La linea dell’universo di un artista è molto più che una curva del Destino: quest’ultima predice, infatti, dove andrai, cosa farai; ma non chi veramente tu sia. Ecco, chi è realmente Massimo Ranieri? È, forse, il suo Riccardo III, che è andato di recente in scena al Teatro Brancaccio di Roma? Quel Re deforme, che la regia di Ranieri stesso ha voluto immerso nei giganteschi chiaroscuri, che si agitano come mosche bianche, colorate di luce, sulla nera superficie curva di un grande cilindro centrale, molto più simile alla parte bassa del Tempietto romano di S. Pietro in Montorio, che alla Torre di Londra, appartamento dei sovrani, custode del Tesoro d’Inghilterra, e luogo torvo di prigionia nei suoi sotterranei oscuri. Ed è quest’ultimo, simile a un tamburo sul quale si battono i tempi del lutto (le musiche di Ennio Moricone vanno in tal senso, nel ricostruire le atmosfere del dramma shakespeariano), a schiudere, di volta in volta, il suo ventre, per illuminare dall’alto i volti dei personaggi, mentre complottano, amano, uccidono e muoiono loro stessi. Continua la lettura di Un “Riccardo III” alla Ranieri, vale la pena seguirlo nelle repliche. Di Maurizio Bonanni →