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Assenza prodotti agroalimentari siciliani da tutelare in Cina. Corrao replica a Castiglione

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L’eurodeputato Corrao: “Per il Governo italiano l’arancia Rossa di Sicilia o il pomodoro di Pachino valgono meno di un vino tedesco. Il sottosegretario si arrampica sugli specchi. Castiglione difende interessi delle grosse aziende del nord anziché quelli del suo territorio”.

 

Palermo 16 giugno 2017– “La risposta che il sottosegretario all’agricoltura Castiglione dà alla nostra denuncia sul fatto che nella lista dei 100 prodotti agroalimentari da tutelare nell’ambito dell’accordo di libero scambio con la Cina, manchino prodotti del Mezzogiorno è di una gravità assoluta. Castiglione si arrampica sugli specchi”. Ad affermarlo è l’eurodeputato del Movimento 5 Stelle Ignazio Corrao che replica alle dichiarazioni del sottosegretario all’agricoltura Giuseppe Castiglione che ha affermato come sia “impossibile ottenere la tutela di tutte le nostre IIGG comprese quelle che non esportano o esportano pochissimo”. “Da un rappresentante istituzionale e di Governo quale è il sottosegretario Castigione – spiega Corrao – ci aspettiamo che questi si batta per tutelare il suo territorio, cosa che evidentemente non sta facendo. Il Governo Italiano ha infatti dato a Bruxelles un elenco di prodotti Dop e IGP che avendo questo marchio, dovrebbero essere messi al riparo dalla concorrenza mondiale quando l’Europa fa accordi per commercio di libero scambio. Questo elenco contiene 100 prodotti da tutta Europa e 26 italiani tra i quali nessuno del Mezzogiorno: Non v’è traccia del nostro Pistacchio di Bronte, dell’Arancia Rossa di Sicilia, del Cappero di Pantelleria, del Pomodoro di Pachino, dell’Uva da tavola di Canicattì o Mazzarrone e ancora del Pane di Dittaino, della Pesca di Leonforte, della Ficodindia dell’Etna o ancora dei nostri oli Extravergine. Come è possibile che i politici tedeschi siano capaci di far tutelare i propri vini, vini spesso sofisticati con zucchero e il sottosegretario Castiglione e il Ministro Martina non sono capaci di tutelare i nostri prodotti? Nella lista di quelli che riconoscerà la Cina, vi sono solo prodotti afferenti a grossi consorzi che hanno maggiore presenza nella Grande Distribuzione Organizzata, come ad esempio il Parmigiano Reggiano, prodotti che in sostanza hanno già la possibilità di farsi rispettare nell’esportazione, mentre i piccoli, come il pomodoro di Pachino, se vogliono affacciarsi al mercato cinese, non godono di alcuna tutela e se vengono clonati, i nostri produttori non hanno gli strumenti economici ed amministrativi per difendersi. Siccome l’IGP è una sorta di merce di scambio, i produttori meridionali, sono stati trattati alla stregua delle figurine di calcio da barattare con i cinesi. L’unica dimensione presa in considerazione per individuare questi 26 prodotti italiani che fanno parte della lista dei 100 è la dimensione economica, cosa che dovrebbe essere l’opposto in un negoziato: Il produttore di arance della Piana di Catania, se riesce ad aprirsi un varco nel mercato cinese, non avrà la potenza che avranno gli altri consorzi nel farsi pubblicità, nel potersi permettere una tutela legale in Cina. A chi sta in quella lista, viene assicurato dalle autorità cinesi ed europee il massimo livello di protezione per il problema della contraffazione. Se ci sono ad esempio casi di clonazione del marchio, del packaging o contraffazione, non occorre che l’imprenditore italiano, vada a fare un’azione giudiziaria, a cercarsi lo studio legale cinese o a studiarsi il sistema giudiziario cinese, ma gli basterà un’azione amministrativa. Basterà notificare cioè l’esistenza di contraffazione per ottenere il giusto risarcimento, cosa che per un imprenditore piccolo sarebbe fondamentale. Alla luce di questo ennesimo schiaffo nei confronti dei nostri agricoltori e produttori, ci auguriamo – conclude Corrao – che questi prendano coscienza di chi li rappresenta a livello istituzionale e che siano capaci di ribaltare il tavolo”.  Nel frattempo in Assemblea Regionale Siciliana, la deputata Angela Foti sta predisponendo interpellanza urgente rivolta al Governo Regionale.

 

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Nessun prodotto siciliano tra quelli da tutelare in Cina

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A scoprirlo l’eurodeputato Ignazio Corrao che denuncia l’assenza di prodotti del Mezzogiorno d’Italia nella lista dei 100 prodotti che l’UE tutelerà nell’ambito dell’accordo di libero scambio con il paese del dragone: “Il Ministro Martina non si è mai visto a Bruxelles ai tavoli dove si dovrebbe difendere la nostra produzione. Presenti in lista solo i grandi consorzi”.

“Nessun prodotto agroalimentare siciliano o del mezzogiorno d’Italia presente nella lista delle 100 indicazioni geografiche nell’ambito dell’accordo di libero scambio che Bruxelles ha siglato con la Cina”. A scoprirlo è l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Ignazio Corrao che ha reso nota la lista della commissione Agri a Strasburgo in cui figurano i 100 prodotti europei DOP e IGP da tutelare nell’ambito dell’accordo economico di libero scambio con la Cina. “Siamo venuti in possesso – spiega Corrao – del documento sottoposto all’agenda della commissione Agri convocata a Strasburgo in sessione straordinaria lunedì sera. E’ un documento che contiene le indicazioni geografiche tipiche (GI), ovvero quell’elenco di prodotti che ci mettono al riparo dagli effetti mortali degli accordi di libero scambio che l’Unione Europea continua a portare avanti. Il Governo Italiano ha infatti dato a Bruxelles un elenco di prodotti Dop e IGP che avendo questo marchio, dovrebbero essere messi al riparo dalla concorrenza mondiale quando l’Europa fa accordi per commercio di libero scambio. Questo elenco contiene 100 prodotti da tutta Europa e 26 italiani. Sapete quali sono i riconoscimenti per i prodotti del meridione d’Italia? A parte la mozzarella di bufala Campana, zero! Non v’è traccia del nostro Nero D’Avola, del nostro Bianco d’Alcamo, del nostro olio extravergine o delle nostre arance. Non v’è traccia degli oli pugliesi, dei prodotti del Salento, di quelli sardi, calabresi o della Basilicata. Ricordo che appena un anno fa a Palermo – continua Corrao – il ministro all’agricoltura Maurizio Martina e l’assessore regionale all’agricoltura Antonello Cracolici brindavano in un teatro Politeama pieno di bandierine festanti di associazioni di categoria alla salute dell’agricoltura siciliana. Ebbene, era un bluff, il ministro Martina continua a disertare i tavoli europei dove si dovrebbe e potrebbe tutelare l’agricoltura del mezzogiorno e l’assessore Cracolici dispensa strette di mano e sorrisi sul PSR in pieno stile propagandistico anni ‘70. Agli agricoltori non servono mance, ma regole certe per stare sul mercato e queste regole, le fa la politica. Quindi se i tedeschi sono capaci di far tutelare i propri vini, vini spesso sofisticati con zucchero, non capiamo per quale ragione (o forse sì), i politici italiani non facciano valere le ragioni dei produttori del Mezzogiorno. Così, quando leggo di convegni con brochures degustazioni e volantini in cui si magnifica l’operato del governo regionale e nazionale sulla tutela e promozione dei prodotti del nostro agroalimentare, sapendo come vanno realmente le cose, provo un magone impressionante. Conosco bene la fatica dei nostri agricoltori e sapendo come votano e cosa propongono i loro rappresentanti politici a Roma e Bruxelles, trovo assolutamente ingiusto e disumano che i nostri produttori vengano presi in giro in questo modo. Evidentemente il Governo del nostro Paese non ritiene che il Sud Italia valga qualcosa. Nella lista dei 100 prodotti che riconoscerà la Cina, vi sono solo prodotti afferenti a grossi consorzi che hanno maggiore presenza nella Grande Distribuzione Organizzata, come ad esempio il Parmigiano Reggiano, prodotti che in sostanza hanno già la possibilità di farsi rispettare nell’esportazione, mentre i piccoli, come il pomodoro di Pachino, se vogliono affacciarsi al mercato cinese, non godono di alcuna tutela e se vengono clonati, i nostri produttori non hanno gli strumenti economici ed amministrativi per difendersi. Siccome l’IGP è una sorta di merce di scambio, i produttori meridionali, sono stati trattati alla stregua delle figurine di calcio da barattare con i cinesi. L’unica dimensione presa in considerazione per individuare questi 26 prodotti italiani che fanno parte della lista dei 100 è la dimensione economica, cosa che dovrebbe essere l’opposto in un negoziato: Il produttore di arance della Piana di Catania, se riesce ad aprirsi un varco nel mercato cinese, non avrà la potenza che avranno gli altri consorzi nel farsi pubblicità, nel potersi permettere una tutela legale in Cina. Ecco perché il Ministro Martina, il sottosegretario Castiglione o l’assessore all’Agricoltura Cracolici mentono sapendo di mentire, perché quando parlando di valorizzazione di prodotti siciliani e di internazionalizzazione, fanno solo fuffa dato che poi quando c’è da mettere nero su bianco non fanno nulla di quello che promettono. Tra i vantaggi che prevede il rientrare in quella lista, ci sono anche la possibilità di sovrapprezzo che arriva sino al 2.000%. Sul piatto ci sono 100 prodotti europei e 100 prodotti cinesi, riconosciuti reciprocamente. A chi sta in quella lista, viene assicurato dalle autorità cinesi ed europee il massimo livello di protezione per il problema della contraffazione. Se ci sono ad esempio casi di clonazione del marchio, del packaging o contraffazione, non occorre che l’imprenditore italiano, vada a fare un’azione giudiziaria, a cercarsi lo studio legale cinese o a studiarsi il sistema giudiziario cinese, ma gli basterà un’azione amministrativa. Basterà notificare cioè l’esistenza di contraffazione per ottenere il giusto risarcimento, cosa che per un imprenditore piccolo sarebbe fondamentale. Alla luce di questo ennesimo schiaffo nei confronti dei nostri agricoltori e produttori, ci auguriamo – conclude Corrao – che questi prendano coscienza di chi li rappresenta a livello istituzionale e che siano capaci di ribaltare il tavolo”.  

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Autisti soccorritori. presentato disegno di Legge all’Ars. Vincenzo Fontana esprime la sua personale soddisfazione.

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Presentato stamattina un disegno di legge finalizzato a tutelare la figura professionale dell’autista soccorritore in Sicilia – dichiara Fontana , il quale già un anno fa aveva presentato un altro ddl sull’argomento, con l’intento di accendere i riflettori su questa materia, da troppi anni non affrontata.
“La competenza su questa materia infatti – sottolinea il vicepresidente della commissione Salute all’Ars – è del Governo nazionale e, per questo, il disegno di legge presentato già dodici mesi fa aveva l’intento di stimolare tutta l’Assemblea regionale nei confronti del Governo centrale, affinché si attivasse a colmare un vuoto normativo che non riconosceva la figura dell’autista soccorritore”.
“Voglio precisare – continua il deputato agrigentino- che la figura dell’autista soccorritore, negli anni, ha acquisito una professionalità notevole,collaborando direttamente con il personale medico negli interventi di emergenza e di urgenza.
 Emblematico in tale senso era stato – ricorda –  il caso in cui signor Marcello Maraventano, autista soccorritore di Agrigento, nonostante non fosse in servizio, era riuscito a salvare una bimba di quattro anni che era stata preda di una grave crisi convulsiva. Il suo intervento tempestivo era stato testimonianza ulteriore della professionalità e dell’esperienza acquisita negli anni!”.
“Oggi si apre una nuova pagina –  conclude il vicecapogruppo di Alternativa Popolare – e continuerò a battermi, insieme col mio gruppo, affinché si possa ridare in tempi brevi dignità a questa categoria professionale”.
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Vertenza guardie Giurate in Sicilia. M5S: “A giugno audizione in Commissione lavoro all’Ars”

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Palermo:”Dopo avere incontrato una delegazione di lavoratori, abbiamo richiesto un’audizione in Commissione lavoro, che è stata fissata per la prima settimana di giugno; ciò al fine di aprire una discussione anche con la parte politica. La Regione, per quanto non abbia una diretta voce in capitolo, non può trascurare un problema occupazionale che coinvolge oltre 500 padri di famiglia”. A dichiararlo sono i deputati regionali del Movimento 5 Stelle all’Ars Giampiero Trizzino e Giancarlo Cancelleri, a margine di un incontro con una delegazione di lavoratori della KSM, azienda che sta affrontando una difficile vertenza sindacale. Dall’incontro è altresì emersa la volontà di interrogare il governo sull’aspetto legato alle tariffe al massimo ribasso.

Marco Benanti
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Cosa ci dice l’omicidio del boss Giuseppe Dainotti? Di Giuseppe Lumia

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Giornata Mondiale Omofobia: Lettera aperta dei ragazzi del Refuge LGBT #contromofobia

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Omofobia: Dai ragazzi vittime di discriminazioni in famiglia, oggi ospiti della casa Refuge LGBT di Roma, una lettera appello che ha l’hashtag #contromofobia, in vista della Giornata Mondiale del 17 maggio

 

 

I ragazzi del Refuge Lgbt di Roma, la casa famiglia per ragazzi e ragazze vittime di omofobia e di discriminazioni in famiglia, della Croce Rossa di Roma e del Gay Center, nata anche con il sostegno della Regione Lazio, hanno scritto in vista della Giornata Mondiale contro l’omofobia del prossimo 17 maggio, una lettera aperta #contromofbia.

La casa Refuge Lgbt ospita fino a 8 ragazzi dai 18 ai 26 anni ed è attiva da alcuni mesi nella Capitale. E’ stata la prima in Italia e ad oggi l’unica operativa, sul modello dei Refuge francesi, da cui prende il nome.  Continua la lettura di Giornata Mondiale Omofobia: Lettera aperta dei ragazzi del Refuge LGBT #contromofobia

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“Fake” medicina: il ruolo dei giornalisti, giudici e politici. Di Francesco Violi

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“Fake” medicina: il ruolo dei giornalisti, giudici e politiciLo sviluppo della conoscenza ha sempre avuto un’impennata quando la comunicazione tra i popoli è diventata più veloce. Hanno iniziato i Romani con lo sviluppo di ponti e strade, in epoca successiva l’invenzione del motore a scoppio ha fatto il resto. Ma il boom si è verificato nel secolo scorso con la scoperta del computer e del web, che hanno permesso di velocizzare al massimo i rapporti inter-personali e quindi di permettere uno sviluppo più rapido delle conoscenze. I risvolti sulla medicina di queste nuove vie di comunicazione ha avuto importanti conseguenze in quanto ha permesso un più rapido scambio di nuove acquisizioni diagnostiche e terapeutiche. È a tutto questo che dobbiamo il raddoppio dell’aspettativa di vita in appena un secolo ed anche il miglioramento della qualità della nostra vita. Il successo della medicina e dei vantaggi da questo derivati alla popolazione, sono il risultato di un processo che la comunità scientifica ha adottato ormai da tempo. Esso consiste in una attenta disamina della fase di sperimentazione che, dopo un processo critico da parte di “pari” (colleghi), va incontro alla pubblicazione e quindi all’acquisizione da parte della comunità scientifica.

A questo segue sempre una verifica che, nell’ ottica del processo scientifico inventato proprio da un italiano, Galileo Galilei, ha bisogno di una ripetizione e validazione dell’esperimento perché questo venga considerato attendibile. Non è, in altri termini, immaginabile che, senza una verifica di quanto pubblicato, si possa “tout court” trasferire quanto sperimentato nella pratica clinica. Insomma si tratta di un processo articolato che ha bisogno dei suoi tempi e per il quale non esiste alcuna deroga. Dobbiamo pertanto chiederci come mai, in Italia, questo processo sia misconosciuto e possa approdare a situazioni gravi anche da un punto di vista sociale. Prima di fare una analisi del problema, forse è interessante ricordare a chi legge cosa è successo in questi decenni nel nostro paese riguardo a presunte terapie innovative che avrebbero cambiato l’andamento di malattie gravi.

Potremmo cominciare dal famoso siero di Bonifacio, per il quale si formarono lunghe file a Roma nella speranza che questo siero “miracoloso” potesse guarire dai tumori. L’intuizione del veterinario Bonifacio era senz’altro interessante in quanto si basava sul fatto che, siccome le pecore non si ammalerebbero di cancro, il loro siero poteva avere qualche fattore proteggente dalla malattia. Ma l’approccio era alquanto banale e non aveva mai avuto alcuna validazione di efficacia. L’altro “miracolo” venne più tardi con il famoso “cocktail” di antiossidanti ideato da Di Bella, che sarebbe stata un’altra formidabile cura per i tumori. Purtroppo neanche in questo caso la cura Di Bella aveva superato gli steccati della rigorosa ricerca scientifica ma, malgrado ciò, il nostro paese, a vari livelli, ha optato per una deroga che ha portato a spendere soldi pubblici per una sperimentazione che alla fine si è rivelata negativa. L’ultimo “miracolo” riguarda il caso Vannoni, anche qui con la scoperta di una nuova terapia per malattie neurologiche, della quale mancava tuttavia qualunque tipo di appiglio scientifico sia perché non era chiaro cosa veniva somministrato ai pazienti sia per l’assenza di pubblicazioni che supportassero la eventuale validità della scoperta. E finiamo con l’ultimo scandalo dei vaccini, in cui, soggetti non medici, a vario titolo, hanno caldeggiato la inutilità o addirittura la pericolosità dei vaccini nella prevenzione di malattie infettive serie anche attraverso servizi pubblici.

Vale la pena, a tal riguardo, andare a visionare filmati in cui si mette in dubbio la vaccinazione contro la poliomielite, che ha salvato milioni di vite umane, o contro l’epatite B, che è una delle cause più frequenti del cancro del fegato. Tutto questo, purtroppo, non ha avuto alcun filtro sugli organi di informazione in quanto manca nel nostro paese un rigoroso giornalismo medico che sia in grado di filtrare notizie che mai dovrebbero arrivare alla carta stampata o alle televisioni in quanto prive di alcun fondamento o validità. Al sensazionalismo in negativo degli organi di informazione, siamo arrivati addirittura alle sentenze dei giudici, i quali hanno obbligato l’attuazione di protocolli terapeutici senza l’esistenza di una prova che ne validasse il trattamento. Su questa confusione trovano terreno fertile proprio i siti web che possono diventare un pericoloso strumento quando la diffusione di false notizie impatta negativamente sulla salute pubblica. Su questi siti si sono cimentati anche i politici che, paladini del popolo, si sentono in diritto di ergersi a tutori della salute pubblica argomentando su problemi che ovviamente non conoscono. Vorrei ribadire con forza che la “fake” medicina, cioè dire cose inesatte e false sulla salute, costituisce un esempio di disonestà intellettuale verso il quale tutta la comunità scientifica dovrebbe ribellarsi in quanto colpisce soprattutto la povera gente, quella che non ha strumenti per difendersi dalle sciocchezze  che girano sul web.

Dietro questo, il vero problema è culturale e riguarda tutti gli attori che ho riproposto come elementi che, a vario titolo, possono contribuire ad alimentare aspettative non vere o, paradossalmente, a provocare danni alla salute pubblica intervenendo su tematiche dove la medicina ufficiale non si è ancora espressa. Forse serve da parte di giornalisti, giudici e politici un bagno di umiltà, una maggiore consapevolezza che la salute è una cosa seria, verso la quale l’approccio serio è inderogabile e dove, soprattutto, non esistono scorciatoie. Gli strumenti per arrivare a tramettere messaggi corretti, non “fake” medicina, o a prendere decisioni che non producano false aspettative ed illusioni sono chiari. A tal riguardo, l’autorevolezza di chi discute di medicina è un fatto fondamentale, anch’esso inderogabile, e facilmente ottenibile mediante la ricerca nella banca dati degli esperti di settore; basta visionare gli appositi siti, dove tutto è scritto e riportato nei dettagli per sapere a chi rivolgersi per avere un autorevole contributo sulle tematiche in questione. Alternativamente esistono le società scientifiche ufficiali, come la Società Italiana di Medicina Interna, che è la più antica società di medicina italiana, o società specialistiche, dove trovare gli esperti che possano dare preziosi contributi in tutte le branche della medicina. Basta, insomma, non rivolgersi all’amico della porta accanto per saperne di più, ma avere più serietà e rigore nel trovare i giusti esperti. Certamente, per questo, giornalisti, giudici e politici dovranno studiare e lavorare un po’ di più; ma ne vale la pena, si tratta della salute degli italiani.

Prof. Francesco Violi

Direttore della Prima Clinica Medica del Policlinico “Umberto I” e Presidente del Collegio degli Internisti Italiani

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Workshop gratuito su fondi europei. Eurodeputato Corrao avvia selezione sul Palermitano

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Bando di partecipazione e requisiti disponibili sul sito dell’europarlamentare M5S. Corso in “full day” il 27 maggio 2017. Iscrizioni entro il 20 maggio.

 

Palermo 11 maggio 2017 – Un workshop gratuito sull’europrogettazione rivolto ad una platea di aspiranti esperti che intendono conoscere e approfondire gli strumenti che l’Europa mette a disposizione in termini di bandi e opportunità. A lanciarlo è l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Ignazio Corrao che lancia la selezione per la partecipazione al secondo appuntamento rivolto ai residenti nel Palermitano. Sul sito www.ignaziocorrao.it è possibile scaricare il modulo di iscrizione per accedere alla selezione del corso di una giornata full day che prevede una classe composta da un massimo di 40 discenti. Il corso di formazione, in programma per la giornata del 27 maggio, fornirà le competenze di base per conoscere la mappa dei Fondi Europei 2014-2020 e monitorare le opportunità di finanziamento sia relativamente ai fondi diretti, gestiti dalla Commissione Europea, che ai fondi indiretti, gestiti dalla Regione e dai Ministeri, attraverso le fonti di informazione ufficiali e non ufficiali. La giornata formativa, fornirà gli strumenti per orientare sia gli enti pubblici che le imprese verso il programma o il bando più adeguato rispetto alle caratteristiche di una determinata idea progettuale e darà le conoscenze pratiche di base per partecipare ai fondi diretti e indiretti, per esempio attraverso l’analisi dei bandi usciti o in uscita. “È sempre più evidente – spiega Corrao – quanto sia cruciale per la Sicilia non perdere il treno della nuova programmazione 2014-2020: avremo a disposizione miliardi di euro derivanti dai fondi indiretti ma anche dai meno conosciuti fondi diretti. I ritardi cronici della Regione Siciliana rappresentano purtroppo la prima pesante criticità per l’utilizzo di queste opportunità, la seconda deriva invece dal fatto che spesso i bandi sono scritti letteralmente con i piedi, come nel caso del PSR Sicilia, promosso invece dall’assessore Cracolici come la manna dal cielo, peccato che gli agricoltori non abbiano visto un solo euro. La capacità di intercettare finanziamenti europei – sottolinea Corrao – farà la differenza tra i Comuni siciliani. C’è chi riuscirà a sfruttare queste risorse per progetti di sviluppo locale e migliorerà la qualità della vita dei suoi cittadini, e c’è invece chi resterà in disparte a guardare lo spettacolo impietoso della restituzione dei fondi UE, affogando nell’incompetenza nonostante una straordinaria ricchezza del territorio. E poi c’è l’impresa: anche gli stessi imprenditori avranno un’occasione imperdibile. Infatti, nella nuova programmazione le imprese siciliane avranno a disposizione una grandissima dotazione di fondi europei, ma sarà necessario prepararsi in anticipo per non gettare al vento questa straordinaria opportunità per creare lavoro e innovare. In questo contesto, – conclude Corrao – intendiamo promuovere il rafforzamento delle competenze che riguardano l’acquisizione e la gestione dei Fondi UE da parte delle Amministrazioni locali e delle imprese siciliane. Per iscriversi al workshop di palermo è possibile presentare la propria candidatura fino al 20 maggio 2017. 

Ecco il link per le info sul bando: http://www.ignaziocorrao.it/workshop-base-sui-fondi-europei-provincia-palermo/

 

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Corte dei Conti vs Mpa

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Con riferimento alla contestazione mossa dalla Corte dei Conti circa
le spese del Gruppo parlamentare del Movimento per le Autonomie
all’ARS per il proprio consulene del lavoro, l’onorevole Roberto Di
Mauro ha dichiarato che

“Forniremo ogni chiarimento, in particolare sul fatto che nell’anno
2016 il nostro gruppo ha ovviamente avuto un solo consulente del
lavoro. A ingenerare la confusione, il fatto che il saldo del compenso
del Consulente del lavoro del 2015 è avvenuto nei primi giorni del
2016.
Siamo quindi tranquilli sul fatto che la Corte accetterà le nostre
argomentazioni”

Pietro Galluccio

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Terre abbandonate e inquinamento, la ‘ricetta’ di Coltraro (Sd): ” Affidiamole ai giovani, ricomponiamo il binomio Uomo-Terra”

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“Avviare in Sicilia una mappatura delle aree abbandonate, terreni incolti, spesso divenuti discariche abusive, e affidarli a giovani imprenditori agricoli a titolo gratuito o dietro un basso canone di affitto. Un ciclo della vita che verrebbe così ricostituito nell’antico binomio ‘Uomo-Terra’.”
Lo propone Giambattista Coltraro, capogruppo all’Ars di Sicilia Democratica, che richiama così quella riforma agraria dei primi anni Cinquanta che determinò l’esproprio di migliaia di ettari di terra ai latifondisti, in favore dei poveri braccianti.
“Oggi abbiamo ‘poveri giovani’ disoccupati e costretti a emigrare – prosegue Coltraro – ecco perchè vanno messe in atto tutte le politiche per creare un tessuto sociale che offra loro nuove opportunità di lavoro e motivo per rimanere, perchè la nostra isola non si riduca abitata soltanto da vecchie generazioni.
Partiamo dal tanto inutilizzato che abbiamo, spesso anche fonte di degrado e inquinamento ambientale, lo si dia in mano a imprenditori agricoli, giovani che, da soli o in associazione, decidano di valorizzare i terreni attraverso progetti di sviluppo innovativi. Si sveltisca anche l’iter di affidamento e si acceleri su una sorta di censimento delle aree abbandonate e la successiva elaborazione di un piano di sviluppo rurale. Soltanto così- conclude il deputato – la Sicilia tornerà ad essere rigogliosa, ricomponendo il binomio Uomo-Terra. Questa sarà una proposta che inoltrerò in sede Ars.”
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Associazione ONLUS