Archivi categoria: Ospiti

L’EREDITÀ DI NAPOLITANO, di Maurizio Bonanni

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“Re Giorgio” ha.. abdicato! Ma, come si vuole nello spirito repubblicano non dinastico (ma sarà proprio così?), ha evitato di fare il nome del suo successore. Conoscendolo, sarà Lui uno, se non il principale, dei.. grandi suggeritori, a proposito dell’imminente elezione del nuovo Capo dello Stato. Giudicando l’eredità che lascia il più noto dei miglioristi del fu (mai rimpianto) Pci, vorrei dire alcune cose. La prima, in assoluto, riguarda la forbice esistente tra il ruolo costituzionale (quindi, “formale”) del Presidente, e il suo immenso potere di fatto, avvalorato dalle prassi, in un clima di crisi e profonda delegittimazione della politica e dei Partiti, a partire dal 1992. È da lì, che i vari Presidenti sono divenuti dei veri e propri facitori di Governi, i quali, in realtà, non esprimevano la volontà dell’elettorato, ma erano frutto delle alchimie interne alla politica e ai gruppi parlamentari, in ossequio alla dinamica della frammentazione/ ricomposizione delle forze politiche, legittimate, in origine, dal suffragio universale. Continua la lettura di L’EREDITÀ DI NAPOLITANO, di Maurizio Bonanni

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Charlie Hebdo e Nigeria: l’ennesima gerarchia di martiri…di Alessandro Bertirotti

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alessandro bertirotti 2

È tutta questione di… ipocrisia.

So che quello che scriverò non piacerà ai più, come penso che invece dirà qualche cosa alle persone che non si nascondono, nella loro vita, dietro ad un dito, che sia il loro oppure del vicino.

Non si tratta di libertà di stampa, ma si tratta di gratuita aggressività, nella consapevolezza che esistono malati di mente, in giro per il mondo, che utilizzano qualsiasi pretesto per diventare terroristi religiosi, senza chiedersi quali saranno le possibili conseguenze di quello che pubblicano.

Ma si impone anche un altro problema: questo occidente non sa assolutamente chi è, né conosce il motivo della sua esistenza, né quali progetti di vita proponga a se stesso ed ai propri figli, e infine perché dovrebbe valer la pena dare il voto a ladri e mafiosi istituzionalizzati, e certamente non solo italiani.

Questi sono i due problemi veri: le diverse forme di terrorismo e comunicazione, per cui chi muore a Parigi è certamente meno colpevole rispetto a coloro che, morendo già di fame, anche se muoiono bruciati non indignano nessuno.

Mentre a Parigi si cadeva in una redazione di giornale e in un supermercato, in Nigeria si bruciava per strada, ma si parla di libertà di Stampa, ossia di libertà di scrivere, in nome della satira, qualsiasi cosa possa offendere menti sane, menti border line e menti malate che credono in una terra promessa oltre questa attuale. Forse perché in questo mondo contano solo i soldi, i giornali cosiddetti liberi, la televisione delle cose inutili, l’assenza di qualsiasi politica che rispetti i giovani, e la presenza di anziani che hanno possibilità di esistere solo se sono ricchi, perché i poveri possono morire senza suscitare indignazione.

Eppure con la satira si crede di poter prendere in giro chiunque, ma non è vero, perché la mente umana non si diverte quando soffre, non ride quando si muore senza satira, semplicemente cercando un motivo a quotidiani sforzi per sopravvivere e dare una speranza al futuro.

Mi dispiace, ma non credo si tratti di libertà occidentale di stampa, e si dovrebbe parlare di un mondo semplicemente in metastasi, anche se l’organo primigenio è oggi l’Islam, quello reso ammalato da altri islamici ricchi, che impongono di togliere la Croce al logo del Real Madrid in cambio di soldi al club, ed ottengono il risultato voluto.

In alcuni momenti della storia umana, forse, sarebbe il caso di smettere di ridere.

Di Alessandro Bertirotti, l’Antropologo della Mente

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LA ROULETTE ISLAM, di Maurizio Bonanni

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La Roulette Islam? Tanti giocatori, due soli colori: verde e nero. Il primo, viene definito “moderato”, il secondo jiahdista. C’è chi punta tutto sul primo; e c’è chi fa il “cavalluccio” su entrambi, per cui non vince, né perde mai. Questa ultima specie di scommettitori a vuoto si chiama dei dialoganti, luogo privilegiato dei distinguo e della fede compromissoria, per cui una soluzione e un accordo con il feroce nemico, volendo, si trovano sempre. E si è visto come funziona il ragionamento di quest’ultimo filone di pensiero, nel caso di Hamas-Israele: un dialogo impossibile tra chi (il primo) ha nella sua carta fondativa la mission della distruzione dello Stato ebraico, che fa del secondo interlocutore la vittima predestinata. Tipo: prima muori, e poi ci parliamo (con te da morto, s’intende!). Forse, in passato, per la questione palestinese, è esistito un barlume di speranza, che oggi si è del tutto spento, a causa della dittatura fondamentalista in Cisgiordania. Chi scommette, invece, sul nero pieno, pensa che si possa ragionare con coloro che, per prima cosa, mettono la pistola (o l’AK-47) sul tavolo, per rendere più ragionevole il dialogo! Continua la lettura di LA ROULETTE ISLAM, di Maurizio Bonanni

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SIAMO TUTTI “CHARLIE”.. CHAPLIN? Di Maurizio Bonanni

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Patetici. Ecco, voglio dire solo questo. Patetici: i “politically-correct”; i malpancisti; i perbenisti; le migliaia di firme giornalistiche che, guarda caso, oggi discettano sull’Islam radicale, per riaddormentarsi tra qualche giorno, in un sonno destinato a durare, in genere, alcuni anni. Alcuni, poi, fanno dotti (?) distinguo se si sia, o meno, trattato di un atto di guerra o di terrorismo, quello che ha falcidiato dodici credenti e difensori (in divisa) della libertà di stampa. Beh, cari tutti Voi, mi avete sinceramente stufato. Apro, quindi (certo, invano) con un’autocitazione. Esattamente dieci anni fa, nel 2004, pubblicai, su questo giornale, un breve saggio, dal titolo: “La Crociata del XXI secolo”. Se non disturbo troppo, Vi riproduco i passaggi fondamentali. Continua la lettura di SIAMO TUTTI “CHARLIE”.. CHAPLIN? Di Maurizio Bonanni

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I giovani professionisti e il miraggio della pensione…di Riccardo Cappello

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Gli aspiranti avvocati devono pagare, tacere e sperare di poter percepire una pensione che sarà certamente non commisurabile ai contributi corrisposti. I quali, previsti come condizione di esercizio, sono dovuti anche da chi non ha reddito: i debiti dei padri li pagano i figli. Purtroppo, non abbiamo ancora ascoltato l’autocritica di un presidente di una delle tante casse che abbia ammesso che, forse, ci si poteva, e doveva, muoversi diversamente. Il perverso coniugio fra cassa e ordini ha fissato il principio che l’unica garanzia per la stabilità sarebbe la pianta organica, il numero chiuso e l’immobilismo. Ma l’Europa ce lo impedisce. E allora ?. Gli iscritti sono sempre meno, i redditi sono in costante calo e le Casse, benché private, sono assoggettate alla spending review e subiscono gli stessi tagli degli enti pubblici. Questa è la conseguenza dell’aver difeso un ruolo pubblico, che ha posto l’avvocatura sotto il tallone dell’esecutivo, piuttosto che pretendere l’assimilazione dell’esercizio professionale all’attività d’impresa e la natura privatistica degli ordini per liberarsi dalla contiguità con la politica. Ad aggravare la già precaria condizione delle Casse è intervenuta anche una recente sentenza della Cassazione (n. 17892/2014) che, salvando i diritti acquisiti, rischia di far scoppiare una guerra generazionale. Infatti, la Corte, accogliendo il ricorso di un ragioniere che aveva chiesto di andare in pensione con il vecchio sistema retributivo, costringe la Cassa di previdenza dei ragionieri a sborsare ogni anno oltre 17 milioni di euro in più, facendo saltare i vecchi calcoli. Inoltre, se tutti i ragionieri pensionati facessero ricorso la Cassa dovrebbe tirar fuori circa 200 milioni di euro di arretrati. Peraltro, questa decisione impedisce di apportare correzzioni al meccanismo:

Il principio introdotto, secondo la quale gli interventi retroattivi non possono essere giustificati neppure da un interesse generale, riguarda solo la cassa dei ragionieri ma potrebbe avere effetti anche sulle altre casse sulle quali pende la minaccia di una valanga di ricorsi. Per non alterare l’equilibrio delle Casse la Corte avrebbe dovuto decidere in funzione dell’effetto: ma, evidentemente, se lo facesse travalicherebbe il suo ruolo. Forse, nelle passate gestioni, sono mancate prudenza e lungimiranza o forse si è esagerato con le spese di rappresentanza, comunque il sistema non regge più ma ancora si rifiuta di disancorare le professioni da ogni intervento statale. Per avere la pensione ogni giovane dovrebbe, metaforicamente, far fuori un pensionato a meno che non si decida di abolire l’età pensionabile !

Di Riccardo Cappello, Il Cappio

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UN NATALE SPECIALE, IN CASA CUPIELLO. Di Maurizio Bonanni

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Vi piace il Presepe? Dipende.. Soprattutto dai.. personaggi, quando si tratta di una composizione vivente e dinamica, come quella imbastita dal regista Antonio Latella, nella sua davvero singolare rivisitazione del dramma edoardiano, “Natale in Casa Cupiello”, in scena al Teatro Argentina di Roma, fino a Capodanno. Aperto il sipario, ecco il primo effetto speciale: tutti gli attori della compagnia si presentano allineati, a bordo del palcoscenico, inquadrati come le frasi di in un immaginario pentagramma, in cui le voci rappresentano i tasti (tutti neri e uno solo bianco) di un pianoforte scordato. La prima corda a comparire, stridula e irosa, è quella di Lucariello, che duetta napoletanamente con la consorte, Concetta, lamentandosi del freddo patito durante la notte, e disprezzando il gusto del caffè bollente, appena preparatogli dalla moglie. Lucariello, scrivendo nell’aria parole e concetti, fonti della polemica in via di svolgimento, ne evidenzia, con gesti decisi e bruschi gli accenti gravi. Una mano invisibile, poi, tocca ritmicamente, ora leggera, ora grave, quei tasti neri uno alla volta, divertendosi, tra un’apparizione e l’altra dei personaggi, a scorrere le scale musicali, lungo l’intera tastiera. Ed è così che, mossi come da una corrente alternata, gli attori in scena pronunciano all’unisono, al di sopra della massima ottava consentita, le stesse frasi, avvolgendo il testo teatrale in un’atmosfera vagamente lugubre e farsesca. Continua la lettura di UN NATALE SPECIALE, IN CASA CUPIELLO. Di Maurizio Bonanni

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Come si combatte la corruzione? Nominando un’Authority! Di Riccardo Cappello

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C’è una ragnatela di corpi intermedi che avviluppa il Paese emarginando chiunque non abbia una lobby a proteggerne gli interessi. Creata col pretesto di avvicinare le istituzioni ai cittadini, ne complica il rapporto per trarre profitto dalle disfunzioni. Gli eletti intrattengono rapporti solo con i protetti, ai quali i disperati, non avendo alcun rapporto con gli eletti, sono costretti ad affidare la gestione del proprio consenso. I protetti, quindi, sono grandi elettori, collettori di voti che vivono in quel mondo di mezzo in cui si sviluppa la corruzione. La  quale è il portato delle modalità di acquisizione del consenso. Le leggi anticorruzione hanno un forte impatto emotivo ma non risolvono il problema anzi finiscono con il complicarlo. Una volta in presenza di una scandalo si nominava una Commissione oggi, invece, si crea un’Authority o un assessorato alla trasparenza cercando qualcuno che metta sul piatto la sua credibilità: crede di aiutare il Paese mentre aiuta chi è insediato al vertice a restarci. Finita l’emergenza, l’arma legislativa fa tornare tutto come prima. Il Parlamento non ha né la forza né l’interesse a disinquinare la palude tra pubblico e privato ed a definire in modo chiaro i confini tra politica e affari nelle cui intercapedini si annida la corruzione. Così, “fare pulizia” è uno slogan per prendere in giro gli italiani e l’interesse pubblico una definizione vuota utile solo a moralizzare comportamenti truffaldini. Chi, favorendo assunzioni e carriere, ha favorito gli appartenenti incompetenti, dovrebbe evitare di nominare anche l’usciere del più inutile dei ministeri. Tutte le nomine dovrebbero essere estratti a sorte da un elenco, come avveniva ad Atene ai tempi di Solone e come avviene per i giudici popolari. Il sorteggio offrirebbe molte più garanzie degli accordi tra partiti.

Di Riccardo Cappello, Il Cappio

 

 

 

 

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La Vita che ti diedi, di Maurizio Bonanni

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C’è una vita oltre la vita? Nel dramma pirandelliano “La Vita che ti diedi”, la risposta è annegata nell’ateismo disperato di colui che non crede, ma vede, nella forza traslazionale dell’immaginario della Mente, quella stessa eternità che intende negare. Al Teatro Quirino di Roma va in scena, fino al 21 dicembre, una delle più amletiche e freudiane opere di Pirandello, per la regia di Marco Bernardi, che dirige Patrizia Milani (una convincente e affascinante interprete della protagonista, Donna Anna Luna) e Carlo Simoni (perfetto, nel ruolo di Don Giorgio), della compagnia del Teatro Stabile di Bolzano. Continua la lettura di La Vita che ti diedi, di Maurizio Bonanni

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E se rottamassimo gli ordini professionali? Di Riccardo Cappello

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L’intangibilità dell’assetto degli ordini professionali dovrebbe far riflettere su quali siano le linee guida del Governo Renzi. Il quale da un lato attacca gli organismi screditati e dall’altro rafforza i poteri di quelle corporazioni che costituiscono una solida cerniera tra Stato e mercato e che, muovendosi nella zona in cui maggiore è l’interferenza fra economia, politica e società, garantiscono la stabilità di quel contesto che si dice di voler rottamare. Si aggredisce il sindacato ma non si accendono i riflettori sui costi delle attività professionali per imprese e cittadini. Continua la lettura di E se rottamassimo gli ordini professionali? Di Riccardo Cappello

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La MalaCapitale, di Maurizio Bonanni

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Carminati, chi? Il tizio che, per conto di Stay Behind, fu uno dei fondatori dei NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari)? Sarà stato il colpo in fronte, ma di quel terrorista nero, duro e puro (che voleva difendere in armi la Patria dalla minaccia comunista), non c’è più traccia, stando a quel suo.. Doppio, che fa affari con Buzzi, stringendo accordi e ricattando mezzo Arco Costituzionale. Ma, per quanto curioso e atipico, non è di lui che si dovrebbe parlare. Né di commissariamenti vari, o di scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Roma. Tanto, le code di paglia, politicamente parlando, continuano, da decenni, a bruciare trasversalmente lungo tutta la Penisola. Continua la lettura di La MalaCapitale, di Maurizio Bonanni

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