
Quando il teatro è una prodigiosa transumanza. Come quella che ci racconta il gruppo volante dei Sonics, quattro coppie di acrobati, artisti e performer dalla caratura internazionale, come li descrive la locandina, in scena fino all’otto febbraio al Teatro Quirino di Roma. Il loro, è un trasmigrare complesso, ritmato da un misterioso Mondo di sotto, alla ricerca della formula magica, che consenta ai protagonisti di costruire un’infinita scala elicoidale, tale da condurli, attraverso un perenne movimento a spirale, fin sulla superficie della Terra. Duum suona quasi come el duende, che rappresenta il respiro dell’anima, ovvero l’estasi emotiva, fonte di ispirazione e di elevazione spirituale. Lo spazio scenico è dominato da un fondale misterioso, dove si intravede una gigantesca maschera dai disegni complessi, rigorosamente geometrici, che domina una grande cavità, dove hanno trovato rifugio gli esseri di Agharta, un mondo leggendario, il cui popolo abita nelle viscere della Terra. Sono le gocce ritmate che cadono dal soffitto sulla pietra, a introdurci in questo spazio incantato. Continua la lettura di IL MONDO HA FATTO.. “DUUM”. Di Maurizio Bonanni
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IL NUOVO TOUR DI BARBERIA IN SICILIA E ALTRE IMPORTANTI NOVITA’. Di Maurizio Piscopo
Di Maurizio Piscopo
TUTTA COLPA DELLE STELLE, di Maurizio Bonanni
Che cosa significa il.. non gioco? Ovvio: il senso è quello di lasciare agli altri la possibilità di vincere, negandola a se stessi. È questo il grillismo? Ha ancora un significato stare in politica, come terza forza parlamentare, sterilizzando milioni di consensi e di speranze dei cittadini che ti hanno votato? Curioso: i guru della Rete, che credono fermamente nella democrazia digitale, non hanno fiducia nella.. Rete! Già: perché qualche migliaio di votanti li controlli e li influenzi pure. Ma non mille volte tanto, per la legge dei grandi numeri. Il problema è la segretezza del voto, per cui non puoi consegnare con la scheda elettorale una password per rivotare nell’urna digitale, aperta ogni giorno dell’anno, in base al principio della consultazione permanente e della sovranità della Rete sugli indirizzi e le linee politiche del Movimento. Così, sono soltanto due soggetti (manipolatori, o usurpatori di democrazia dal basso?) a sfruttare la loro posizione dominante, per decidere strategie suicidarie, come quella di lanciare la candidatura di Romano Prodi per il Quirinale, dimenticandosi delle accuse feroci che gli stessi personaggi gli hanno rivolto, nel tempo, a causa del suo ruolo fondamentale nel gestire il passaggio lira/euro e il tasso di cambio relativo. Continua la lettura di TUTTA COLPA DELLE STELLE, di Maurizio Bonanni
Vittoria Tsipras: si volta davvero pagina? Di Alessandro Bertirotti
È tutta questione di… umanità.
Potrebbe non essere semplicemente una vittoria di tipo politico, e diventare una vittoria di tipo esistenziale, di fronte ad un malessere che continua ad essere sempre più di tipo affettivo, relazionale, in pratica, umano.
Rimodulare il concetto di debito pubblico non è una questione solo economica, essa riguarda invece il concetto di tempo all’interno del quale nutrire la speranza di poter fare investimenti che migliorino la qualità della vita quotidiana. E se le imprese, che sono costituite da uomini e donne, con relative famiglie, hanno bisogno di banche che credano in loro, anch’esse formate da altri uomini e donne, è necessario che questo rapporto non sia valutato in base allo spread.
In Grecia, non a caso in quella nazione nella quale si radica la nostra civiltà occidentale, sembra rinascere l’esigenza di ritornare a pensare all’Uomo, nella sua completezza, contro una frammentazione finanziaria che può funzionare per i signori del denaro, ma certo non funziona per gli esseri umani.
È probabile, anche se dobbiamo attendere i risultati reali, che questa vittoria favorisca un nuovo dialogo nuovo anche in Europa, specialmente con quelle nazioni all’interno delle quali la supremazia economica, quella del denaro più forte contro un denaro più debole, è diventata il nuovo dio di riferimento, con una totale perdita di fiducia verso il prossimo.
Certo, non proprio di prossimità si può parlare in questa Europa, almeno allo stato attuale della situazione culturale, né tanto meno possiamo parlare di civiltà, quando questa si presenta contaminata da idee pseudo-liberali e che rimangono tali solo per i più abbienti e mantengono nella povertà i meno facoltosi.
Nello stesso tempo, la mia non è una esortazione al ritorno di ideologie vetero-comuniste, che hanno dimostrato quanto siano praticamente inutili di fronte ad esseri umani antropologicamente affetti da egoismo debordante, ma rappresenta solo riflessione che giudico importante: le battute di arresto, quelle come questa in Grecia, rappresentano spesso un’occasione per fermarsi e guardare non solo dentro se stessi, ma anche intorno per scoprire se la direzione intrapresa è quella che abbiamo creduto giusta.
È utile considerare le proprie decisioni all’insegna di una revisione pacata dell’esistenza, nella quale il possesso delle cose non si confonda con il possesso della vita.
La vita è un prestito, che dovremo restituire proprioquando vorremmo averla per sempre
Di Alessandro Bertirotti, l’Antropologo della Mente
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NEL NOME DI TSIPRAS, di Maurizio Bonanni
“Bye-Bye Greece?”. Il problema, però, non consiste nel prevedere se, quando e come la Grecia uscirà dall’Euro, quanto nel capire perché sia stata fatta entrare a suo tempo, ben sapendo i rischi che avrebbe comportato il suo ingresso, per tutto il sistema. Quindi, la Troika non doveva intervenire a chiudere le greppie pubbliche greche, dopo che i suoi governanti le avevano svuotate, truccando i conti, bensì prima, agendo in via preventiva, con controlli analitici sui conti pubblici ellenici. Domanda: c’è una sola ragione, per cui ciò non sia stato fatto? Bruxelles dormiva, negli anni più cruciali dell’accumulo del debito pubblico greco? E, perché mai, quest’ultimo, ha continuato a crescere in modo sorprendente, malgrado fosse presente, sul posto, la temutissima Troika? Continua la lettura di NEL NOME DI TSIPRAS, di Maurizio Bonanni
DA BALLA A DALLA, Di Maurizio Bonanni
Vivete appassionandovi? Allora, certamente, capirete che, per qualcuno, ha senso accomodarsi nel cono d’ombra di un personaggio mitico, riscaldandosi l’anima con la sua luce riflessa. Ma, anche no, in fondo. Perché, come accade a Dario Ballantini, che ci racconta il suo Lucio Dalla, ponendosi come suo “Doppio”, nello spettacolo “Da Balla a Dalla”, che va in scena alla Sala Umberto di Roma, il Mito trova diversa forma e vita nella grafica e nei dipinti del suo eco evocatore. Infatti, malgrado il suo noto mestiere di imitatore (che cosa non si fa per.. sopravvivere!), Ballantini è, innanzitutto, un autentico e pregevole artista, che sa dare alla pittura e alla grafica un suo particolarissimo e originale segno, portandolo in giro, come una Madonna pellegrina, in Patria e all’estero. L’effige ridondante, ben presente nella galleria dei suoi ritratti, è quella di Lucio, e soprattutto della sua barba e del suo mento ricurvo, raccontati e descritti in cento rappresentazioni diverse, tra bozzetti, quadri e cartoni. Continua la lettura di DA BALLA A DALLA, Di Maurizio Bonanni
E vissero gay e ipocriti! Di Alessandro Bertirotti
È tutta questione di… sincerità.
Avrei potuto scrivere che è tutta questione di onestà, civiltà, rispetto, dignità, intelligenza, e così via. Ma ho deciso, invece, di fare appello alla sincerità delle persone, ossia di quegli esseri umani che, in quanto persone (etimologicamente il termine italiano persona deriva dal latino persona traducibile con maschera) indossano quella facciata che attribuisce a ciascuno il suo ruolo con buona pace di tutti.
Eh, sì… perché proprio di facciata e realtà si deve parlare in questo caso, senza fare riferimento a nessun tipo di ideologia: né di quella cattolica (poco cristiana, come spesso accade nel mondo cattolico) né di quella di sinistra, espressione storica di intellettualismi radical-chic che da sempre fa finta di accettare le diversità mentre poi ne sorride se non addirittura ride apertamente, ma dietro le spalle.
Di cosa sto parlando? Della tanto dibattuta questione della famiglia italiana, con tanto di sfascio relazionale, (anche quando in apparenza si vive sotto lo stesso tetto) nella quotidiana esasperazione della propria individualità come espressione del proprio successo educativo, con padri assenti e quando presenti senza capacità decisionale e di leadership, e donne impegnate a farsi rispettare per non essere picchiate. Ecco, tutto questo è ben altra cosa rispetto al problema dei Gay.
Ovviamente, e per fortuna, non tutte le famiglie sono ridotte così. Eppure sono molte, ed io lo scopro tutti i giorni con il lavoro che faccio, ascoltando i discorsi, spesso accorati, di molti studenti inseriti in “famiglie modello ed insospettabilmente anaffettive”. Si tratta di quelle situazioni in cui la famiglia è solo la maschera esterna e senza sostanza di un fallimento interpersonale, dovuto a molte cause, anche storiche.
Ma tutto questo non c’entra nulla con in Gay, che crescono in famiglie identiche a quelle nelle quali crescono gli etero, e la cui legittimazione come persone senza patologie -senza necessità di essere riparati con qualche terapia trendy che vuole salvare ruoli oramai persi – esula dalla famiglia in quanto tale.
La questione Gay è e rimane ancora, allo stato attuale della nostra evoluzione, tanto in culture evolute quanto in culture immobili, come per esempio nell’Islam più integralista ed in Cina, un problema di intelligenza umana singolare: la vita sessuale ed affettiva di ogni persona, così come la scelta di esibirla pubblicamente o meno, attiene alla singolarità di ognuno di noi. Secondo questa logica, dunque, nessun atteggiamento diverso può andare a minare ciò che è saldamente ancorato a comportamenti che esprimono un forte attaccamento affettivo, come appunto la famiglia.
I Gay non minano la famiglia. Minano l’ipocrisia, sulla quale i catto-comunisti e i sopravvissuti democristiani hanno fondato le loro campagne elettorali, affermando a parole ciò che avrebbero negato nei fatti.
Ma quello che non capisco ancora è come alcuni Gay credano di poter essere rappresentati in Parlamento da coloro ai quali danno i voti. Ogni volta che si deve votare a favore di una legittimazione sociale e civile delle loro unioni (che per fortuna non hanno nulla a che vedere con il concetto di famiglia tradizionale) la legge, il disegno di legge, oppure il Decreto Legge si blocca inesorabilmente.
Sarebbe forse il caso quindi che i Gay si integrassero nell’ipocrisia della normale vita eterosessuale, per poi denunciare, una volta ottenuta la stima altrettanto ipocrita degli altri, di non essere come tutti pensavano (cioè di avere un comportamento affettivo-sentimentale diverso), dimostrando tuttavia di non aver minato nessuno, né in famiglia né al lavoro.
È anche questione di intelligenza, ma i Gay, in questo periodo, sembra ne abbiamo poca, mentre dovrebbero comprendere per primi loro che è la normalità a rendere tutti noi diversi, e non il contrario.
Di Alessandro Bertirotti, l’Antropologo della Mente
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Come si compra il consenso? Di Riccardo Cappello
Si racconta che Stalin procurasse i rubli ai bolscevichi assaltando le banche ed i treni: era un rapinatore ma almeno correva qualche rischio. Il Consigliere comunale di Castagneto Carducci, versando in difficoltà economiche, ha scelto la via più rischiosa di due rapine a quella più comoda dell’appropriarsi di denaro pubblico. Forse, come sostiene Massimo Fini, si tratta di “delinquenti onesti in una società in cui troppo spesso gli onesti sono delinquenti”.
Infatti, chi è insediato al vertice dello Stato impone, per legge, balzelli e li riscuote avvalendosi della forza il cui uso legittimo è nell’esclusiva disponibilità del potere politico. Si pone la questione se sia più rispettabile chi sottrae soldi ai cittadini commettendo un reato o chi lo fa al riparo delle istituzioni ? Forse“non c’è criminale più spregevole di quello che delinque sotto il manto della rispettabilità. Quando il ricavato dell’imposizione fiscale non viene utilizzato per fini di pubblica utilità, il cittadino la subisce come un’estorsione, si sente legittimato ad evadere e pensa che quanto da lui corrisposto finisca con l’alimentare la corruzione. La lotta all’evasione non si fa dando la caccia all’evasore ma spiegando in modo dettagliato come vengono impiegate le risorse. Ma i politici vogliono usare la spesa per comprare il consenso. E allora ? Girano intorno al problema per non affrontarlo.
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UN “SINDACO” MOLTO SPECIALE, di Maurizio Bonanni
“Il Sindaco del Rione Sanità”, di Eduardo De Filippo. Ovvero, quando la camurria è un trattato socio-politico. Al Teatro Quirino va in scena, in questi giorni, una delle più amletiche opere del maestro partenopeo, per altri versi il grande ambasciatore della napoletanità nel mondo. La regia è di Marco Sciaccaluga, con Eros Pagni che interpreta magistralmente il ruolo del protagonista, il boss Antonio Barracano. Se “verità vo’ cercando”, allora a Napoli almeno, quella dea senza volto è una geometria priva di punti di convergenza. Chi la cerca, è costretto a percorrere in tondo il meridiano principale della Terra: dopo un lungo percorso, si torna sempre alla casella di partenza. C’è del Bene nel Male, e viceversa. Si possono curare le ferite materiali, pur senza potere, o volere, rieducare la mente che le produce; afflitta com’è da una profonda ignoranza e da un senso dell’onore che, in qualche modo, ripara sempre nel disonore. Perché chi viene creduto onesto e incapace di mentire, nell’occasione cruciale che gli viene offerta di dimostrare definitivamente queste sue virtù, si ritrae -come una testuggine- nel proprio guscio omertoso. Continua la lettura di UN “SINDACO” MOLTO SPECIALE, di Maurizio Bonanni
COOPERANDO CON IL DEMONIO, di Maurizio Bonanni
Si può cooperare con il Diavolo? Certo, in cambio della tua anima. Ma anche no: dipende da chi paga la transazione tra anonimia e fama. Fantastico che, nel caso delle due cooperanti filo-Isi, sia lo Stato italiano ad aver provveduto a renderle famose, a nostre spese. Che volete che siano una decina di milioni di euro, a confronto degli 800 miliardi di risorse fiscali, che entrano ogni anno nelle casse dell’erario? Sulle due cooperanti, rapite da mercenari, vicini ad Al Qaeda, e rilasciate previo pagamento di un consistente riscatto, il web trabocca di insulti e insinuazioni piuttosto turpi e pesanti, anche a sfondo sessuale. L’ipotesi più magnanima è che abbiano spartito con i finti sequestratori parte del compenso pagato -con i denari dei contribuenti-, per la loro liberazione. Personalmente, in generale, visto che le due ragazze si sono volontariamente esposte a un rischio così grave e scontato, troverei giusto e sensato chiedere a loro e alle famiglie di appartenenza un risarcimento adeguato. E mi pare che qualche procura stia procedendo, in tal senso. Continua la lettura di COOPERANDO CON IL DEMONIO, di Maurizio Bonanni


