1958 sarà infatti eletto deputato nazionale, iniziando un nuovo cursus honorum che lo vedrà ministro della Repubblica in importanti dicasteri.

A conclusione di questo breve profilo, mi piace evidenziare che a Franco Restivo, dimenticato dai più, si deve il consolidamento di quell’Autonomia regionale che molti dei suoi successori avrebbero, poi, degradato a mera struttura di potere e, perfino, a luogo di malaffare.

 

PH

 

Da LinkSicilia del 25 mag 2012

Foto in alto tratta da forum-auto.com

 

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Giornata Nazionale del Naso Rosso

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Domenica 20 Maggio, presso la piazza di Mondello, si è realizzata l’ottava Giornata Nazionale del naso Rosso, promossa e organizzata dall’Associazione VIP (Viviamo in Positivo) di Palermo (www.vippalermo.org/home.htm), un’associazione di circa 100 volontari formati secondo le tecniche della “clow therapy” che svolgono attività di animazione per i piccoli degenti degli ospedali palermitani.

La giornata è stata interamente organizzata e  animata dall’associazione VIP: un piccolo popolo di clown armati di sorrisi, palloncini, giochi, colori, nasi rossi, musica e allegria che ha trasformato la piazza di Mondello in un circo a cielo aperto.

Fin dalle prime ore della mattinata, la piazza è stata riempita dai volontari/clow che hanno proposto i loro spettacoli e le loro attività ludiche per bambini, e non solo, attirando attorno a loro una folla di curiosi, simpatizzanti dell’associazione e amici i quali hanno assistito ad uno spettacolo unico: lo spettacolo della spensieratezza, della simpatia e del valore dei sorrisi regalati con gesti semplici e delicati.

Fino a sera, i volontari/clown hanno lavorato senza sosta per far vivere ai presenti un momento unico, portando avanti la loro filosofia dell’incontrarsi con un sorriso.

Non soltanto attività ludiche e divertimento ma anche attività benefiche; per tutta la giornata, accanto all’area degli spettacoli sono stati adibiti i gazebo dell’associazione per la raccolta fondi attraverso la vendita di piccoli oggetti realizzati dai volontari e dei simbolici nasi rossi. Tutto il ricavato della giornata sarà devoluto per finanziare le ore di clown therapy nelle corsie degli ospedali di Palermo, in particolare per attività rivolte ai bambini.

Una giornata dedicata al sorriso e vissuta nella pienezza della gioia. Se il valore delle piccole cose si potesse misurare con il sorriso che esse suscitano, allora la Giornata Nazionale del Naso Rosso è un esempio di grande valore che fa sorridere occhi, cuore e anima.

 

Gabriella Rosato

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UNITI NEL MEDITERRANEO: FORUM INTERNAZIONALE

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UNITI NEL MEDITERRANEO: FORUM INTERNAZIONALE

 

Il Forum che si è appena concluso a Palermo a Palazzo Abatellis, in concomitanza delle celebrazioni del 66° anniversario dello Statuto siciliano, si interrogava sulle nuove politiche e sui cambiamenti da adottare nel Mediterraneo e nel Mondo. Poi un Premio intestato ad Al Idrissi, il traghettatore, il grande cartografo del XII secolo, una grande personalità che ha permesso di diffondere cultura nel Mediterraneo, premio fecondo destinato ad essere sempre più grande perché premia una persona del Maghreb, una del Mashreq, una della Sponda Nord del Mediterraneo e una della Sponda Sud.
Nel 2006 si erano tracciate delle linee politiche relative alla distribuzione delle risorse che a causa del cambiamento attuale dgli scenari non sono più proponibili, prtanto occorrono nuovi propositi, dal momento che da adesso al 2020 gli scenari mondiali saranno ulteriormente mutati.
Molte di queste decisioni dovranno essere adottate da una Presidenza “mediterranea” dell’UE, compreso quelle delle risorse del bilancio fino al 2020 , quella di Cipro inizierà dal prossimo 1° luglio.
Di questo e molto altro si è discusso a Palermo, in occasione del Premio Al Idrissi, con le istituzioni locali, statali e comunitarie, ma anche con esponenti rappresentativi delle nuove società civili, protagonisti del cambiamento.
Proseguendo il dibattito già iniziato a Catania lo scorso dicembre, l’obiettivo di questa manifestazione è di proporre un metodo di democratizzazione dei Paesi della Sponda Sud per consentire all’Europa di ristabilire rapporti di fiducia e credibilità oltre che di attrazione politica ed economica con i Paesi emergenti come la Cina, che hanno individuato come gli USA,  nel Mediterraneo da tempo la “porta” dell’Europa.
Ha aperto i lavori personalmente il Presidente della Regione Siciliana On.le Raffaele Lombardo. Sono intervenuti per il Parlamento Europeo: Francois Alfonsi  membro della Comm.ne sviluppo regionale e dell’Assemblea parlamentare per il Mediterraneo; il Vice Presidente del Comitato delle Regioni della UE: Ramon Luis Varcacel Siso; Il Presidente Gruppo di Lavoro Maghreb-Mashreq EEAS: Fabrizio Di Michele; Comitato Economico e Sociale della UE: Roberto Confalonieri; Capo di Gabinetto per gli Affari Europei Governo Italiano: Francesco Tufarelli.

Gli Alti Rappresentanti Istituzionali intervenuti dal Brasile; dalla Cina con il Ministro Plenipotenziario Zhang Junfang; l’Ambasciatore del Regno del Marocco Hassan Abouyoub; Vladimir Korotkov Console Generale di Russia; l’Ambasciatore della Turchia; il Console Generale USA Donald l. Moore; il Ministro Plenipotenziario Mario Boffo Direttore Centrale del Ministero degli affari Esteri per i Paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente; coordinati dall’Ambasciatore d’Italia Umberto Vattani anche Segretario Generale del M.A.E.
Dopo alcuni interventi il coordinamento è stato brillantemente sostenuto dall’assessore regionale Mario Centorino all’Istruzione e alla Formazione, poi la lunga giornata è stata presieduta e coordinata dal Magnifico Rettore Roberto La Galla.
La sera si è conclusa con una cena di benvenuto offerta dal Presidente della Regione Siciliana a Villa Malfitano.
La seconda giornata ha visto partecipi organismi associativi che hanno discusso con le Istituzioni internazionali per il rilancio della Politica Euromediterranea.
Sono intervenuti: l’ALDA con il Segretario Generale Antonella Valmorbida; l’ARFE con il Segretario Generale Martin Guillermo Ramirez; il COPPEM con il Segretario Generale Lino Motta; il CRPM con il Segretario Generale Eleni Marianou; l’ENPI CBC MED con Martin Heibel; l’EEAS, servizio Europeo Relazioni Esterne con Fabrizio Di Michele.
La seconda parte della mattina ha visto la parte più emozionante del percorso dei due giorni coordinata dal Professor Mohamed Aziza, Segretario esecutivo del Premio e Direttore generale dell’Osservatorio del Mediterraneo.
La proclamazione e la consegna ai vincitori del Premio Internazionale Al Idrissi a:
Khèdidja Belhadi (Algeria), Presidente dell’Associazione Donne manager e Imprenditrici Algerine AME e membro fondatore dell’Associazione Internazionale Menabusiness Women Network.
Ekmelddin Ihsanoglu (Turchia), Segretario Generale dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica (OCI), ci ha detto che “il Mediterraneo ci circonda, come disse Brodel la Storia della civiltà è una Storia di prestiti, e i prestiti più importanti arrivano dal Sud al Nord del Mondo e tutto da sempre si muove così”.
Ghassan Salamè (Libano), Ex Ministro della Cultura del Libano, ex Consigliere del Segretario Generale dell’ONU Dott. Koffi Annan, che ha dichiarato “ sentirsi a casa propria nelle due sponde del Mediterraneo come mi sento io, in Tunisia e in Sicilia, il gusto dell’olio, l’azzurro del mare, creano una magìa. Non sono forse veramente degno di questo premio, ma farò di tutto prossimamente per rendere più attiva questa comunità culturale”.
Ramòn Luis Valcarel Siso (Spagna), Presidente della Comunità Autonoma della Regione di Murcia e Pres. designato del Comitato delle Regioni della UE, ha detto riferito che “c’è un detto in Spagna, non è educato chi non dice grazie, ci dice un sentito grazie, perché si sente onorato per questo Premio, perché questo nostro mare è senza frontiere, unisce le persone, è senza muri, apre porte, fabbrica ponti, non ha barriere, ponti di persone che hanno sogni, bisogni, esigenze. Dobbiamo generare qualità di vita con la nostra capacità politica. L’ARLEM non è un capriccio dei politici, ma un impegno per fare del Mediterraneo un centro importante del Mondo, perché le rive del Mediterraneo possano crescere bene nel rispetto delle culture a cui non dobbiamo rinunciare”.
Per le Menzioni speciali una a Jacques Diouf del Senegal, Ministro Consigliere del Presidente della Repubblica del Senegal, già Direttore della FAO, che ha ricordato che “il vino nero è necessario alla farina bianca, dobbiamo mischiarli e che noi ci ispireremo a voi”.
Un altro prestigioso Premio alla memoria è andato a Mohammed Arkoun (Francia – Algeria) uno dei più grandi studiosi islamici del XX secolo, Professore a La Sorbonne, ed è stato ritirato dalla vedova, sig.ra Touria Yacoubi Arkoun, che ha raccontato della fondazione a nome del marito in Marocco, aperta con l’aiuto di Sua Maestà. “Il Marocco, ci ha detto, è un Paese illuminato, grazie alla condotta del giovane Re, ecco perché abbiamo superato la primavera araba senza conseguenze. La Fondazione che ha visto la luce grazie all’aiuto di Sua Maestà ha un centro ricerche che mancava nella Sponda Sud del Mediterraneo. Sta muovendo i primi passi, ma l’iniziativa deve essere seguita da altre”.
Il secondo ed ultimo premio Al Idrissi alla memoria era intestato ad un nome di grande prestigio tutto siciliano, al senatore Ludovico Corrao, ritirato dalla figlia, la Professoressa Francesca Corrao, docente alla Luiss e Presidente della Fondazione Orestiadi di Gibellina fondata dal padre. La Prof.ssa ha raccontato quanto il padre volesse fin dagli anni ’50 apertura verso i Paesi del Mediterraneo e come risposta a coloro che tentavano la fortuna andando in Germania per mancanza di fantasia, li spingeva verso il Marocco o la Tunisia. Poi fondò una città d’arte, Gibellina, unica e anni dopo lasciò un ultimo dono, la Fondazione Orestiadi, un giardino fra due civiltà.
Nessuna intestazione è più indicata per un premio come quella del geografo, cartografo e studioso Al Idrissi, nato nella Sponda Sud del Mondo, creando la mappa più dettagliata del suo tempo, il XII secolo, e dopo aver lavorato per Ruggero II, morendo a Palermo, nella “Sponda Nord”.
I lavori della due giorni palermitana sono stati conclusi dal dirigente generale del dipartimento Affari europei e internazionali della Regione siciliana Francesco Attaguile, che ha espresso “compiacimento per la qualita’ del confronto che si e’ svolto tra i rappresentanti delle numerose delegazioni presenti, auspicando che anche grazie alle sollecitazioni venute dalla Sicilia si possano portare da 12 a 18 miliardi di euro i fondi stanziati per la politica i prossimita’ nel quinquennio 2007-2013”.
“Riteniamo – ha detto a conclusione Francesco Attaguile – che debba essere fortemente incrementato lo stanziamento destinato allo sviluppo dei Paesi confinanti e di questi in particolare ai confini Sud dell’Unione europea, perche’ in passato e’ stato privilegiato il confine ad Est. Bisognera’ poi stabilire quanto andra’ ai programmi multilaterali che riteniamo essere la chiave per creare una vera e propria comunita’ mediterranea e quindi la consapevolezza di una entita’ omogenea che il Mediterraneo puo’ essere dopo l’abbattimento delle dittature”.
Secondo Attaguile, “l’Europa ha bisogno di reimpostare completamente le sue politiche di prossimita’, puntando su un partenariato diffuso e mettendo in campo la forza del vicinato, in cui la Sicilia puo’ trovare un importante ruolo di mediazione e aggregazione. La linea top-down che e’ stato l’approccio del processo di Barcellona – ha concluso Attaguile – è fallita e non decolla l’Unione del Mediterraneo per la sua esclusiva intergovernativita’”.

Vanessa Seffer

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GALATEO DEL FUMO

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Chi fuma:

Non gode certo di particolari simpatie in questi anni salutisti.

Ma se, nonostante gli appelli, i divieti, i rincari, la quasi scomunica dei vescovi, le occhiatacce di chi vi sta accanto, continua a fumare, almeno lo faccia con un certo stile.

Ecco come:

. sempre in presenza di altre persone, prima di fumare bisogna chiedere il permesso ; dopo averlo ottenuto si offrono in giro le sigarette, senza insistere davanti ad un rifiuto;

. quando si porge il fuoco, si rispetta la tradizione di non accendere tre sigarette di seguito;

. secondo una regola un po vecchio stile le signore non devono accendere le sigarette agli uomini, ma limitarsi a porgere loro l’accendino o i fiammiferi, perchè provvedano da sè;

. non si soffia sulla fiamma del cerino offerto per spegnerlo;

. non si esala il fumo in faccia a chi ci è accanto;

. non si parla con la sigaretta incollata alle labbra;

. non si fuma fino al filtro;

. non si sparge la cenere per terra;

. non si entra nei negozi, negli ascensori, in casa, in uffici altrui con la sigaretta accesa;

. per strada o nei luoghi pubblici si fuma con discrezione, senza buttare mozziconi per terra; incontrando qualcuno ci si toglie la sigaretta dalle labbra per salutare;

. non si fuma MAI dove c’è esplicito divieto;

. non si chiede mai di poter fumare nella stanza di un ammalato, o di una persona anziana, o di un bambino;

. a tavola è vietato fumare prima del dolce o della frutta, e depositare la cenere nel piatto sporco o nel piattino del caffè;

. a casa d’altri non si fuma senza chiedere il permesso ai padroni di casa, soprattutto se non fumatori; a tavola si aspetta siano loro, disponendo dei posacenere davanti ai commensali, a dare un tacito consenso; non si fuma il sigaro, a meno che non sia il padrone di casa ad offrirlo.

 

Il fumatore educato sa bene che la sigaretta non è più un’arma di seduzione, nè un modo per darsi un contegno, ma è un’abitudine di cui non sa privarsi; perciò non ostenta la propria dipendenza e mantiene il necessario riserbo sui problemi di salute che eventualmente questa gli procura.

 

Chi non fuma:

può pregare il fumatore di astenersi dall’affumicarlo a tavola tra una portata  e l’altra, in automobile, in luoghi chiusi e, ovviamente, dove è vietato fumare.

In tutti gli altri casi non assuma un’aria disgustata; se socchiude una finestra lo faccia con discrezione, senza attribuirne al gesto il nobile disdegno con cui la principessa di Lamballe salì al patibolo portando una rosa al naso per non sentire l’odore del sangue. Anche i fumatori hanno una suscettibilità

 

Chi non fuma più:

si ricordi che è tipico dei convertiti mancare di tolleranza e di misura nell’intraprendere le guerre sante contro gli infedeli.

Sappia perciò accettare l’idea che altri dalla mortifera sigaretta ricavano piacere e buon carattere. Non indugi a descrivere tutti i disturbi che lo affliggevano quando fumava e bandisca dalla propria conversazione sia le ultime statistiche sul cancro al polmone, sia l’entusiastico resoconto delle proprie attuali condizioni di fiato, in virtù della benefica astinenza.

 

da Il piccolo galateo

BRDR

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DONNE E POLITICA: 1881-2012 PURTROPPO NULLA È CAMBIATO.

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Così scriveva allora Anna Maria Mozzoni, riconosciuta all’unanimità come una delle intellettuali italiane più famose all’estero, all’on. Zanardelli nel 1881:

 

Illustre signore,

L’uomo e la donna, voi affermate,  non sono chiamati agli stessi diritti e doveri, agli stessi lavori, alle stesse fatiche.

Chi ve lo ha detto on. Zanardelli? Qual Dio ve lo ha rivelato? Il contadino e la contadina non lavorano entrambi la terra? L’operaio e l’operaia non faticano entrambi pel pane quotidiano in mille modi diversi? Ii maestro e la maestra non insegnano tutti e due?  L’artista uomo e l’artista donna, lo scrittore e la scrittrice, il professionista e la professionista non compiono gli stessi offici? Che la generalità degli uomini si dia di preferenza a funzioni che vogliono la forza, e la generalità delle donne s’impieghi di preferenza in lavori di pazienza e di destrezza, altro non significa se non lo spontaneo apprezzamento della propria forza fisica; apprezzamento che ogni individuo fa per proprio conto e che nessuna legge può regolare.  Nelle funzioni nelle quali gli uomini si trovano soli, potete impugnare che non lo siano perché le donne ne furono escluse da leggi fatte dagli uomini? ..

 

Fa sorridere e rabbrividire al tempo stesso leggere le sue parole oggi e rendersi conto che nulla o troppo poco è cambiato, se ancora oggi stiamo qui a proporre la doppia preferenza di genere come un traguardo, rivendicandolo quasi in punta di piedi, sottovoce, quello che nessuno può impedirci di pretendere: gli stessi diritti.

Nulla o troppo poco è cambiato se ancora oggi tocca scorrere fino in fondo una lista dei candidati per trovarvi il nome di una donna, relegata, suo malgrado, al  ruolo di comprimaria anche dagli atteggiamenti fin troppo discutibili di alcune esponenti del “gentil sesso” che hanno finito per svilire  la Politica trasformandola in un esercizio di Burlesque, negando il giusto riconoscimento all’impegno di tutte quelle donne per cui la Politica è passione senza sottomissione, è partecipazione senza commissione.

Nulla o troppo poco è cambiato se oggi le donne del movimento “Se Non Ora Quando” prendono carta e penna per scrivere ai presidenti di partito, o quel che dei partiti rimane, per ribadire che non daranno il loro voto a chi non presenterà liste con il 50% delle donne tra i candidati.

Perché alle donne la Politica piace, ma hanno ben chiaro che Politica e Potere non devono continuare ad essere sinonimi e che la politica degli ultimi anni è stata gestita come un’azienda di cui servirsi, non da servire.

Anche per questo motivo chiedono che i partiti forniscano i profili dettagliati dei candidati, stanche di dover leggere di case comprate da questo o da quello “ a sua insaputa..”, di titoli di studio per corrispondenza, di nipoti acquisite o acquistate…

Perché alle donne la politica piace, ma non vogliono più accettare tassa senza rappresentanza.

Annalisa Maregotto

10 mag 2012

dal sito FLI ROMA

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E Massimo D’Alema rilancia: uniamo tutti i democratici…

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Il presidente della Fondazione ItalianiEuropei spiega che occorre costruire una prospettiva nuova e contesta chi nel Pd è fermo alla foto di Vasto

Il commento al voto di Massimo D’Alema è diverso da chi nel centrosinistra ha subito guardato al passato pensando di tornare al peggior bipolarismo e quindi sperare nella vittoria della cosiddetta “fotografia di Vasto”, ossia l’intesa tra Pd, Idv e Sel. No, D’Alema, intervistato dal Messaggero, pensa che non sia proprio quella la prospettiva per guardare oltre la crisi: «Dopo queste amministrative – spiega – bisogna che tutti si pongano il problema del governo del paese. Se procediamo verso una confusa disgregazione, ingaggiando un distruttivo gioco di veti, ci ritroveremo con un sistema politico in frantumi. Che non potrà che avere e non come fuoriuscita di emergenza bensì come soluzione obbligata un governo di tipo tecnico». Per il presidente della Fondazione ItalianiEuropei, invece, occorre e da subito costruire una prospettiva che non può prescindere da una collaborazione tra le forze eredi delle grandi tradizioni democratiche del paese: «Non c’è nessun altra ipotesi in campo: dunque – sollecita D’Alema – avviamo una riflessione sul modo di costruire questa prospettiva».
Che poi questa prospettiva significa non il trincerare il centrosinistra in un recinto di autosufficienza ma semmai di mettere insieme tutte le forse democratiche, responsabili e accomunate da un vero sentimento di patriottismo repubblicano e di alternativa alle spinte antipolitiche e populiste, D’Alema non lo nasconde: «A oggi – ricorda l’esponente del Pd – la città di Bari è governata da esponenti del centrosinistra insieme all’Udc. Stessa cosa accade a Foggia. Idem Brindisi. A Taranto ci sarà una ammnistrazione simile. La provioncia di Taranto propone il medesimo schema politico e così pure quella di Brindisi». E ancora, secondo D’Alema, se in verità il Terzo Polo non si è visto ovunque non è poi andata così male per il progetto di un soggetto alternativo al Pdl e al centrodestra: «In diverse realtà, a cominciare da Genova, al ballottaggio vanno loro e non il Pdl…».
In sostanza, è il succo del ragionamento di D’Alema, dando un’occhiata alla necessità del governo Monti e al tracollo pidiellino, non ci si può rinchiudere nei vecchi recinti di un bipolarismo che sta chiudendo la sua fase. «Bisogna supportare Monti – conclude – e contemporaneamente fare le cose necessarie pere dare credibilità al sistema politico».

Da Adesso, la politica in tempo reale

9 mag 2012

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Giovanna Bongiorno parla di Vanessa Seffer

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Anni or sono, quando per la prima volta l’incontrai in Sicilia, mi chiesi con, incredula  perplessità , come mai una Donna adulta, con responsabilità familiari, dopo lunghi anni di assenza da questa terra solitamente non facile ed ingrata, decidesse di tornarvi.
Me lo chiesi, ma non lo chiesi a Vanessa Seffer che già, con il suo  entusiasmo coinvolgente, con la sua attenzione pragmatica alla soluzione dei problemi, mi aveva  precettato a fare parte del  ” Valore delle Piccole Cose “, l’Associazione da Lei creata e diffusa via web, che oggi conta ……….iscritti ed un ventaglio di attività sociali e culturali che, via via, sono diventate sempre più incisive nella disorganizzata lentezza della realtà palermitana, nella quale, bisogna purtroppo ammetterlo, mentre le istituzioni sovente non conoscono i problemi, a risolverli, più spesso, sono le associazioni di volontariato ed i privati di buona volontà.
Così, via via, ho conosciuto realtà drammatiche che, grazie a collaborazioni di straordinario volontariato e competenza, venivano risolte o quanto meno accompagnate verso soluzioni istituzionali, ho visto crescere il numero e la qualità di attività di formazione ed informazione sociale e culturale, che reputo importantissime e, tra queste,  quelle mirate ai giovani, in particolare a quelli delle 5 classi delle scuole superiori, quelli che  si accingono ad attraversare  la terra di mezzo che sta tra la scuola e le scelte di vita, che è la terra più insidiosa per il mondo giovanile.
Accanto a Vanessa Seffer ho scoperto un universo di meravigliosa dedizione umana e sociale,di straordinarie competenze individuali, una “gioia del fare” che non mi pareva facesse parte della mia frequenza con le consuetudini di questa città, sempre chiedendomi perché, questa Persona straordinaria avesse, malgrado tutte le proprie responsabilità personali e familiari, imboccato un percorso difficile, doloroso e persino insidioso come quello attraversato in questi anni, trascinando con passione, ad accompagnarla in quest’isola di concretezza che via via andava costruendo,cittadini entusiasti  ed amici .
Fatalmente, doveva accadere, che la politica, quella che ormai come un pugile suonato tenta di riprendere il proprio posto sul ring della vita civile, si accorgesse di Vanessa Seffer e delle sue collaudate capacità di impegno sociale e culturale. Fatalmente, sarebbe accaduto che in un momento così tragico per tutta la Nazione e la nostra città di Palermo in particolare, giungesse una chiamata all’impegno istituzionale, a quello che passa, appunto, attraverso la politica che, faticosamente, guarda al futuro.
Il Soldato Seffer ha accettato. Ed ha accettato perchè sa, per esperienza maturata sul campo, che un nuovo viaggio non consiste nel cercare nuove terre ma nell’attraversare quelle che abitiamo osservandole con occhi nuovi.

E noi saremo accanto a lei.

Giovanna Bongiorno

 

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