CHI SIAMO NOI? Di Maurizio Bonanni

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Onore ai colleghi caduti di Charlie Hebdo! Ma, davvero siamo tutti “Charlie”? E come mai non ci diciamo che, in primo luogo, siamo tutti.. cristiani? No, perché se lo fossimo (cristiani) la primissima cosa che ci verrebbe in mente è di andare a liberare milioni di derelitti, che vengono quotidianamente massacrati, in Nigeria, nel Magreb e in Medio Oriente, dai boia di Boko Haram e dello Sceicco Nero. M16, contro AK-45, detto in soldoni! Ecco, questa volta, ve lo assicuro, io non sarò “politically-correct”! Odio cordialmente: i malpancisti; i perbenisti; le migliaia di firme giornalistiche che, guarda caso, oggi discettano sull’Islam radicale, per riaddormentarsi tra qualche giorno, in un sonno destinato a durare, in genere, alcuni anni. Alcuni, poi, fanno dotti (?) distinguo se si sia, o meno, trattato di un atto di guerra o di terrorismo, quello che ha falcidiato dodici credenti e difensori (in divisa) della libertà di stampa, mentre nessuno sembra accorgersi che, nel continente africano e in Medio Oriente, accadono cose infinitamente peggiori, che non sfiorano nemmeno un po’ la sensibilità e lo spirito guerriero delle nostre anime belle. Continua la lettura di CHI SIAMO NOI? Di Maurizio Bonanni

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Charlie Hebdo e Nigeria: l’ennesima gerarchia di martiri…di Alessandro Bertirotti

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alessandro bertirotti 2

È tutta questione di… ipocrisia.

So che quello che scriverò non piacerà ai più, come penso che invece dirà qualche cosa alle persone che non si nascondono, nella loro vita, dietro ad un dito, che sia il loro oppure del vicino.

Non si tratta di libertà di stampa, ma si tratta di gratuita aggressività, nella consapevolezza che esistono malati di mente, in giro per il mondo, che utilizzano qualsiasi pretesto per diventare terroristi religiosi, senza chiedersi quali saranno le possibili conseguenze di quello che pubblicano.

Ma si impone anche un altro problema: questo occidente non sa assolutamente chi è, né conosce il motivo della sua esistenza, né quali progetti di vita proponga a se stesso ed ai propri figli, e infine perché dovrebbe valer la pena dare il voto a ladri e mafiosi istituzionalizzati, e certamente non solo italiani.

Questi sono i due problemi veri: le diverse forme di terrorismo e comunicazione, per cui chi muore a Parigi è certamente meno colpevole rispetto a coloro che, morendo già di fame, anche se muoiono bruciati non indignano nessuno.

Mentre a Parigi si cadeva in una redazione di giornale e in un supermercato, in Nigeria si bruciava per strada, ma si parla di libertà di Stampa, ossia di libertà di scrivere, in nome della satira, qualsiasi cosa possa offendere menti sane, menti border line e menti malate che credono in una terra promessa oltre questa attuale. Forse perché in questo mondo contano solo i soldi, i giornali cosiddetti liberi, la televisione delle cose inutili, l’assenza di qualsiasi politica che rispetti i giovani, e la presenza di anziani che hanno possibilità di esistere solo se sono ricchi, perché i poveri possono morire senza suscitare indignazione.

Eppure con la satira si crede di poter prendere in giro chiunque, ma non è vero, perché la mente umana non si diverte quando soffre, non ride quando si muore senza satira, semplicemente cercando un motivo a quotidiani sforzi per sopravvivere e dare una speranza al futuro.

Mi dispiace, ma non credo si tratti di libertà occidentale di stampa, e si dovrebbe parlare di un mondo semplicemente in metastasi, anche se l’organo primigenio è oggi l’Islam, quello reso ammalato da altri islamici ricchi, che impongono di togliere la Croce al logo del Real Madrid in cambio di soldi al club, ed ottengono il risultato voluto.

In alcuni momenti della storia umana, forse, sarebbe il caso di smettere di ridere.

Di Alessandro Bertirotti, l’Antropologo della Mente

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LA ROULETTE ISLAM, di Maurizio Bonanni

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La Roulette Islam? Tanti giocatori, due soli colori: verde e nero. Il primo, viene definito “moderato”, il secondo jiahdista. C’è chi punta tutto sul primo; e c’è chi fa il “cavalluccio” su entrambi, per cui non vince, né perde mai. Questa ultima specie di scommettitori a vuoto si chiama dei dialoganti, luogo privilegiato dei distinguo e della fede compromissoria, per cui una soluzione e un accordo con il feroce nemico, volendo, si trovano sempre. E si è visto come funziona il ragionamento di quest’ultimo filone di pensiero, nel caso di Hamas-Israele: un dialogo impossibile tra chi (il primo) ha nella sua carta fondativa la mission della distruzione dello Stato ebraico, che fa del secondo interlocutore la vittima predestinata. Tipo: prima muori, e poi ci parliamo (con te da morto, s’intende!). Forse, in passato, per la questione palestinese, è esistito un barlume di speranza, che oggi si è del tutto spento, a causa della dittatura fondamentalista in Cisgiordania. Chi scommette, invece, sul nero pieno, pensa che si possa ragionare con coloro che, per prima cosa, mettono la pistola (o l’AK-47) sul tavolo, per rendere più ragionevole il dialogo! Continua la lettura di LA ROULETTE ISLAM, di Maurizio Bonanni

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SIAMO TUTTI “CHARLIE”.. CHAPLIN? Di Maurizio Bonanni

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Patetici. Ecco, voglio dire solo questo. Patetici: i “politically-correct”; i malpancisti; i perbenisti; le migliaia di firme giornalistiche che, guarda caso, oggi discettano sull’Islam radicale, per riaddormentarsi tra qualche giorno, in un sonno destinato a durare, in genere, alcuni anni. Alcuni, poi, fanno dotti (?) distinguo se si sia, o meno, trattato di un atto di guerra o di terrorismo, quello che ha falcidiato dodici credenti e difensori (in divisa) della libertà di stampa. Beh, cari tutti Voi, mi avete sinceramente stufato. Apro, quindi (certo, invano) con un’autocitazione. Esattamente dieci anni fa, nel 2004, pubblicai, su questo giornale, un breve saggio, dal titolo: “La Crociata del XXI secolo”. Se non disturbo troppo, Vi riproduco i passaggi fondamentali. Continua la lettura di SIAMO TUTTI “CHARLIE”.. CHAPLIN? Di Maurizio Bonanni

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Palermo. L’Uditore apre le porte la mattina del 25 dicembre per “Natale al parco”. Gare, cibo e concerto degli allievi VokalMusik Academy

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Una mattina di Natale all’Uditore di Palermo, tra attività atletiche, animazione e le canzoni delle feste cantante dagli allievi Vokalmusik academy & Arts.

 

C’è tanta voglia di divertirsi a “Natale al parco”, l’evento in attesa del pranzo tra i parenti, cercherà di coinvolgerà tutto lo spazio verde, con ingresso da piazzale Einstein, il 25 dicembre.

 

Si comincia alle 8,30 con i podisti che correranno lungo il parco per smaltire la cena della vigilia e in attesa del pranzo di Natale. Alle 9,15 colazione di solidarietà per raccogliere fondi per il palco. Alle 10 lo show degli allievi della VokalMusik Academy and Arts, che canteranno sul palco le più famose canzoni natalizie. Continua la lettura di Palermo. L’Uditore apre le porte la mattina del 25 dicembre per “Natale al parco”. Gare, cibo e concerto degli allievi VokalMusik Academy

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I giovani professionisti e il miraggio della pensione…di Riccardo Cappello

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Gli aspiranti avvocati devono pagare, tacere e sperare di poter percepire una pensione che sarà certamente non commisurabile ai contributi corrisposti. I quali, previsti come condizione di esercizio, sono dovuti anche da chi non ha reddito: i debiti dei padri li pagano i figli. Purtroppo, non abbiamo ancora ascoltato l’autocritica di un presidente di una delle tante casse che abbia ammesso che, forse, ci si poteva, e doveva, muoversi diversamente. Il perverso coniugio fra cassa e ordini ha fissato il principio che l’unica garanzia per la stabilità sarebbe la pianta organica, il numero chiuso e l’immobilismo. Ma l’Europa ce lo impedisce. E allora ?. Gli iscritti sono sempre meno, i redditi sono in costante calo e le Casse, benché private, sono assoggettate alla spending review e subiscono gli stessi tagli degli enti pubblici. Questa è la conseguenza dell’aver difeso un ruolo pubblico, che ha posto l’avvocatura sotto il tallone dell’esecutivo, piuttosto che pretendere l’assimilazione dell’esercizio professionale all’attività d’impresa e la natura privatistica degli ordini per liberarsi dalla contiguità con la politica. Ad aggravare la già precaria condizione delle Casse è intervenuta anche una recente sentenza della Cassazione (n. 17892/2014) che, salvando i diritti acquisiti, rischia di far scoppiare una guerra generazionale. Infatti, la Corte, accogliendo il ricorso di un ragioniere che aveva chiesto di andare in pensione con il vecchio sistema retributivo, costringe la Cassa di previdenza dei ragionieri a sborsare ogni anno oltre 17 milioni di euro in più, facendo saltare i vecchi calcoli. Inoltre, se tutti i ragionieri pensionati facessero ricorso la Cassa dovrebbe tirar fuori circa 200 milioni di euro di arretrati. Peraltro, questa decisione impedisce di apportare correzzioni al meccanismo:

Il principio introdotto, secondo la quale gli interventi retroattivi non possono essere giustificati neppure da un interesse generale, riguarda solo la cassa dei ragionieri ma potrebbe avere effetti anche sulle altre casse sulle quali pende la minaccia di una valanga di ricorsi. Per non alterare l’equilibrio delle Casse la Corte avrebbe dovuto decidere in funzione dell’effetto: ma, evidentemente, se lo facesse travalicherebbe il suo ruolo. Forse, nelle passate gestioni, sono mancate prudenza e lungimiranza o forse si è esagerato con le spese di rappresentanza, comunque il sistema non regge più ma ancora si rifiuta di disancorare le professioni da ogni intervento statale. Per avere la pensione ogni giovane dovrebbe, metaforicamente, far fuori un pensionato a meno che non si decida di abolire l’età pensionabile !

Di Riccardo Cappello, Il Cappio

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UN NATALE SPECIALE, IN CASA CUPIELLO. Di Maurizio Bonanni

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Vi piace il Presepe? Dipende.. Soprattutto dai.. personaggi, quando si tratta di una composizione vivente e dinamica, come quella imbastita dal regista Antonio Latella, nella sua davvero singolare rivisitazione del dramma edoardiano, “Natale in Casa Cupiello”, in scena al Teatro Argentina di Roma, fino a Capodanno. Aperto il sipario, ecco il primo effetto speciale: tutti gli attori della compagnia si presentano allineati, a bordo del palcoscenico, inquadrati come le frasi di in un immaginario pentagramma, in cui le voci rappresentano i tasti (tutti neri e uno solo bianco) di un pianoforte scordato. La prima corda a comparire, stridula e irosa, è quella di Lucariello, che duetta napoletanamente con la consorte, Concetta, lamentandosi del freddo patito durante la notte, e disprezzando il gusto del caffè bollente, appena preparatogli dalla moglie. Lucariello, scrivendo nell’aria parole e concetti, fonti della polemica in via di svolgimento, ne evidenzia, con gesti decisi e bruschi gli accenti gravi. Una mano invisibile, poi, tocca ritmicamente, ora leggera, ora grave, quei tasti neri uno alla volta, divertendosi, tra un’apparizione e l’altra dei personaggi, a scorrere le scale musicali, lungo l’intera tastiera. Ed è così che, mossi come da una corrente alternata, gli attori in scena pronunciano all’unisono, al di sopra della massima ottava consentita, le stesse frasi, avvolgendo il testo teatrale in un’atmosfera vagamente lugubre e farsesca. Continua la lettura di UN NATALE SPECIALE, IN CASA CUPIELLO. Di Maurizio Bonanni

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Come si combatte la corruzione? Nominando un’Authority! Di Riccardo Cappello

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C’è una ragnatela di corpi intermedi che avviluppa il Paese emarginando chiunque non abbia una lobby a proteggerne gli interessi. Creata col pretesto di avvicinare le istituzioni ai cittadini, ne complica il rapporto per trarre profitto dalle disfunzioni. Gli eletti intrattengono rapporti solo con i protetti, ai quali i disperati, non avendo alcun rapporto con gli eletti, sono costretti ad affidare la gestione del proprio consenso. I protetti, quindi, sono grandi elettori, collettori di voti che vivono in quel mondo di mezzo in cui si sviluppa la corruzione. La  quale è il portato delle modalità di acquisizione del consenso. Le leggi anticorruzione hanno un forte impatto emotivo ma non risolvono il problema anzi finiscono con il complicarlo. Una volta in presenza di una scandalo si nominava una Commissione oggi, invece, si crea un’Authority o un assessorato alla trasparenza cercando qualcuno che metta sul piatto la sua credibilità: crede di aiutare il Paese mentre aiuta chi è insediato al vertice a restarci. Finita l’emergenza, l’arma legislativa fa tornare tutto come prima. Il Parlamento non ha né la forza né l’interesse a disinquinare la palude tra pubblico e privato ed a definire in modo chiaro i confini tra politica e affari nelle cui intercapedini si annida la corruzione. Così, “fare pulizia” è uno slogan per prendere in giro gli italiani e l’interesse pubblico una definizione vuota utile solo a moralizzare comportamenti truffaldini. Chi, favorendo assunzioni e carriere, ha favorito gli appartenenti incompetenti, dovrebbe evitare di nominare anche l’usciere del più inutile dei ministeri. Tutte le nomine dovrebbero essere estratti a sorte da un elenco, come avveniva ad Atene ai tempi di Solone e come avviene per i giudici popolari. Il sorteggio offrirebbe molte più garanzie degli accordi tra partiti.

Di Riccardo Cappello, Il Cappio

 

 

 

 

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Palermo. La comunità scientifica e le associazioni ambientaliste contro le trivellazioni. Vincolare i Banchi del Canale di Sicilia per salvare un ecosistema unico al mondo

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Palermo. Far diventare i Banchi del Canale di Sicilia patrimonio dell’umanità per salvare un ecosistema unico al mondo contro le trivellazioni e un devastante parco eolico. E’ questa la sintesi dell’incontro di studio che si è svolto presso la sede della Soprintendenza del Mare a Palermo a cui hanno preso parte docenti universitari, ricercatori ed esponenti di associazioni ambientaliste.

I Banchi sono ecosistemi di eccezionale valore ecologica e ambientale, ma a dispetto della loro importanza naturalistica, economica e culturale, sono oggetto d’iniziative incompatibili con la loro tutela e la conservazione del loro ruolo, che minacciano l’integrità di questo delicato e importante ecosistema.

Un’insensata corsa al cosiddetto oro nero, con le trivellazioni petrolifere in quel tratto di mare, mettono in pericolo zone di grande pregio marino esponendole al rischio d’inquinamento derivante dalle varie attività, sia durante la fase di ricerca che di sfruttamento, che produrrebbero danni di enorme portata per l’equilibrio ecosistemico dell’area e per l’integrità del suo patrimonio culturale.

Inoltre recentemente sono stati definiti progetti per realizzare nei Banchi del Canale di Sicilia “parchi eolici” che prevedono la realizzazione di centinaia di piloni, alti ognuno circa 60 metri e fissati su basamenti di cemento, difesi da imponenti opere di protezione e interconnessi tra loro da centinaia di chilometri di cavi e rispettiva centrale sui fondali collegata a quella di terra mediante cavi interrati. La realizzazione di queste opere deturperebbe irrimediabilmente la naturalità dei luoghi compromettendo irreversibilmente la loro biodiversità, la loro funzione ecologica e condannerebbe le specie e gli ecosistemi protetti che essi ospitano.

Il Canale di Sicilia possiede fondali tra i più importanti del globo terracqueo, poiché vi si trovano conservate le testimonianze della vita dell’uomo preistorico e un patrimonio immenso di civiltà costituito dagli innumerevoli relitti di ogni epoca e origine che sono l’emblema del forte carattere interculturale di quest’area che ne fa lo spazio di mare più ricco di storia di tutto il Mediterraneo.

La comunità scientifica e le associazioni ambientaliste chiedono in un documento che venga opposto il vincolo di interesse europeo nell’area e inoltre avviare un coinvolgimento dei paesi transfrontalieri interessati: Tunisia, Libia e Malta per un’azione più adeguata di tutela e salvaguardia.

Tra i firmatari del documento Franco Andaloro, Aurelio Angelini, Fabio Badalamenti, Michele Buffa, Stefano Donati, Giuseppe Giaccone, Antonio Mazzola, Giovanni Tumbiolo, Sebastiano Tusa, e per le Associazioni ambientaliste: WWF, SiciliAntica, Legambiente, ItaliaNostra, Gruppi Ricerca Ecologica, oltre a diverse amministrazioni di comuni rivieraschi.

Il documento vuole essere l’inizio di un percorso che non si concluderà fino a quando non verrà salvaguardato un ambiente dal valore inestimabile e che vede insieme comunità scientifica e movimenti civili, come è stato affermato durante l’incontro: una collettività che cerca di tutelare la propria terra.

Ecco il documento:

 

I Banchi del Canale di Sicilia

Il Canale di Sicilia è caratterizzato da una piattaforma continentale europea ristretta e da una piattaforma continentale africana molto estesa separate da un’ampia, ma moderatamente profonda, scarpata continentale. I numerosi bassifondi, detti anche secche o banchi, sorgono sia sulla piattaforma continentale europea sia su quella africana.

I più noti sono:

– Banco Avventura a circa 26 miglia dall’Isola di Favignana. Con cappello a 18 metri di profondità. Attualmente è anche luogo di ormeggio di una nutrita flotta da pesca tunisina che vi ancora tra una battuta di pesca e l’altra. Il banco sorge in acque internazionali.

– Banco Pantelleria a 21 miglia dall’omonima isola. Ha un cappello a 14 metri dalla superficie, che sorge su fondale pianeggiante ricco di vegetazione, e prosegue con lenta pendenza sino a 25-35 metri di  profondità dalla quale inizia la caduta.

– Banco Skerki è equidistante dalle coste siciliane, sarde e tunisine ed è caratterizzato da una biodiversità ricchissima di pesci, invertebrati e vegetali; secondo alcuni autori potrebbe essere un’area di riproduzione mediterranea dello squalo bianco, di cui sono stati avvistati anche giovanili. Il Banco risale da circa 200 metri di profondità fino ad arrivare a pochi centimetri dalla superficie in un punto noto, per questo, ai pescatori come zero e segnalato sulle carte nautiche come Scoglio Keith. Il Banco, però, è molto vasto, misurando 18 chilometri di lunghezza con molti altri cappelli più profondi.

– Banco Talbot si trova a 38 miglia da Skerki, in direzione sud-est, troviamo un fondo piatto, anche questo d’origine vulcanica. Tutto intorno la secca degrada con lunghe creste parallele fra loro. Particolarmente ricca la parte vegetale caratterizzata da posidonia e laminarie.

– Banco Terribile sorge tra Sciacca e Pantelleria; la sua sommità si trova a circa 20 metri di profondità. Con il banco Graham e Nerita, costituisce un ampio rilievo sottomarino a forma d’irregolare ferro di cavallo aperto verso Nord-ovest, che si innalza sul pavimento marino profondo, da 250 a 500 metri circa, dominando la piattaforma continentale siciliana prospiciente Sciacca.

– Banco Graham è composto da diversi cappelli e pinnacoli associati, la parte più nota è Ferdinandea, sorta tra Pantelleria e Sciacca, nel 1831, che, dalla sua nascita alla sua scomparsa, fu seguita e studiata dai più illustri scienziati dell’epoca. Adesso si ritiene che quello che resta dell’Isola, sia un cono vulcanico nella parte sud-est del banco Graham, con una base ampia circa 500 metri che arriva a circa 9 metri dalla superficie.

Vi sono altri banchi meno famosi nello Stretto di Sicilia, noti ai pescatori, ai biologi, ai geologi e agli oceanografi marini per il loro ruolo ecologico nell’ecosistema del mediterraneo centrale, alcuni di questi sono: Tetide, Anfitrite, Galatea, Nerita, Cimotoe, Birsa, Alcil, El Baobuch, Pinne Marine, Alga, Nameless, Madrepore.

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Sicilia@ufficistampa.org
http://mail.ufficistampa.org/mailman/listinfo/sicilia_ufficistampa.org

 

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La Vita che ti diedi, di Maurizio Bonanni

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C’è una vita oltre la vita? Nel dramma pirandelliano “La Vita che ti diedi”, la risposta è annegata nell’ateismo disperato di colui che non crede, ma vede, nella forza traslazionale dell’immaginario della Mente, quella stessa eternità che intende negare. Al Teatro Quirino di Roma va in scena, fino al 21 dicembre, una delle più amletiche e freudiane opere di Pirandello, per la regia di Marco Bernardi, che dirige Patrizia Milani (una convincente e affascinante interprete della protagonista, Donna Anna Luna) e Carlo Simoni (perfetto, nel ruolo di Don Giorgio), della compagnia del Teatro Stabile di Bolzano. Continua la lettura di La Vita che ti diedi, di Maurizio Bonanni

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