Crotone: dottoressa aggredita davanti all’ospedale

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Crotone: dottoressa aggredita davanti all’ospedale

Ieri a Crotone al termine del suo turno all’ospedale civile San Giovanni di Dio, un medico, che presta servizio presso l’unità complessa del nosocomio calabrese, appena uscita dalla struttura è stata aggredita da un cinquantenne crotonese che l’attendeva con il volto e la testa coperti da un cappuccio e da una sciarpa, colpendola al collo con un cacciavite. A salvarla da un altro fendente è stato un ambulante marocchino che sosta quotidianamente con la sua bancarella per vendere oggetti per automobili proprio davanti all’ospedale. Cercando di aiutare la dottoressa, lo straniero ha chiamato prima i sanitari che sono accorsi e l’hanno ricoverata in codice rosso e subito operata, e poi ha inseguito il malfattore bloccandolo su un bidone della spazzatura fino all’arrivo della polizia. La dottoressa, fortunatamente, non è in pericolo di vita.

A proposito dell’orrenda violenza subìta da un’altra dottoressa tempo fa a Trecastagni, in provincia di Catania, era intervenuto qualche tempo fa il segretario nazionale della Cisl Medici, Biagio Papotto: “Quello che a noi preme far notare è che non possiamo prendercela solo con il Governo centrale. La scarsità di risorse economiche, infatti, è grave e reale, ma da sola non può bastare a chiudere il discorso. Questo consentirebbe a tutti i poteri intermedi di riposare tranquillamente sugli allori, e invece la Cisl Medici vuole chiarire che non lascerà correre alcunché. Non accetteremo alibi di alcun tipo da parte di tutte quelle figure decisionali, Regioni, assessori alla Sanità, direttori generali e amministratori vari, che potrebbero e dovrebbero fare di più, molto di più. Anzi: che dovevano e potevano aver già fatto molto di più. Non siamo affezionati all’idea di dotare ciascun presidio di un vigilante. Questo aumenterebbe di sicuro i costi per la collettività, ma se fosse il rimedio risolutivo, ben venga. Però diverse articolazioni degli orari, presenze più concentrate, soluzioni logistiche più centrali e visibili, tutto questo potrebbe costare davvero poco e mostrare che qualcuno si guadagna in modo degno lo stipendio che percepisce senza correre il rischio che una donna-medico conosce ogni giorno. Ci prepareremo a costituirci parte civile in ogni procedimento giudiziario che scaturisse dalla trascuratezza delle amministrazioni locali. Ora basta. Quando si dice che il medico dona la vita non si intende di perderla”.

Nello stesso ospedale di Crotone, lo scorso agosto, venne brutalmente picchiato un anestesista da un’intera famiglia, che riteneva non avesse fatto abbastanza per salvare la vita al loro ragazzo. La vicenda aveva suscitato molto sdegno da parte della comunità e nei giorni successivi l’ospedale aveva provveduto ad aumentare per un po’ la sorveglianza interna ed esterna, ma poi tutto è rientrato nella solita normalità.

@vanessaseffer

 

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Un viaggio nel Fascismo tutto da leggere

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 Di Maurizio Bonanni

Un viaggio nel Fascismo tutto da leggereDa Sfascio a Fascio. La fascina dei caratteri umani, cioè, che unisce i diversi, i riottosi e i contrari. Li stringe, li imprigiona indissolubilmente con le minacce, la violenza e l’omologazione forzata dei sottomessi, dei paurosi per necessità e opportunismo: la vendetta dei vinti, insomma. Un mare di melma sanguinolenta che un masso enorme con il profilo del Duce del Fascismo espelle con la sua spinta ciclopica dai pori argillosi della terra. L’idea-nazione fascista, infatti, è la ribellione di una gigantesca roccia rimasta pura e incontaminata per millenni divenuta cava di marmo e di metalli per avidi speculatori, che convertono in denaro i beni naturali degli uomini. I nemici sono gigantesche termiti che scavano immense forre da cui estraggono la materia venale, per poi una volta divenute cave riempirle di spazzatura, di escrementi umani e spirituali fino a farle scoppiare. Di lì la rivolta, il terremoto delle forze di natura. Di lì folle di contadini diseredati, affamati, senza denti che passano dai Rossi, i quali parlano di rivoluzione senza mai chiamare alla vera ribellione gli ultimi della terra, ai Neri violentatori della Storia che, però, fanno meno paura della fame nera!

Nel testo di più di ottocento pagine di Antonio Scurati, “M. Il figlio del secolo” (Bompiani) c’è una straordinaria storia del fascismo, dal 1919 al 1924, scritta con il furore dell’Aruspice che vede oltre, mentre accumula decine di migliaia di pagine, di documenti originali, di articoli di giornale, di messaggi confidenziali, telegrammi, ordini di servizio e quanto altro che impongono alle vicende narrate una leggerezza fuori dal tempo e dallo spazio. Una vela costantemente gonfia di vento che solca tutti i mari possibili, ora tremebondi, ora in grande tempesta, ora calmi oltre ogni dire distesi sulle gambe aperte dell’ennesima amante. Perché la femmina ora è puledra, ora giovenca dai fianchi larghi, buona a filiare o da schienare in mancanza di meglio. Come la violenza delle camicie nere, intrise di sangue, fango, merda e sperma. Dai bordelli alle case del popolo ai casolari dei contadini alle sedi sindacali e ai municipi rossi, le camicie nere distruggono con loro, con i poveri proletari, il disfattismo, l’anti interventismo e tutto quello che sa di socialismo, di cooperativa sociale, di associazionismo per difendersi dai soprusi dei padroni agrari: i grandi pagatori di bastonature, assassinii, massacri di inermi in decine di province rurali del Nord e del Centro Italia.

M. è una cavalcata tragica, bellissima violenta compulsiva e rigurgitante di anima che mette in fila il genio di Mussolini con la sua incredibile capacità di addomesticare la storia e gli eventi, impadronendosi del potere con un colpo di mano, perché l’ignavia del monarca, le divisioni della sinistra e lo scontento popolare di milioni di reduci senza lavoro e senza futuro hanno incendiato la Casa Comune dello Stato, che va rimessa a posto a qualunque costo. Anche a dispetto del sogno dannunziano, con la sua bellissima, immaginaria e utopica Costituzione del Carnaro, con i suoi fanti in giarrettiera, gli artisti talentuosi e falliti, la libertà sessuale e quanto di più cosmopolita si potesse immaginare per il nuovo secolo. Lui, il Duce, che vince le elezioni con la legge truffa Acerbo. Mussolini che supera l’orrore etico, politico e umano dell’omicidio Matteotti rivendicandolo a sé come semplice incidente di percorso di un fascismo salvifico, mentre pensa a come liberarsi da tutta quella inutile, disgustosa e violenta marea nera. La grandiosità di Matteotti, la bellezza sua e della moglie. Le lotte politiche fratricide tra massimalisti, riformisti e comunisti. La magnifica interpretazione della Sarfatti, amante storica del Duce, che lo educa alla mondanità, ne cura l’immagine e l’intelletto. Un libro, quello di Scurati, che non può mancare da ogni biblioteca che si rispetti.

Di Maurizio Bonanni

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Menenio Agrippa e il processo

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biagio papotto

 

Non si tratta ne’ di errore di digitazione, ne’ – tanto meno – di un qualche episodio storico meno noto nella vita del grande console romano.

Abbiamo voluto citare distintamente due parole che ci pare possano venire davvero utili per una visione non partigiana e non utilitaristica di una vicenda che – ad avviso della Cisl Medici – non dovrebbe neppure esser posta, tanto scomoda appare in qualsiasi lato la si voglia prendere.

La presenza di un medico negli interventi di emergenza è tanto più opportuna quanto più – appunto – l’intervento sia dovuto ad un caso di gravità. Nella descrizione della fattispecie che fa sempre seguito alla richiesta di intervento è del tutto ovvio che si possa cogliere, nella maggior parte dei casi, la necessità della presenza di un medico oppure l’opportunità che sia personale non medico (ma ugualmente ben preparato, sia chiaro) ad intervenire, ad occuparsi delle persone in stato di necessità.

E qui si apre la parentesi: stiamo parlando di necessità delle persone, non dei bilanci. Non dobbiamo mai alimentare il sospetto che anziché valorizzare davvero una categoria …ci se ne voglia far paladini per risparmiare su un’altra.

Chiusa la parentesi.

A Livorno, alcuni giorni or sono, si è ventilata anche la possibilità che fosse prefigurato il grave reato dell’esercizio abusivo della professione medica. Non lasciamoci trasportare dall’emotività, dato che non dobbiamo neppure lasciarci influenzare dalla smania politica di una parte o dell’altra.

Qui si parla di diritto alla salute, di emergenze, di cura delle persone. E le persone sono curate da medici e non medici, tutti sperabilmente ben preparati, coordinati, equipaggiati. E retribuiti.

Ed allora il riferimento al nobile tribuno non è ozioso, se ancora a 2500 anni circa dalla sua vita occorre riflettere sul fatto che tutti gli operatori della sanità sono utili per le persone e la loro cura. Non occorrerà certo che la Cisl Medici citi il famoso apologo, no?

Diverso, però, è il caso del “processo”, e qui dobbiamo volutamente citare il termine per evocare due diversi aspetti: non si può condannare una persona per le proprie azioni compiute in perfetta buona fede e nell’adempimento di un mandato politico, sia pure in contrasto (ma non professionale) con la propria appartenenza ad una categoria. Il collega Venturi ha –come chiunque – pieno diritto a veder valutato il proprio operato soltanto nell’ottica della propria deontologia professionale e negli atti che ha compiuto nello svolgimento della sua opera da medico. Il resto è politica.

E – tanto per rifletterci su ancora un momento – il termine “processo” ci torna utile anche per significare il ns. punto di vista contro qualsiasi confusione che artatamente si produca cercando di separare la causa dall’effetto. Ci sono moltissimi lavoratori della giustizia (un esempio solo? I cancellieri) che uniscono spesso fior di lauree e una cultura approfondita delle cose giurisprudenziali ad una consolidata esperienza. Senza di essi, di fatto, i processi non si possono tenere, per tutta l’attività che svolgono prima, durante e dopo.

Però non possono esser loro ad emettere una sentenza. Non confondiamo la preparazione con la qualifica. Non si tratta di “concezione castale”, non scherziamo. Qui la parola “casta” è solo l’aggettivo più appropriato per difendere la buona fede di alcuni dalla strumentalizzazione della manovra politica di altri.

E a questo gioco non giochiamo.

di Biagio Papotto

Segretario Generale della Cisl Medici

 

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Fantastichini nel ricordo di Haber

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Una serata dedicata ad Ennio Fantastichini. Ieri sera al Cinema Farnese, Alessandro Haber ha dedicato la proiezione del suo film, “In viaggio con Adele”, al grande attore scomparso improvvisamente, sabato 1 dicembre, a 63 anni. La Casa del Cinema di Roma accoglie oggi amici e parenti di Fantastichini, per l’ultimo saluto. La camera ardente sarà aperta dalle ore 15 alle 19.30 presso la struttura del parco di Villa Borghese. È previsto un ricordo pubblico intorno alle ore 18. Alle ore 20, inoltre, verrà proiettato il film “Mine vaganti”, diretto da Ferzan Ozpetek, grazie al quale Fantastichini ha vinto nel 2010 il David di Donatello e il Nastro d’argento come miglior attore non protagonista. Haber ha ricordato l’amico pronunciando parole meravigliose, e ricordando la loro lunghissima amicizia. Fantastichini è stato omaggiato da un lunghissimo applauso dai numerosi presenti che hanno affollato la sala.

“In viaggio con Adele” sarà presto in visione su Sky. Il lungometraggio interpretato da Haber e Isabella Ferrari è l’opera prima di Alessandro Capitani. Una commedia italiana dolcissima che sfiora la sindrome di Asperger. “Ci siamo tenuti molto larghi con questa malattia – sostiene Haber – nel senso che non abbiamo voluto definirla esattamente, una malattia neurodiversa. La protagonista è una persona che ha dei disturbi e che non ha nessun tipo di pudore. Una bambina cresciuta che ha assimilato nozioni, che vive in maniera molto istintiva, senza riserve. Come se fosse una ragazzina che dice sempre quello che pensa. Perché non ha sovrastrutture, non è stata contaminata dal perbenismo, dalle letture, da reticenze, da insegnamenti. È una “ragazzina” che cambia la vita al padre. Un egocentrico. Un famoso attore di teatro, vegano, preso solo dal suo lavoro, che non ha rapporti veri con nessuno. Un egoista, un opportunista, un uomo che “usa” le persone. Grazie ad un viaggio l’uomo capisce che la sua vita può cambiare in meglio, che ci sono cose più importanti come l’affetto, l’amore che è condivisione, che è dare, essere generosi. E queste due solitudini – quella del padre e della figlia – in qualche modo si riempiono improvvisamente, perché c’è amore. L’amore probabilmente può salvare il mondo. E lui in qualche modo si salverà da una vita intrisa di paura, di aridità. E scopre finalmente un sentimento puro, per cui rinuncia alla sua grande occasione, fare finalmente un film”.

Haber si commuove ricordando Fantastichini: “Sto pensando a Ennio. Ennio era mio fratello. Una persona con cui ho condiviso tutto. Mi sta nella testa, nel cuore, nella carne. Era un uomo meraviglioso, un artista unico, irripetibile, originale. Un amico sincero. Se fosse stata una donna sarebbe stata la mia amante, la mia donna. Io l’ho salvato quando era ragazzino. Aveva 25 anni e aveva fatto uno spettacolo meraviglioso con Margherita Buy: “La Stazione”. Aveva fatto altri film. Ma in certi momenti di scoramento ricordo – ho 8 anni più di lui – che voleva abbandonare questo mestiere. Perché non lavorava abbastanza. Stava male. Diceva che non ne valeva la pena. Io l’ho convinto e gli ho dato la forza e il coraggio di andare avanti, e di fargli capire che se uno ha talento deve avere pazienza, aspettare, lottare, perché il talento, poi viene premiato. Insomma, in qualche modo l’ho aiutato. Questo gli è servito e ci ha legato. Ma io l’ho fatto perché sentivo che da quella parte c’era tanta roba. Se n’è andato un uomo che aveva tante cose da dire. Mi viene in mente Lucio Dalla. Perché era onnivoro, intelligente, “avanti”. Aveva ancora tante di quelle cose da raccontare ancora, tante storie, che avrebbero riempito tutti noi”.

@vanessaseffer

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Associazione ONLUS

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