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TRITTICO FOSSE… fautore di un teatro “minimalista”, che sembra coltivare tutti i luoghi ambigui del “non-detto”. Di Maurizio Bonanni

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La nuova, meritoria conduzione del Teatro di Roma dell’Argentina (oggi Teatro Nazionale, al quale sono stati così triplicati gli impegni a.. invarianza del contributo statale!), nella persona di Antonio Calbi, ha coraggiosamente varato una stagione teatrale particolarmente innovativa. L’intento è di far conoscere al grande pubblico -sopratutto ai giovani- autori teatrali moderni, usando il volano del Teatro India, sito nella ex area industriale del Gazometro, nel cuore del popolare quartiere Marconi, uno dei più densamente abitati di Roma, e del tutto privo di spazi culturali collettivi adeguati. Nella settimana che va dal 23 al 28 febbraio, è stato presentato un Trittico teatrale, dedicato a Jon Fosse. La prima opera ha il titolo di Suzannah, dal nome di battesimo della moglie di Henrik Ibsen. La scenografia si compone di due arredi essenziali: una vecchia poltrona in primissimo piano, e una tavola apparecchiata per tre, sullo sfondo. Commensali evocati: la moglie di Ibsen (la sola presente in scena); Ibsen stesso; suo figlio Sigurd. Continua la lettura di TRITTICO FOSSE… fautore di un teatro “minimalista”, che sembra coltivare tutti i luoghi ambigui del “non-detto”. Di Maurizio Bonanni

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FILOMATI: UN MARZO DI FESTIVAL CULTURALI A ROMA

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L’Associazione Filomati inaugura a Marzo in Roma due importanti festival: il primo, dedicato alle BUONE SOLUZIONI, avrà luogo a Palazzo Ferrajoli il 7 e l’8 Marzo; il secondo, dedicato al LIBRO DI QUALITA’, dal 7 all’11 Marzo presso la sede della Federazione Unitaria Italiana Scrittori. Continua la lettura di FILOMATI: UN MARZO DI FESTIVAL CULTURALI A ROMA

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Frau Merkel-Papa Bergoglio: un capolavoro mediatico. Di Enzo Coniglio

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Frau Merkel-Papa Bergoglio: un capolavoro mediatico

Frau Merkel, herzlichen Glückwunsch, complimenti ancora una volta per l’eccellente lavoro mediatico che compie ogni giorno per riaffermare quella leadership che il Nazionalismo tedesco si è conquistato con un duro lavoro e oltre 60 milioni di morti dal 1871 durante le due grandi guerre e che è rinato con forza dopo la riunione delle due Germanie, resa possibile soprattutto dalla parziale cancellazione del debito di guerra da parte di 23 Paesi tra ci la Grecia e l’Italia, malgrado versassero in condizioni precarie: Deutschland über Alles!

Dall’inizio del secolo e in particolare dal 2010, la Germania di Frau Merkel sta trasformando quel carrozzone dell’Unione Europea in una Europa germanica e del sistema finanziario internazionale, sostituendo i valori di solidarietà e di sussidarietà dei nostri padri fondatori, vecchi e bacucchi, con quelli delle banche, della finanza, e del potere politico utilizzando a tal fine la semplice ricetta del  rigore, capace di distruggere un intero popolo, quello geco, e di produrre milioni di poveri tra i Paesi più indebitati d’Europa, tra cui l’Italia.

Sono le recentissime analisi ufficiali, commissionate dal FMI e dal Parlamento Europeo, a rivelare che tale ricetta del rigore è errata e ha creato milioni di vittime. Malgrado questo risultato certo e  accertato e di cui le autorità competenti sono al corrente, la Germania e il FMI continuano ad utilizzarla per liberarsi finalmente dei rami secchi ed inefficienti dei Paesi del Sud Europa e a imporre definitivamente il nuovo Nazionalismo tedesco. Non c’è posto per i deboli e per i vinti secondo la saggia cultura barbarica sassone. Si tratta nella logica sassone, di una misura dura ma necessaria per riaffermare la supremazia della cultura tedesca – denominata dai nostri padri “cultura barbarica”, contrapposta a quella denominata classica – cristiana -rinascimentale – in una parola: cultura umanistica – debole e inconsistente che si ostina a mettere la persona umana al centro dei propri interessi e rinnega la priorità della forza e del dio denaro, indicato come Mammona e dichiarato il nemico per antonomasia.

Certamente non mancano le voci del dissenso anche autorevoli verso il nazionalismo tedesco di ieri e di oggi com’è naturale che sia, ma alla fine quel che conta è ciò che le persone vedono: frau Merkel e la sua Germania leader nel settore economico e in quello geopolitico, forte e potente, che negozia con il Premier russo Vladimir Putin mentre manda in cantina la ministro degli esteri dell’UE, Federica Mogherini e lo stesso Presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Junker e mette in riga Alexis Tsipras e il suo collega, Yanis Varoufakis.

 I cittadini europei e in particolare i cattolici, vedono tante cose belle, di successo e anche commoventi, che rivelano un animo nobile e molto sensibile, come la recente visita di Frau Merkel al Papa  Bergoglo, per consegnare una offerta per i poveri; e il Papa che l’accetta e ringrazia. E la prova provata che Frau Merkel e la Germania non affama; al contrario è munifica e benefica come può testimoniare lo stesso Papa che la riceve con tutti gli onori del caso. Ma se veramente Frau Merkel si fosse macchiata dei crimini contro l’umanità appena ricordati, il Papa Bergolgio non  l’avrebbe ricevuta e in ogni caso ne avrebbe fatto oggetto di conversazione. Non vi pare? Bergoglio è un Papa influente e che ha una lingua lunga e pizzuta ed è quindi necessario tenerselo buono e farsì che non si renda conto della incompatibilità tra cultura nazionalistica tedesca, ricetta del rigore adottata e pensiero cristiano. Non gli farebbe piacere apprendere che la grande Germania si faccia finanziare dai Paesi del Sud poveri, attraverso lo spread, altri strumenti speculativi e tassi di interessi usurai e poi regala qualche spicciolo ai poveri cattolici.

E così con un investimento di qualche ora e di qualche euro, gli eventuali peccati vengono ancora oggi cancellati ai potenti della terra che possono tranquillamente continuare a fare qello che hanno sempre fatto; possono continuare a peccare con la coscienza a posto, come quei signori dell’ottocento che includevano nei loro testamenti qualche “denaro” per la propria anima peccatrice in cerca di perdono.

 

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Merkel-Lagarde-Troika: bugiarde responsabili del disastro greco? Di Enzo Coniglio

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Merkel-Lagarde-Troika: bugiarde responsabili del disastro greco?

E’ sempre così. Tutti compatti fino a quando la vittima accetta di immolarsi e di tacere; ma poi, quando qualcuno rompe il cerchio magico svelando gli scheletri nell’armadio, si scoperchia il vaso di Pandora e l’impalcatura scricchiola e rischia di crollare. E’ quello che sta succedendo puntualmente nel caso della ricetta della Troika imposta alla Grecia con la piena approvazione di Frau Merkel, cancelliera tedesca e di Christine Lagarde, presidente del Fondo Monetario Internazionale (FMI).

Philippe Legrain, economista, dal febbraio 2011 al febbraio 2014, consigliere principale di Manuel Barroso e capo degli analisti del Bureau of European Policy Advisers, Joschka Fischer, già Ministro degli Esteri tedesco, Helmut Schimdt, mitico Cancelliere tedesco, Hans Kudnani, storico, direttore delle ricerche dell’European Council on Foreign Relations e autore di un recente libro di successo dal titolo emblematico: “Il paradosso del potere tedesco”, Vincenzo Visco, Governatore della Banca d’Italia, sono alcune delle personalità critiche sul percorso compiuto e sulle quali abbiamo ampiamente riferito.

Adesso l’attenzione degli osservatori e degli analisti, si concentra su una domanda chiave per stabilire le responsabilità del fallimento clamoroso della ricetta dell’austerità imposta dalla Troika alla Grecia e ai Paesi UE, che ha affamato e continua ad affamare milioni di Europei, tra cui oltre tre milioni di Italiani: “La ricetta è stata veramente disastrosa e soprattutto i proponenti e i responsabili erano al corrente e hanno persistito nel loro errore malgrado l’evidenza dell’errore?”

La risposta sembra essere positiva, almeno per la Grecia, a giudicare dalle informazioni che qui riferiamo. A denunciare il fallimento e il disastro non è Alexis Tsipras & Co. ma tra gli altri, due rapporti ufficiali del Fondo Monetario Internazionale presieduto dalla Lagarde e uno studio commissionato dal Parlamento Europeo. . Fondi ufficiali quindi mai sostanzialmente smentiti nei punti chiave che in sintesi qui ricordiamo parzialmente per limitatezza di spazio.

E’ convinzione diffusa che la ristrutturazione del debito greco si sarebbe dovuta effettuare nel 2010 per evitare il disastro ma non fu realizzata per sostenere soprattutto le banche tedesche e francesi creditrici e per “motivi politici”. E’ lo stesso Olivier Blanchard, capo economista del FMI ad ammetterlo e a mettere in evidenza gli errori tecnici comessi.

Il primo errore madornale, padre di molti altri, è stato quello di supporre che il prodotto greco sarebbe diminuito di 0,5 Euro per ogni euro di aumento di tasse e di riduzione della spesa. In realtà, la riduzione in quella situazione specifica è di almeno 1,5 euro, con la conseguenza che dal 2010 la ricchezza prodotta dalla Grecia si è ridotta di un quarto – del 25% – contro il 3% previsto. Un autentico tracollo. Una delle maggiori conseguenze di questo errore non scusabile, è stato che la disoccupazione è salita oltre il 25% contro il 13% atteso.

E’ stato questo errore di fondo a mettere in moto e a peggiorare ulteriormene in maniera vertiginosa il debito greco che ha raggiunto il 175% del PIL. In altre parole, la ricetta della troika è la causa maggiore dell’aumento vertiginoso del debito greco dal 2010 che si è preteso far pagare ai Greci con un prestito della Troika il cui 75% dello stesso è andato ai creditori, come ricordato dal Governatore Vincenzo Visco alcuni giorni fa e da noi riferito.

Alla luce di questi dati, appare fondata la domanda che che ci siamo qui post: se i responsabili della troika (FMI, BCE e UE) e della Germania, erano consapevoli di questo disastro.  La risposta è: assolutamente SI, senza alcun’ombra di dubbio. Persino questo giornale on line, con l’articolo: “E’ un bene che i Greci dichiarino fallimento e si sottraggano ai vampiri diabolici”, già il 10 ottobre 2011, suggeriva al governo greco di dichiarare default piuttosto che accettare le condizioni capestro imposte che “avrebbero fatto sprofondare [i Greci] in una dimensione apolittica e diabolica” e, precisava: “In queste condizioni come volete che faccia la Grecia a riprendersi e a salvarsi? Non ha alcuna possibilità. …Deve rinegoziare il debito estero e avviare un piano di rilancio dell’economia”. (http://archivio.siciliainformazioni.com/economia/e-un-bene-che-i-greci-dichiarino-fallimento-e-si-sottraggano-ai-vampiri-diabolici-di-burunbugiu/)

Ma già, un anno prima, ed esattamente il 9 maggio 2010, il Wall Street Journal pubblicava un resoconto di un meeting del FMI in cui alcuni membri del Consiglio direttivo avevano espresso serie risreve sulla validità della ricetta. Tra essi, Paulo Nogueira Batista: “Non si tratta di un salvataggio della Gecia ma dei debitori privati del Paese” e Pablo Andrés Pereira: “La Grecia starà peggio dopo aver implementato il programma.”

Queste riserve e giudizi negativi, li riroviamo negli studi, ricerche e meeting degli anni successivi sia del FMI che della UE. In particolare, nell’ormai arcinoto studio del Parlamento Europeo: The Troika and financial assistance in the euro area: successes and failure, si dichiara senza giri di parole che: “le assunzioni del programma della troika relative alla Grecia], si sono rivelate ampiamente errate“.

Un errore, una ricetta errata che ha distrutto un popolo, che ha creato milioni di poveri in tutta l’Europa e di cui gli estensori non solo erano pienamente responsabili e consapevoli ma che addirittura ancora oggi insistono hanno il barbaro coraggio di pretendere il “rispetto” e la cieca obbedienza”. E’ assolutamente diabolico e criminale.

C’è da chiedere a Matteo Renzi come faccia l’Italia ad avallare ancora oggi questa politica criminale che non ha nulla a che vedere con i principi costitutivi dell’Unione. Al contrario, si capisce la recente decisione del popolo greco e dei suoi nuovi rappresentanti di non volere avere nulla a che fare con la troika e di pretendere una rivisitazione del programma finanziario imposto.

Intanto Frau Merkel e il suo ministro delle finanze e la Christine Lagarde continuano a rimanere al loro posto malgrado le gravissime responsabilità che si auspica possano fare ogetto ne prossimi mesi di approfondimento da parte degli organi giudiziari comunitari. Intanto possono ringraziare i supeminkioni tra i cittadini europei ancora sordi al monito di Dante Alighieri:”Fatti non foste a viver come bruti ma a seuir virtude e conoscenza”.

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EVVIVA LA GUERRA? Di Maurizio Bonanni

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modificata

“Rieccolo!”. Di nuovo, un Governo di sinistra (?) ci porterà, come nel 1998, a un intervento armato? All’epoca, attendemmo un bel po’, per la verità, prima di andare in soccorso dei musulmani del Kossovo (bel contrappasso, no?), sterminati dalla ferocia di Milosevic e delle sue pulizie etniche. Oggi, a quanto pare, il Ministro Gentiloni, e il Governo al quale appartiene, implorano una santa alleanza di “peacekeeping” (con i soliti bombardamenti mirati, che fanno, poi, migliaia di vittime collaterali!?), sotto l’egida Onu, per colpire l’Isi, in Libia e dintorni. Dato che, da sempre, mi ritengo uno scomodo, assolutamente pacifico, anarco-individualista, al soldo di nessuno (per incidens: la libertà, in questo Paese a-meritocratico, si paga con la marginalità e la fame!), cercherò di essere -educatamente- il più possibile “non” Politically correct. Anche perché, scusate, ma sono un po’ stanco di sentire le solite frasi di tanti strateghi improvvisati (funziona, anche qui, come nel calcio: milioni di allenatori della Nazionale, al tempo dei Mondiali!) sul tema: “Armiamoci e partite!”. Continua la lettura di EVVIVA LA GUERRA? Di Maurizio Bonanni

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Risorge il nazionalismo tedesco e muore l’Unione Europea. Di Enzo Coniglio

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Foto Enzo Coniglio

E’ una verità dura da accettare e che la grande stampa cerca di rimuovere accuratamente anche a costo di falsare in tutto o in parte la lettura della crisi attuale che sta affamando milioni di persone in Europa in sinergia con la crisi finanziaria: si tratta della rinascita del “nazionalismo tedesco” di Frau Merkel.

A lanciare l’allarme, sono stati due protagonisti della Gerrmania del dopo guerra che conoscono a fondo il sistema dall’interno: l’ex Ministro degli esteri Gioschka Fischer e il leggendario Cancelliere Helmut Schmidt che hanno deciso di affidare la loro denuncia a due libri di successo, rispettivamente: “Scheitert Europa” (l’Europa sta fallendo) e “Mein Europa”, nei quali puntano il dito contro Frau Merkel responsabile di aver adottato e alimentato una incisiva forma di nazionalismo tedesco, pur sapendo come esso sia del tutto incompatibile con i principi che regolano l’Unione Europea a tal punto da condannarla al fallimento o ad una posizione subalterna. Deutschland über alles” : la Germania sopra tutto!

Seguendo questa chiave di lettura, si comprende facilmente che le “regole” di cui Frau Merkel e il suo ministro, Wolfgang Chaeuble parlano e impongono, con la complicità di Christine Lagarde e di Jean-Claude Junker, sono in effetti le regole del nuovo nazionalismo tedesco di natura squisitamente economica, in sinergia con la finanza internazionale.

E il grande imbroglio che pochi hanno messo in rilievo, sottolinea Philippe Legrain, già apprezzato consigliere principale di Manuel Barroso, “consiste nell’aver infranto la base legale su cui l’euro era fondato, cioè la clausola del divieto di salvataggio fra stati, e della volontà di salvare i creditori della Grecia: Improvvisamente i cattivi prestiti delle banche private divennero obbligazioni fra governi”. E questo imbroglio fondato su una palese illegalità rispetto al Trattato, fu imposto per evitare perdite alle banche tedesche e francesi. Frau Merkel & Co. hanno finto che l’insolvenza della Grecia fosse dovuta ad una temporanea difficoltà di finanziamento e, assumendo surrettizziamente che la stabilità finanziaria dell’eurozona fosse a rischio, decisero di infrangere la base legale su cui l’euro era fondato, appena ricordato.

Conseguentemente, il secondo prestito concesso alla Grecia nel 2012 non era destinato al salvataggio della Grecia e ad assicurarne la ripresa, ma a permettere alle banche tedesche e francesi di rientrare dal debito che era frutto di comportamenti privati e non di Stati. Un atto di dominio senza precedenti, dettato appunto dalla volontà di potenza e coerente con il nuovo nazionalismo tedesco che si prefigge di diventare la potenza egemone in Europa e di sottomettere, attraverso l’economia, tutti gli altri Stati europei.

Altro che Europa Unita e solidale. In questa ottica, l’Euro diventa un potente strumento per assicurare una supremazia indiscussa e di sicura subordinazione degli altri Stati. Non dimentichiamo che i meccanismi finanziari attuali, permettono alla Germania di finanziarsi a costo zero e di diventare una nazione orientata all’export che aumenta il proprio surplus a scapito degli altri Paesi, non tenendo conto dei limiti imposti dai regolamenti comunitari che chiede un riequilibrio dei conti.

Il più fedele interprete di questo nazionalismo, è il ministro delle finanze, Wolfgang Schaeuble che, con serio cipiglio, va ripetendo che la Grecia deve “ubbidire” e “deve rispettare quelle regole” che la potenza egemone tedesca ha imposto nsieme alla Troika. Per Schaeuble vale il principio barbarico: “Vae Victis”, (guai ai vinti) del barbaro condottiero dei Galli, Brenno nei confronti dei Romani dei Romani ieri e dei Greci, oggi. La Merkel, ritornando da Minsk e incotrando Tsipras ha invece parlato di “necessario compromesso” che nel suo linguaggio vuol dire “sottomettersi addolcendo la pillola”.Due linguaggi diversi della stessa radice egemonica.

Naturalmente, il nazionalismo tedesco della Merkel non vuole e non può essere soltanto un nazionalismo economico ma deve essere anche geopolitico, come nel passato. E l’occasione le è stata offerta dai recenti negoziati con Vladimir Putin, dove Frau Merkel ha rappresentato il suo Paese, la Grande Germania, e non certo l’Unione Europea, la cui Ministro europeo degli affari esteri, l’italiana Mogherini, rimane relegata in un cantuccio.

Siamo di fronte alla rinascita dell’Europa delle Nazioni e delle potenze: germanica e russa che hanno fagocitato gli altri Stati trattandoli come colonie e privandoli del loro diritto di stampare moneta e di regolare il proprio sviluppo! Una mossa magistrale quella di Frau Merkel & Co. che neppure il grande Bismark e il non qualificabile Hitler avrebbero immaginato possibile.

Ma attenzione alle conseguenze: i Padri fondatori avevano voluto l’Unione europea per porre fine alle superpotenze dalle guerre infinite. Con il risorgere del nazionalismo tedesco e russo rischiamo di ridare la voce alle armi e di riesumare il sogno delle potenze belliche: una nuova grande guerra!

Renzi sembra abbia avuto sentore di questa rinascita e propone anche lui, nel suo piccolo, il “partito della nazione” dimenticando che una cosa è il “partito delle chiacchiere” e un’altra cosa sono i nazionalismi tedeschi e russi intrisi di barbarie e di stragi, lontani anni luce del rinascimento della tradizione italiana. Una guerra impari e dalle poche vie d’uscita.

di ENZO CONIGLIO

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FÀ CHE T’INCONTRI.. di Maurizio Bonanni

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“Sliding doors”? Metti una giovane coppia di italiani, a tarda notte a Parigi. Che cosa potrà mai accadere se entrambi, per puro caso, da perfetti sconosciuti, perdessero, contemporaneamente, l’ultimo metrò? La parte pratica dice che, smoccolando nella stessa lingua, scopriranno l’idioma comune e si attrezzeranno per cercare un taxi da.. “smezzare”. La parte romantica, invece, mette al primo posto la speranza che si innamorino e perfino si.. sposino! Ecco: avete azzeccato. Questo è esattamente l’inizio della (solo un po’..) divertente pièce “Mi piaci perché sei così”, che va in scena al Teatro Quirino fino al 22 febbraio, con interpreti principali Vanessa Incontrada (Monica) e Gabriele Pignotta (Marco), che è anche l’autore-regista dello stesso spettacolo. Lui e Lei coppia perfetta d’avvio, che perde rapidamente colpi con lo scorrere del tempo. Lui si guadagna da vivere con i fumetti. Lei, con un lavoro in banca. Menage usuale (costellato di esilaranti gag, in tutta la prima parte), per la coppia italiana, in cui Lei lavora sia fuori che dentro casa, mentre lui, grazie al virtuale, può starsene comodamente sul divano tutto il santo giorno, a occuparsi delle sue creazioni. Continua la lettura di FÀ CHE T’INCONTRI.. di Maurizio Bonanni

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Germania-Grecia: e il lupo si mangiò l’agnello. Di Enzo Coniglio

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Foto Enzo Coniglio

Quando 2500 fa, Esopo scriveva la favoletta del “lupo e l’agnello” non avrebbe potuto immaginare che milioni di persone l’avrebbero letto e commentato in tutto il mondo nella versione originale o nelle traduzioni e adattamenti di Fedro, di Jean de la Fontaine o di Trilussa; ma soprattutto non avrebbe potuto immaginare che si materializzasse addirittura nell’Unione Europea del 2015. Eppure è così e nessun accostamento potrebbe essere più appropriato. Continua la lettura di Germania-Grecia: e il lupo si mangiò l’agnello. Di Enzo Coniglio

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Rānia, la regina Buona

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716_queen_raniaRānia al-Yāsīn è nata in Kuwait da genitori palestinesi originari di Tulkarem, regina  di Giordania in carica dal 7 febbraio 1999 sposata con il re Abd Allāh bin si è battuta molto per migliorare la condizione delle donne in Giordania, e in genere in tutti i paesi islamici, e per La protezione dei bambini da ogni tipo di violenza sia fisica che morale; donna  da sempre estremamente impegnata nel sociale non ha esitato a definire pubblicamente l’organizzazione dell’Isis  le nuove SS del ventunesimo secolo.

Non piace Rania di Giordania, non piace affatto: è scomoda.  Per i militanti dell’Isis, la moglie del re Abdullah incarna tutto ciò che una donna non può e, soprattutto, non deve essere: determinazione, impegno, coraggio e pure bellezza, sì, un’eleganza innata che stride con la visione che gli estremisti del mondo islamico danno alla femminilità. Sono passati poco più di due mesi dalle affermazioni con cui la signora più importante del Regno Hascemita, nel corso di un summit ad Abu Dhabi, condannava la barbarie trasmessa dai video diffusi dai terrosisti del jihad – “Assassini assetati di sangue” che stanno cercando di “dirottare” il mondo arabo e di “trascinarci indietro al Medioevo” attraverso “l’uso spregiudicato dei social media”, ebbe a dire allora – e mai come oggi, quel “Medioevo” sembra essersi materializzato di fronte ai milioni di occhi che hanno assistito alla fine impietosa del pilota giordano Moaz al-Kasasbeh, bruciato vivo in una gabbia e poi ricoperto di macerie. Rania, al momento, si è limitata ad un tweet in arabo per commentare l’ennesima tragedia e augurare al pilota ucciso “martire della patria”  la pace eterna, ma la sua posizione va ben oltre i 140 caratteri di un messaggio social, sia perché incarna l’immagine di una regina moderna e socialmente impegnata, sia perché è portatrice di un’istanza politica marcata, dettata dalle sue origini palestinesi comuni al 40% degli arabi che vivono nella sua terra. La Giordania, infatti, rappresenta un modello di monarchia araba indisponente per i fanatici del califfato che, oltre a considerare l’essere donna uno zero assoluto, individuano nella questione palestinese un possibile propulsore delle loro deliranti mire espansionistiche. Per questo, nelle intenzioni dei jihadisti dell’Isis, la fine esemplare riservata al pilota giordano è volta ad accendere gli animi dei giordani che fin dall’inizio non hanno sostenuto l’impegno di Amman nella lotta al califfato. La regina Rania infine è fedelmente legata alla religione islamica e in più occasioni pubbliche non ha esitato a definire  sacro il Corano esaltandone una bellezza intrinseca scarsamente conosciuta dal resto del mondo.

Osservando l’evolversi degli avvenimenti dal punto di vista Cristiano qualcosa appare immediatamente  strano e ci poniamo la domanda : ” come mai una Regina  di origine Palestinese innamorata dell’Islam è  così odiata dagli Isis che tanto proclamano lo stato islamico? come mai una Regina che ha sempre  difeso i diritti dei Palestinesi è odiata da coloro che ufficialmente odiando gli Ebrei dovrebbero stare dalla parte dei palestinesi?  forse perché’ essendo donna che difende le donne da fastidio al loro credo fanatico? oppure perché’ difende i diritti dei bambini che loro calpestano e violano in maniera vergognosa? Islam contro Islam allora? assolutamente NO! La verità è un altra: la reazione odiosa degli Isis contro la Giordania, quindi contro i palestinesi, contro le donne e i bambini mostra il vero volto e la reale origine del piano perverso di questa diabolica organizzazione, che usa il pretesto della religione dell’Islam esclusivamente per colpire ed annientare tutti quei popoli che ancora oggi si oppongono alla decadenza dei diritti fondamentali dell’uomo stabiliti da Dio; lo scopo principale degli Isis è quello di spazzare via ogni forma di credo religioso che in qualche modo possa ricondurre al  creatore al fine di preparare  il mondo al sempre più  prossimo, avvento dell’anticristo  sulla terra; pertanto l’Isis è un esercito mascherato da Islam sottomesso agli ordini della potenza fautrice del Nuovo ordine mondiale che con il prodigio di impostura dell’11 settembre 2001 ha pretestuosamente destituito i dittatori dell’Iraq,della Libia e dell’Egitto cancellando gli equilibri del medioriente ivi spianando la strada agli Isis, i quali a sua volta adesso lavorano per spianare la strada all’uomo della perdizione.

(Daniele 7:24)  «La quarta bestia significa che ci sarà sulla terra un quarto regno diverso da tutti gli altri e divorerà tutta la terra, la stritolerà e la calpesterà. Sorgerà’ un Re truce di aspetto, abbatterà tre Re e proferirà parole contro l’altissimo…
(Giovanni 8:32) Conoscerete la Verità e la Verità vi renderà liberi…

LIBERI DALLA MENZOGNA, LIBERI DALL’INGANNO, LIBERI DALLA PERDIZIONE!

Francesco Comito – Notizievangeliche.com

 

 

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Con Mattarella e Renzi rinasce la Balena Bianca? Di Enzo Coniglio

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Con Mattarella e Renzi rinasce la Balena Bianca?

Un interessante dibattito si sta sviluppando in Italia in questi ultimi mesi sulla vera natura del PD di Matteo Renzi: se si possa ancora considerare un partito di sinistra o se invece si debba considerare una sorta di Democrazia Cristiana rediviva e corretta.

La nomina ora di Sergio Mattarella a Presidente della Repubblica, autentico capolavoro politico dello stesso Renzi, ripropone con maggiore forza la domanda a cui non ci si deve sottrarre; al contrario, una tale domanda, merita la massima attenzione a condizione che un giudizio espresso sia fondato su una analisi sincronica e diacronica del percorso e delle mutazioni di tale partito che, nel bene e nel male, ha segnato la vita italiana soprattutto del dopoguerra.

Proviamo a tracciare una breve sintesi – con tutti i limiti delle sintesi – espressa per maggiore chiarezza in punti, con l’obiettivo di promuovere un’ auspicabile integrazione da parte dei lettori:

1. La DC, come tutti i Partiti, ha una nascita, uno sviluppo relazionato e influenzato dagli eventi storicamente definiti. Fino al 1989, il suo ruolo principale è stato quello di essere un baluardo contro il comunismo in un mondo polarizzato. Ma non solo…

2.  Dal 1945 al 1989, la DC ha assunto diversi comportamenti politici e sfumature ideologiche: dal Governo Tambroni, tutto orientato a destra, ai governi di centro sinistra iniziati da Amintore Fanfani nel 1962; dalla stagione del “compromesso storico” e delle “convergenze paralle” di Aldo Moro e del PC italiano di Enrico Berlinguer che aveva preso le distanze da quello sovietico dopo l’invasione dell’Ungheria da parte dell’Unione Sovietica; per non parlare dei movimenti cattolici della DC vicini ai poveri, ai diseredati, che lottano contro le ingiustizie e che sognano una DC molto vicina alle aspirazioni della sinistra, soprattutto in Sud America da non confondere con la DC immaginata e vissuta da Comunione e Liberazione ed espressa con molta chiarezza negli incontri di Rimini.

3. Naturalmente venuto meno il blocco sovietico e regolati i conti tra le numerose correnti che l’attraversavano, anche grazie alla stagione di Mani pulite, assistiamo ad una frammentazione  macroscopica di quanto prima era espresso all’interno delle correnti, come era normale che fosse.

4.  Intanto il mondo è cambiato e di molto dopo la caduta del muro; l’attenuarsi del pericolo comunista sovietico, di quello cinese e di quello del centro e del Sud America e la nascita di un nuovo capitalismo finanziario sfrenato e senza regole angloamericano, che sfocerà nel fallimento di Lehman Brothers e nell’impoverimento di quel ceto medio su cui sia la DC e gli altri partiti europei cugini si erano alimentati e avevano fondato la loro fortuna.

5.  La DC è stata storicamente questo impasto magmatico di religione, ideologia, teoria e prassi, modelli economici, appartenenza soprattutto al ceto medio, ma non solo…

6. Le sue origini vanno ricercate nella enciclica “Rerum Novarum” di Leone XIII del 1891, dagli scritti di Giuseppe Toniolo e di altri cattolici intellettuali e impegnati nel sociale…

7.  Nel dicembre del 1896 apparve il primo giornale con il titolo: “DEMOCRAZIA CRISTIANA” e con il sotto titolo:  “IN DIFESA DEI FIGLI DEL POPOLO”. Nascerà successivamente il movimento sociale cattolico, il sindacalismo e le cooperative bianche per distinguerle da quelle rosse e soprattutto, inizia la stagione della partecipazione dei cattolici alla vita politica, fino allora proibita.

8. In quel fine secolo e inizio del nuovo, una posizione di primo piano l’ha assunta un prete marchigiano, Romolo Murri, che proprio nel 1900 aderisce all’idea del tutto nuova di “democrazia cristiana” ed auspica una convergenza tra dottrina sociale della chiesa e movimento socialista; tra spirito religioso e istanza democratica.

9.  E’ in questo contesto che si colloca l’attività di don Luigi Sturzo, amico di Toniolo e di Murri, collega di studi a Roma, il quale auspica invece la nascita di un partito di ispirazione cattolica ma non dei cattolici, sostenendo che il cristianesimo non si può rivolgere ad una “parte” (da cui partito) o, se volete, interpretare le istanze di una parte, ma deve rivolgersi a tutti.

10. Con questa motivazione, si rifiutò di fondare un partito denominato “democrazia cristiana” e, dopo aver fatto il Sindaco di Caltagirone per 13 anni, fondò a Roma il “Partito Popolare”, laico, autonomo dalla gerarchia cattolica e vaticana e aperto a tutti coloro che si riconoscono nei principi cristiani, diverso dalla “democrazia cristiana del dopoguera” a cui non volle mai aderire.

E potremmo naturalmente continuare. Alla luce di queste considerazioni in pillole, appare del tutto fuor di luogo e infondata l’affermazione che con Sergio Mattarella, e con Matteo Renzi possa rinascere la Democrazia Cristiana. Innanzitutto, si dovrebbe precisare quale Democrazia Cristiana, avendo assunto, nel corso degli anni, le sfaccettature poliedriche più diverse. E’ un tema complesso quello della identità di un tale partito, oggetto di continui e approfonditi studi.

Dovremmo allora concludere che l’affermazione secondo cui, con la nomina di Sergio Mattarella e con Renzi a capo del Governo, possa nascere la “balena bianca”, sia pura fantasia?  Non del tutto. L’equivoco probabilmente è nato e si alimenta perchè il nostro mondo italiano, europeo ed internazionale è alla ricerca di un equilibrio tra istanze  individualiste, liberiste e liberali che pretendono di definirsi  “democratiche” all’interno di un occidente che pretende di essere cristiano, da una parte e, dall’altra,  una profonda esigenza di giustizia sociale che assicuri una partecipazione “democratica” a tutti i beni comuni condivisi, con l’obiettivo di assicurare una migliore qualità di vita.

E poiché la storia della DC è la storia di una mediazione storicamente definita e collocata tra forze liberiste e liberali e forze comuniste, socialiste e a matrice umanitaria, è quasi inevitabile che un simile equivoco si possa generare.

Un equivoco appunto da parte di chi non ha ruminato abbastanza e digerito una realtà così complessa. Per queste ragioni, la realtà odierna, non possiamo chiamarla “democraazia cristiana”, anche se presenta delle sbiadite venature e soprattutto la tendenza a ricollocarsi al centro per quel bisogno di “far sistema”, di “smussare gli angoli” e dar vita ad un “nuovo ordine condiviso” attraverso un ampio sistema di riforme. Benedetto Croce, nel 1942, scriveva il famoso saggio: “Perchè non possiamo non dirci cristiani”; oggi qualcuno vorebbe riscriverne uno simile: “Perchè non possiamo non dirci democristiani”, ma diciamolo chiaramente, non abbiamo ancora individuato il nuovo Benedetto Croce, e tanto meno in Matteo Renzi.

Di Enzo Coniglio

 

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