Il trionfante

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Il trionfoUn trionfo… che termina

Ho avuto già occasione di scrivere in passato che stiamo vivendo un periodo storico interessante, anche se decisamente complesso, e sotto diversi punti di vista.

Uno di questi riguarda certamente le considerazioni che attualmente i mass-media sembrano volerci proporre circa gli scopi per cui varrebbe la fatica di vivere.

Non mi sto riferendo a particolari format televisivi o ai banali programmi di intrattenimento serale (anche se questi ultimi manifestano altrettanti spunti di riflessione generale…), ma alla parte, secondo me più significativa, della programmazione televisiva contemporanea: gli spot pubblicitari.

In effetti, per essere sincero, accendo raramente la televisione e solo per vedere poche cose e fra queste la pubblicità, nella speranza che di settimana in settimana vi sia qualcosa di nuovo e per rendermi conto dei cambiamenti che avvengono e in quale direzione ci spingono gli esperti della comunicazione occulta.

Detto questo, mi sembra di notare che in tutti i canali televisivi, compresi quelli della TV digitale, emerga un dato inequivocabile e cioè che esiste in questo mondo Occidentale uno scopo comune, quasi oggettivo, cui dobbiamo mirare con tenacia: la conquista del successo, secondo tempi che non siano troppo lunghi, e l’affermazione della propria identità attraverso l’ostentazione del denaro.

Il denaro ed il successo sono gli elementi fondanti la nostra contemporanea vita occidentale, e penso purtroppo che lo siano anche per quella parte di Oriente che ha rinunciato a proporsi come il luogo di antica e rigeneratrice saggezza di vita.

E non solo questi due “fatti” della vita quotidiana sono tra loro indissolubilmente legati, ma per poterli raggiungere, almeno così come mi sembra di intuire, devono essere tra loro in un rapporto di reciproca veicolazione, ossia l’uno prepara all’altro e viceversa. In sostanza, chi ha successo ha anche denaro e tutti coloro che hanno denaro sono persone di successo.

Non voglio entrare in questa sede nel tema del successo, ossia ragionare su quello che possiamo intendere per successo, singolarmente e secondo prospettive anche diverse, perché non è questa la questione che vorrei porre.

Quello che qui mi interessa è invece richiamare la vostra attenzione sul risultato che tale associazione produce nelle nostre menti, e sui comportamenti che da tale risultato derivano, perché è proprio nelle nostre azioni quotidiane che si manifestano con maggiore forza i condizionamenti subliminali della pubblicità.

Ho la sensazione che il comportamento manifestato dalle persone “arrivate a questo tipo di successo” sia quello delle persone trionfanti, ossia quelle che dimostrano in loro il trionfo di uno stile di vita preciso, trionfo che non è da confondersi con quello che Bert Hellinger ritiene essere il successo.

Quest’ultimo possiede una dimensione sociale evidente, perché sono gli altri che attribuiscono una serie di meriti ad una persona che, proprio per questo, giunge al successo. Sono gli altri che riconoscono in lui oppure in lei una serie di qualità esistenziali tali da rendere la persona un punto di riferimento generale, un cosiddetto modello da imitare.

Il trionfatore ha invece fatto terra bruciata attorno a sé, proprio perché per poter affermare la propria assoluta individualità crede di non aver bisogno di nessuno e che tutti, tranne lui, possono essere sostituiti oppure comprati. In questa situazione, coloro che sottostanno al trionfatore sono privi di volontà esistenziale, incapaci persino di reagire di fronte a manifestazioni di prepotenza, perché sono talmente annichiliti dalla personalità trionfante che non riescono più a trovare valide motivazioni per ribellarsi.

Ma il trionfatore, la figura che oggi rappresenta meglio gli individui che stanno dietro questa premeditata ed organizzata Terza Guerra Mondiale, quella economica che stiamo tutti vivendo, è quasi sempre solo, oppure si ritrova alla fine ad esserlo. Non potrebbe essere altrimenti, visto che la sua dinamica esistenziale è quella di sottomettere gli altri in nome del successo e del denaro!

E se, a forza di riprodurre questo atteggiamento, i soccombenti non riuscissero più ad essere tali, ossia si trovassero nelle condizioni di sentirsi degli zombi (quello che praticamente la crisi finanziaria intende produrre nelle nostre menti), senza volontà ma con un forte e crescente sentimento di aggressività, come potrebbero sopravvivere i trionfatori? Non potrebbero più trionfare su nessuno e dovrebbero cercare di ritornare ad essere uomini di successo, ossia uomini che mettono al servizio degli altri il proprio talento.

Bene, allora sta a noi togliere la spina a questi signori, ritrovando, nella semplice e normalissima vita quotidiana, i motivi per cui valga la pena faticare, scegliere e decidere circa il proprio destino, oltre il binomio successo-denaro.

Sarebbe sufficiente cominciare a dire (dunque a dimostrare facendo…) che vi sono alcune cose che non potranno mai essere ricompensate con il denaro, azioni e professioni che, pur pagate, non avranno mai un reale prezzo quantificabile, anche se retribuito in parte.

Vogliamo forse credere che sia possibile realizzare il binomio successo-denaro in un genitore, quando un giorno dovesse presentarci il conto del proprio impegno educativo?

Pensiamoci allora, e cominciamo a trattare la nostra vita e la nostra mente con la serietà che entrambe si meritano.

 

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La coscienza

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La coscienza

Noi in vita

La nostra specie è l’unica ad essere dotata di coscienza, anche se non siamo del tutto certi che altri esseri animali siano dotati di manifestazioni mentali che si avvicinino alla funzione che essa assolve. Se questo è possibile, diventa necessario per noi proporre una definizione precisa di cosa sia la coscienza.

La coscienza è la funzione principale della mente, grazie alla quale ogni individuo è presente agli stimoli esterni e interni della realtà in cui vive, che determina la formazione di un “sentire e credere” (convincimenti) qualche cosa circa la propria identità.

In quest’ottica, la coscienza diventa necessariamente la dimensione più importante della nostra esistenza in quanto esseri umani, perché è grazie ad essa che riusciamo a collegare fra di loro il passato, il presente e il futuro all’interno di una architettura che preserva in noi il sentimento di identità personale con il cambiamento che lo scorrere del tempo prevede.

In altri termini ancora, la coscienza ottiene il risultato, nel suo funzionamento, di farci percepire il nostro permanere uguali a noi stessi pur nel cambiamento delle circostanze, e viceversa, di farci percepire i nostri cambiamenti interiori ed esteriori in circostanze identiche.

La prova di questo importantissimo funzionamento della mente, grazie alla presenza della corteccia cerebrale, è nella comune percezione secondo cui ogni individuo afferma costantemente di essere se stesso anche cambiando qualche cosa di se stesso.

Si tratta di permanere cambiando e cambiare permanendo, secondo una relazione dinamica fra ciò che ogni individuo crede di essere e fare e ciò che cambia intorno a lui stesso e dentro se stesso. Appare chiaro come questa funzione mentale sia pre-ordinata geneticamente, si sviluppi assai lentamente durante l’evoluzione ontogenetica (ossia a partire dallo sviluppo del bambino sino al decesso) e giunga al suo funzionamento relativamente costante e continuo solo dopo i diciotto anni.

Abbiamo parlato di funzionamento relativamente costante della coscienza, perché in alcune circostanze, esclusa la notte quando si dorme e si sogna, la coscienza può alterarsi, ossia funzionare sottotono oppure sopratono. Per esempio, durante un periodo di depressione esistenziale, il funzionamento della coscienza è decisamente compromesso, perché anch’esso è influenzato dal tono generale dell’umore. Inoltre, sempre in questo caso, interviene la stessa coscienza a determinare la percezione di una identità depressa in quel preciso periodo di vita.

In sostanza, il ruolo della coscienza è quello di ricevere informazioni interne ed esterne a se stessa integrandole all’interno del sentimento della propria identità, ma nello stesso tempo è essa stessa che invia messaggi al cervello circa lo stato di se stessa. Siamo in presenza di una relazione biunivoca fra la coscienza, le sensazioni fisiologiche e le percezioni elaborate che la raggiungono, e il suo rispondere a tali stimoli con la produzione di un pensiero che permette la formulazione di questa frase: “io sono in questa situazione”.

Ed ecco che nasce l’idea di presente e di essere presenti a se stessi e ad una situazione. Senza coscienza non esisterebbe dunque nemmeno la percezione del tempo, del cambiamento e della propria identità.

Quando essa viene minata, attraverso una serie di informazioni volutamente contraddittorie dall’ambiente esterno con cui si tende a indebolire la capacità di comprendere il presente (come accade in questo periodo), è evidente che la coscienza non riesce a pensare al futuro, ossia a “lavorare” affinché l’individuo sia in grado di immaginarsi in qualche modo in un tempo a venire.

Se il presente non viene compreso, ossia le persone non riescono ad intendere verso quale direzione approderanno i cambiamenti sociali ed economici in atto, il sentimento di identità personale sarà lungamente limitato ad un presente senza futuro, creando uno “sbandamento” cognitivo nella persona che non riesce ad individuare gli scopi per cui valga la pena faticare, lavorare ed operare scelte precise.

Tutto questo discorso vuole evidenziare una situazione globale nella quale ci troviamo che reputiamo decisamente grave: la presenza di una “comunicazione mediatica” completamente falsata rispetto alle esigenze delle coscienze umane (sapere perché nel presente “siamo in un certo modo” in vista del futuro) comporta quello sbandamento di cui abbiamo parlato.

Non avere chiaro il perché di quello che la coscienza percepisce come presente, significa produrre un “decesso in differita” della popolazione mondiale…

Da Controcampus
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Appello urgente di una petrosilena alla sua cittadinanza e a tutta l’Amministrazione

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Carissimi cittadini, Amministrazione petrosilena e Istituzioni varie quali ASL e Ufficio Igiene, siamo alle solite, anzi peggio. Abbiamo il territorio petrosileno e il lungomare Biscione invaso da spazzatura ratti e topi. Non abbiamo acqua se non centellinata durante la giornata. Vogliamo arrivare ad un epidemia derivante dalla spazzatura adeguatamente distribuita dai “civilissimi cittadini”, su tutto il territorio?Prego chi di dovere di provvedere con solerzia e far si che tutto ciò non venga reso pubblico sul…territorio nazionale. In questo periodo e fino a settembre Petrosino e tutta la provincia di Trapani avranno il piacere (??) di ospitare turisti italiani e non. Mi chiedo e vi chiedo che ricordo dovranno portarsi insieme alla dorata abbronzatura? Chiedo URGENTEMENTE di provvedere a disinfestare tutto il territorio e monitorare il servizio di smaltimento rifiuti. Impensabile e intollerante nel 2012 un comportamento così vergognoso e una non risposta dell’Amministrazione di fronte a tanto scempio… Non attribuisco né colpe ne ”responsabilità”, desidero soltanto una normalità. Desidero soltanto poter percorrere le strade e fotografare gli spettacolari tramonti. Desidero soltanto farmi una doccia e poter cucinare un piatto di pasta. Desidero soltanto una Petrosino della quale, per l’ennesima volta, non dovermi vergognare per aver portato i miei amici a trascorrere qualche giorno al mare. Desidero soltanto respirare il profumo dell’aria pulita e della salsedine. Sono desideri impossibili secondo voi carissimi amministratori e cittadini?

 

Rosanna Mineo

da “Marsala c’è”

quotidiano di Marsala e Petrosino

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E’ molto elementare…

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A lezione

Abbiamo affrontato in alcuni articoli precedenti i diversi modelli di famiglia che esistono secondo il punto di vista della Psicoterapia Strategica Breve di Giorgio Nardone, e ci siamo resi conto di quanto la relazione che esiste tra i genitori e i figli costituisca il fondamento di qualsiasi definizione di famiglia.

Ora, ci preme invece affrontare in linea generale il significato psicologico ed antropologico sotteso a questa relazione, evidenziando il nostro accordo con Bert Hellinger, noto psicoterapeuta tedesco, già da molti anni famoso in Germania per il suo costante ed importante lavoro svolto sulle costellazioni famigliari.

Questo autore, nel suo Riconoscere ciò che è (2004) afferma che esiste una netta differenza fra il concetto di legame e quello di relazione (Hellinger B., 1996, Anerkennen, was ist. Ges präche über verstrickung und lösung, Kösel-Verlag GmbH & Co., München, trad. it., 2004, Riconoscere ciò che è. La forza rivelatrice delle costellazioni familiari, Feltrinelli Edizioni, Milano).

Il legame è qualcosa di molto più vincolante rispetto alla relazione, come può accadere vivendo un legame che non contempli la relazione, come nel caso delle violenze personali o di una vita vissuta all’insegna della coercizione. Per esempio, si considerino i legami che si stabiliscono all’interno del carcere, i quali non necessariamente possono definirsi relazioni, specialmente nel caso dei legami tra carcerati e polizia giudiziaria.

Secondo questa differenziazione, che giudichiamo importante nel definire la qualità della vita umana, una relazione che non preveda un legame è destinata a terminare entro un breve lasso di tempo, mentre una legame che contenga una relazione può durare molto più a lungo. Inoltre, in questo ultimo caso, intervenendo la dimensione dell’intimità sentimentale, i membri di una coppia sono in grado di sopportare meglio anche una lontananza geografica, che a volte si impone per contingenze varie.

Detto questo, all’interno di un rapporto di coppia, la formula vincente di legame da comunicare ai figli, è quello basato su di una relazione positiva all’interno della quale i figli siano in grado di vedere i genitori per quello che sono, ossia tendenti a fare di tutto per tramandarela vita, con i suoi significati.

Considerare e valutare i propri genitori, processo cognitivo che acquista la sua forza durante l’adolescenza, significa essere in grado di allontanarsi da azioni di disprezzo oppure di adulazione, che falserebbero il legame genitori-figli.

Infatti, quando siamo in presenza di questa mistificazione, i figli non sono nelle condizioni di valutare i propri genitori nel loro insieme, ossia come fossero una fusione di positivo e negativo, arrivando in futuro a rappresentare nella loro vita futura proprio ciò che dei genitori disprezzano. Sembra che si verifichi qualcosa di strano, ossia che “quanto più uno rifiuta i propri genitori, tanto più tende ad imitarli” (Hellinger B., 2004:120).

Nel caso dell’adulazione, i figli non riusciranno quasi mai a raggiungere il livello a cui hanno posto i genitori e si sentiranno costantemente inadeguati, con la formazione di un sentimento dell’autostima particolarmente basso, debole e fragile.

Si prenda ora come esempio, il fatto che nella vita politica di una nazione ogni personaggio pubblico diventa un modello di riferimento, particolarmente efficace per l’esercizio del ruolo che egli occupa.

Se in passato, uno degli atteggiamenti prevalenti della popolazione di una nazione ha supervalutato i comportamenti di un leader politico, oppure religioso, in modo tale da costruirsi l’idea che in lui abitasse una perfezione quasi raggiunta, la scoperta oggi di modelli che tradiscono questa illusione, in modo sempre più evidente, comporta un risultato quasi devastante nella mente umana: la sensazione di essere completamente orfani e soli.

Ritengo che noi si stia vivendo questo tipo di situazione mentale generalizzata, all’interno della crisi dell’eurozona, e che dunque i fenomeni movimentistici attuali che tendono a disprezzare, come pure ad ipervalutare, saranno esattamente quelli che fra qualche anno rappresenteranno la nostra prossima delusione…

Ecco perché il ruolo della famiglia e della scuola, nel formare menti relativamente equilibrate, diventa sempre più importante e molto di più di qualsiasi carriera possibile ed immaginabile.

Il tutto è molto elementare, eppure sembra utile ribadirlo…

 

Da Controcampus.it
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