All’Auditorium Parco della Musica per la salvaguardia dell’ambiente, 11 e 12 dicembre

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Foto evento pomos

 

Il Polo per la Mobilità Sostenibile  – Dipartimento di Ingegneria dell’informazione, Elettronica e Telecomunicazione (DIET) dell’Università di Roma La Sapienza partecipa  all’”Isola della Sostenibilità” evento  nazionale  interamente dedicato al mondo green ed allo sviluppo sostenibile, progettato con il patrocinio della Commissione Europea, del MIPAAF, del MATTM, del MIT  ed AMA, in collaborazione con Roma Capitale. La manifestazione, volta a focalizzare l’attenzione ai vari attori sociali sulle nuove forme di sviluppo economico compatibili con la salvaguardia dell’ambiente, si svolgerà venerdì 11 e sabato 12 dicembre a Roma, presso l’Auditorium Parco della Musica, in Viale Pietro de Coubertin 30. Continua la lettura di All’Auditorium Parco della Musica per la salvaguardia dell’ambiente, 11 e 12 dicembre

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PALERMO: SOS Ballarò

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Foto Ballarò
ANIMA BALLARÒ // artisti solidali a sostegno del mercato storico
Un mercante adotta un artista, un artista adotta un mercante. A seguire “mangiata” a Piazza Mediterraneo.
 
Invitiamo gli artisti ad “adottare”, domenica 6 dicembre 2015 una bottega, un locale, o un tratto del mercato di Ballarò (piazzette, angoli e vicoli, bancarelle).
L’iniziativa di solidarietà vede coinvolti gli abitanti del quartiere, le associazioni e gli enti del territorio per sensibilizzare la cittadinanza alla salvaguardia di uno dei mercati più importanti di Palermo.
 
Per partecipare all’iniziativa di solidarietà preghiamo di inviare una email a: info@sosballaro.it con l’idea di adozione. Si potrebbero a esempio svolgere estemporanee, esecuzioni musicali, installazioni temporanee, flashmob, performance di danza, teatro, musica; reading, nel luogo di adozione scelto.
Siamo disponibili a effettuare sopralluoghi insieme ai volontari e a organizzare l’azione. 
L’evento si ripeterà anche domenica 13 e 20 e dicembre 2015.
Evento facebook: 
www.facebook.com/events/1677129009192875
 
 
A fine mattina, a piazza Mediterraneo si svolgerà un pranzo popolare offerto dalla comunità alla comunità: le domeniche di festa a Ballarò
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Riuscirà l’avvocatura a sottrarsi al controllo politico? Di Riccardo Cappello

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Si sta sgretolando l’edificio nel quale si è rinchiusa l’avvocatura nell’illusione di potersi riparare dal vento della tecnologia e della globalizzazione. Gli iscritti all’albo, non ovviamente chi dovrebbe rappresentarne gli interessi, stanno pagando il prezzo di un ruolo pubblico tenacemente rivendicato. Infatti, gli enti pubblici, e tra essi l’ordine, sono assoggettati alla normativa sulla trasparenza ed ai controlli conseguenti. Dopo l’intervento dell’Autorità anticorruzione sulle incompatibilità e sui conflitti d’interesse, il Tar della Lombardia, il 22.01.2015, ha fissato il principio che “nel caso di valutazione insufficiente, ma prossimo alla sufficienza, che comporti la non ammissione alla prova orale, la commissione è tenuta a motivare succintamente per iscritto le ragioni che hanno indotto alla medesima bocciatura del candidato”. A consolidare la pronuncia è arrivata, il 20.11.2015 l’ordinanza n. 660 del Consiglio di Giustizia Amministrativa della Regione Siciliana di Palermo che, ribaltando la pronuncia del Tar Sicilia, ha stabilito che “all’obbligo di motivazione e trasparenza nella pubblica amministrazione devono attenersi anche gli ordini professionali” censurando, nel caso specifico, la “mancanza di elementi che consentano di dare trasparente giustificazione di giudizi negativi, quali devono ritenersi quelli espressi da una valutazione numerica di poco al di sotto di quella minima sufficiente”. Ora il Tar di Palermo che, in primo grado aveva respinto il ricorso per “violazione e falsa applicazione dell’art. 3 L.241/1990, Art. 97 Cost., Art. 296 TFUE, Artt. 17bis, 22,23,e 34 R.D. 22 gennaio 1934 n.37 etcc…”, si dovrà procedere alla ricorrezione degli elaborati con obbligo da parte dei commissari di scrivere le motivazioni che stanno alla base dei giudizi espressi. Così, l’avvocato ha venduto l’autonomia e l’indipendenza in cambio della partecipazione di qualche suo esponente al mercato elettorale. Quando la vanità supera la miseria…

Di Riccardo Cappello, Il Cappio

 

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IL BOLLO ANCHE ALLE BICICLETTE? Il COMMENTO DI CINZIA FRANCHINI DELLA CNA-FITA

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Il commento di Cinzia Franchini: “Una pazzia. Come CNA-Fita proponiamo semmai di promuovere simili scelte, individuando incentivi per chi voglia intraprendere servizi di trasporto alternativi con le due ruote a pedali, eliminando ogni tassa e aggiungendo un bonus per l’acquisto”.  Continua la lettura di IL BOLLO ANCHE ALLE BICICLETTE? Il COMMENTO DI CINZIA FRANCHINI DELLA CNA-FITA

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Chi ha paura… di sé stesso? Di Alessandro Bertirotti

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Alessandro Bertirotti

 È tutta questione di… paura.

“(…) sicuri dell’insicuro (…) facciamo in modo chele persone abbiano paura del presente e del futuro, si farà fare loro qualsiasi cosa: si rivolgeranno a chiunque prometta una soluzione”.

La frase – una citazione dal libro di Giovanna Mulas Fecondatio Animae – mi sembra particolarmente adatta alla situazione che stiamo vivendo proprio in questi giorni in Europa e in generale nel mondo.

Nonostante io non condivida la posizione politica della scrittrice di sinistra -o meglio vetero-sinistra direi- mi trovo completamente in accordo su questa riflessione: mantenere la massa (come l’autrice ama definire in altro modo il popolo) in uno stato di paura permette di addomesticare le reazioni umane. Si tratta evidentemente di un’ottima strategia comunicativa grazie alla quale l’identità di ogni individuo viene catalizzata da gerarchie rassicuranti, come l’autrice stessa sostiene.

Da questa riflessione, altamente pertinente al clima di psicosi collettiva che si respira in queste ore nelle nostre città, ne deriva un’altra attinente più genericamente alla natura dell’Uomo. In noi si fondono il Male e il Bene, il Chiaro e lo Scuro, l’Amore e l’Odio. Rispetto a questi antipodi spesso tentiamo di eliminare la parte che consideriamo peggiore ma questa rimane presente e influenza le nostre azioni e i nostri pensieri.

Scrive la Mulas: “Ogni uomo ha in sé una parte oscura di cui percepisce la forza e la teme. (…) Vincere ciò che non si conosce, [per] liberare la mente dalle false concezioni di modo che si possa recepire una delle tante verità e, fra tutte, quella riconosciuta ché suggerita dall’istinto”.

Nessuno di noi è un monolite, qualcosa di perfettamente unitario, riconoscibile nella sua totalità e forma, come se il perimetro della propria identità fosse sempre chiaro ed evidente. Mutiamo i nostri pensieri in base alle circostanze mentre facendo appello -spesso a sproposito- ad una strana idea di coerenza crediamo di mantenerci immutati come se la realtà esterna non forzasse in noi il cambiamento di opinioni e considerazioni.

Una coerenza che crediamo di avere e che non siamo altrettanto pronti a riconoscere presente negli altri: in base a calcoli inconsci o anche consci ci salviamo sempre, considerandoci migliori rispetto agli altri.

Guardiamoci allo specchio: guardiamo la parte oscura presente in ognuno di noi. Una volta che la scorgeremo forse ci renderemo conto che fa meno paura di quel che crediamo e che se esiste il giorno può ben esistere anche la notte. E forse, in questo modo, impareremo ad avere un po’ meno paura. E chissà, forse ad essere anche un poco più liberi.

Di Alessandro Bertirotti, l’Antropologo della Mente

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L’“Italian Style” di Sergio Daricello, di Vanessa Seffer

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Sergio Daricello è lo stilista e illustratore palermitano i cui ritratti sono stati scelti dalla mitica regina del pop Madonna, dopo aver lanciato lo scorso 25 luglio sul suo sito ufficiale il concorso: “Show us your Basquiat” dall’omonima canzone. I disegni di Daricello, che ritraggono la star americana come una fiera Giovanna D’Arco e quelli di una rosa di artisti di tutto il mondo, hanno aperto il “Rebel Heart Tour” della cantante a Montreal lo scorso settembre (che nei giorni scorsi ha fatto tappa anche a Torino) e hanno fatto da backdrop nei suoi concerti. Disegni che contemporaneamente sono stati esposti nella galleria di Palazzo Saluzzo Paesana di Torino in una mostra intitolata “Iconic – Portraits and Artwork inspired by the Queen of Pop”.

Sergio, palermitano classe 1976, non è più una promessa ma una certezza dell’Italian Style. Si ispira al Dior originale, a Balenciaga, studia Valentino poi discostandosene ma riconoscendo la grandezza dei grandi padri della moda. Una passione per Maria Antonietta, per il barocco siciliano che introduce nelle sue collezioni spontaneamente. Non poteva che essere Miss Louise Veronica Ciccone, barocca anche lei dall’anima alle vesti e abituata a scoprire i talenti, ad esaltarne lo spirito.

“Il barocco siciliano, per quanto possa sembrare carico, ha una sua essenzialità nelle linee – spiega Daricello – Ci sono delle pulizie tramandate da quelle ricchezze arabo- normanne che erano però schematiche e non lasciate al caso, per nulla invadenti. Il nostro barocco è molto più elegante di quello spagnolo, che quasi non fa distinguere tutte le forme, mentre da noi, in Sicilia, è molto più pulito e lineare ed è ciò che cerco di fare io; le mie linee sono molto nette, così anche le mie curve, e cerco di essenzializzare la ricchezza senza perderla”.

La sua collezione primavera-estate 2016 è ispirata ad una rilettura del Gattopardo, idea arrivata durante un volo di rientro dalla Cina e il suo libro preferito in mano per l’ennesima volta. Don Pirrone che passa da Casa Professa con la carrozza del principe Tomasi di Lampedusa. Così a Sergio viene in mente di andarci, tanto sta a due passi da casa sua, trascorre una mezza mattinata a fare foto agli splendidi marmi con la particolare decorazione a mischio, perfetto per ciò che riguarda la stampa dei suoi tessuti.

“Per quanta riguarda le forme degli abiti – continua Sergio Daricello – essendomi ispirato al tardo Ottocento, ho cercato nelle lunghezze dei tagli particolari, poi le crinoline e ampiezze con organze ricamate in motivi geometrici; un pizzo sangallo non con i fiorellini ma con dei macro pois, quindi più contemporanei. I miei colori sono sempre il bianco e il nero, con il rosa e il latte e menta, un verde molto chiaro che ricorda la pasta di martorana ricoperta dalla glassa di zucchero bianco”.

@vanessaseffer

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L’INTIFADA DEI COLTELLI, di Maurizio Bonanni

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L’Intifada dei coltelli? Come dire: suicidarsi, per fare dispetto al proprio peggior nemico. Strano che in un clima di grave ossessione per le gesta del terrorismo islamico (militarmente parlando, l’Isis è una questione da nulla, per Nato e Usa, tanto è abissale e incolmabile la superiorità dell’Occidente!) nessuno che rilevi un’altra forma, molto più subdola, di penetrazione nel mondo libero della mentalità jihadista: l’accoltellamento indiscriminato in strada di gente comune da parte di aspiranti martiri suicidi fondamentalisti. Continua la lettura di L’INTIFADA DEI COLTELLI, di Maurizio Bonanni

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TANA PER L’ISIS? Di Maurizio Bonanni

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Signori stragisti giochiamo a “cat-and-mouse”? Delineiamo le regole del gioco, innanzitutto. Dunque.. Tutti sappiamo che c’è una “simbiosi” (solo apparentemente antinomica) tra Hackers e Software-house che fanno parte delle grandi Major internazionali, tipo Microsoft. Gli uni confezionano Cavalli di Troia per superare le difese degli antivirus e dei “firewalls” (barriere protettive per la sicurezza delle reti di computer), e gli altri per reazione fanno l’upgrade -aggiornamento- dei loro prodotti, in modo da far fronte alle nuove minacce, facendoli pagare salati al consumatore. Per cui, non si sa quanto i secondi finanzino sottobanco i primi, per essere da questi ultimi.. “violati”. Continua la lettura di TANA PER L’ISIS? Di Maurizio Bonanni

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L’ITALIA IMMUNE? Di Maurizio Bonanni

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Chi ha paura di Daesh-Isi? Soprattutto di vederlo, prossimamente, dalle parti di Piazza S. Pietro in Roma? Circostanza poco probabile, secondo me.. Non dirò mai -come il poeta- che ho paura di chi porta “doni esplosivi”, perché ritengo che il vero pericolo di questo evo contemporaneo sia la disinformazione e la sovraesposizione mediatica. Ma, d’altronde, sarà mica vero che noi siamo immuni dal rischio-Isis? Come dire che gli Italiani non si prendono mai un raffreddore.. Piuttosto: perché la Francia in meno di un anno ha visto umiliata la propria grandeur da poche unità di terroristi votati al suicidio, giovani e determinati? La risposta è nell’humus, il terreno (o brodo) di coltura di quel tipo e modello di eversione. Continua la lettura di L’ITALIA IMMUNE? Di Maurizio Bonanni

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Il pesce puzza dalla testa ! Di Riccardo Cappello

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Con quale autorevolezza una politica che ha occupato lo stato collocando nei punti nevralgici dell’amministrazione portatori di decisioni assunte dalle segreterie dei partiti può scaricare sulla burocrazia le responsabilità del mancato funzionamento dell’apparato statale ? Parlamentari che brillano per assenteismo e che votano al posto dei colleghi assenti (i cd.“pianisti”) si permettono di censurare il dipendente che chiede al collega di timbrare il cartellino al posto suo. È evidente che il vertice, per controllare il sistema debba circondarsi di complici creando una catena di connivenze. La quale, per funzionare, ha bisogno che tutti gli anelli siano in linea con le sue direttive. Così, i fedeli servitori delle istituzioni ed i più capaci vengono “dimessi” o spostati ad altro incarico perché, non adeguandosi, intralciano la catena. Infatti, se il Ministro vuol trarre vantaggi dal suo ruolo ha bisogno dei dipendenti i quali si sentono autorizzati a fare altrettanto e così anche l’usciere pretende la “mancia” per aprire la porta. In questa giungla non esiste alcun controllo per cui ognuno esercita in modo spregiudicato il loro potere di interdizione.  Questo è avvenuto perché nel pubblico impiego, le assunzioni ed i conferimenti degli incarichi dirigenziali sono espressione di scelte di carattere fiduciario” per cui gli elementi dell’amministrazione, non sono autonomi ed indipendenti dalla politica ma ricoprono funzioni pubbliche nell’interesse privato e sono responsabili non verso lo Stato ma nei confronti di chi ne ha favorito l’assunzione e può determinarne la carriera. I partiti,  scegliendo discrezionalmente perfino i gradini più bassi degli apparati burocratici ne hanno distrutto l’imparzialità prevista dall’art. 97 della Costituzione. Il quale, per garantirla, aveva previsto che vi si potesse accedere solo per concorso. Invece, l’appartenenza prevale sulla competenza ed è stato cancellato ogni criterio oggettivo di selezione. C’è, quindi, una simbiosi tra classe politica e classe dirigente tanto perfetta da rendere difficile la distinzione tra vittima e carnefice. In un simile contesto la spesa pubblica e le complicazioni sono inattaccabili perché costituiscono la base del consenso. Ma ora che la tecnologia ha fatto saltare tutti i vecchi schemi i politici cercano di “smarcarsi” mentre spesso è sufficiente scorrere i nomi dei dirigenti e dei pubblici amministratori per comprenderne l’assunzione e la rapida carriera. Poiché non siamo un popolo di eroi, come qualcuno andava sostenendo, ognuno tiene famiglia, si adegua all’andazzo e finge di non capire anche perché, spesso la sua carriera e la sua retribuzione dipendono dal non capire.     E se il favorire la fuga dei cervelli facesse parte di un’astuta strategia per spianare ai peggiori la strada verso il successo ?

Di Riccardo Cappello, Il Cappio

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