Archivi categoria: Ospiti

LA GUERRA DI RE TRAVICELLO. Di Maurizio Bonanni

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Chi vuole i miei migranti? Gelo e vuoto susseguente sulle proposte di equa ripartizione (tra i 28 della Ue) degli oneri derivanti dall’attuale invasione di potenziali milioni di disperati dall’Africa e dal Medio Oriente. In realtà bisognerebbe fare bene attenzione a non cadere vittime delle apparenze. Quelli che premono alle frontiere comuni mi sembrano dei “prepotenti”, giovani e prestanti, che invocano la libera circolazione, su istigazione delle Ong e di altri soggetti. E mi immagino quali. Continua la lettura di LA GUERRA DI RE TRAVICELLO. Di Maurizio Bonanni

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PD: “THE GAME IS OVER”! Di Maurizio Bonanni

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Il Partito Democratico? Una meravigliosa macchina auto-fagocitante. Bravissima a procurarsi i migliori guai, facendo tutto da sola. Un po’ perché il suo vero carburante è un’inguaribile demagogia, che ha tenuto sempre la sinistra fuori dal Governo, dal 1948 a oggi, dove ci è arrivata grazie a un “golpe bianco”! Non si affrontano con il ridicolo buonismo del “politically correct” né il mare in tempesta della globalizzazione, né i processi migratori che vedono un intero continente muovere milioni di disperati verso il Mediterraneo. Curioso, però… L’Euro e la sua devastante eurocrazia bruxelloise, una volta venerati come la salvezza dell’Italia, vengono ora indicati come la fonte di tutti i mali italiani e i Ministri di questo Governo non sanno far di meglio che accusare l’Europa di cinismo e disinteresse, per quanto riguarda l’accoglienza degli immigrati. Continua la lettura di PD: “THE GAME IS OVER”! Di Maurizio Bonanni

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SENTI CHE.. ECO! Di Maurizio Bonanni

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Avete raggiunto grandi vette intellettuali? Allora, sentite che Eco! Soprattutto, quello dell’Umberto nazionale, che nella sua “Lectio Magistralis” per l’ennesima Laurea Honoris causa ha azzannato l’ignoranza dei social network, responsabili -a suo dire- di aver dato “diritto di parola a legioni di imbecilli”, visto che prima dell’avvento del web questi ultimi “parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Ed erano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel”. Insomma, secondo Eco il web rappresenta una sorta di “dramma” semantico, in cui si erige “lo scemo del villaggio a detentore della verità”, facendo proliferare a dismisura cretinate, menzogne e false verità. Continua la lettura di SENTI CHE.. ECO! Di Maurizio Bonanni

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VEDI, ECCO MARINO. Di Maurizio Bonanni

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Ve lo ricordate il ritornello: “Vedi, ecco Marino!”? Abbinato con quell’altro titolo di stornellata romana “La Società dei magnaccioni”, fa sì che entrambi, nel loro insieme, descrivano compiutamente tutto il folklore tristo e sguaiato della Capitale di ieri e di oggi. Avete notato? Ormai, in politica, nemmeno la prova magistrale della pistola fumante conta più nulla. Eh già, perché i famosi “rappresentanti del popolo” hanno il potere di autoassolversi e di attribuirsi (praticamente, “ad libitum”) prebende e stipendi. Ieri, l’Angelo Sterminatore di “Mani Pulite” del 1992 ebbe davvero qualcosa da… “sterminare” (ergo, i grandi Partiti politici, Dc e Psi in testa a tutti), mentre non servirebbe a nulla, oggi, contro le innumerevoli cordate di opportunisti della politica che, con brillante destrezza, passano da uno schieramento all’altro, al grido imbarazzante “Franza o Spagna, purché se magna!”. Continua la lettura di VEDI, ECCO MARINO. Di Maurizio Bonanni

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Affiliarsi per contare! Di Riccardo Cappello

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Mentre nelle democrazie avanzate alla rappresentatività si sta progressivamente sostituendo la partecipazione e alla delega subentra l’intervento diretto reso possibile dalla tecnologia, in Italia si continua a privilegiare un modello sociale che valorizza l’appartenenza, la provenienza e l’albero genealogico. Quando, però, «le appartenenze contano più dei diritti e dei doveri di cittadinanza si riduce il suo tasso di democrazia e le libertà individuali sono cellule tumorali da anestetizzare col pretesto dell’asimmetria.La stessa esperienza dei referendum sta lì a dimostrare quanto il cittadino sia invocato come spettatore ma sia sgradito quando pretenda di essere un interlocutore. Anche quando si raggiunga un «quorum» che il legislatore cerca di rendere sempre più irraggiungibile chi è insediato al vertice vanifica, con disinvoltura, gli effetti dei referendum. Così, ad esempio, in spregio alla volontà popolare, che si era espressa per la soppressione del Ministero dell’Agricoltura, un Parlamento compatto lo ha ricostituito con la denominazione di Ministero delle Risorse Agricole attribuendogli la stessa sede, le stesse competenze, le stesse strutture e la stessa inutilità. Così furono neutralizzati gli effetti del referendum del 1993, che aboliva il finanziamento pubblico dei partiti, sostituendolo con un meccanismo di rimborso elettorale che lo ha fatto rimpiangere, e quelli del referendum, promosso dai radicali nel 1995, in cui gli italiani si espressero contro la trattenuta automatica dei contributi dalla busta paga a favore dei sindacati, vanificato inserendo l’obbligo della trattenuta nei contratti collettivi di lavoro. Questa democrazia consegna il cittadino allo «sfruttamento» delle categorie organizzate, ignorandone e calpestandone la volontà sempre e comunque. Non c’è alcuna circostanza in cui sia valorizzato l’apporto dei singoli individui, il cui interesse è solo un pretesto per moralizzare scelte immorali. Il singolo conta solo in virtù di un’affiliazione come dimostra chiaramente la vicenda dell’applicazione per smartphone (Uber) in cui la categoria organizzata dei tassisti è privilegiata nei confronti degli interessi dei cittadini, non organizzati seppur più numerosi, che attraverso l’app vorrebbero arrotondare e degli altrettanti che vorrebbero spostarsi a costi contenuti. Questo modello organizzativo della società ignora l’individuo e lo consegna legato allo sfruttamento delle lobbies. Così ognuno deve appartenere a qualcun altro e se vuole contare è costretto ad affiliarsi. E pensare che le istituzioni dovrebbero tutelare gli interessi generali e non quelli costituiti…

Di Riccardo Cappello, Il Cappio

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“YOUTH”: CANNES ADDIO! Di Maurizio Bonanni

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Ma che si fumano a Cannes? No, perché, evidentemente, giurati troppo in là negli anni non debbono amare molto la… “Giovinezza”! In realtà, “Youth” a me è sembrato, francamente, non solo un “must” di Sorrentino ma anche un film capolavoro, in cui l’Arte (sempre lei!) dell’immagine, dei suoni e delle parole è la chiave giusta per interpretare un mondo che vira rapidamente al caos. E il sanatorio extralusso, arroccato ai piedi di bellissime montagne svizzere, è il laboratorio di osservazione delle classi dirigenti dell’alta borghesia che oggi, nel declino degli anni, sanno solo ricercare l’elisir personale di lunga vita, avendo perduto definitivamente il senso della mission collettiva. Allora, lungo i canali della malattia, vera e presunta, Sorrentino fa scorrere le immagini impietose di carriere famose alla fine (come quella del direttore d’orchestra, interpretato dall’eccezionale Michael Caine) e del regista cinematografico, ormai al tramonto, impersonato da Harvey Keitel. Continua la lettura di “YOUTH”: CANNES ADDIO! Di Maurizio Bonanni

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FRANCA (VALERI) L’IMMORTALE. Di Maurizio Bonanni

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Ve l’aspettereste da una… “ragazza” del 1920 di ritrovarla ancora protagonista sul palcoscenico di un teatro? No, in fondo, se stiamo parlando di Franca Valeri, assolutamente intenzionata a restare sulla scena finché avrà vita! L’ho rivista, Franca, alla sua prima del 3 giugno all’Argentina, dove va in scena (ancora per poco. Quindi: affrettatevi!) il suo ultimo spettacolo: “Il cambio dei cavalli”, da lei stessa scritto e interpretato, per la regia di Giuseppe Marini. La nostra mattatrice presidia saldamente il suo trono, assistita da una scenografia disegnata su misura per lei, perennemente seduta per ridurre la fatica. La protagonista, infatti, staziona in un punto fisso, attorno al quale viene organizzata una piccola macchina di scena che, a rotazione, alterna il piano della scrivania a quello della tavola da pranzo e del tavolino del bistrò. Continua la lettura di FRANCA (VALERI) L’IMMORTALE. Di Maurizio Bonanni

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Macché Università! Questa è la scuola per pochi, di Alessandro Bertirotti

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alessandro bertirotti 2

È tutta questione di… interessi non universali.

Che le cose andassero male nell’Università italiana lo sappiamo ormai da tempo, e ve lo dice uno che la cosa la vive dall’interno, ma che fossero giunte sino a questo punto forse non si poteva presumerlo. Parlano però i dati e quelli presentati dal Miur sono eloquenti e chiari.

Non voglio affrontare tutti i temi legati al perché di questa situazione nazionale, peraltro in linea perfetta con altri contesti culturali nei quali le cose vanno sempre peggio (con il patrocinio diretto ed indiretto della politica nazionale), mentre mi soffermerò su due punti essenziali.

Il primo riguarda la selezione degli studenti con i test di ingresso e dunque la presenza del numero chiuso. Innanzi tutto, il numero chiuso non prevede di per sé la presenza della selezioni all’ingresso che, così come è costruita non serve a nulla, se non ad escludere giovani da questa possibilità di studio. Per non parlare nemmeno del tipo di domande sottoposte, questi test non sono affatto adeguati ad una valutazione delle motivazioni allo studio che spingono gli studenti a scegliere una facoltà al posto di un’altra.

Piuttosto che escludere a priori numerosi studenti e volendo comunque operare una qual sorta di selezione sulla base del rendimento accademico, sarebbe invece molto più efficace imporre il primo anno un preciso numero di esami e una media dei voti, grazie ai quali sarebbe possibile o meno procedere all’iscrizione al secondo anno. Questo meccanismo sarebbe del tutto funzionale ad una limpida selezione per merito degli studenti, ma forse, mi viene il sospetto, meno utile ad altri personaggi.

Altro tema riguarda i dati positivi del rapporto che alcuni atenei riescono ad avere con il mondo del lavoro. In questi casi, non dovremmo parlare di Università, da Universitas – termine che dovrebbe ricordare qualche cosa di universale e il più generale possibile – ma piuttosto di Scuola Post-superiore per la formazione di Esperti.

Se l’Università si riduce solo a questo, con una eccessiva attenzione al mondo del lavoro, il concetto di metodo, inteso come stile di ragionamento e meta hodos, ossia strada per andare oltre, verrebbe tenuto troppo lontano dalla formazione stessa, limitando l’acquisizione di competenze spendibili maggiormente.

Gli atenei che operano in questo modo hanno lo scopo di agevolare i finanziamenti all’ateneo stesso per l’esecuzione di ricerche finalizzate al business, senza alcuna preoccupazione per la formazione di giovani in grado di avere una visione generale della scienza e sulla scienza. Ma, evidentemente, anche questo ha uno scopo caro ad alcuni e non utile al miglioramento della qualità della preparazione e dello studio per tutti gli altri.

L’Università dovrebbe essere accessibile a tutti: dovrebbe essere in grado di verificare l’assunzione di abilità personali sulla base di capacità generali della mente umana e dovrebbe riuscire a sviluppare un metodo di ricerca e risoluzione dei problemi spendibile nel maggior numero di situazioni che fanno capo alla disciplina scelta. Così saremmo nelle condizioni di avere persone in grado di sostituire questa penosissima classe dirigente, presente a tutti i livelli istituzionali della Nazione, che non è in grado di avere né di sviluppare o comunicare un’ampia visione del futuro, secondo progetti nei quali tutti i cittadini sappiamo riconoscersi.

Universali, per l’appunto.

Alessandro Bertirotti, l’Antropologo della Mente

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ORA BASTA DAVVERO! Di Maurizio Bonanni

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Io c’ero. Ero lì, a Via Mattia Battistini, pochi minuti dopo le venti di quel mercoledì nero di Roma, 27 maggio, quando un’auto con tre nomadi in fuga ha investito a folle velocità un gruppo di persone che attraversavano con il verde. E ho visto, sapete? Ho visto.. Brandelli di materia cerebrale sparsi sulla strada; un piccolo corpo coperto da un pietoso telo azzurrognolo. Io vivo qui, circondato da campi nomadi. Ho subito furti in casa e in macchina. La mia gente vive nel terrore. L’altra sera, hanno tentato di entrare in un rivendita di auto usate: botti, spari, inseguimenti nel cuore della notte. Questa, sindaco Marino, Signor presidente del Consiglio è la sicurezza che voi volete per Roma? Continua la lettura di ORA BASTA DAVVERO! Di Maurizio Bonanni

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A proposito di Concorrenza. Di Riccardo Cappello

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Il Disegno di legge sulla concorrenza, in discussione alla Camera, non prospetta una riforma epocale e neppure l’inizio di un’opera di semplificazione visto che si tratta di un testo infarcito di rimandi.che rendono inevitabile un lavoro ad incastro nella fase applicativa. Ma può essere un segnale. Dal testo iniziale, le categorie sono riuscite a cancellare  la vendita dei giornali fuori dalle edicole, le norme sul trasporto pubblico locale e quelle relative al sistema aeroportuale, ancor prima che approdasse in Consiglio dei Ministri (20 febbraio 2015). Il quale ha ulteriormente indebolito il provvedimento, cancellando la parificazione tra taxi ed auto a noleggio con conducente e l’estensione alle parafarmacie della possibilità di vendere i farmaci di fascia “C” quelli, cioè, a totale carico del cliente. Sotto le forche caudine parlamentari passerà un Ddl fortemente ridimensionato che sottrae lavoro ai notai per affidarlo agli avvocati, in ragione del numero di elettori che ciascuna delle due categorie è in grado di portare al seggio (5.000 notai contro 250.000 avvocati) ma senza alcun vantaggio per cittadini e imprese costretti, comunque, a corrispondere un compenso. Infatti, per i passaggi di proprietà immobiliari, ad uso non abitativo, fino a 100mila euro e per la costituzione di Srl entro 20mila euro cade l’obbligo dell’atto notarile per cui gli avvocati vedranno incrementarsi gli introiti grazie alla logica del pallottoliere. In Parlamento, e più ancora nei corridoi, si consumerà lo scontro tra i notai per nulla rassegnati a rinunciare ad una consistente rendita, gli avvocati in cerca di pascoli e le altre categorie contigue (commercialisti, consulenti del lavoro, revisori) che si mobiliteranno per bagnarsi il becco nel mare di spese che i cittadini xono costretti ad affrontare per mantenere le categorie. Come risulta evidente si procede senza un piano organico, con un approccio omeopatico e stando ben attenti a non sfiorare le radici dell’impianto corporativo: la pianta organica, il monopolio nei rispettivi settori economici e l’obbligatorietà dell’iscrizione. Per i farmacisti si prospetta la caduta del divieto del numero massimo di cui un unico soggetto può essere titolare che potrebbe tradursi in una maggiore concentrazione nel mercato dei farmaci. Non si tratta dell’immissione di quelle massicce dosi di competitività di cui il nostro asfittico mercato dei servizi professionali avrebbe bisogno ma, la proposta soppressione del vincolo di appartenenza a un’unica associazione professionale, l’obbligo di presentare il preventivo, l’apertura alle società multiprofessionali ed alle società di capitali con l’ingresso di soci non professionisti potrebbero cambiare il volto della professione forense e dare qualche stimolo all’economia. Ma, il disegno deve ancora diventare legge e, la pregressa esperienza insegna che ogni proposta che entra in Parlamento per ridurre il potere degli ordini ne esce ampliandone le prerogative. Peraltro, trasferendo da un ordine all’altro il diritto di prelievo il risultato non cambia. Così la concorrenza che, nei paesi ad economia avanzata, è  concepita in ragione dei benefici che produce per l’utenza, in Italia si riduce nel cambio del destinatario cui è sempre obbligatorio corrispondere un compenso.

Di Riccardo Cappello, Il Cappio

 

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