Archivi categoria: Ospiti

L’orgoglio di essere italiani? Di Riccardo Cappello

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Il messaggio del Presidente della Repubblica non era rivolto a tutti ma solo a coloro che sono discrezionalmente chiamati a contribuire allo sviluppo di un Paese che degli altri si ricorda solo quando si tratta di pagare le tasse. Orgoglioso dell’italianità può essere Lapo Pistilli “gettato” da Renzi alla vicepresidenza dell’Eni dalla quale, può prevedersi anche senza la palla di vetro, magari per l’intervento di qualche solerte magistrato e senza colpo ferire, andrà alla presidenza di un Ente che vale almeno tre ministeri. Perché dovrebbero essere orgogliosi della propria italianità i tanti che emigrano in cerca di opportunità e di quelle gratificazioni che l’Italia riserva ai suoi figli peggiori ?

Può sentirsi orgogliosa l’economista Maristella Botticini, chiamata ad insegnare alla Boston University ma esclusa dal concorso bandito dall’Università di Modena da una commissione, i cui membri, possedevano meno titoli di lei ? Come può rivendicare l’italianità Massimo Zevia il ricercatore che, arrivato a 56 anni senza riuscire ad approdare ad una cattedra universitaria, ha inviato il curriculum e dopo un colloquio ha ottenuto la cattedra all’Università di Cambridge ? Perché dovrebbero sentirsi orgogliosi di essere italiani Mark Dincecco, Alessandro Nuvolari e Giovanni Vecchi che, nel recente 2014, erano esclusi dall’insegnamento accademico pur vantando un curriculum largamente superiore a quello dei membri della commissione esaminatrice. Una bocciatura che suscitava l’appello, rivolto al ministro dell’istruzione ed al premier Renzi, da dodici autorevoli esponenti del mondo accademico (da North, Premio Nobel per l’Economia a Broadberry, professore alla London School of Economics a Williamson, già capo del Dipartimento di Economia ad Harvard). I quali manifestavano il loro sdegno per “la bocciatura di tre candidati con un eccellente curriculum ben noti fuori dall’Italia per le loro pubblicazioni, gli interventi a conferenze e seminari, gli articoli per importanti riviste e la collaborazione a progetti di ricerca internazionale …. mentre a superare l’esame erano candidati con un curriculum assai limitato”. Ma gli appelli non servono in un Paese in cui pubblico e privato si confondono ed in cui non esiste alcun limite alla discrezionalità politica. C’è molto da vergognarsi e poco da essere orgogliosi di un Paese in cui ognuno è costretto ad appartenere a qualcun altro. Questo  non è un paese ma, come scriveva Montanelli, il rimpianto di un paese.

Di Riccardo Cappello, Il Cappio

 

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ABBASSO DUBLINO? Di Maurizio Bonanni

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modificata

Conoscete Dublino? No, non mi riferisco alle vostre sospirate vacanze. Ma al Trattato omonimo europeo sull’Asilo. Sapete come abbiamo recepito noi le direttive europee in materia? Con la peggiore legislazione di tutti i Paesi membri aderenti al Trattato stesso. Ad esempio, la nostra organizzazione sul territorio è polverizzata in una miriade di Commissioni Territoriali (pensate alla difformità delle decisioni su casi del tutto simili!) che sono il diagramma inverso di tutte le altre strutture europee, che procedono in modo centralizzato e per giurisdizioni specializzate. Continua la lettura di ABBASSO DUBLINO? Di Maurizio Bonanni

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Se la mortadella non è più di sinistra.. di Alessandro Bertirotti

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È tutta questione di… ritorno al presente.

Mi sono ritrovato ultimamente a parlare, durante una cena, in compagnia di persone decisamente gradevoli e competenti, di questioni sociali e culturali, con qualche riferimento alla politica nazionale.

Non voglio tediarvi sulle considerazioni, più o meno accalorate, che tutti i partecipanti hanno espresso su questo Governo, l’originalità di un Parlamento assai spesso simile ad una giungla di comportamenti da australopitechi, e la situazione reale in cui il Paese Italia si trova.

Al di là della sensazione comune a tutti i commensali che la realtà quotidiana della nazione è praticamente lontana dalle discussioni parlamentari e la maggioranza degli italiani è decisamente arrabbiata rispetto a quello che si legge sulla vita politica romana (ma non solo romana…), ciò che è emerso ha riguardato l’idea che esistano azioni di destra ed azioni di sinistra. Il fatto sconcertante è stato che la definizione delle azioni di sinistra e di destra, come se la canzone di Giorgio Gaber non fosse mai stati scritta, si rifacessero ad ideologie praticamente scomparse, defunte e miseramente fallite. Non possiamo certo continuare a dire che l’ex Unione Sovietica era un luogo di sinistra e gli Stati Uniti, assieme a qualche paese europeo, fosse di destra. I contenuti ideologici di entrambi gli schieramenti antropologico- geografici hanno ampiamente dimostrato la loro incapacità ad entrare nello stile di vita degli allora governanti, portando il Mondo Globale allo stato in cui si trova: la resa di fronte all’egoismo umano, al desiderio sfrenato, e fine a se stesso, di potere, per l’esercizio di azioni cruente e sadiche, sotto le più svariate forme.

Sarebbe forse l’ora di imparare, tutti quanti, a definire le intenzioni umane, ossia i proponimenti ideali che vengono prima delle rispettive azioni concrete, civili oppure incivili, antropologicamente utili allo sviluppo totale e generale dell’Umanità, oppure semplicemente disumane.

Le questioni del lavoro, del diritto alla libertà e ad essere curati dignitosamente, ad essere considerati persone e non merce di scambio con valore minimo, sono domande antropologicamente determinate che, pur entrando a far parte di entrambe le ideologie, sono un a priori, ossia vengono prima di qualsiasi filosofia politica.

Invece, sino a quando queste tematiche faranno parte di diatribe partitiche, decisamente costruite per l’accattonaggio dei voti, questo mondo non migliorerà che ben poco, e ci saranno sempre i vincitori a sostenere le ragioni della loro vittoria, dimenticando che nel frattempo stiamo morendo tutti un po’, ogni giorno che passa.

Eppure crediamo di vivere nelle differenze, quando l’unica vera differenza essenziale è tra la vita e la morte, rovesci della stessa medaglia: l’amore che sprechiamo ogni giorno.

Di Alessandro Bertirotti, l’Antropologo della Mente

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Auguri di… Ma che Natale vogliamo e auguriamo? Di Enzo Coniglio

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Foto Enzo Coniglio

Devo ammetterlo. Sono ormai trent’anni che non lascio passare un Natale senza rileggere un testo lineare ma corposo e complesso nei contenuti, di appena sei paginette, scritto da Benedetto Croce a ridosso del Natale del 1942 nella rivista ‘La Critica’: “Perché non possiamo non dirci cristiani”. 
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Riuscirà l’avvocatura a sottrarsi al controllo politico? Di Riccardo Cappello

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Si sta sgretolando l’edificio nel quale si è rinchiusa l’avvocatura nell’illusione di potersi riparare dal vento della tecnologia e della globalizzazione. Gli iscritti all’albo, non ovviamente chi dovrebbe rappresentarne gli interessi, stanno pagando il prezzo di un ruolo pubblico tenacemente rivendicato. Infatti, gli enti pubblici, e tra essi l’ordine, sono assoggettati alla normativa sulla trasparenza ed ai controlli conseguenti. Dopo l’intervento dell’Autorità anticorruzione sulle incompatibilità e sui conflitti d’interesse, il Tar della Lombardia, il 22.01.2015, ha fissato il principio che “nel caso di valutazione insufficiente, ma prossimo alla sufficienza, che comporti la non ammissione alla prova orale, la commissione è tenuta a motivare succintamente per iscritto le ragioni che hanno indotto alla medesima bocciatura del candidato”. A consolidare la pronuncia è arrivata, il 20.11.2015 l’ordinanza n. 660 del Consiglio di Giustizia Amministrativa della Regione Siciliana di Palermo che, ribaltando la pronuncia del Tar Sicilia, ha stabilito che “all’obbligo di motivazione e trasparenza nella pubblica amministrazione devono attenersi anche gli ordini professionali” censurando, nel caso specifico, la “mancanza di elementi che consentano di dare trasparente giustificazione di giudizi negativi, quali devono ritenersi quelli espressi da una valutazione numerica di poco al di sotto di quella minima sufficiente”. Ora il Tar di Palermo che, in primo grado aveva respinto il ricorso per “violazione e falsa applicazione dell’art. 3 L.241/1990, Art. 97 Cost., Art. 296 TFUE, Artt. 17bis, 22,23,e 34 R.D. 22 gennaio 1934 n.37 etcc…”, si dovrà procedere alla ricorrezione degli elaborati con obbligo da parte dei commissari di scrivere le motivazioni che stanno alla base dei giudizi espressi. Così, l’avvocato ha venduto l’autonomia e l’indipendenza in cambio della partecipazione di qualche suo esponente al mercato elettorale. Quando la vanità supera la miseria…

Di Riccardo Cappello, Il Cappio

 

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IL BOLLO ANCHE ALLE BICICLETTE? Il COMMENTO DI CINZIA FRANCHINI DELLA CNA-FITA

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Il commento di Cinzia Franchini: “Una pazzia. Come CNA-Fita proponiamo semmai di promuovere simili scelte, individuando incentivi per chi voglia intraprendere servizi di trasporto alternativi con le due ruote a pedali, eliminando ogni tassa e aggiungendo un bonus per l’acquisto”.  Continua la lettura di IL BOLLO ANCHE ALLE BICICLETTE? Il COMMENTO DI CINZIA FRANCHINI DELLA CNA-FITA

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Chi ha paura… di sé stesso? Di Alessandro Bertirotti

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Alessandro Bertirotti

 È tutta questione di… paura.

“(…) sicuri dell’insicuro (…) facciamo in modo chele persone abbiano paura del presente e del futuro, si farà fare loro qualsiasi cosa: si rivolgeranno a chiunque prometta una soluzione”.

La frase – una citazione dal libro di Giovanna Mulas Fecondatio Animae – mi sembra particolarmente adatta alla situazione che stiamo vivendo proprio in questi giorni in Europa e in generale nel mondo.

Nonostante io non condivida la posizione politica della scrittrice di sinistra -o meglio vetero-sinistra direi- mi trovo completamente in accordo su questa riflessione: mantenere la massa (come l’autrice ama definire in altro modo il popolo) in uno stato di paura permette di addomesticare le reazioni umane. Si tratta evidentemente di un’ottima strategia comunicativa grazie alla quale l’identità di ogni individuo viene catalizzata da gerarchie rassicuranti, come l’autrice stessa sostiene.

Da questa riflessione, altamente pertinente al clima di psicosi collettiva che si respira in queste ore nelle nostre città, ne deriva un’altra attinente più genericamente alla natura dell’Uomo. In noi si fondono il Male e il Bene, il Chiaro e lo Scuro, l’Amore e l’Odio. Rispetto a questi antipodi spesso tentiamo di eliminare la parte che consideriamo peggiore ma questa rimane presente e influenza le nostre azioni e i nostri pensieri.

Scrive la Mulas: “Ogni uomo ha in sé una parte oscura di cui percepisce la forza e la teme. (…) Vincere ciò che non si conosce, [per] liberare la mente dalle false concezioni di modo che si possa recepire una delle tante verità e, fra tutte, quella riconosciuta ché suggerita dall’istinto”.

Nessuno di noi è un monolite, qualcosa di perfettamente unitario, riconoscibile nella sua totalità e forma, come se il perimetro della propria identità fosse sempre chiaro ed evidente. Mutiamo i nostri pensieri in base alle circostanze mentre facendo appello -spesso a sproposito- ad una strana idea di coerenza crediamo di mantenerci immutati come se la realtà esterna non forzasse in noi il cambiamento di opinioni e considerazioni.

Una coerenza che crediamo di avere e che non siamo altrettanto pronti a riconoscere presente negli altri: in base a calcoli inconsci o anche consci ci salviamo sempre, considerandoci migliori rispetto agli altri.

Guardiamoci allo specchio: guardiamo la parte oscura presente in ognuno di noi. Una volta che la scorgeremo forse ci renderemo conto che fa meno paura di quel che crediamo e che se esiste il giorno può ben esistere anche la notte. E forse, in questo modo, impareremo ad avere un po’ meno paura. E chissà, forse ad essere anche un poco più liberi.

Di Alessandro Bertirotti, l’Antropologo della Mente

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L’“Italian Style” di Sergio Daricello, di Vanessa Seffer

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Sergio Daricello è lo stilista e illustratore palermitano i cui ritratti sono stati scelti dalla mitica regina del pop Madonna, dopo aver lanciato lo scorso 25 luglio sul suo sito ufficiale il concorso: “Show us your Basquiat” dall’omonima canzone. I disegni di Daricello, che ritraggono la star americana come una fiera Giovanna D’Arco e quelli di una rosa di artisti di tutto il mondo, hanno aperto il “Rebel Heart Tour” della cantante a Montreal lo scorso settembre (che nei giorni scorsi ha fatto tappa anche a Torino) e hanno fatto da backdrop nei suoi concerti. Disegni che contemporaneamente sono stati esposti nella galleria di Palazzo Saluzzo Paesana di Torino in una mostra intitolata “Iconic – Portraits and Artwork inspired by the Queen of Pop”.

Sergio, palermitano classe 1976, non è più una promessa ma una certezza dell’Italian Style. Si ispira al Dior originale, a Balenciaga, studia Valentino poi discostandosene ma riconoscendo la grandezza dei grandi padri della moda. Una passione per Maria Antonietta, per il barocco siciliano che introduce nelle sue collezioni spontaneamente. Non poteva che essere Miss Louise Veronica Ciccone, barocca anche lei dall’anima alle vesti e abituata a scoprire i talenti, ad esaltarne lo spirito.

“Il barocco siciliano, per quanto possa sembrare carico, ha una sua essenzialità nelle linee – spiega Daricello – Ci sono delle pulizie tramandate da quelle ricchezze arabo- normanne che erano però schematiche e non lasciate al caso, per nulla invadenti. Il nostro barocco è molto più elegante di quello spagnolo, che quasi non fa distinguere tutte le forme, mentre da noi, in Sicilia, è molto più pulito e lineare ed è ciò che cerco di fare io; le mie linee sono molto nette, così anche le mie curve, e cerco di essenzializzare la ricchezza senza perderla”.

La sua collezione primavera-estate 2016 è ispirata ad una rilettura del Gattopardo, idea arrivata durante un volo di rientro dalla Cina e il suo libro preferito in mano per l’ennesima volta. Don Pirrone che passa da Casa Professa con la carrozza del principe Tomasi di Lampedusa. Così a Sergio viene in mente di andarci, tanto sta a due passi da casa sua, trascorre una mezza mattinata a fare foto agli splendidi marmi con la particolare decorazione a mischio, perfetto per ciò che riguarda la stampa dei suoi tessuti.

“Per quanta riguarda le forme degli abiti – continua Sergio Daricello – essendomi ispirato al tardo Ottocento, ho cercato nelle lunghezze dei tagli particolari, poi le crinoline e ampiezze con organze ricamate in motivi geometrici; un pizzo sangallo non con i fiorellini ma con dei macro pois, quindi più contemporanei. I miei colori sono sempre il bianco e il nero, con il rosa e il latte e menta, un verde molto chiaro che ricorda la pasta di martorana ricoperta dalla glassa di zucchero bianco”.

@vanessaseffer

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L’INTIFADA DEI COLTELLI, di Maurizio Bonanni

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L’Intifada dei coltelli? Come dire: suicidarsi, per fare dispetto al proprio peggior nemico. Strano che in un clima di grave ossessione per le gesta del terrorismo islamico (militarmente parlando, l’Isis è una questione da nulla, per Nato e Usa, tanto è abissale e incolmabile la superiorità dell’Occidente!) nessuno che rilevi un’altra forma, molto più subdola, di penetrazione nel mondo libero della mentalità jihadista: l’accoltellamento indiscriminato in strada di gente comune da parte di aspiranti martiri suicidi fondamentalisti. Continua la lettura di L’INTIFADA DEI COLTELLI, di Maurizio Bonanni

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TANA PER L’ISIS? Di Maurizio Bonanni

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Signori stragisti giochiamo a “cat-and-mouse”? Delineiamo le regole del gioco, innanzitutto. Dunque.. Tutti sappiamo che c’è una “simbiosi” (solo apparentemente antinomica) tra Hackers e Software-house che fanno parte delle grandi Major internazionali, tipo Microsoft. Gli uni confezionano Cavalli di Troia per superare le difese degli antivirus e dei “firewalls” (barriere protettive per la sicurezza delle reti di computer), e gli altri per reazione fanno l’upgrade -aggiornamento- dei loro prodotti, in modo da far fronte alle nuove minacce, facendoli pagare salati al consumatore. Per cui, non si sa quanto i secondi finanzino sottobanco i primi, per essere da questi ultimi.. “violati”. Continua la lettura di TANA PER L’ISIS? Di Maurizio Bonanni

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Associazione ONLUS

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